MANIFESTO, coord. Raffaele Minelli

Roma ed il contesto nazionale ed internazionale

 La crisi ambientale ed economica globale implica anche opportunità di cambiamento. Quali spazi, quali potenzialità ci offrono i contesti urbani, le città, e quindi anche Roma?
In quanto soggetti di diritto attivo, le città possono prendere decisioni collettivamente vincolanti che potrebbero essere incorporate nel diritto internazionale; specie in Occidente, infatti, chi le amministra è sottoposto a procedure democratiche di verifica elettorale in base a quanto abbia o meno raggiunto di fronte alle sfide che la transizione economica e le dinamiche degli effetti dei rischi globali impongono.
  In nessun altro luogo come nelle città, attraverso le loro stesse connessioni informali e formali, va rintracciata l’occasione per trasformare il “potenziale di indignazione” in forme politiche istituzionali e democratiche efficaci. Le città possono altresì contare su una certa autonomia legislativa rispetto al livello nazionale in tema di urbanizzazione, adattamento e mitigazione degli impatti climatici e ambientali, così come nelle questioni relative all’insediamento dei migranti.  Inoltre, il peso e il ruolo delle iniziative delle città nei processi di costruzione di politiche atte ad affrontare adeguatamente il cambiamento climatico aumenta di giorno in giorno. Sono state elencate infatti più di sessanta diverse iniziative transnazionali che sono sorte negli ultimi anni, tracciando la strada per nuovi meccanismi istituzionali di risposta alle sfide ambientali e climatiche dell’attuale modello di sviluppo.  In questo senso, le risposte di policy delle città a queste sfide materiali potrebbero avere più peso rispetto alle norme astratte e alle ‘idee’ rispetto al futuro del governo globale del clima.
Una trasformazione del contesto normativo in materia di diritti urbani e di giustizia, attualmente ristretto nella cornice della riproduzione dell’ordine sociale e politico, si ritiene fondamentale per aprire il loro potenziale trasformativo. E’ soprattutto questo il motivo per cui le alleanze tra città del mondo costituiscono nuovi spazi d’innovazione: nessun’altra forma istituzionale è più efficace per esperimentare, costruire e implementare nuove architetture multi-situate di decisione per i problemi del XXI secolo.
Roma è all’altezza di queste sfide?
Nel passato  furono avviate intense e frequenti consultazioni con le amministrazioni delle capitali europee. Oggi Roma appare emarginata ed isolata e ha perso quel ruolo promotore che era riuscita a svolgere.
Il calo del prestigio di Roma e la sua pesante situazione economica e sociale deve obbligatoriamente partire da un pesante giudizio sulle ultime giunte capitoline (centrodestra e pentastellate) che, sia pure in misura e con metodi diversi, hanno determinato il blocco totale di qualsiasi progettazione per lo sviluppo economico e sociale della capitale.
Con ciò non si intende nascondere occasioni mancate anche dalle precedenti giunte di centro sinistra : ma mai paragonabile all’attuale immobilismo.
E’ palese la mancanza di qualsiasi visione sul futuro della Capitale mentre assistiamo al degrado ambientale ed al peggioramento di servizi fondamentali (smaltimento rifiuti, trasporto pubblico, assetto del territorio) come mai riscontrati nel passato
Mai come nell’attuale situazione è indispensabile l’attivazione delle rappresentanze delle forze sociali per stimolare l’ avvio di una nuova fase. Invece è proprio dalla vitalità dei corpi intermedi che è possibile favorire la selezione di gruppi dirigenti competenti forniti di esperienze concrete.
Una attenzione che peraltro intende contrastare una filosofia presente in alcune parti politiche tendente ad annullare il ruolo dei corpi intermedi per un rapporto diretto capo-soggetto individuale : una visione declinante verso un modello di stato autoritario.
L’assenza di esperienza e competenza sta determinando danni gravissimi nella gestione amministrativa di Roma.
Questa nuova fase che vogliamo contribuire a far decollare parte dalla capacità di studio dello sviluppo territoriale sostenibile.
Tale fase è indispensabile per un’attenta valutazione delle potenzialità delle risorse esistenti nel territorio e per far decollare progetti di azione e catalizzatori di partecipazione attiva dei soggetti sociali collettivi e singoli.
E’ possibile fin d’ora accennare sia pur sinteticamente ai capitoli sui quali promuovere tra noi una prima discussione per definire obiettivi realizzabili e indispensabili per attivare risorse umane e indirizzare investimenti pubblici e privati.
Al primo punto è la identificazione dell’idea di Città che si intende perseguire con l’azione amministrativa e progettuale, una idea che sia capace di coinvolgere le forze vive presenti a Roma e spesso silenti.
Nel mondo accademico, nelle numerose sedi di ricerca, ma anche nelle realtà territoriali.
Oggi non si sa più dove deve andare Roma , quale è il suo futuro, in che modo può tornare ad attrarre investimenti ed attenzione da tutto il mondo, quel mondo che viceversa se ne è allontanato o che cerca altri luoghi più ospitali.
Partiamo in questa analisi dalle “occasioni perse”: uno strumento urbanistico inattuato nelle sue parti fondamentali sul quale è indispensabile una riflessione per il suo aggiornamento.
L’immobilismo non può essere l’unica risposta.
E occorre partire anche dai numerosi progetti colpevolmente abbandonati (spesso volutamente ignorati ) dalle ultime giunte che avrebbero sicuramente dato nuovo impulso all’economia cittadina.
ll congelamento dei tanti programmi di recupero urbano riguardanti aree urbane semicentrali e periferiche (San Lorenzo, Centocelle ecc.). oramai sempre più degradate sono altrettante occasioni perse per il risanamento sociale e il rilancio dell’economia.
I programmi di valorizzazione e restituzione alla città del Tevere oggi come mai abbandonato a se stesso se si eccettua la kermesse estiva che tra l’altro ostacola l’unica vera pista ciclabile di Roma.
L’abbandono del progetto del nuovo polo museale in Via dei cerchi connesso alla realizzazione di Campidoglio 2 è inspiegabile e gravissimo . Una grande occasione persa per consolidare lo sviluppo turistico della città.
Riprendere la razionalizzazione degli uffici amministrativi della Capitale e della Regione è un dovere per migliorarne efficienza e funzionalità.
La mancanza di un progetto per il commercio di Roma sta trasformando  in un enorme ristorante tutto il centro storico e desertificando le attività in periferia.
Il livello di degrado dell’ambiente urbano è stato affrontato con uno stato continuo di crisi dei soggetti istituzionali preposti mentre si imporrebbe ad esempio un vero assessore al decoro affiancato da un pool di veri professionisti non scelti per i voti che portano ma per la loro competenza, la stessa competenza necessaria alle questioni  di sicurezza, di  viabilità  che rendono la vita sempre più difficile  ai romani.
Insomma occorre rilanciare lo sviluppo di Roma non trascurando quelle piccole cose la cui dimenticanza ha allontanato dalla politica molti cittadini soprattutto i giovani che si sentono e sono  emarginati mentre cresce in loro la sensibilità verso i grandi temi dell’ambiente e dell’economia sostenibile.
Occorre un grande moto di riscossa di tutti coloro che amano questa splendida città, rimettendo in moto il pensiero positivo collettivo, riflettendo sul suo futuro, e sui “caratteri dei settori strategici” che lavorano alla creazione del valore cittadino.
Ad esempio i progetti ecologici non penalizzanti, gli incentivi per la creazione dei componenti minori a km 0, le filiere locali del recupero e trasformazione, l’occupazione locale per la sicurezza sul lavoro, i sistemi integrati tecnici ed umani mobili in rete concessa e sub-concessa per la tutela del territorio, i diritti fiscali sugli scambi locali per la consegna e logistica, la rete di cellule autonome per l’assistenza locale di tipo “time-edu-care”, politiche serie per la mobilità alternativa come vere ciclo metropolitane.Senza dimenticare lo sviluppo di attività locali a fiscalità collettiva per la detassazione del monte ore dedicato, o la difesa totale del mq verde in cambio del recupero di intere aree concedendo il diritto del “lease hold” 
  Occorre consapevolezza che Roma ha anche un grave problema di “densità “ della popolazione  e questo concorre non poco a spese pubbliche spropositate : paghiamo più trasporti, più servizi, più manutenzione di tutti. Roma ha bisogno di far crescere il numero dei suoi abitanti ed occorre una politica che incentivi l’utilizzo e l’economia  delle aree di interconnessione con le aree abitate (parchi, aziende agricole, aree verdi attrezzate ecc.)
 La polemica politica tra la Capitale e la Regione ha interrotto quegli approfondimenti che puntavano a favorire poli funzionali allo sviluppo non solo della Capitale in senso stretto, ma del territorio più vasto.
Ad esempio collegando il polo archeologico romano e quello di Tivoli unanimemente riconosciuto di enorme valore e bellezza storico monumentale, oppure il collegamento tra l’area archeologica romana e quello della Tuscia, ed ancora verso Subiaco con l’area dei grandi monasteri.
Dopo anni di dibattito e provvedimenti legislativi la riforma istituzionale di Roma Capitale è rimasta anch’essa sospesa per aria e tutto si è trasformato in una trattativa economica sul debito della città che si vuol considerare come qualsiasi altro agglomerato urbano.
La semplificazione dei livelli istituzionali spesso è rimasta incompiuta ed anzi si è aggravata, rendendo il compito di governare la metropoli molto difficile tra decentramenti parziali e trasferimenti di poteri dai livelli superiori incompleti. Un Sindaco non è sufficiente per governare tutti i problemi della città e contemporaneamente ha necessità specie nella Capitale di poteri  più ampi ad esempio in tema di governo del territorio.
Questi sono i ragionamenti da cui parte l’attività di Visione Roma: un libero punto di incontro di persone che vogliono mettere al servizio di Roma le proprie esperienze e capacità.

Manifesto coordinato da Raffaele Minelli sulle elaborazioni del gruppo promotore

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