IL DIARIO DI DARIO COEN – RUBRICA AUTOGESTITA

 


IL DIARIO DI DARIO COEN – RUBRICA AUTOGESTITA

Sarà questa la mia rubrica, il mio spazio sui social gestiti da Visioneroma, che ringrazio per l’ospitalità.

Uno sguardo verso il mondo delle attività produttive in generale, il commercio al dettaglio, il real estate, il turismo e la libera concorrenza, ma anche una attenzione particolare sugli aspetti sociali come la convivenza civile e religiosa.

Con una lente d’ingrandimento di un protagonista attivo dell’economia romana che ha fatto della sua vita un impegno collettivo per la tutela dei diritti e degli interessi degli imprenditori e del mondo del lavoro, senza venir meno al rispetto delle classi sociali meno fortunate ed alle minoranze in generale. Un ebreo romano, o romano ebreo, insomma, che non intende rinunciare a nessuna delle due identità, perché ogni identità è la somma di tante identità che vivono e convivono in ognuno di noi. Leggere per credere.


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GLI ARTICOLI

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PALESTINA LIBERA DA HAMAS

 

Sono amico della causa del popolo palestinese e come tale mi permetto di dare loro suggerimenti. Penso che il bene dei palestinesi sia necessariamente legato al bene di Israele, degli israeliani ed alla minoranza araba israeliana. Tutti hanno un destino comune e quindi il bene degli uni, è il bene degli altri.

 

Per questo se fossi palestinese lotterei per una democrazia interna al loro popolo, che manca da sempre. Troppo facile dare tutte le colpe ad Israele, ma non è così. Possibile mai che ancora una volta Abu Mazen abbia annullato le elezioni democratiche per il rinnovo del governo dell’Autorità Palestinese che si è proclamato oltre 15 anni fa?

Come possono pensare gli amici palestinesi che stanno meglio come maggioranza sotto una dittatura rispetto ad una minoranza sotto una democrazia? È ancora attuale “2 popoli 2 stati”, uno democratico, uno tenuto in povertà dai loro leaders?

Cosa ha portato la violenza contro Israele? C’è ancora chi è convinto che gli attentati aiutano la giusta causa palestinese? Perché i giovani palestinesi non si affiancano ai giovani israeliani per condividere il mondo delle start up? Come si può combattere la  corruzione dell’autorità palestinese, fra le più alte al mondo? Perché invece di spendere in missili e/gallerie per infiltrare terroristi non si investono soldi e risorse in opere pubbliche come ospedali o scuole? I missili contro Tel Aviv, hanno mai portato qualcosa di buono? Perché la vita di un giovane kamikaze vale così poco da farsi esplodere con la gioia dei parenti?

Dal ’48 ad oggi, 73 anni di guerra da Gaza, di missili contro Tel Aviv o Gerusalemme, hanno aiutato o peggiorato la causa palestinese? Stanno meglio gli arabi palestinesi in Israele o quelli sotto l’Autorità Palestinese? Non converrebbe a Hamas gettare le armi e collaborare con Israele?

In questi 73 anni di democrazia israeliana, ci sono stati governi di sinistra, di centro e di destra. Possibile mai che nessuno di questi sia andato bene per fare gli accordi di pace? Vogliamo parlare dei diritti civili? Come mai gli omosessuali palestinesi scappano da Gaza per rifugiarsi a Tel Aviv una delle città più gay friendly ? I diritti LGBT in Palestina, esistono? Perché in tutta Israele ci sono moschee e a Gaza o a Hevron non ci può essere una presenza ebraica? E’ auspicabile una “primavera palestinese” in cui il popolo si renda davvero libero dai propri leaders, corrotti e miopi.

Dario Coen

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Dare un peso alle parole

L’ironia si divide in due, quella che fa ridere ambo le parti, e quella volgare, che offende una delle parti. E la differenza  fra le due “ironie” la riconoscere solo chi la subisce, ne è la vittima e si sente o si può sentire offeso.

È volgare, e “bullizza”, se fa ridere solo chi ironizza, è ironia vera se fa ridere anche chi è preso in giro. Questo vale nei confronti degli omosessuali, dei genovesi o degli ebrei. Poi c’è l’autoironia. Si può e si deve ridere su se stessi, ma non per questo è concesso farlo anche agli altri. È questo il motivo per il quale una stessa battuta può e deve essere vista diversamente in base al contesto in cui la si dice. “Ne voglio mal dire, ma non ne voglio mal sentire”. È questa, in sintesi, la differenza.

Quando si scherza si deve si deve sempre ridere insieme, se ride solo una delle parti diventa come minimo inopportuna. Su questo ne posso essere il primo testimone.  Sono il primo a fare battute sugli ebrei, ma non sempre tollero che le facciano altri, magari in pubblico. O meglio, dipende da chi le fa e dal contesto. A me è permesso, da alcuni le tollero, da altri non le accetto. È una questione di sensibilità, tutta mia. Ma sono anche il primo a non farle mai sugli andicappati, sui preti o su altre minoranze.  O si ride tutti insieme, o meglio tacere. Ve lo dice una persona che fino a prova contraria non si offende quasi mai ed ama scherzare su tutto. O quasi. Dipende. Vale il motto “pensa prima, parla poi, perché poche parole patiscono pochi pensieri”. Vale anche per i comici.

Infine, a prescindere, non si può scherzare su tutto. Solo il grande Roberto Benigni ha saputo raccontare la shoah con una certa ironia, ma non è da tutti e non tutti l’hanno apprezzato. Anzi, molti lo hanno criticato. È sempre una questione di sensibilità.

 

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RICORDANDO MARCO PANNELLA

Ricorre oggi l’anniversario del compleanno di Giacinto, detto Marco Pannella,  nato a Teramo il 2 maggio 1930, mancato il 19 maggio del 2016.

A lui dobbiamo le grandi battaglie sul divorzio, sull’aborto e tante altre ancora del dopoguerra italiano.
Marco Pannella è stato forse il più grande leader della sinistra italiana non comunista. Ha inventato il partito radicale e radio radicale, protagonista delle battaglie di libertà e dell’anticonformismo. Mai scontato, mai prevedibile, Marco Pannella ed il suo partito radicale, anticlericale,  europeista per eccellenza,  antiproibizionista, non violento, antimilitarista, gandiano, si definiva radicale, socialista, liberale. Un protagonista della migliore politica italiana, sempre all’opposizione, dalla parte dei più deboli e di ogni minoranza. Sia il suo ricordo di benedizione e di insegnamento per le nuove generazioni di giovani che scendono o scenderanno in politica per dar voce ai diritti umani. Marco Pannella ci manca molto

Dario Coen

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SINISTRA O DESTRA ?

Un partito politico, (od un’idea), è di sinistra o di destra in base a ciò che sostiene o che sostiene e poi la realizza? O in base al tipo dei suoi elettori? Un’idea politica può essere di sinistra o di destra in base a chi la sostiene?

Chi stabilisce ormai cosa significa essere di destra o sinistra? Il blocco degli sfratti e/o dei licenziamenti è di destra o di sinistra? È più di sinistra difendere a spada tratta i diritti dei lavoratori o liberalizzare il mercato del lavoro a favore dei disoccupati? È sempre vero che un proprietario immobiliare (anche se piccolo) deve essere tutelato meno di un inquilino? Chi è di destra, capita che dice anche cose di sinistra, magari su altri argomenti? Chi è di sinistra, capita che dice cose di destra?

Tolti alcuni concetti di fondo, alcune premesse necessarie ed indispensabili, come l’antifascismo, il razzismo, la parità dei diritti fra uomini e donne, che “generalmente” ormai possiamo dire essere condivisi da ambo gli schieramenti, cosa rimane delle ideologie del Novecento? Perché il quartiere più benestante di Roma, il 1° Municipio, vota a sinistra e le periferie generalmente a destra? Perché il PD ha sdoganato il M5S partito populista? Draghi è di destra? E’ di sinistra chiedere il voto per i sedicenni? È di destra tutto quello che sostiene Salvini o la Meloni? Un governo di unità nazionale, quello con PD e Lega insieme, è così male? Meglio il precedente con il M5S? Possiamo essere felici che gli ex populisti sono diventati europeisti?

Tante domande, poche risposte, molte delle quali uscite fuori in conversazione con i miei figli, alle quali non sempre so rispondere. Mi aiuti qualcuno, grazie.

Dario Coen

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VACCINI FINALMENTE SI PARTE ….PIANO PIANO

Stati Uniti, Russia, Cina, Israele, Gran Bretagna. Sono solo alcuni dei paesi dove la vaccinazione anti-covid è già partita da tempo. L’ Europa Occidentale, disunita, ancora una volta ha dimostrato di essere indietro. Non è colpa del SSN, non è colpa dell’agenzia del farmaco, ma di un continente che non riesce ad avere un primato positivo, nessun successo in questi ultimi decenni. L’ Europa non riesce a crescere, a decollare. Dobbiamo farcene una ragione o possiamo fare ancora qualcosa per realizzare il sogno dei nostri padri? Ammettiamo intanto la sconfitta, per voltare pagina e riprendere il progetto auspicato, magari senza aspettare nuove generazioni.

Dario Coen

 


LA DEMOCRAZIA DEI PAESI ARABI

L’ Egitto è uno dei Paesi arabi più democratici, diciamo così, rispetto agli altri. La triste storia di Giulio Regeni fa capire ancora una volta che l unica vera democrazia in tutto il Medio Oriente è e rimane Israele. Ma certa sinistra, una minoranza per fortuna, continua a non vedere, finge di non capire, sta dalla parte sbagliata. Solo in Israele sono rispettati i diritti Lgbt e delle donne  in generale. Anche l’autorità palestinese, che non indice elezioni democratiche da decenni, viola questi diritti,  ma mai una voce di protesta dell’Occidente. “La libertà dell’occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme ” diceva il buon Ugo La Malfa. Santa verità.

Dario Coen

Sfratti e certezza del diritto

 

Il blocco degli sfratti per morosità per i locali non abitativi, ancora una volta dimostra che in Italia non c’è certezza del diritto. E se è vero, come è vero, che la ripresa economica può partire solo con e da investimenti esteri, è vero anche che senza certezza del diritto e con i tempi indefiniti per le pratiche burocratiche, nessuno straniero investirà mai più in Italia.

Aggiungi che il tasso di natalità è fra i più bassi d’Europa, mi domando, e vi domando, quale sarà la visione dell’Italia 2050? Quanti saranno gli abitanti di questo Paese? Come mai la classe politica non riesce a programmare uno sviluppo, una visione di una nazione dei prossimi 20/30 anni? Non parliamo poi di Roma, Capitale che non riesce a rispettare un appuntamento, nuove fermate della Metropolitana rinviate sine die, in ritardo tutto di almeno dieci anni.

Tutti iniziano a sperate nel Giubileo 2025. Sarà forse condivisibile, ma senza una Visione, Roma bucherà anche questo prossimo appuntamento. Buca più, buca meno, manco ce ne accorgeremo!


VOLONTARIATO OBBLIGATORIO UN SERVIZIO CIVILE CHE AIUTEREBBE QUESTO PAESE AD ESSERE PIÙ CIVILE

 

Sono contrario al servizio militare obbligatorio. Lo trovo superato dai tempi, inutile, costoso e soprattutto poco educativo. Ai miei tempi lo era, ma ho fatto di tutto per evitarlo e ci sono riuscito. E non sono pentito manco un pò.

Da sempre ho comunque fatto volontariato, dall’età di 10 anni, prima frequentando gli scout, poi vari centri e movimenti giovanili, militanza politica, fino agli ultimi anni nei quali dedico parte del mio tempo libero a battaglie ambientaliste, forse anche perchè figlio della  generazione che più ha inquinato.

Fatto sta che ai miei tempi non si poteva non impegnarsi in ideali sociali e collettivi. Si passava per qualunquisti e svogliati.

Bene, se fosse per me, finito il liceo, renderei obbligatorio per tutti un periodo di volontariato in qualsiasi forma o struttura. Prima di una assunzione o di una laurea, o di un concorso pubblico,  darei una sorta di preferenza e merito a chi ha prestato volontariato per un periodo di almeno sei mesi. Questo sì che sarebbe educativo e formativo per gli stessi giovani, ma anche una risorsa per la collettività, insegnando alle nuove generazioni che allo Stato si deve dare, non solo chiedere. E per Stato, intendo istituzioni pubbliche sanitarie e non solo.
Ma di questi temi nessuno ne parla, come se al contrario della generazione passata, prestare volontariato fosse ormai una perdita di tempo ed inutile.
Visioneroma,  un gruppo di volontari, non troppo giovani, forse,  ma che non vuole rinunciare a scommettere sulle nuove generazioni, magari partendo da temi come questi, visto che ci piace andare controcorrente.

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