COVID 19 Riflessioni e suggerimenti – Dr. Stefano Cademartori

Fase 2: Note di riflessione e suggerimenti di un “esperto”

che non ama definirsi tale.

Del Dr. Stefano Cademartori

 

La prima fase di questo dramma è stata dominata , ovviamente, dalla necessità di far fronte a quello che molti hanno definito uno Tsunami di proporzioni assolutamente imprevedibili, abbiamo avuto necessità di potenziare gli Ospedali, le Terapie intensive, di reperire i ventilatori , di acquisire forze sanitarie di vari livelli e competenze per reggere all’urto e, con difficoltà, impegno anche sovrumano e sacrifici anche di vite umane (troppe!! ) tra il personale di assistenza stiamo forse riuscendo nel compito di gestire l’emergenza ospedaliera.

Abbiamo assistito ad un fiorire di studi scientifici sulla natura del virus, sulle sue caratteristiche intrinseche e di contagiosità, sulle possibilità ,poche ancora aimè , di cura, sulle prospettive, abbastanza lontane , di un vaccino.

Assieme a questo abbiamo avuto decine o centinaia di informazioni miracolose, talora strampalate, talora irritanti , talora risibili da parte di scienziati occasionali, farmacisti, medici, esperti nati dal nulla che hanno concionato su soluzioni logistiche, terapie, mascherine ,tamponi, test e soprattutto cure risolutive.

Ma anche alcuni “esperti” ufficiali, medici ospedalieri o sanitari vari in servizio o in pensione, chiamati spesso in trasmissioni televisive di successo a dare il loro parere mi hanno lasciato dubbioso specie se hanno espresso giudizi categorici , come si fa a dare risposte esaurienti se ancora conosciamo poco questo maledetto agente infettante?

Risposte Esaurienti?

E allora? A chi dobbiamo credere? Quali convinzioni dobbiamo avere per orientare i nostri comportamenti? Il “decisore politico” come lo chiama giustamente il Prof. Locatelli, saprà orientare la fase 2 in modo da farci rischiare meno possibile?

Vorrei riflettere su alcune convinzioni che ci siamo fatti tutti: in primo luogo che ci troviamo di fronte ad un virus nuovo, che conosciamo da alcuni mesi e a carico del quale le certezze sono tutte da dimostrare.

Quanto a lungo rimane nel cavo orale il virus , 2, 3, 4 settimane o più ? Abbiamo notizia di pazienti che hanno avuto presente il virus nel cavo orale per 30 giorni e allora? La quarantena del paucisintomatico che ha avuto solo un po’ di febbre, tosse , mancanza di olfatto e gusto e astenia che sono i connotati tipici di questa tipologia di pazienti deve durare 15 giorni o più? A questa domanda si danno risposte vaghe e variabili, spesso accompagnate da allargamento di braccia. La realtà è che a questi malati, tranne che non siano personaggi noti, della politica ,dello spettacolo, della comunicazione i dello sport , nessuno fa il tampone quindi sia una diagnosi di certezza ,sia un controllo della reale guarigione e della contagiosità non viene eseguita. I casi sfuggono per lo più pertanto anche ad una valutazione epidemiologica.

Quale la soluzione? Elementare , il Tampone!

Altro argomento : le mascherine. Oggi noi tutti parliamo di FP2,FP3 , mascherine chirurgiche e similari affannandoci alla ricerca delle une o delle altre in Farmacia, nei siti internet , su Amazon o altro.

In realtà ha un senso che un cittadino comune, che esce per una passeggiata o qualche spesa o piccole attività quotidiane si munisca delle maschere professionali FFP ? e per quante ore posso usarle? Credo che i presidi suddetti siano da riservare a chi, per la sua professione sia esposto ad elevato rischio di contagio, non al cittadino comune. E’ tuttavia da pensare , in chiave categorica, che tutti dovremo indossare mascherine nella fase 2 allorchè saremo autorizzati ad una maggiore seppur prudente circolazione. Partendo infatti dal presupposto che nessuno di noi potrà esser sicuro, con matematica certezza di non avere una certa carica virale in bocca perché è stato oligo o asintomatico, sarà necessario essere rispettosi degli altri evitando il contagio con le mascherine anche semplicemente le chirurgiche , le più semplici quindi, rispettando le distanze, in casa o fuori, allorchè siamo a contatto con chiunque.

Ei test sierologici? Di che si tratta? Sono test semplicissimi da usare che danno una risposta si o no. In sostanza si valuta se ci sono anticorpi anti Covid e se si quali, IgM, presenti precocemente, dopo circa 5/6 giorni o IgG che compaiono dopo12/14 giorni e rimangono stabilmente con lo scomparire degli M quindi ,analizzando i dati, capaci di dare una idea della fase di malattia. Sono infallibili? Sono diagnostici?

Intanto una certa quota di fallibilità la posseggono ma nell’ordine di pochi punti percentuali; come vanno usati allora? A mio parere sono estremamente utili nel contesto valutativo di una persona che abbia un complesso di sintomi sospetti ( contatto con persona infetta, sintomi fortemente orientativi ) , vanno quindi usati e valutati da un medico che segnalerà il forte sopetto alle autorità e possibilmente li incrocerà coi risultati del tampone.

Oppure possono essere usati come studio epidemiologico di massa o in gruppi di persone, per esempio in luoghi di lavoro.

Ribadisco comunque che il test diagnostico e di follow up è il Tampone! E allora?

Allora dobbiamo far sì che i tamponi siano eseguibili, dietro ovvia indicazione medica, al maggior numero di persone sospette per sintomi o per criteri di contiguità con pazienti positivi.

E’ oggi ipotizzabile questo studio?

Nella nostra Regione assolutamente no infatti i tamponi vengono eseguiti in Ospedale sui ricoverati, ovviamente , o a domicilio solamente in pazienti con sintomi di una certa gravità. A tutti gli oligosintomatici viene suggerita una generica terapia , un comportamento di auto isolamento per almeno quindici giorni con comunicazione al medico di base , richiamando il medico o i numeri regionali solo in caso di aggravamento.

In questo modo sfuggono al controllo un notevole numero di malati non opportunamente diagnosticati e non valutati adeguatamente sulla eventuale persistenza del virus nel cavo orale.E se fossero ancora contagiosi ? Non lo sappiamo. Nella fase 2 rischiamo di immettere nel ciclo lavorativo persone che potranno essere ancora di rischio per gli

altri.

Quali soluzioni allora?

Io credo che nessuna struttura pubblica , Ospedale, Asl , ambulatorio , potrà far fronte , anche per le opportune organizzazioni di igiene e sicurezza per i pazienti e gli operatori, alla prevedibile mole di richieste e quindi bisognerà in qualche modo , in maniera controllata per qualità , sicurezza . costi , esenzioni per reddito e quant’altro integrare il pubblico col privato, cosa che , per esempio la Regione Toscana, a guida PD, sta già iniziando a fare. Lo dico da sanitario che ha sempre lavorato in Ospedale e servizi territoriali, privilegiando il servizio pubblico, ma che forse ora, pur con gli adeguati controlli , valuta utile questa integrazione, almeno finchè il pubblico non riuscirà ad essere esaustivo.

Non abbiam molto tempo, poche settimane ,sarà in grado il “decisore” di rispondere alle esigenze, imprescindibili, di valutare con i test sierologici e con i Tamponi tutti coloro he riprenderanno il lavoro ?

Ne va della salute di tutti, probabilmente è necessaria una sana dose di pragmatismo e di concretezza prima di combinare un guaio.

 

Dott. Stefano Cademartori

Specialista Pneumologo

Già Dirigente pneumologo e responsabile Terapia subintensiva pneumologica Osp. S.Filippo Neri, Roma

Addetto ai servizi territoriali pneumologici Rm F dal 2006 al 2011.

Tra i fondatori di Visioneroma.

 

 

 

 

 

 

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