SOPPRIMERE LA BUROCRAZIA? – ALBERTO BENZONI

SOPPRIMERE LA BUROCRAZIA! SOPPRIMERE LA BUROCRAZIA… SOPPRIMERE LA BUROCRAZIA?

Di Alberto Benzoni

 

Diffidate, signori, dai punti esclamativi. Perchè appartengono, da almeno una generazione (stiamo parlando dell’Italia), alla destra popolar/padronale. E perché, dietro al punto esclamativo, ci sono la “ggente”, l’”Italia che lavora e produce”, i titoloni dei grandi giornali di informazione, i quadretti apocalittici degli Stella e dei Rizzo e, infine, il silenzio un po’ vigliacco di coloro che la pensano diversamente.

Ora, chi la pensa diversamente ha due strade per far valere le sue opinioni. L’una, forse più direttamente produttiva, sarebbe quella di fare delle domande: “d’accordo, ma come? Eliminando i burocrati? O, più modestamente, eliminando i controlli? Ma sappiamo tutti che questo non è possibile. E, allora, solo alcuni, ma allora quali? Oppure, non è il caso di affrontare il caso delle procedure? Oppure di cambiare il rapporto tra politica e burocrazia“?

In un paese normale, questo sarebbe un discorso obbligato. Ma da trent’anni non siamo più un paese normale. Si urla e si semplifica non per esaltare l’uso della parola me per soffocarlo. E siamo diventati un paese in cui le mistificazioni non pagano mai dazio; e in cui lo slogan “via la burocrazia” serve a coprire anzi a cancellare il tema del ritorno dello stato che non ha bisogno di controllare tutto perché decide e progetta per la parte che gli compete. Ritorno che le corporazioni e i padroni del vapore temono più di altra cosa.

Oggi, sia per cinico calcolo politico che per incapacità, spero ancora superabile, di contrastarlo nella sue essenza, nessuno sembra in grado di porsi queste domande o di offrire concrete soluzioni al problema.

Resta però aperta a tutti la possibilità di ricordare agli sloganisti di professione i disastri provocati seguendo i loro precetti.

Avete regalato le aziende Iri ai privati? Ecco, allora, i disastri della Telecom, dell’Ilva e delle Autostrade.

Avete predicato la linea dei “tagli”? E ora vi ritrovate senza medici, senza insegnanti, senza ispettori del lavoro e senza il personale necessario per trovarlo.

Avete esaltato il “modello Lombardia”? E, ora avete un avete un sistema sanitario pubblico privo di risorse e poco diffuso nel territorio; per tacere delle condizioni delle Rsa.

Avete ridotto i servizi pubblici al servizio della collettività? E ora siete obbligati a sostenere finanziariamente le persone in difficoltà.

Avete premiato le infrastrutture richieste dai privati trascurando quelle che i privati non potevano o non volevano realizzare perché non immediatamente profittevoli? Ed ecco i disastri idrogeologici e ambientali.

Avete ”sbloccato i cantieri” di continuo nel corso di decenni? E vediamo un paese coperto di cemento, più di ogni altro paese d’Europa.

Avete praticato un decentramento dissennato, in particolare a danno dei comuni, senza alcuna forma di coordinamento? Ora, c’è l’anarchia del “fai da te”, sofferta, in particolare, dagli amministratori pubblici più vicini ai cittadini.

Avete lasciato la burocrazia esposta, senza coperture, all’attacco di un giustizialismo sempre più invasivo? Eccola, davanti a voi, pressochè incapace di prendere decisioni; e indotta a rivalersi di questa condizione di inferiorità bloccando quelle degli altri.

Vi siete, magari in minima parte, pentiti o auto criticati per questo sconcio collettivo? No? E, allora per favore, state zitti. Un fioretto; almeno fino alla fine della pandemia. Dio ve ne renderà merito.

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