LA CITTA’ DI GIANLUCA SANTILLI – RUBRICA AUTOGESTITA


 

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GLI ARTICOLI DI SANTILLI


La mobilità immobile

 

La mobilità è immobile: no, non è un ossimoro ma la fotografia della realtà scattata dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti nel suo Conto Nazionale.

Dallo studio emerge che nel 2005 i trasporti privati (auto e moto) erano 726.000 su un totale di 900.000. Il residuo si articolava tra treni, autobus, metropolitane, aerei e navi.

Nel 2019 i trasporti privati erano saliti a 771.000 su un totale di 964.000.

E quindi parliamo del 90% circa a favore del trasporto privato ma soprattutto di una situazione assolutamente statica negli ultimi 15 anni.

I dati 2020, influenzati dal Covid, sicuramente vedranno un ulteriore aumento del trasporto privato, scelto anche per motivi di paura del contagio da assembramento come sappiamo bene e dalla incapacità di mettere mano al trasporto pubblico rendendolo fruibile e sicuro.

Di bici e micromobilità l’analisi del Ministero non parla e ciò la dice lunga sull’interesse di favorire quella che viene considerata la vera mobilità smart sostenibile.

Perché anche l’auto elettrica forse è sostenibile, ma di certo non è né sarà mai smart perchè, in specie in città, il traffico lo generano le auto, a prescindere dal motore che utilizzano.

Ci sarebbe poi da aprire un capitolo a parte sulla reale logica dell’auto elettrica che vede contrapposti e sull’orlo di una crisi di nervi i due principali costruttori mondiali. Difatti, mentre Toyota la detesta indicandola come una soluzione illogica ed inquinante, Volkswagen ci punta tutto.

Ma perché il tema della mobilità in Italia è immobile?

Analisi complessa ma forse riconducibile alla storica prevalenza dell’auto imposta dalla FIAT che ha determinato una politica dei trasporti su gomma.

Non è un caso se il primo TGV in Francia è partito nel 1981 ed il primo Frecciarossa solo nel 2009. Per non parlare dei trasporti intermodali nave/camion che non sono mai decollati, nonostante il nostro sia un Paese circondato dal mare.

E poi è noto che si tratta di un tema da gestire nel medio-lungo periodo.

Una classe politica come la nostra, che partorisce governi che mediamente durano due anni, è impensabile possa dedicarsi a progetti del genere ed i risultati di questo andazzo, e non solo in tema di mobilità, sono purtroppo drammaticamente emersi durante la pandemia.

C’è da dire che in una delle bozze in circolazione sulla gestione dei fondi del Next Generation EU si vedono allocati ben 18,5 miliardi sulla mobilità sostenibile e sull’elettrico anche se per quest’ultimo valgono le criticità evidenziate.

Ci si chiede però se coloro che dovranno spendere questa enorme massa di denaro saranno gli stessi che in 15 anni hanno immobilizzato la mobilità e che hanno scoperto la sostenibilità solo grazie alle direttrici imposte dalla EU al Recovery Fund, ma che in realtà non sanno cosa realmente sia.

Gianluca Santilli

 


Gli annunci: quegli squallidi paraventi degli incapaci presuntuosi

 

L’incapacità, se unita alla presunzione, può generare danni enormi.

Ma l’incapace non se ne rende neanche conto. La colpa non è sua ma di chi delega il fare a chi non è capace di farlo.

A Roma questo succede più spesso che altrove e non se ne capisce la ragione. E’ forse l’indolenza ed il menefreghismo di noi romani la causa?

E’ probabile sia così ma se è vero, in specie ora, che tempus fugit, non si può più lasciar correre.

Si assiste, con romano disincanto, alla preparazione, da parte di partiti che di incapaci sono sempre più affollati, della campagna per l’elezione del prossimo Sindaco di Roma.

Il post Covid comporterà non solo la necessità di avvalersi di persone capaci, ma soprattutto di chi abbia una visione della Roma che sarà nitida, ambiziosa ed all’altezza della città più bella del mondo.

Il futuro si è terribilmente avvicinato e le sfide che ci attendono saranno immani. Perderle non darà alcuna possibilità di recupero. Velocità e determinazione faranno la differenza perché appena usciremo da questo buio tunnel chi vedrà per primo la luce avrà enormi margini competitivi e correrà molto più veloce degli altri.

E mentre queste riflessioni sono una priorità mondiale, in specie per quanto attiene le metropoli del futuro, a Roma siamo ancora alle prese con gli “annunci” di una Amministrazione forse neanche degna di tale nome che, avendo ancora pochi mesi di vita, siamo sicuri che proverà a farne altri, rilanciando continuamente, priva del benchè minimo senso del pudore, al punto di ricandidarsi.

Ma se è vero come è vero che il romano tutto è tranne che stupido, si spera che abbia capito che non si può più giocare con il voto e che quello di “protesta” non solo non ha senso, ma può essere deleterio.

Piuttosto preoccupiamoci di chi dovrà selezionare i candidati, perché Roma ed i romani meritano il meglio stavolta.
https://www.romatoday.it/politica/piste-ciclabili-legambiente.html


Le metropoli intrecciano il bello antico e moderno

 

Ogni grande metropoli ha la caratteristica di non dormire mai.

E’ in particolare il caso di New York e Londra e più recentemente delle grandi metropoli asiatiche.

Gru e cantieri sono sempre in movimento e l’economia scorre e cresce.

Roma, invece, da anni non ha una gru, non un cantiere degno di tale nome, non un’opera in grado di mutare un quartiere: nulla.

E infatti non cresce ma anzi arretra e nell’ultimo report del Sole 24 Ore sulla qualità della vita addirittura sprofonda.

E’ bella però. Vero, è bellissima ma antica. Non c’è nulla del suo splendore che non abbia centinaia di anni.

Nelle grandi metropoli, invece, si attua la visione di chi le amministra individuando una zona, in genere degradata, da valorizzare e rilanciare.

La procedura generalmente ruota attorno alla realizzazione di un’opera architettonica di altissimo livello, affidata all’estro di una archistar.

Attorno a questa opera si rigenera tutto il territorio mediante un sistema di mobilità sostenibile efficace, nascono negozi, si rinnovano le residenze, si crano zone di incontro moderne ed accoglienti ed il gioco è fatto.

Non è poi un caso se qualche personaggio va là a vivere e se qualche grande gruppo ci insedia la sua nuova sede.

Ma per fortuna a Roma c’è Enel, un gruppo leader mondiale dell’energia rinnovabile che ha messo la sostenibilità e l’innovazione al centro del suo modello di business.

Ed è proprio la ristrutturazione radicale del suo quartier generale di via Regina Margherita la prima e speriamo non isolata grande novità di Roma.

Anche Enel, in attesa e forse in sostituzione dell’Amministrazione capitolina, ha seguito l’iter sopra descritto.

Il progetto della nuova sede è stato affidato alla genialità di Antonio Citterio e di Patricia Viel, che hanno pensato ad una splendida scatola di vetro, totalmente trasparente, ove si lavorerà in un ambiente totalmente sostenibile ed innovativo.

La sede Enel potrà rappresentare, per l’intero quartiere, una sferzata di energia vitale per una spinta al rilancio, alla riqualificazione, alla rigenerazione.

C’è ora da augurarsi che l’esempio di Enel sia da stimolo non solo per altri gruppi, in specie quelli che non sono a Roma, ma che potrebbero eleggere la Capitale a sede principale, ma anche per l’Amministrazione che verrà, di individuare e far gestire e riqualificare gli spazi e gli immobili inutilizzati dotandoli di tutte le necessarie infrastrutture in chiave sostenibile, innovativa e digitale.

Perché il bello non ha età ma se ha centinaia di anni, non è sufficiente per essere funzionale alla crescita.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/12/15/news/sede_enel-278497159/

 

 



Roma: la gestione strabica della mobilità, che rischia conseguenze drammatiche

Roma da sempre fatica molto, moltissimo a gestire la sua mobilità.

Il record di auto private per cittadino e la circolazione di quasi 2 milioni di auto con meno di 3 milioni di abitanti, sono emblematici.

Solo con la visione, la determinazione e la competenza messe in atto da Parigi, Londra, New York ed altre grandi metropoli, si potrà cambiare questa assurda mobilità che tra l’altro intossica i cittadini e rende invivibile la Capitale.

Ai proclami dell’attuale Amministrazione, insediatasi inserendo la mobilità al primo posto del programma elettorale, non sono purtroppo seguiti i fatti ed anche gli annunciati 150 km di ciclabili sono diventati poco più di 10, peraltro spesso mal strutturati e senza una logica di interconnessione.

Da ultimo, cadendo nel luogo comune che il commercio viene penalizzato dalle limitazioni alle auto, mentre è esattamente il contrario, come dimostrano tutti gli esempi legati alle ciclo-pedonalizzazioni delle aree commerciali, si è liberalizzata la ZTL, con tutte le conseguenze, anche sull’ambiente, immaginabili.

Ora leggere che l’Amministrazione, a causa dello smog, invita i cittadini a limitare l’uso dell’auto ed a muoversi a piedi o in bici, suona davvero come una sconcertante presa in giro.

https://www.romatoday.it/attualita/smog-livelli-roma-15-dicembre-2020.html

 


ROMA CITTA’ BELLA E IMPOSSIBILE?

 

E’ romano lo chef migliore del mondo.

Ma non si parla di ristoranti stellati, bensì di McDonald.

Bella ed emblematica la storia di Amedeo Avenale che, appena diciottenne, inizia a lavorare nel primo McDonald romano, quello aperto a Piazza di Spagna, che innescò una rivoluzione epocale nella ristorazione romana, fino ad allora tranquillamente concentrata su ristoranti e cucina tradizionali.

Ora Avenale, che ha salito tutti i gradini di una lunga scala, è un imprenditore di successo che possiede 8 McDonald e gestisce 320 dipendenti.

E per non farsi mancare nulla, ha anche ricevuto il Golden Arch Award, premio di migliore al mondo del grande brand globale.

Roma avrebbe un gran bisogno di tanti Avenale.

La città è sempre più in difficoltà sul fronte delle imprese e del settore terziario e questo è un limite gravissimo, perché una grande metropoli non può prescindere dal dinamismo e dal successo dei suoi imprenditori, anche in chiave di attrazione di investimenti, di rigenerazione, di posti di lavoro: in una parola, di crescita.

La prossima Amministrazione dovrà avere la corretta visione per consentire questa crescita ed agire immediatamente, migliorando radicalmente tutti i servizi necessari alle imprese.

L’alibi della città “bella e impossibile”, grazie al quale si giustificano inadeguatezza, incapacità ed incompetenza, si spera cada al più presto

Gianluca Santilli

 


Milano – Roma: l’eterna, inutile sfida

5 DICEMBRE 2020

 

 

L’evoluzione delle città, già prima del Covid, prevedeva entro un decennio 50 megalopoli con almeno 10 milioni di abitanti, in grado di produrre il 75% del PIL mondiale.

Il Covid non ha scalfito questa previsione, ma ha rimodulato le modalità della crescita ed in parte la struttura urbanistica di questi enormi agglomerati urbani.

La regola dei 15 minuti, rilanciata da Anne Hidalgo, la sindaca di Parigi, che su questo tema ha centrato la sua vittoriosa campagna elettorale, su ispirazione del Prof. Carlos Moreno della Sorbona, avrà una grande ripercussione sulle città del futuro.

La “citta del quarto d’ora” contiene e limita drasticamente i flussi di traffico urbano e rende i nostri centri urbani più vivibili, favorendo la prossimità che il Covid ha fatto riscoprire.

Elemento principale sono i quartieri dove si vive, lavora, si acquistano beni e si fruisce di servizi, spostandosi a piedi o in bicicletta, in meno di 15 minuti.

A partire dal dopoguerra, la città è stata strutturata per zone, dividendo i quartieri residenziali da quelli destinati al lavoro e alla produzione, favorendo la concentrazione del commercio in centri lontani dall’abitato, serviti da ampi parcheggi.

Anche i poli scolastici sono stati realizzati con lo stesso principio.

Il concetto deleterio del “drive in”, del facilmente raggiungibile in auto, ha generato luoghi estranei al contesto, vuoti per lunghi periodi della giornata o della settimana, corredati da grandi superfici destinate alla sosta delle vetture.

I centri storici si sono svuotati di contenuti, diventando, spesso, il luogo del degrado e molti quartieri sono stati relegati al ruolo di dormitori.

Questi concetti della nuova urbanistica delle città sicuramente sono diventati centrali a causa e per alcuni versi grazie al Covid e nessuna grande metropoli potrà ignorarne la valenza.

L’altro elemento dirimente è rappresentato dalla sostenibilità, fenomeno globale accelerato e reso onnipresente anch’esso dal Covid.

Nessun investimento, a maggior ragione se di medio-lungo periodo come quelli del real estate, sarà effettuato se non su iniziative ad alto contenuto sostenibile. Sul punto il mondo della finanza pubblica e privata non derogherà più.

Sulla base di queste premesse, osservando il nostro Paese, emerge che le megalopoli italiane dovrebbero essere Milano e Roma.

Ma mentre a Milano il dibattito e l’operatività fervono, Roma appare immobile e sorda a questi richiami.

Eppure ambedue, entro pochi mesi, saranno oggetto delle elezioni per la nomina del nuovo Sindaco e qualunque candidato dovrebbe mettere questo tema al centro della sua offerta politica come appunto ha fatto, a Parigi, la Hidalgo.

In un recente convegno organizzato sul Futuro della Mobilità, si è dibattuto sulla Milano del futuro che abbraccerà Brescia e Bergamo, che includerà oltre 10 milioni di abitanti, che dovrà essere interconnessa, mobile, smart e quindi leader.

Milano punterà a diventare, delle 50, una delle prime 20 megacity del mondo.

La mobilità smart, finalmente assurta ad elemento centrale delle città del futuro, prevedrà l’intermodalità, elettricità ed idrogeno, nuovi strumenti di mobilità e nuove modalità di spostamento.

Entro il 2026, in occasione delle Olimpiadi invernali, una superciclabile di oltre 70 km congiungerà Milano a Malpensa.

Una città diffusa, green e moderna, in grado di attrarre persone e business che lavora a questi obiettivi da almeno 15 anni, a prescindere dall’alternanza di sindaci tra loro anche diversi ma uniti dalla comune logica di far sviluppare la città con l’ambizione di renderla leader a livello internazionale.

Se Roma facesse altrettanto, il beneficio si riverserebbe sull’intero Paese visto che un buon 80% dell’economia italiana ruota attorno a queste due città.

Viceversa, Roma appare da 15/20 anni, incapace di individuare una visione e di creare continuità tra le Giunte che la hanno guidata.

Anzi, si è assistito ad una logica perversa che ha puntualmente portato ad un azzeramento di quanto fatto precedentemente, a prescindere dalla bontà dell’iniziativa.

Sarebbe più che auspicabile che questo deprecabile approccio muti radicalmente a cominciare dalla oramai imminente nomina del nuovo Sindaco, perché un’ulteriore regressione non sarebbe più colmabile.

Lo si sente dire spesso ma è bene ribadire che serviranno candidati con una visione globale e sostenibile, determinati e molto capaci, con un approccio anche manageriale, per guidare una squadra all’altezza delle sfide enormi ma anche molto stimolanti che ci attendono.

 

 


Roma è la più bella smart city del mondo

 

Ho visto sul Corriere la foto di quella che è stata denominata “la più pazza ciclabile del mondo”.

Purtroppo non era una fake news ma davvero al Flaminio, sul tratto di lungotevere che costeggia i circoli romani Canottieri Roma e Lazio, è stata realizzata una ciclabile, o meglio è stata passata improvvidamente una mano di vernice, per delimitare una pista larga poco più di un metro, che passa tra radici e gradini di marciapiedi, di fatto non solo inutilizzabile ma anche molto pericolosa.

Fa parte dei tanto decantati 150 km, che avrebbero dovuto essere realizzati entro il 2020 a fronte dei problemi generati dal Covid e che ad oggi non sono più di 10/15, peraltro di mera vernice spalmata sulle strade romana un po’ a casaccio.

Questo incipit so bene che stride brutalmente con il titolo dato a questo intervento ma in realtà non è così.

Ma cosa è una smart city?

Da tempo questo termine viene usato, spesso senza averne chiaro il reale significato.

Cosa si intende per città intelligente? E chi decide se una lo è più di un’altra? E soprattutto, può concepirsi un modello unico valido ovunque?

Modificare una città in una smart city era la priorità di tutte le Amministrazioni cittadine del mondo, perlomeno di quelle che hanno a cuore la vita dei cittadini che le abitano già prima del COVID 19. Ora tutto va molto più velocemente in quella direzione.

Riuscirci è compito molto difficile ma i trend ci fanno tutti intendere che se non ci si riesce, la città sarà destinata ad un declino tanto triste quanto irreversibile.

Smart city non è una, ma è la priorità.

E qual è la città nel mondo che se divenisse “smart” avrebbe vinto la sfida con tutte le altre? Risposta facilissima: Roma.

Roma non solo è quasi unanimemente considerata la città più bella ma senza alcun dubbio è anche il contenitore della Storia del mondo. Ciò la rende unica ma anche pigra e quasi strafottente e si tende a perdonarle tutto, al contempo considerando impossibile una sua riconversione ai trend del futuro. È davvero così? In parte credo di sì ma penso anche che sia oltremodo rischioso considerare ininfluente la sua stasi, perché il declino sarebbe tragicamente irreversibile, anche per Roma. E allora si deve fare in modo di allinearla alle città che vogliono essere protagoniste del futuro anche perché entro molti meno anni di quanti si pensi il 70% del Pil mondiale sarà prodotto dalle megalopoli con oltre 20 milioni di abitanti e non essere tra queste significa semplicemente non esistere o quasi. E non essere smart significherà diventare la agghiacciante Los Angeles di Blade Runner. Ma possiamo immaginare anche solo 5 milioni di romani che si spostano nelle attuali condizioni che strangolano la vita quotidiana ai 2-3 milioni che oggi vivono a Roma? Certamente no. E questo significa che la smart city ha la mobilità al primo posto dei suoi obiettivi.

Mobilità non è auto o mezzo pubblico o bicicletta o pedone. Mobilità è tutto questo assieme, è intermodalità efficiente ed efficace, è spostamento rapido, poco costoso, senza stress. Esco da casa ed arrivo dove voglio senza problemi, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Facile progettare una mobilità intermodale efficiente in una città normale. Sfida titanica farlo a Roma dove al primo scavo per una fermata di metro spuntano fuori vestigia della sua storia millenaria, dove strade e stradine si intrecciano e dove le periferie, sorte senza una logica urbanistica, sono un inferno a cielo aperto. Ma, semplicemente ed ineluttabilmente, si deve fare di tutto per riuscirci. Proviamo a partire dall’esistente ma soprattutto proviamo a far capire a chi a Roma ci vive che si può ed anzi si deve fare. L’auto, dobbiamo capirlo, non è una appendice del nostro corpo. Non dobbiamo necessariamente portarla da casa fino ad un metro dal nostro posto di lavoro, dal bar dove prendiamo il caffè, dal negozio dove vogliamo acquistare qualcosa. Non dobbiamo per forza utilizzarla da soli. Possiamo lasciarla davanti ad una fermata della metro, ad un bike sharing, ad un trenino, ad un autobus o semplicemente in garage. Possiamo camminare per 10/15 minuti, possiamo pedalare per 10/15 minuti, meglio se con una bicicletta a pedalata assistita che ci eviterà di faticare e sudare sui sette colli. Possiamo ed anzi dobbiamo. La nostra salute ci ringrazierà.

E se Parigi ha un assessorato alla città dei 15 minuti perché Roma non dovrebbe fare altrettanto?

Questo a mio avviso è il primo e più importante compito di chi amministra una città: fare cultura, sensibilizzare, educare i più giovani. E soprattutto dare esempi virtuosi, essere credibili, molto credibili. Oggi si può attingere a modelli esteri, interloquire con chi li ha realizzati, analizzare le differenze, sfruttare le nuove tecnologie. La progettualità deve essere globale ed anche un po’ visionaria. Interventi parziali e scoordinati tra loro sono deleteri. Occorre tempo, competenza, serietà e, come detto, tanta credibilità. Roma ha anche notevoli vantaggi rispetto ad altre metropoli, che non vengono sfruttati come dovrebbero. Roma è tra le città più verdi al mondo.

I parchi romani, oltre che splendidi, sono vivibili e possono diventare un’arteria verde eccezionalmente sostenibile, se fossero adeguatamente strutturati. Molte ciclabili e vie pedonali potrebbero essere realizzate all’interno dei parchi, da illuminare, onde renderli non solo fruibili 24 ore al giorno ma anche sicuri; le si deve raccordare tra un parco e l’altro mediante poche centinaia di metri di percorso protetto.

Le ciclabili devono diventare ciclovie attorno alle quali sarà naturale la nascita di esercizi commerciali funzionali alle stesse ed al flusso di pedoni e ciclisti. E diventeranno aree anche di svago, di shopping, di serena fruibilità che favorirà una naturale impennata della qualità della vita dei romani. Avviene ovunque così e quindi sarebbe garantito anche a Roma. Occorre avere il coraggio di chiudere al traffico zone da destinare a far vivere in modo sano i cittadini. Serve il limiute dei 30 km/h e non si possono più accettare le arterie autostradali dentro la città.

L’iniziale ritrosia si tramuterà dopo poco in unanime gratificazione verso certe iniziative. Gli esempi di Londra, Parigi e New York sono emblematici. Sindaci inizialmente quasi minacciati ma poi quasi beatificati. Ne risentirebbe molto positivamente anche il commercio tradizionale, oggi strangolato dai centri commerciali, dallo shopping online, da squallide bancarelle che sfregiano il decoro della città. Ma non basta. Se devo lasciare l’auto a casa o in un parcheggio, devo poter avere metro, autobus, tram, treni che funzionino. E se devo usare una bici devo poter godere di parcheggi ad hoc, di un sistema di bike sharing efficiente e diffuso capillarmente, di poterle caricare su bus e metro e di godere della massima sicurezza possibile.

 


Mobilità Smart nelle città, una occasione persa?

 

 

Un bonus tanto inutile quanto pasticciato, sfociato in un click day tragicomico, gestito da due ministeri senza alcun coordinamento e forse privi delle necessarie competenze.
Quasi 200 milioni che andavano destinati alla mobilità smart nelle città ed alla sicurezza degli spostamenti, la cui carenza ha generato, come era prevedibile, contagi e chiusura delle scuole e che invece sono andati a favore dell’acquisto di bici, anche per un uso totalmente diverso da quello cittadino e di un comparto che non ne aveva bisogno, visto che gli ordini saranno smaltiti in un anno.
E il tema della mobilità smart, centrale in tutte le città del mondo, è ancora assente dal dibattito governativo e politico italiano…

 

 

 


Avv. Gianluca Santilli

Avvocato, laurea in giurisprudenza presso Università La sapienza, Master in studi economici presso l’Università La Sapienza.

Managing e Senior partner di LS – LexJus Sinacta, studio professionale di 200 professionisti avvocati e dottori commercialisti con 9 sedi in Italia

Avvocato dell’anno – Economia sostenibile – Premio Le Fonti 2019

Leone d’Oro per meriti professionali – 2019

Eccellenza per gli studi sull’economia sostenibile Senato della Repubblica – 2018

Da oltre 25 anni è a capo degli studi legali nei quali opera con ruoli di responsabile e di conseguenza con coerenti capacità relazionali e di gestione dei team operativi

E’ presidente di Osservatorio Bikeconomy

E’ ideatore di Focus PMI – convegno di studi sull’economia della PMI italiane

E’ Assessore alle attività produttive ed al commercio del Comune diGrottaferrata

E’ stato a capo della Procura e del Settore Amatoriale della Federciclismo

E’ membro della Bikeconomy e Marketing Commission dell’UCI – Unione Ciclistica Internazionale

Ha fondato associazioni onlus e sportive.

Ha ideato ed organizzato Granfondo Campagnolo Roma, uno dei più importanti eventi di ciclismo di massa al mondo.

Ha ideato ed organizza Bikeconomy Forum, il primo convegno al mondo sulla bikeconomy e Osservatorio Bikeconomy, il più importante think tank sul fenomeno in Italia.

E’ ideatore e già presidente di Formula Bici

 

 

 

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