GLI IMPIANTI SPORTIVI COMUNALI: PROPOSTE – BRUNO BIANCHI

Introduzione

Di Gabriele Gandelli

A molti il problema degli impianti sportivi del Comune di Roma potrebbe sembrare marginale, in realtà gli impianti comunali dati in concessione sono tantissimi ( 430 impianti tra comunali e municipali) e al loro interno gravitano adulti ma soprattutto tanti ragazzi e bambini, anche in età prescolare.

Sono luoghi che permettono di fare sport a tanti cittadini e ragazzi e impegnano i giovani allontanandoli dalle insidie della strada:  parliamo di migliaia di ragazzi.

E’ un argomento che riveste caratteristiche sociali non trascurabili. Il Comune non ha una strategia complessiva su questi impianti, non ha dotato gli uffici competenti del Dipartimento dello Sport e dell’organico e dei mezzi necessari in grado di supportare ed indirizzare i concessionari, lasciati in balia di se stessi.

Oltretutto diversi di essi sono indebitati con il Credito Sportivo e spesso non riescono o fanno fatica a pagare i mutui contratti, e il Comune per questi prestiti ha concesso una fideiussione trovandosi anch’esso indebitato.

L’operazione indicata da Bruno Bianchi, ovvero la costituzione di un Fondo comune di investimento immobiliare di tipo istituzionale, attraverso il conferimento allo stesso della proprietà degli impianti, delle concessioni, dei crediti, dei debiti e delle garanzie, avendo il Comune come unico sottoscrittore, ha non solo una valenza finanziaria, che porterebbe notevoli vantaggi al Comune di Roma, che avrebbe effetti benefici sul Bilancio comunale, ma creerebbe un soggetto privatistico che potrebbe più agevolmente interagire con i Concessionari.

L’attuale Giunta voleva mettere mano a questo settore ma a parte l’approvazione del nuovo regolamento per gli impianti sportivi comunali e una parziale revisione delle concessioni, sono rimasti lettera morta altre intenzioni come il portale degli impianti, la messa a norma di tutti gli impianti, l’approvazione di un nuovo bando e delle relative commissioni aggiudicatrici, la revisione dei canoni concessori, sull’aggiudicazione degli impianti segnaliamo lo sconcio della palestra di scherma di via Sannio chiusa per anni e assegnata all’ENDAS un paio di anni fa ma non ancora attiva per mancati accordi tra il Concessionario e il Comune che non vuol riconoscere un prolungamento della concessione richiesto dall’ente aggiudicatore per i notevoli lavori che dovrà affrontare. Credo che questo quadro sia illuminante nella necessità che sia un soggetto di natura privatistica a interloquire, contrattare e indirizzare i Concessionari, anche nell’interesse dei fruitori.

Invitiamo tutti i soci e simpatizzanti a leggere con attenzione questo progetto che è realmente innovativo, attendiamo eventuali commenti e pareri su quanto elaborato.

 

 

 

SQUILIBRIO DELLA GESTIONE DELGLI IMPIANTI SPORTIVI DI ROMA CAPITALE:  PROPOSTE DI SOLUZIONE

di Bruno Bianchi

 

  • Premesse.

 

La gestione (data in concessione) degli impianti sportivi di proprietà di Roma Capitale presenta rilevanti squilibri.

 

Nel corso degli anni le condizioni reddituali dei concessionari degli impianti si sono via via deteriorate. In parte a causa della crisi economica del 2008-che ha ridotto drasticamente i consumi privati ed in modo particolare i consumi per beni e servizi non essenziali, ancora non superata ed oggi drammaticamente aggravatasi dalle chiusure imposte per contrastare il diffondersi del virus Covid-19, ed in parte per rilevanti carenze nella formulazione del programmi economici e finanziari iniziali, sulla base dei quali sono state assegnate le concessioni.

Il rilascio della concessione ha poi consentito l’erogazione da parte del sistema bancario di finanziamenti (garantiti al cento per cento da Roma Capitale), spesso eccessivi rispetto alle reali necessità ed alle effettive capacità reddituali dell’impianto, cosicché il peso degli oneri al servizio del debito è diventato in molti casi insostenibile.

 

L’assenza di controlli sugli investimenti effettuati e sulle effettive condizioni di esercizio degli impianti, non ha consentito di contrastare il peggioramento delle condizioni ed ha condotto alcuni gestori a non onorare il pagamento degli oneri finanziari, scaricando sul bilancio di Roma Capitale il peso del debito contratto.

Il perdurare e l’aggravarsi della crisi economica ha portato ad un netto aggravamento dell’attuale squilibrio.

 

Per porvi rimedio, l’amministrazione dovrebbe procedere nei confronti dei concessionari inadempienti, revocando la concessione e recuperando il possesso dell’impianto per poi procedere a nuova assegnazione.

 

Ciò comporta procedure complesse, lunghe e spesso di esito incerto.

 

La revoca della concessione ed il recupero dell’impianto, in caso di opposizione del concessionario, può richiedere mesi a cui si aggiunge la complessità del ricorso alla forza pubblica, con conseguente allungamento dei tempi per il recupero del possesso.

 

La pubblicazione del bando di gara e la riassegnazione dell’impianto presenta, inoltre, elementi di rilevante criticità, dal momento che il nuovo gestore è costretto ad accollarsi il debito nei confronti del sistema bancario. La procedura richiede in ogni caso, tempi di attuazione non comprimibili, con la conseguenza che gli impianti verrebbero chiusi per periodi di mesi e riassegnati in condizioni non operative.

 

Quanto al recupero delle somme corrisposte dal Roma Capitale in qualità di fideiussore del cento per cento del debito, questo è ancor più incerto.

La concessione dell’impianto non prevedeva infatti alcuna garanzia da parte dei concessionari. Gli impianti sono di proprietà del comune e, di conseguenza, l’unica effettiva possibilità di recupero dipende dalla patrimonializzazione del concessionario quasi sempre inadeguata.

Il danno per gli utenti è evidente e non solamente sotto il profilo della mancata erogazione dei servizi. Occorre tener presente infatti che il settore inverte il ciclo economico costi/ricavi (l’utente paga in anticipo l’abbonamento ai servizi) cosicché, in caso di chiusura dell’impianto è molto probabile che vi sia una alta percentuale di utenti che avendo già corrisposto il prezzo del servizio, subirebbe anche una perdita economica.

 

Le attuali iniziative per limitare i danni economici della pandemia, certamente apprezzabili , congelando, come sembra, ogni azione di recupero, rischiano di tradursi in mero rinvio della grave situazione di squilibrio, a meno di non cogliere questa occasione per individuare una soluzione definitiva del problema.

 

  • Obbiettivi da perseguire.

 

Gli obiettivi da perseguire possono così essere individuati.

 

  • Consentire il proseguimento dell’attività degli impianti, anche nei casi di concessionari in difficoltà-previa verifica delle cause delle situazioni di dissesto per accertare la correttezza dei comportamenti-ponendo condizioni eque e sostenibili per il risanamento a fronte di garanzie credibili[1];
  • Sollevare Roma Capitale dalla gestione diretta dei rapporti con i concessionari e dalle garanzie prestate al sistema bancario, senza che ciò comporti la perdita di controllo del rispetto delle condizioni di esercizio dell’impianto e delle finalità pubbliche;
  • Procedere ad una soluzione definitiva mediante:
    • Attribuzione della gestione dei rapporti con i concessionari e con il sistema bancario ad entità terze indipendenti, in via permanente;
    • Annullamento degli oneri economici ora a carico del bilancio di Roma Capitale;
    • Mantenimento del controllo in capo a Roma Capitale;
    • Acquisizione al bilancio di Roma Capitale degli utili derivanti dalla gestione ordinaria e delle plusvalenze eventualmente realizzati.

 

  • Soluzioni non praticabili.

 

Per il perseguimento degli indicati obietti si ritiene che debbano escludersi:

  • la gestione diretta degli impianti da parte di Roma Capitale, non essendo l’Amministrazione in grado assicurarla;
  • la costituzione di una società a partecipazione comunale (maggioritaria, o minoritaria che sia) a cui affidare la gestione degli impianti perché analoghe iniziative da parte di grandi comuni hanno dato esiti fortemente negativi e perché tale ipotesi sarebbe del tutto in contrasto con quanto oggi perseguito dall’Amministrazione.

 

Appaiono inoltre impraticabili-sicuramente nel breve periodo- soluzioni che prevedano la cessione ai privati degli impianti, o di diritti reali su di essi, per i seguenti motivi:

 

  • Trattandosi di impianti pubblici, qualunque cessione di diritti reali a privati dovrebbe essere preceduta da valutazioni accurate circa l’impatto sugli standard urbanistici, sulla Città storica , consolidata e sulle aree esterne. Le verifiche e le procedure amministrative necessarie impedirebbero, in ogni caso, cessioni in tempi rapidi;

 

  • Le cessioni a privati richiedono procedure complesse e gare di evidenza pubblica e se queste sono complesse per impianti non oggetto di concessione, divengono quasi impossibili per gli impianti in concessione. La vendita diretta al concessionario non sarebbe possibile, stante le norme per le vendite pubbliche e data la lunghezza delle concessioni, innesterebbe un potenziale contenzioso tra concessionario e “nuovo proprietario” di estrema complessità. Basti pensare al diverso titolo di godimento del bene. Non più concessione amministrativa , ma contratto al momento non identificabile Né sarebbe possibile la “trasformazione” della concessione, in diritto di superfice, o altro diritto reale.

 

Se anche si decidesse quindi di procedere alla cessione a privati, questo soluzione non consentirebbe di intervenire in temi rapidi sugli squilibri del sistema, con conseguente aggravamento dello stessi.

 

  • Soluzione proposta.

 

La soluzione che sembra poter realizzare gli obiettivi indicati, appare essere l’attribuzione del complesso delle attività e delle passività afferenti agli impianti sportivi ad un patrimonio separato, mediante conferimento della proprietà degli impianti , delle concessioni, dei crediti, dei debiti e delle garanzie, ad un fondo comune di investimento immobiliare di tipo “istituzionale”.[2]

 

A fronte di tale conferimento a Roma Capitale, unico sottoscrittore verrebbero attribuite tutte le quote del fondo, cosicché con tale operazione si realizzerebbe:

 

  • dal punto di vista economico patrimoniale, una “trasformazione” del complesso patrimoniale (attivi e passivi) relativo agli impianti, in quote di un fondo comune di investimento, il cui valore iniziale sarà dato dalle attività ( valore degli immobili, canoni di concessione ed altri crediti) al netto delle passività ( pagamenti effettuati per escussione delle garanzie, garanzie residue per finanziamenti erogati e altri debiti) , valutati dagli esperti indipendenti previsti dalla normativa sui fondi comuni di investimento

 

Si noti che il conferimento delle attività e passività ad un fondo immobiliare ha come effetto reale, la costituzione di un patrimonio separato non personificato, quindi senza imputazione ad un nuovo soggetto giuridico, bensì mediante destinazione dei beni alla gestione separata.

 

  • dal punto di vista gestionale, il trasferimento alla gestione separata di ogni attività connessa ai rapporti con i concessionari ed i terzi, disciplinata da un dettagliato Regolamento del Fondo preventivamente approvato e successivamente modificabile esclusivamente da Roma Capitale, unico sottoscrittore del fondo;

 

Il Regolamento del Fondo, indicherebbe inoltre:

  • le finalità del fondo (quali ad esempio la salvaguardia dei criteri di erogazione dei servizi da parte dei concessionari);
  • le regole generali e le procedure cui attenersi per le concessioni degli impianti;
  • le regole di costituzione e di funzionamento dell’organo di controllo della gestione che sarà, ovviamente, composto da dipendenti del Dipartimento di competenza;
  • i costi del fondo;
  • le regole contabili e di valutazione degli attivi e dei passivi;
  • le regole e le procedure per il cambio del gestore del fondo (la SGR);
  • le regole e le procedure per la modifica del regolamento del fondo.

 

Il fondo potrebbe, inoltre, essere configurato come fondo a comparti per consentire ai singoli Municipi, o gruppi di essi, l’esercizio dei controlli di competenza.

 

La Società di Gestione del Risparmio , dovrebbe essere affiancata da un “gestore tecnico” specializzato nelle attività del settore ed entrambi verrebbero scelti mediante procedura pubblica. Il bando di gara indicherà i requisiti richiesti, gli obblighi cui si dovranno conformare i soggetti aggiudicatari, le condizioni economiche proposte ed i principali elementi strutturali e normativi del Fondo.

 

  • Vantaggi della soluzione proposta.

 

Vantaggi economici

 

Secondo quanto risulta, nel bilancio di Roma Capitale gli impianti sono iscritti a costo storico, ovvero al valore catastale del fabbricato.

 

Secondo le istruzioni della Banca d’Italia e della Consob, il conferimento avviene a valori di mercato secondo quanto certificato da esperti indipendenti.

 

Si può ipotizzare che il valori di mercato saranno maggiori del valore di bilancio dei beni e di conseguenza con il conferimento degli impianti si potrebbe realizzare una plusvalenza.

 

Gli impianti sono conferiti insieme alle garanzie rilasciate da Roma Capitale alle banche ed al credito che si vanta nei confronti dei concessionari inadempienti, quindi si solleva il bilancio dal peso delle garanzie e si “valorizza” il credito ancora non recuperato.

 

Il conferimento al fondo, non è soggetto all’imposte di registro e catastali, se non in misura fissa quindi l’unico onere , che potrà essere sostenuto dal fondo, sono le spere notarili e di trascrizione.

 

In cambio degli impianti, Roma Capitale riceve quote del fondo, valore mobiliare negoziabile e conferibile in garanzia al sistema bancario.

 

Le quote sono valorizzate al prezzo di mercato semestralmente, sulla base di criteri dettati dalla Banca d’Italia, quindi il bilancio di Roma Capitale registrerà ogni anno l’eventuale incremento di valore degli impianti.

 

Vantaggi gestionali ed organizzativi.

 

La concessione degli impianti, la gestione dei rapporti con i concessionari (ivi compresi i controlli periodici del loro operato e della loro condizione economica) e la gestione delle garanzie fornite al sistema bancario verranno integralmente trasferiti a soggetti terzi, dotati di personale adeguato (la SGR per il profilo economico-amministrativo ed il gestore tecnico, per le parti di sua competenza) i quali opereranno in modo indipendente, secondo regole predefinite e sotto il controllo dell’Amministrazione.

 

Prospettive di valorizzazione e cessione

 

Una volta consolidata la gestione del fondo, si potrà valutare la cessione ai privati di taluni degli impianti, potendo procedere agli adempimenti conseguenti nei termini richiesti dalle normative, senza la pressione degli attuali squilibri.

 

  • . Realizzazione della soluzione proposta.

 

La realizzazione pratica della proposta comporta l’adozione delle seguenti deliberazioni degli organi competenti di Roma Capitale

 

  1. Approvazione preliminare della proposta e del programma della sua attuazione;
  2. Predisposizione dell’offerta e del Regolamento del Fondo;
  3. Consultazione delle parti interessate;
  4. Approvazione definitiva dell’intero progetto e modifica della classificazione degli impianti sportivi comunali interessati al progetto, in beni disponibili;
  5. Pubblicazione del bando di gara e aggiudicazione della costituzione e gestione del Fondo;
  6. Predisposizione da parte del gestore del fondo di quanto necessario per il conferimento degli attivi e dei passivi al fondo;
  7. Approvazione del conferimento.

 

Bruno Bianchi

 

 

[1] Prima tra tutte l’obbligo per i concessionari di sottoporre i bilanci a revisione contabile.

[2] In questa sede sono omessi i riferimenti normativi, che potranno essere forniti alle autorità comunali in caso di interessamento alla proposta.

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