Manutenzioni verde pubblico – Massimo Colaiacomo

PER IL VERDE UN PROGETTO DI MANUTENZIONE CON CAPITALI PRIVATI

Secondo un sondaggio realizzato alcuni anni fa, Roma è la seconda città più verde d’Europa. Un primato invidiabile di cui dovremmo essere particolarmente orgogliosi visto lo stato di salute di molte grandi metropoli, in Europa e fuori.
Lo stesso sondaggio, però, nulla diceva sullo stato di manutenzione delle aree verdi e della loro vegetazione arborea. In tal caso, Roma, come sanno bene i romani, avrebbe perso molte posizioni in quella classifica.
Lo stato di degrado e di abbandono in cui si trovano oggi le aree verdi di Roma è sotto i nostri occhi e spesso sotto i nostri piedi, costretti come siamo, quando ci rechiamo in uno dei tanti parchi o ville o anche solo camminando sui marciapiedi, a evitare le insidie di radici sporgenti che hanno sollevato il manto di asfalto o le erbacce che infestano i vialetti dei parchi.
Diceva qualche tempo il sindaco Virginia Raggi che il Comune sta provvedendo a rimpinguare il numero dei giardinieri, diminuti sotto le 200 unità quando erano, fino a pochi anni fa, intorno ai 1.800.
È vero, il blocco del turn over nella Pubblica amministrazione ha creato vuoti notevoli, soprattutto nei Comuni, e colmarli in poco tempo sarebbe impossibile.
Volendo anche considerare l’assunzione di nuovi giardinieri, la semplice domanda da fare è: anche con 2000 giardinieri è possibile una dignitosa manutenzione delle aree verdi di Roma e degli alberi lungo le strade? Chi è in buona fede, ha una sola risposta: no.
I parchi delle grandi ville (da Villa Ada a Villa Doria Pamphilj) sono tutti, con esclusione di Villa Borghese, privi di punti di ristoro, chioschi o edicole. Parliamo cioè di aree verdi “non attrezzate” dove il visitatore si reca con il solo obiettivo di fare una passeggiata o praticare il running o per abbandonarsi sull’erba (evento sempre più difficile e raro) e consumarvi il panino portato da casa.
Il Comune ha enormi problemi a curare e mantenere quelle aree, per le ragioni più diverse una delle quali è, appunto, la carenza di giardinieri. In Campidoglio si è mai considerata la possibilità di concedere licenze gratuite per l’apertura di chioschi, punti ristoro, edicole, tutti dotati di aree wi-fi, e affidare ai gestori di queste attività la cura delle aree in cui esse si svolgono?
So bene che parliamo di impegni finanziari notevoli, ma il Comune avrebbe alcuni strumenti a sua disposizione per rendere appetibile una simile offerta.
Primo fra tutti: l’esenzione totale da ogni tassa comunale – dalle insegne all’Imu, dalla Tari alle addizionali comunali – con l’impegno dei gestori a mantenere in ordine l’area loro assegnata. È ovvio che per spazi particolarmente grandi, penso a Villa Doria Pamphilj, dovrebbero essere concesse molte licenze perché i successivi oneri finanziari di manutenzione sarebbero particolarmente gravosi.
Si tratta di studiare forme di collaborazione pubblico-privato, così come a suo tempo è stato fatto con il sistema del project-financing per la costruzione di box o di parcheggi pubblici anche se, sul sistema dei parcheggi, sulla loro gestione e sulla tariffazione arbitrariamente praticata ci sarebbe molto da scrivere.
Si tratta, in conclusione, di applicare il principio di sussidiarietà in uno schema orizzontale: come impegnare risorse private per un obiettivo pubblico e quindi prevedere un livello di remuneratività per chi decide di investire. Il tutto, ovviamente, deve avvenire nel rispetto di un principio sacrosanto: la piena e incondizionata accessibilità e fruibilità delle aree da parte del pubblico, con esclusione di qualsivoglia ipotesi di tariffe o ticket d’ingresso.


Massimo Colaiacomo

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