La sapienza topografica deve rilanciare Roma – Piero Meogrossi

La sapienza topografica deve rilanciare Roma

Di Piero Meogrossi

La natura, di fronte allo sviluppo insostenibile provocato dall’agire disequilibrante dell’uomo moderno, annichilisce la visione dell’homo economicus, soggetto poco sapiens e meno che mai individuo stabilis, che per reagire alla tragedia virulente in atto, questo orribile coronavirus, deve maturare le profonde ragioni di una “apocalypsis epocale” che muta i comportamenti individuali e di fatto costringe tutti a partecipare in nome del “sum ergo cogito” e non più del “cogito ergo sum”.

In mezzo agli scenari corruttivi dell’arte e del consumo diffusi e dichiarati dai manifesti culturali del maestro Ennio Calabria (*Nota1), riteniamo fondamentale il ruolo identitario del messaggio di sapienza topografica che deve rilanciare la “città eterna Roma” ed offrire consapevolezza simbolica, pragmatismo delle istituzioni ed etica territoriale da far maturare per i cives invitati a confrontarsi sul valore solidale del modello eterotopico (*Nota2) la cui sistematicità scientifica ed umanistica, unitariamente intesa, permette di agire collettivamente mentre specchia produttivamente ogni modalità di lavoro.

Ognuno si interroga su come uscire sano dal dramma mondiale in cui siamo immersi e intanto, chi può farlo, si adopera per la via digitale avendo compreso che, con la pandemia in atto, finisce l’età dell’agricoltura sorta 12.000 anni addietro: per questo d’ora in poi occorre avviare prove di riflessione per pensare diversamente, capacità di attivare, anche in solitudine coatta, opere condivisibili e cogliere spunti mentali per impostare percorsi di partecipazione collettiva guidati e riferibili al disegno di Roma che spalanca finestre fino ad oggi rimaste semi-chiuse sul rapporto uomo-natura.

I temi ardui affrontati per far capire il significato profondo dell’identità topografica di Roma, sono dunque da mettere a confronto per qualsivoglia sviluppo, argomentazioni da diffondere e per le quali occorre interrogare lo spaziotempo fisico e virtuale che assegna valori energetici e risorse ad un nuovo modo di concepire la gestione del territorio, ”energia neo-antica” agricola e urbana, che rimandano ad interpretare anche i suoni del paesaggio improvvisamente muto, forse come lo fu nella notte dei tempi.

Ma se le popolazioni delle origini come quelle arrivate al XXI secolo hanno già vissuto guerre, atti di terrorismo, storie da sempre accompagnate da ruberie e drammi politici, pochezze umane, per una storia gigante come quella della Polis Roma, quel racconto, più o meno svolto bene fino ad oggi, va assecondato con la scienza e l’arte: valore della visione dell’origine, “genius loci” nascosto nell’urbs condita per l’appunto……e allora come dimenticare le filosofie dei tantissimi personaggi di sapienza, come rileggere la lungimiranza culturale dell’umanità?

Come richiamare a raccolta le sane ed oneste professionalità costrette a rimanere lontane dal potere?

Come rispondere a soluzioni pragmatiche che possono renderci diversamente dipendenti rispetto al fallimentare capitalismo liberista a cui tutti in un modo o nell’altro rispondiamo?

Nell’argomentare il poter dire o il poter fare azioni utili, occorre allora interpretare le carenze visionarie e funzionali di cui abbiamo fatto a meno fino ad oggi e nel gestire territori e comunità imporre alla futura Roma un neo-realismo per così dire “quantico” in cui le esperienze partecipate indirizzano a nuove forme sociali di comunicazione, interessi da perseguire con la mente ed il territorio assieme, identità di fatto unitariamente intese come sostenuto anche dal geografo economista Franco Farinelli (*nota3) profonde ragioni per cambiare le valutazioni ed il peso dello spazio tempo antico condensato nella storia topografica e tipologica e topologica di Roma…..

Tutto questo richiede il riordino ragionato di una ricerca svolta negli anni in cui sono condensati documenti per interpretare diversamente luoghi e monumenti di centro e di periferia, riletture di uno spaziotempo salutistico unitariamente legato dal pensiero, neo-antico che ha bisogno di essere più a fondo criticato, messo possibilmente in pratica collettiva e diffuso ovunque.

Del resto la modellazione per lo sviluppo di Roma moderna risale al tempo in cui l’archeologo Schliemann scavava la sua Troia , quando cioè il senatore Quintino Sella chiese un parere al famoso barone Hausmann che aveva alterato la Parigi medievale per dare lumi al destino della storia archeologica di Roma: ovviamente l’illuminato Hausmann impose senza alcun dubbio la necessità di preservare l’urbs amata dai visitatori del mondo per poterla consegnare integra come l’aveva rappresentata la mappa di Nolli del 1748 o come veniva raccontata da Piranesi .

Quella Roma, restata più o meno uguale fino alla Roma Capitale del 1871 nella sua consistenza demografica e fisica, è stata stravolta via via dalle azioni economiche imposte dalla rivoluzione industriale ottocentesca (oggi esaurita) e poi ancora dalle menti rivolte solo al profitto ed al consumo che si sono adoperate e servite del pretesto di convivenza sociale di 4 piani urbanistici assai poco condizionati dalla storia dell’origine.

A suo modo ognuno di essi ha saputo amplificare e sconvolgere il disegno della città antica senza aver mai capito veramente quanto nasconde lo spazio tempo di Roma caput mundi.

Il territorio deve essere preservato per il lavoro delle future generazioni e non certo per stabilire ancora falsi equilibri, magari ad esempio col pretesto di insediamenti a Città Giardino o  inseguendo  normative urbanistiche in parte superate o ingestibili (PRG, PRINT, PRGP) o privilegiando  interessi privati a scapito dell’interesse generale;  occorre  rimettere in armonia la città,  natura e bene comune, interesse pubblico e privato assieme per dare nuovi e positivi equilibri e solidarietà.

L’energia naturalmente maturatasi per via dello spazio tempo post-Einsteiniano da rileggere e rendere condivisibile in sintonia col disegno di Roma antica, deve offrire consapevolezza, nuove forme virtuali per ricomporre le “distopie”   territoriali, genetiche pandemizzate (*nota4 )  da supportare per assecondare nuovi modelli della r-evoluzione digitale che deve assecondare la Memoria delle Memorie, percorsi di una partecipazione pubblica e privata da perseguire in modo unitariamente intesa.

Adesso ci si interroga sulle triangolazioni da fare nel presente per sopravvivere e rivolgersi al futuro senza essersi mai prima di oggi voluti veramente confrontare con la visione eterotopica suggerita dallo spazio tempo urbano riletto in subordine al proprio passato; ciò consentirà di coinvolgere le estreme periferie e ripartire proprio dal centro, un modo per contrastare la crescita esponenziale del fenomeno urbanistico che fino ad oggi ha provocato squilibri senza prospettare riflessioni utili alla mente disabituata a riflettere sul significato profondo delle dimensioni identitarie depositate nello spazio tempo.

Le domande, utili al necessario cambiamento, costituiscono dunque le metamorfosi da praticare per la convivenza nel prossimo futuro ed è proprio nella ricerca del modello della città futura che sta racchiuso il disegno stesso di Roma che aspetta finalmente di rinvenire i suoi segni distintivi di una topografia dispersa, per fortuna mai persa, risorse identitarie connettibili attraverso metodologie eterotopiche, non utopiche ma da rifondare come postazioni “quantico territoriali”…..

Saranno le menti dei cittadini capaci di condividere le identità dei territori come valore aggiunto della città della storia Mediterranea?

Diventeranno quelle risorse per una cultura  sostenibile di una città come Roma,  in cui sono  predominanti le risorse del terziario pubblico e privato,   memoria  di memorie più nascoste,  da rivalutare attraverso la chiave della nuova antropologia  urbana?

Chi scrive, prova a mettere in chiaro gli indirizzi della topografia antica e magari stimolare funzionalità di un mondo virtuale in grado di generare indirizzi innovativi, di imporre scelte condivisibili da tutti perché derivate dal medesimo codice genetico distintivo di Roma.

Piero Meogrossi

 

 

Note al testo:

Nota1 “manifesti per le idee” di Ennio Calabria. I manifesti di Ennio Calabria non si pongono l’obiettivo di illustrare nè, tantomeno, di essere il “megafono” dell’organizzazione committente. Durante gli anni cinquanta e sessanta, spesso , i pittori si sono cimentati nella realizzazione di manifesti per le organizzazioni dei lavoratori, quasi sempre ne sono usciti lavori agiografici e/o enfatici capaci di esprimere un atteggiamento di solidarietà acritica verso il mondo del lavoro , facendo trasparire, In qualche modo una sorta di auto asservimento intellettuale verso la politica (un modo ottocentesco di stare dalla parte di coloro che soffrono) era ed è ancora oggi per una parte delle organizzazioni dei lavoratori, il modo di pensare al rapporto tra artisti e politica.

Ennio Calabria, invece, con i propri manifesti ha cercato di offrire una propria idea delle idee che gli hanno chiesto di far conoscere: la sua opera è un contributo personale alla discussione organizzata dal committente; il manifesto, di fatto, diventa un nuovo interlocutore tra le idee pensate dall’organizzazione che le ha volute proporre, e il cittadino che li riceve.  E’ in questo modo che si tiene aperto, per mezzo del ”media” quel processo dialogico che consente al manifesto di non diventare uno strumento di pura e semplice “diffusione-imposizione” di idee e/o marchi.

Il contributo di Ennio Calabria, quindi, si innesta direttamente nel solco del lavoro teso a determinare una qualità diversa della ”politica”, del rapporto tra ”potere” e cittadino, di una concezione laica e autenticamente democratica della società.

 

Nota2: Eterotopia è un termine coniato dal filosofo francese Michel Foucault per indicare «quegli spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano». Eterotopico è, per esempio, lo specchio, in cui ci vediamo dove non siamo, in uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie ma che, al contempo, è un posto assolutamente reale, connesso a tutto lo spazio che lo circonda. Un altro esempio di eterotopo è il cimitero, unione/separazione simbolica della città dei vivi e dei morti, «l’altra città in cui ogni famiglia possiede la sua nera dimora». Come sono eterotopie teatri, cinema, treni, giardini, collegi, camere d’albergo, manicomi, prigioni…      Forgiato sul modello del concetto di utopia, e come il suo simmetrico inverso, il concetto di eterotopia designa luoghi aperti su altri luoghi, luoghi la cui funzione è di far comunicare tra loro degli spazi. Laddove però le utopie designano ambienti privi di localizzazione effettiva, le eterotopie sono luoghi reali.

Nota3: Franco Farinelli, presidente dell’Associazione dei geografi italiani, è professore ordinario di geografia all’Università di Bologna.

“La Terra è una sfera. Ecco perché tutto, prima o poi, ritorna, in Occidente la forma archetipica del sapere non è la filosofia, ma la geografia. Di certo, negli ultimi tempi questa gode di ottima salute.   E paradossale. Se in Italia l’insegnamento della geografia va scomparendo persino dagli istituti nautici, esso vive una nuova giovinezza nei più prestigiosi campus anglosassoni e nelle rinnovate accademie cinesi. Il fenomeno non è passeggero, perché le cause sono profonde.

È il funzionamento del mondo a imporre la rinascita della geografia. Finché lo Stato nazionale bastava a se stesso e poteva proteggere l’economia interna da quella internazionale, la geografia era cristallizzata nel suo prodotto più celebre: la mappa. Ancora oggi a scuola, con tanto di cartine appese alle pareti, si spiega agli studenti che la geografia insegna loro dove stanno. Ma questa non è geografia.

La cartografia, per meglio dire, riflette un’anima della geografia. La più antica, perché nasce con Eratostene nel III secolo a. C. e viene codificata circa cinquecento anni dopo dall’ultimo dei sapienti antichi, l’egiziano Tolomeo. Ma la geografia possiede anche una seconda e più nascosta anima, che risale allo stoico Strabone, a Roma nel passaggio dalla Repubblica all’Impero.

La geografia di Strabone è precisamente la critica della cartografia, è la ribellione alla riduzione del mondo a una mappa. Queste due anime si sono sempre intrecciate nel corso della storia. Dopo la Seconda guerra mondiale, però, la geografia sembrava finita. Al punto che nel 1963 Waldo Tobler pretende di formularne le leggi universali, la prima delle quali recita: più due enti sono vicini, più l’interazione è forte.

Nel 1969, mentre tutti stanno col naso all’insù per contemplare lo sbarco sulla Luna, due computer iniziano a dialogare. Nasce la rete, il dispositivo da cui oggi dipende il funzionamento del mondo. E nella rete spazio e tempo non contano quasi più nulla. L’economia è globale e agisce istantaneamente come un tutt’uno, stringendo interazioni fortissime tra persone, nazioni, territori molto lontani. L’attuale rinascita del sapere geografico, dunque, non è che il risvolto della crisi della ragione cartografica. La rivincita di Strabone su Tolomeo”.

Tra il Quattrocento e il Seicento nella penisola italiana si concentrava il più grande numero di carte e di modelli del mondo. L’Italia produceva ed esercitava il massimo dell’intelligence planetaria. Negli archivi e nelle biblioteche di Roma, Venezia, Genova, Firenze, era custodito un patrimonio senza rivali, parallelo alla straordinaria ricchezza di capitali custodita dai mercanti italiani. Ma nel 1681, inizio simbolico della nostra decadenza, è costretto a emigrare Vincenzo Coronelli, l’ultimo rappresentante della grande tradizione cosmografica italiana: la sua Venezia non poteva ormai competere con la corte del Re Sole a Versailles, teatro perfetto per la costruzione dei suoi grandi globi.

Da quel momento, il sapere cartografico e il suo nemico-amico, il sapere geografico, non torneranno più al di qua delle Alpi.

L’idea di progresso ha un fondamento cartografico. Se la Terra è una gigantesca e infinita tavola, le cose che oltrepassiamo rimarranno dietro di noi per sempre. Se invece  –  come oggi la globalizzazione obbliga a riconoscere  –  ci muoviamo sulla superficie di un globo, cioè intorno a una sfera, allora tutte le cose che credevamo superate, prima o poi, ritorneranno fatalmente di fronte a noi”.

Nota4: “distopie”,  una descrizione o rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro, ma prevedibile sulla base di tendenze del presente percepite come altamente negative, dove viene presagita un’esperienza di vita indesiderabile o spaventosa.

 

Arch. Piero Meogrossi

Ispettore MiBAC, ex direttore presso la Soprintendenza Monumenti di Venezia (1980-1983) e poi presso la Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma (1983-2011) si occupa di Paesaggio Archeologico Urbano e Restauro Monumentale.
Ha realizzato per conto del MiBAC, in Italia e all’estero, restauri monumentali e recuperi paesistici alle varie scale (Appia antica, villa Quintili, Cecilia Metella, Palatino/versante S. Gregorio, Foro Romano, Anfiteatro Flavio e Valle del Colosseo). In qualità di progettista e direttore lavori ha promosso e realizzato per la SSBAR importanti opere pubbliche (sito archeologico Villa Quintili, centro Appia Fondazione Antonio Cederna, piano arena e servizi Colosseo).
Ha partecipato a concorsi nazionali ed internazionali tra cui: Amenhophi Court, Luxor 1988; (SSBAR) Parco Appia, P.A.R.C.O., Vincitore bando CEE 1997; Piano di Luce per Roma dopo Sisto V, premio Utopia, 1998; Parco Danewerk, Germania, II Premio, 2009.
Ha svolto corsi e seminari Universitari sulla formazione del Restauro in Archeologia (Warsawa 1974, Venezia 1982, Roma 1999, Bristol / Roger Williams 2001).
Dal 1987 tiene conferenze ed esposizioni in Italia (approcci archeologici per Roma, Roma 1987-2013, Megala Ellas per Roma, Cosenza 2013), all’estero (tempio di Asklepios a Lentas e disco di Festos, Hyraklion, Creta 2010; progettualità MiBAC e Archeologia Romana, Havana, Cuba 2003).
Ha fondato l’Associazione Culturale “Il Sogno di Roma e di Europa” allo scopo di diffondere progetti di tutela e valorizzazione urbana, restauri ed eventi della comunicazione, didattica e formazione Mediterranea.

 

 

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