IL PROGETTO ISTITUZIONI E BUROCRAZIA – PIERO SANDULLI

ISTITUZIONI E BUROCRAZIA

 

Nel progetto redatto da Piero Sandulli estrapoliamo le parti relative alla riforma dell’assetto istituzionale della città e la riforma della burocrazia, invitando tutti a leggere e commentare il lavoro nel suo insieme, lavoro ricco di spunti relativi ad un nuovo modo di concepire la città, tanti sono i riferimenti alla mobilità, cultura, al lavoro, all’assetto urbano oltre ad un ripensamento sulle partecipate.

Gabriele Gandelli

Presidente Associazione

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ISTITUZIONI E BUROCRAZIA

Il terzo comma dell’articolo 114 della nostra Costituzione ricorda: “Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo Ordinamento”.

 

Il richiamo, contenuto nella modifica operata al titolo quinto della Costituzione, con la legge costituzionale n. 3 del 2001, è però rimasto, nella Sua effettiva sostanza, inattuato anche perché a tale riferimento, la Carta costituzionale non ha dato alcun seguito avendo privilegiato la scelta delle città metropolitane (come emerge, chiaramente, dal dettato dell’art. 119 della Carta costituzionale, in tema di autonomia finanziaria), ma tale scelta, già operata dal legislatore ordinario con la legge n. 142 del 1990, non ha dato i frutti che il legislatore costituzionale auspicava ed anche la stessa normativa sul ruolo della capitale non ha dato risultati, se non di natura meramente coreografica: oggi il Comune di Roma si chiama “Roma capitale”, ma nulla è cambiato sotto il profilo gestionale della città.

A questo inadeguato quadro normativo è necessario sommare: una vastità territoriale senza eguali in Europa (ad eccezione di San Pietroburgo); una espansione demografica ed edilizia senza regole (centocinquanta anni fa, quando Roma è diventata capitale, aveva circa 350.000 abitanti, alla fine dell’ottocento, trenta anni dopo, gli abitanti superavano il milione); ambiziosi, ma mai pienamente realizzati, piani regolatori (si pensi al sistema direzionale orientale, il mitico SDO); opere pubbliche realizzate solo in occasione dei cosiddetti “grandi eventi”; inefficaci trasporti pubblici; un sistema museale sottodimensionato rispetto ai tanti capolavori che, non visibili, albergano nei magazzini cittadini; una filiera ricettiva basata su un’offerta, non sempre, adeguata ad una città che dovrebbe vivere di cultura, turismo e della valorizzazione di una storia lunga 2.773 anni che non ha uguali al mondo.

Se questi sono i problemi di Roma, alcuni endemici, altri di sistema ed infine taluni soggettivi, quali possono essere i rimedi idonei a consentire a Roma di ripartire, dopo “il tempo sospeso” della grande paura del contagio del COVID-19, nel centocinquantesimo anno del suo essere capitale d’Italia? Proviamo a dare alcune risposte per promuovere la Roma del terzo millennio.

Per prima cosa, è necessario individuare un nuovo assetto istituzionale della città capitale, che tenga conto delle complessità del suo ruolo e delle circostanze che essa ospita, al suo interno, uno stato sovrano, il cui rilievo mondiale non è solo spirituale, ma dà vita ad obblighi ed adempimenti gravosi e dispendiosi per la città. In altri Stati il sindaco della città capitale è seduto al tavolo del Governo è opportuno che anche in Italia, senza alcuna necessaria modifica costituzionale, si preveda una analoga misura per compartecipare all’esecutivo i problemi della sua capitale.

 

Il trasferimento di risorse dello Stato centrale per il ruolo di città capitale dovrà essere adeguato e prevedere i costi che i gravosi impegni di rappresentanza prevedono per Roma.

Alle quindici municipalità, che contano mediamente duecentomila abitanti (quindi collocandosi tra le città più popolose d’Italia), dovranno essere assegnati da una legge speciale compiti di spese, di gestione, di manutenzione, per sopperire alle tante carenze di programmazione del Comune centrale; la normativa dovrà prevedere gli ambiti di spesa, specifiche competenze ed i rapporti con il Comune centrale. Inoltre, alla prima municipalità dovranno essere assegnati poteri speciali in riferimento alla sua collocazione.

Andrà realizzata una Consulta cittadina di coordinamento a cui far partecipare il sindaco, gli assessori, i consiglieri comunali, i Presidenti delle municipalità, il segretario generale, il ragioniere generale, l’avvocato generale del comune; le università di Roma, le categorie: gli ordini professionali, gli imprenditori, i commercianti, il terziario, tutti con facoltà di esprimere pareri.

Nell’ottica precedente, dovrà, attraverso l’istituzione di un apposito assessorato, essere avviato un programma di snellimento e semplificazione di tutte le procedure amministrative del comune, con intensivo uso della informatizzazione dei servizi.

Ripristino dell’ufficio di mediazione tra Comune e cittadini creato nel 1996 e finalizzato alla costruzione di un nuovo rapporto di fiducia con l’istituzione che sostituisca la attuale litigiosità.

Corretta gestione delle risorse umane con misurazione delle attività, sulla base dei risultati conseguiti, non più sul tempo speso negli uffici comunali. Mai più battaglie al cappuccino, ma patto tra dipendenti e Comune per lo sviluppo della macchina pubblica con l’unico scopo di offrire servizi ai cittadini.

Roma non dovrà essere, come a lungo è stata, la città del pubblico impiego; deve diventare il luogo dove far fiorire l’iniziativa privata. Roma deve essere, anche per la sua storia, il luogo di sviluppo del terzo settore sul quale, necessariamente, al termine del “tempo sospeso della pandemia”, dovremo poggiare uno dei pilastri della ripresa economica del Paese e della sua capitale.

Piero Sandulli

 

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Questa è la sintesi di quanto descritto da Piero Sandulli, ma ci sembra interessante andare a rivedere il  Forum “La quarta Roma”, visibile su il sito di Visioneroma,  in cui troveremo anche alcune proposte divergenti rispetto a quelle indicate da Piero Sandulli, in materia istituzionale. Sono considerazioni che non possono non arricchire il dibattito.

Roberto Morassut, per rafforzare il ruolo di Roma, vede una soluzione di natura costituzionale, la trova più ambiziosa e definitiva, anche se ovviamente dilatata nel tempo, rivendicando però l’immediatezza delle maggiore risorse da dedicare alla Capitale per il ruolo che svolge, che la porta ad avere costi, anche di rappresentanza, che non sono replicabili in altre città italiane.

Chicco Testa sostanzialmente non crede nel ruolo autonomo dei Municipi, considera l’esperimento fallito. Che i Municipi non abbiamo dato grande prova di se è comune pensare, ma c’è da osservare che una vera autonomia politica e finanziaria non gli è mai stata data.

Inoltre affronta il tema delle  Partecipate Comunali,  che devono essere rese più efficienti e meglio funzionanti; Testa vede come unica possibilità l’inglobamento  in strutture aziendali di più ampia dimensione.

In quell’incontro Linda Lanzillota è invece per un potenziamento dei Municipi con competenze proprie e risorse adeguate.

 

 

L’invito a tutti soci e simpatizzanti è a commentare e proporre affinché si giunga ad un comune progetto, esprimendosi chiaramente sull’autonomia dei Municipi ed il ruolo istituzionale di Roma, non tralasciando di considerare gli aspetti burocratici ed amministrativi.

Gabriele Gandelli

 

 

 

 

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