Una traccia per il sociale – Raffaele Minelli e Gabriele Gandelli

Quale priorità per il sociale al tempo del Coronavirus

di Raffaele Minelli

Nel documento di Michelangelo Guzzardi trovo una buona soluzione ad alcuni problemi di carattere sociale. La messa in rete di tutte le informazioni necessarie all’assistenza dei bisognosi potrebbe essere ampliata a diverse situazioni precarie, stati sociali che sono stati abbandonati dalle ultime giunte comunali.
Alla crisi economica che caratterizza l’economia europea da vari anni e che nel nostro paese trova elementi strutturali che la aggravano nei confronti dei principali partners della Ue, oggi vanno aggiunte le conseguenze della drammatica situazione creata dal coronavirus che produrrà un colpo durissimo a settori fondamentali dell’economia nazionale e romana.
Da tutto ciò scaturisce una realtà sociale che vede crescere a dismisura le differenze con una caduta verso il basso di ampi settori del ceto medio terziario.

Gli anziani

Vorrei  in  particolare soffermarmi sul problema degli anziani che ormai costituiscono una quota crescente di cittadini sempre più caratterizzati da unità mononucleali.

Allora divengono  sempre più urgenti, a fianco ovviamente di nuove politiche favorevoli alla ripresa dello sviluppo economico e sociale – ciò che affrontiamo con le altre aree  tematiche – anche interventi in campo sociale.
Abbiamo assistito in questi giorni all’ecatombe avvenuta nelle varie residenze sanitarie assistite di tutta Italia, in primis al Pio Albergo Trivulzio.

Di fronte all’avanzare micidiale del contagio, che era risaputo avrebbe colpito soprattutto i soggetti più deboli, si dovevano mettere in sicurezza innanzitutto le RSA e il loro personale. Sembrerebbe che questo non sia avvenuto. Per incapacità e incompetenza di chi le dirige? Dei pochi fondi a disposizione? Del poco personale a disposizione?
Credo che vada ripensata integralmente, anche per l’innalzamento dell’età, l’assistenza agli anziani agendo su più fronti.
Premesso che la soluzione migliore sia vivere in famiglia, come accadeva una volta, oggi soprattutto nelle grandi città, ma non solo, è sempre più difficile che ciò si realizzi, anche se in particolare nei piccoli e medi centri,  sarebbe possibile prevedere,  con edifici ad hoc, un vicinato con i parenti più prossimi.  Già sarebbe un passo in avanti.

La cosa va attentamente studiata per le implicazioni di carattere abitativo; la realizzazione di  appartamentini in prossimità dei parenti  non sempre sarebbe di  facile realizzazione e andrebbe valutato in quali zone sarebbe possibile avviarla in via sperimentale.

Per gli anziani che vivono da soli si impongono, a mio parere, due scelte:

* la prima si riferisce a chi vuole assolutamente vivere da solo nella propria casa, con i propri ricordi, con le proprie amicizie e sentirsi indipendente ed ancora fattivo ed utile.
Libera scelta che va assecondata, quando ci troviamo di fronte ad un anziano in buona o discreta salute; ma la cui vita deve però essere attentamente sorvegliata per aiutarlo e soccorrerlo in caso di necessità.

Come? I comuni, a Roma i municipi, dovranno avere un anagrafe (vedi proposta di Guzzardi) di chi vive solo e in raccordo con le ASL e con i medici di base; dovranno essere istituiti servizi di assistenza condivisa (infermiere di quartiere, portierato diffuso, medici specialisti, assistenza a basso costo di artigiani ecc.) a ben vedere tutta una serie di servizi utili anche alle famiglie bisognose e ai disabili di ogni età;

* la seconda scelta è costruire strutture abitative per anziani indipendenti (in numero massimo di 15/20) che vogliono vivere in comunità, con retta che tiene conto della pensione percepita e della situazione economica. Ognuno con la propria camera, con bagno e un piccolo disimpegno con poltrona e TV, arredata magari con alcuni mobili di sua proprietà; con servizi in comune sala ristorante/bar, salette TV, palestra, con spazi all’aperto e personale specializzato, e il medico che ogni settimana, o alla bisogna passa presso la struttura, con materiale medico sanitario e di pronto soccorso a disposizione, convenzioni con ditte artigiane per mantenere l’efficienza della struttura.

Strutture ben raccordate con i centri di interesse, per consentire facili uscite per lo svago e le compere.
Soluzione che credo piaccia anche al settore edilizio.

Negli Stati Uniti d’altronde vengono costruite intere città e aree cittadine a misura di anziani; è vero che nella stragrande maggioranza dei casi interamente a carico di chi ne usufruisce, ma credo che una soluzione di tale misura possa essere ben accetta, e sostenibile, anche integralmente, da una ampia categoria  di anziani a medio reddito.

In  altre situazioni si potrebbe allargare il numero dei soggetti con parziale sostegno pubblico delle spese. Siamo certi che comunque lo stato risparmierebbe rispetto alla spesa sanitaria e sociale tradizionale che già oggi viene fatta, soprattutto a  livello ragionale e comunale.

Si prova con un primo esperimento e se ha successo si prosegue; si può prevedere anche un sondaggio per capire la disponibilità ed evitare fallimenti.

Due modi diversi di assecondare la vita dell’anziano ma se ben gestiti altrettanto efficaci, con il tentativo di alleggerire le Residenze degli Anziani (RSA). Nelle strutture per anziani in base all’ultimo dato disponibile gli autosufficienti superavano gli 80.000, mentre gli insufficienti i 230.000, con una media del 50% superiore agli 80 anni.
Non far arrivare una parte di autosufficienti direttamente nelle RSA alleggerirebbe, come scrivevo poc’anzi le strutture, e abbasserebbe il costo di questo servizio.

Tanto per farsi un idea il costo dei presidi sanitari che comprendono anche adulti e giovani è pari al il 12% della spesa sanitaria, pari al 1,8% del PIL, e si prevede che nel 2060 la spesa raggiungerà il 3,2% del PIL. Le residenze degli anziani dovrebbero ospitare soprattutto anziani bisognosi di cure continue, o non autosufficienti.

Affronteremo meglio la problematica delle RSA nella tematica della sanità.
Se a questa nuova metodologia si riuscisse ad affiancare, come suggeriva Tupini , la costituzione di Case della Salute in maniera diffusa sul territorio avremmo un sistema che porterebbe davvero sollievo agli anziani e non solo.

Sulle famiglie vorrei sottolineare l’importanza di rendere in questa particolare situazione gli asili nido comunali gratuiti per tutto l’anno 2022.

Ricordo i limiti fissati dalla Legge di Stabilità 2020 tramite un bonus erogato dall’INPS: fino al reddito Isee di € 25.000 € 3.000 (272,72 mensili per 11 mesi);  reddito Isee da € 25.001 a € 40.000 € 2.500 (227,27 mensili per 11 mesi;  oltre i € 40.001 resterà a € 1.500 (136,36 euro mensili per 11 mesi);
Il bonus sarà versato dall’INPS al Comune e la parte residua sarà a carico dell’istituzione comunale.
Per gli asili privati rimarrebbe in vigore la legge di stabilità 2020, ma si potrebbe prevedere da parte del Comune una integrazione secondo il reddito. Dobbiamo ricordare  che negli asili privati non vanno solo i bambini delle famiglie benestanti ma anche i  bambini che non hanno trovato spazio nelle graduatorie comunali.

Merita anche considerazione la proposta di Dario Coen del coinvolgimento dei giovani  attraverso il connubio Scuola-Comune nel volontariato.

La droga tra i giovani

E’ inoltre importante il ruolo dell’ente locale verso le strutture scolastiche di educazione pluridisciplinare contro la droga.

Una realtà quest’ultima che vede la crescita tumultuosa dell’uso in classi di età sempre più giovani.
Una situazione che essendo legata per il rifornimento alla grande criminalità e poi alla  piccola criminalità locale vede lievitare  problemi di sicurezza in molte zone anche delle  periferie più lontane, (bene i presidi di vigilanza suggeriti da Guzzardi).
Il Comune in raccordo con Scuole e i vari Ministeri interessati deve assolutamente coinvolgere gli studenti in operazioni di volontariato, in corsi di educazione civica con pratica sul campo, e con coinvolgimenti di varia natura in primis quelli culturali, che portino il ragazzo ad apprezzare la cosa comune e la città di Roma, in modo che la senta di sua proprietà, quindi non solo gite ma studio civico dei beni artistici.

Il terzo settore

Per completare il ragionamento sulla Tematica Sociale è necessario il massimo  coinvolgimento del Terzo Settore a discapito di Cooperative non proprio cristalline.
Nella riforma del Terzo Settore è prevista l’applicazione del principio della sussidiarietà orizzontale.

La partecipazione dei cittadini e dei corpi intermedi nella cura dei bisogni  collettivi e nelle attività di interesse generale, è assolutamente necessaria  all’interno di un  modello organizzativo e funzionale, nel quale il pubblico interviene con funzione di sostegno di programmazione, di coordinamento e, solo eventualmente di gestione.

Tale corretta e piena applicazione renderebbe più moderna e flessibile la stessa amministrazione pubblica.

Nel terminare chiedo a voi tutti: è possibile individuare quali sono i campi di intervento che attualmente il comune mette in atto per sostenere le persone disagiate ivi comprese le famiglie? Tale conoscenza permetterebbe di avere un quadro di assieme e fare proposte ancora più stringenti.

Raffaele Minelli

Il testo di Raffaele Minelli è stato integrato da Gabriele Gandelli.

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