RIFLETTENDO SUL RUOLO DI ROMA CAPITALE D’ITALIA – Prof. Avv. Piero Sandulli

Introduzione

di Gabriele Gandelli

Piero Sandulli nel suo documento propone una serie di modifiche all’assetto istituzionale e all’organizzazione della macchina amministrativa, oltre che a un corretto rapporto con i cittadini, per rilanciare e rendere più efficiente il Comune di Roma. Ci sono notevoli spunti di dibattito, invito i soci ad intervenire perché l’argomento, come già riscontrato venerdì scorso nel master con Linda Lanzillotta , riveste una grande importanza, essendo l’elemento prioritario per avere una Roma moderna e al passo dei tempo. Alcune sono delle linee guida che dovremo riempire di contenuti specifici (es. competenza dei municipi), altre già definiscono la nuova struttura.

Mi riprometto di intervenire successivamente per dare il mio contributo e nel frattempo faccio solo una considerazione, Milano ambisce ad avere un regime speciale, tanto che esiste un sito chiamato Milano città Stato, credo un ambizione giustificata, a maggior ragione un regime speciale e dico anche rinforzato lo deve avere assolutamente Roma.

Aspetto contributi da parte di tutti voi.

 

 

RIFLETTENDO SUL RUOLO DI ROMA CAPITALE D’ITALIA

(Qualche idea per la ripresa)

di Piero Sandulli

 

            Il terzo comma dell’articolo 114 della nostra Costituzione ricorda: “Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo Ordinamento”.

Il richiamo, contenuto nella modifica operata al titolo quinto della Costituzione, con la legge costituzionale n. 3 del 2001, è però rimasto, nella Sua effettiva sostanza, inattuato anche perché a tale riferimento, la Carta costituzionale non ha dato alcun seguito avendo privilegiato la scelta delle città metropolitane (come emerge, chiaramente, dal dettato dell’art. 119 della Carta costituzionale, in tema di autonomia finanziaria), ma tale scelta, già operata dal legislatore ordinario con la legge n. 142 del 1990, non ha dato i frutti che il legislatore costituzionale auspicava ed anche la stessa normativa sul ruolo della capitale non ha dato risultati, se non di natura meramente coreografica: oggi il Comune di Roma si chiama “Roma capitale”, ma nulla è cambiato sotto il profilo gestionale della città.

A questo inadeguato quadro normativo è necessario sommare: una vastità territoriale senza eguali in Europa (ad eccezione di San Pietroburgo); una espansione demografica ed edilizia senza regole (centocinquanta anni fa, quando Roma è diventata capitale, aveva circa 350.000 abitanti, alla fine dell’ottocento, trenta anni dopo, gli abitanti superavano il milione); ambiziosi, ma mai pienamente realizzati, piani regolatori (si pensi al sistema direzionale orientale, il mitico SDO); opere pubbliche realizzate solo in occasione dei cosiddetti “grandi eventi”; inefficaci trasporti pubblici; un sistema museale sottodimensionato rispetto ai tanti capolavori che, non visibili, albergano nei magazzini cittadini; una filiera ricettiva basata su un’offerta, non sempre, adeguata ad una città che dovrebbe vivere di cultura, turismo e della valorizzazione di una storia lunga 2.773 anni che non ha uguali al mondo.

A tale oggettiva situazione deficitaria deve aggiungersi una inadeguatezza soggettiva che da ultimo ha mostrato una incapacità prospettica da parte dei governanti della città, i quali non hanno saputo essere né autorevoli, né propositivi, in una giostra, senza sosta, di assessori che non hanno saputo realizzare una squadra coesa con un sindaco la cui capacità propositiva è, da subito, apparsa da numeri relativi e la cui inconsistenza gestoriale è evidente a tutti.

Se questi sono i problemi di Roma, alcuni endemici, altri di sistema ed infine taluni soggettivi, quali possono essere i rimedi idonei a consentire a Roma di ripartire, dopo “il tempo sospeso” della grande paura del contagio del COVID-19, nel centocinquantesimo anno del suo essere capitale d’Italia? Proviamo a dare alcune risposte per promuovere la Roma del terzo millennio.

  1. I) Per prima cosa, è necessario individuare un nuovo assetto istituzionale della città capitale, che tenga conto delle complessità del suo ruolo e delle circostanze che essa ospita, al suo interno, uno stato sovrano, il cui rilievo mondiale non è solo spirituale, ma dà vita ad obblighi ed adempimenti gravosi e dispendiosi per la città. Inoltre, essa è la sede di una organizzazione internazionale, la FAO, circostanza questa che comporta una ulteriore messe di incombenti, per la città di Roma. In altri Paesi il sindaco della città capitale è seduto al tavolo del Governo è opportuno che anche in Italia, senza alcuna necessaria modifica costituzionale, si preveda una analoga misura per compartecipare all’esecutivo i problemi della sua capitale.
  2. II) Il trasferimento di risorse dello Stato centrale per il ruolo di città capitale dovrà essere adeguato e prevedere i costi che i gravosi impegni di rappresentanza prevedono per Roma.

III) Nel piano delle opere pubbliche, che sarà necessario varare per la ripartenza del Paese, è opportuno prevedere strutture che rilancino la valenza museale e ricettiva di Roma.

E’ maturo il tempo per trasformare in musei tutti i palazzi sul Campidoglio ed intorno ad esso (come il palazzo dell’anagrafe) in una sorta di piano (analogo a quello del grande Louvre), per un “grande Campidoglio”, che possa attirare a Roma un rilevante flusso turistico in grado di riportare la città eterna al vertice tra le città europee.

  1. IV) Anche la ricettività ed i trasporti pubblici dovranno, però, essere adeguati a tali moltiplicate esigenze, per una stagione turistico-culturale che dovrà durare, senza soluzione di continuità, per l’intero anno.
  2. V) Alle quindici municipalità, che contano mediamente duecentomila abitanti (quindi collocandosi tra le città più popolose d’Italia), dovranno essere assegnati da una legge speciale compiti di spese, di gestione, di manutenzione, per sopperire alle tante carenze di programmazione del Comune centrale; la normativa dovrà prevedere gli ambiti di spesa ed i rapporti con il Comune centrale. Inoltre, alla prima municipalità dovranno essere assegnati poteri speciali in riferimento alla sua collocazione.
  3. VI) Andrà realizzata una Consulta cittadina di coordinamento a cui far partecipare il sindaco, gli assessori, i consiglieri comunali, i Presidenti delle municipalità, il segretario generale, il ragioniere generale, l’avvocato generale del comune; le università di Roma, le categorie: gli ordini professionali, gli imprenditori, i commercianti, il terziario, tutti con facoltà di esprimere pareri.

VII) Dovrà essere riscritta la classifica dei valori da affermare, in una mutata dinamica tra cittadini ed amministrazione. Va costruito un rapporto al positivo, volto a promuovere la libera iniziativa, assegnando fiducia al privato. Il cittadino non va considerato un evasore, un abusivista, un profittatore, ma su di esso va costruita la ripresa della città.

VIII) Nell’ottica precedente, dovrà, attraverso l’istituzione di un apposito assessorato, essere avviato un programma di snellimento e semplificazione di tutte le procedure amministrative del comune, con intensivo uso della informatizzazione dei servizi.

  1. IX) Autorizzazione al lavoro da casa, secondo le modalità dello smart Working, già sperimentato durante la segregazione da corona virus, con beneficio per le famiglie ed il traffico cittadino. Rimodulazione degli orari della città (scuole, negozi, musei, cinema, manifestazioni sportive).
  2. X) Chiusura del centro storico al traffico privato. Incentivare il trasporto collettivo e gli spostamenti in bicicletta. Percorsi protetti per autobus, tram e taxi.
  3. XI) Monitoraggio del patrimonio del Comune con recupero di ciò che è in disuso e vendita (non svendita) di ciò che non è utile mantenere. Completamento di quanto non è stato da anni ultimato (ad esempio la stazione ferroviaria di Vigna Clara, stadio Flaminio).

XII) Riflessione ampia sul ruolo delle municipalizzate.

XIII) Ripristino dell’ufficio di mediazione tra Comune e cittadini creato nel 1996 e finalizzato alla costruzione di un nuovo rapporto di fiducia con l’istituzione che sostituisca la attuale litigiosità.

XIV) Corretta gestione delle risorse umane con misurazione delle attività, sulla base dei risultati conseguiti, non più sul tempo speso negli uffici comunali. Mai più battaglie al cappuccino, ma patto tra dipendenti e Comune per lo sviluppo della macchina pubblica con l’unico scopo di offrire servizi ai cittadini.

  1. XV) Roma non dovrà essere, come a lungo è stata, la città del pubblico impiego; deve diventare il luogo dove far fiorire l’iniziativa privata. Roma deve essere, anche per la sua storia, il luogo di sviluppo del terzo settore sul quale, necessariamente, al termine del “tempo sospeso della pandemia”, dovremo poggiare uno dei pilastri della ripresa economica del Paese e della sua capitale.

Non sarà semplice, ma sulla base di queste riflessioni, e con una squadra di Governo cittadino, coesa e preindividuata, può avviarsi un programma per dare, dopo 150 anni, a Roma il suo effettivo ruolo di capitale pienamente inserita nel sistema Italia e fiore all’occhiello di esso.

Roma deve accogliere, stupire, innamorare, fondere il suo glorioso passato con il suo grande presente in un sistema che la proietti nel futuro.

Potrebbero interessarti anche...

2 risposte

  1. Minelli Claudio Minelli Claudio ha detto:

    Colgo l’invito di Gabriele Gandelli facendo una prima osservazione: questa “riflessione sul ruolo di Roma Capitale d’Italia” come l’ha voluta chiamare il Prof. Sandulli mi sembra un notevole contributo di analisi e di proposte su un tema così importante per il futuro della nostra città.
    Mi permetto di chiedere all’amico Piero di completarla approfondendo una questione che non so se volontariamente non ha considerato.
    Anche nel master della dr.ssa Lanzillotta ho posto la stessa questione: il rapporto tra una Roma Capitale diversa da quella oggi configurata istituzionalmente e la Regione Lazio; soprattutto se contemporaneamente vengono modificati ruoli e poteri dei Municipi.
    A questa questione l’on. Roberto Morassut in una precedente intervista e la stessa Dr.ssa Linda Lanzillotta mi sembra diano una risposta simile con “Roma Regione”, magari ridimensionandone il territorio.
    Che ne pensa Piero Sandulli?

    • Visione Roma Visione Roma ha detto:

      La mia proposta per l’ordinamento di Roma è a Costituzione invariata, per realizzarla è sufficiente una legge ordinaria. Per una “città regione “ c’è bisogno di una legge costituzionale. Questa circostanza comporta notevoli complessità ( il doppio passaggio e l’eventualità del referendum confermativo) che ho ritenuto opportuno evitare.
      Piero Sandulli

Lascia un commento