LA CITTA’ DI GIANLUCA SANTILLI – RUBRICA AUTOGESTITA


 

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GLI ARTICOLI DI SANTILLI


A Parigi svolta epocale: niente auto! E a Roma?

La Sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, punta decisa verso la svolta epocale: eliminare le auto private da Parigi, dando seguito ai coraggiosi interventi sulla mobilità sostenibile, iniziati con il suo primo mandato.

Hidalgo: niente auto.

Si valuta questa iniziativa addirittura come propedeutica alla sua corsa alla presidenza della Repubblica Francese nel 2022.

A New York il Sindaco De Blasio vuole azzerare il traffico automobilistico entro il 2030.

A Londra, il Sindaco Sadiq Khan inizia il suo secondo mandato dichiarando: “Sono determinato a uscire da questa pandemia, ma non per sostituire una crisi sanitaria con un’altra. Dobbiamo far scendere i londinesi dalle loro auto e farli andare in bicicletta, sarà una parte importante del prossimo mandato” e punta ad emissioni zero entro il 2030.

Parigi, New York e Londra si muovono all’unisono e quel che risalta è che certe scelte ora producono grandi consensi perché i cittadini del mondo, in specie dopo questa maledetta pandemia, puntano tutto sulla qualità della vita e le città in grado di garantirla si assicureranno attrattività e quindi maggior valore e ricchezza per chi ci vive.

In Italia e soprattutto a Roma, che succede sul fronte della mobilità sostenibile?

Poco per ora e quel poco non è quasi mai il frutto di un progetto globale e coordinato ma si declina in interventi quasi casuali, anacronistici, effettuati con logiche vecchie di 20 anni, senza utilizzare le migliori competenze internazionali, tra mille critiche perché comunicati male o per niente.

La recente diatriba tra Comune e Soprintendenza di Roma sul bitume riversato sulla ciclabile del Tevere, ne è una triste conferma.

Un intervento effettuato senza previo coordinamento con la Soprintendenza, senza utilizzare materiali innovativi e sostenibili, giustificato con la necessità di fare manutenzione della quale c’era sicuramente la necessità ma che avrebbe potuto essere l’occasione per adottare i migliori standard internazionali, per tramutare una brutta ciclabile in una ciclovia strutturata ed in grado di diventare anche uno stimolo ad attività economiche e turistiche, visto che si snoda in uno dei tratti più belli del mondo.

Perché si deve comprendere bene e soprattutto deve comprenderlo chi amministra una città, che la mobilità sostenibile, se ben strutturata, genera tanta ricchezza non solo per i positivi effetti su clima ed ambiente ma anche per le iniziative economiche ed imprenditoriali che genera, per i vantaggi legati al commercio ed all’economia di prossimità, per la vivibilità, oggi ancor più agognata dopo la pandemia.

A pochi mesi dalle elezioni dei sindaci delle più importanti città italiane, a cominciare da Roma, il dibattito su questi temi latita e ciò è molto preoccupante perché denota sia la quasi totale sconoscenza del fenomeno e del suo impatto sulle metropoli e sulla vita dei loro cittadini che l’assenza di sensibilità e visione.

I partiti non pare abbiano la capacità di selezionare i candidati in questa chiave. Sono ossessionati dai sondaggi e dalle alchimie politiche, privi di visione di medio-lungo termine.

La recente girandola di nomi, alcuni dei quali corteggiati senza ritegno perché pare che fare il Sindaco di Roma sia considerata una condanna invece che un grandissimo onore, lasciano noi cittadini in equilibrio tra la perplessità e la rassegnazione.

E intanto il mondo pedala e scappa via…

 

Avv. Gianluca Santilli

 

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Dal traffico a combustione a quello elettrico: la confusione sostenibile

 

 

Leggo sull’edizione romana del Corriere un articolo dell’ottimo Edoardo Segantini dal titolo “Il nostro futuro elettrico”.

L’articolo chiude così: “una città di automobili che scivolano via senza rumore, silenziose ed inodori? Oggi una prospettiva del genere può sembrare un sogno”.

Ma stiamo scherzando? Ma Londra, Parigi e New York che hanno dichiarato di eliminare l’auto privata entro il 2030, con un anticipo di 20 anni su quanto previsto prima della pandemia, sono impazzite?
Mi chiedo quale sia la differenza di una città strangolata dal traffico se questo è elettrico o ibrido, salvi ovviamente i vantaggi importantissimi per l’ambiente e l’impatto acustico.

Roma, in una recente classifica internazionale di Inrinx, risulta la città più trafficata non solo d’Italia: è più congestionata rispetto a megalopoli come Mexico City, San Paolo, Los Angeles e Istanbul e nel 2019 la Capitale era la città più congestionata in Europa e seconda nel mondo. La situazione è ovviamente migliorata nel 2020 grazie al lockdown ma è quasi certo un ritorno al passato vista la assai scarsa attività legata ad incidere seriamente sui trasporti urbani in chiave smart.

Decine di ore buttate dietro un volante, stress, conseguente inefficienza della città che l’avvento impetuoso della sostenibilità, termine abusato ma il cui reale significato appare ai più sconosciuto, rischia di non modificare.

Perché mobilità sostenibile non significa assediare una città invece che con un’auto a benzina con una elettrica, bensì consentire a chi si sposta di farlo senza alcuna necessità di ricorrere all’auto privata, che peraltro occupa suolo rubato ai cittadini ed alle attività ad essi dedicate.

Il futuro di una città come Roma si gioca sulla riqualificazione radicale del suo territorio e della qualità della vita di chi ci vive, studia, lavora e la visita per turismo.

Ma purtroppo appare evidente come sia ancora difficile generare quel cambio culturale necessario per non perdere l’ultimo treno verso un futuro coerente con i trend della sostenibilità.

Gli stessi PUMS (piani urbani di mobilità sostenibile) risentono ancora della logica autocentrica e di conseguenza anacronistica che ne inficiano le linee guida e quindi i progetti sulla mobilità sostenibile urbana.

Sicuramente una insufficiente competenza di un tema nuovo, comporta certi approcci ma la lacuna deve essere rapidamente colmata, se serve facendo ricorso alle best practice internazionali.

Una città non potrà mai essere smart se per spostarsi al suo interno servono ore alle quali si aggiungono quelle per trovare un parcheggio dove lasciare per ore un’auto che quasi sempre trasporta un solo passeggero.

Questo semplicemente è inammissibile.

Gli investimenti, compresi quelli legati ai PNRR sulla mobilità, dovranno essere destinati allo sviluppo di una multimobilità sostenibile e smart fatta di treno, tram, autobus elettrici, metro, biciclette, monopattini, all’interno di una città ricca di isole pedonali in grado di incrementare e rendere piacevole il commercio di prossimità, le aggregazioni ludiche e culturali, lo spazio per bambini e giovani.

In sintesi, serve incrementare la qualità della vita.

L’auspicio è che la prossima Amministrazione della città, qualunque essa sia, consideri prioritario questo tema, stante l’enorme potenzialità, in specie in chiave di turismo di qualità ed attrazione di investimenti privati, della Capitale.

 

Avv. Gianluca Santilli

 

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VILLA ADA VERSUS PISTA CICLABILE?

Villa Ada è uno dei più bei parchi di Roma, città più verde d’Europa, anche se fa finta di non saperlo.

Oggi il diffuso degrado nei quali versano i parchi romani non ha purtroppo risparmiato neanche Villa Ada.

160 ettari adagiati tra Salaria, il quartiere Trieste e i Parioli, al cui interno ci sono una villa reale, numerosi edifici neoclassici ed eclettici quali il Tempio di Flora, la Villa Polissena, le Scuderie Reali, lo Chalet svizzero, la Torre Gotica, che farebbero la fortuna di ogni metropoli.

Ma finalmente qualcosa si muove: il Grande Raccordo Anulare delle Biciclette, anche detto GRAB, sognato da Antonio Cederna ed elaborato dal progetto di Legambiente, Touring Club Italiano e Parco Regionale dell’Appia Antica, che propone una via verde per due terzi già attiva attraverso spazi liberi dal traffico (vie pedonali e ciclabili, parchi, aree verdi e argini fluviali).

Il progetto è stato finanziato ed incluso nelle 10 grandi ciclovie nazionali, nel 2017.

Tutto bene si direbbe! E poi tutto perfettamente coerente con la mania di sostenibilità che il Covid ha, fortunatamente, scatenato ed accelerato.

E invece no, non va tutto bene perché il GRAB prevede il passaggio all’interno di Villa Ada delle biciclette.

Si badi bene, di bici, non di moto o auto. E di bici condotte non dagli agonisti del Giro d’Italia ma di chi usa la bici per andare al lavoro, di genitori con i figli che finalmente avranno un luogo straordinario e sicuro dove pedalare godendosi la natura, di turisti ai quali Roma potrà offrire ulteriori mete ed attrazioni.

E chi si oppone fieramente al passaggio delle bici? Le associazioni degli ambientalisti, terrorizzati dagli scempi che la ciclovia potrebbe arrecare al parco e dai rischi che le bici potrebbero generare per chi voglia passeggiare nel parco.

Pare una commedia dell’assurdo e personalmente sono convinto che sia mancata una corretta informazione ma ciò non è sufficiente a comprendere questa surreale levata di scudi.

Far attraversare un parco dalle bici con la doppia valenza di consentire spostamenti sicuri per chi opta per la sempre più gettonata mobilità sostenibile e di creare un polo di svago e turismo laddove oggi è impossibile anche passeggiare senza imbattersi in un degrado agghiacciante ed inammissibile, favorirà una valorizzazione del contesto senza alcuna controindicazione, totalmente sostenibile e perfettamente integrato in ogni futuro intervento di rigenerazione urbana.

E si eviteranno ciclabili sulle strade percorse dalle auto con tutti i rischi conseguenti.

Anzi, i parchi di Roma, tutti posti all’interno della città, dovrebbero essere tra loro collegati ed attrezzati proprio per renderli fruibili alla mobilità dolce e sostenibile.

Certo si dovrà pensare a ciclovie ben strutturate, ove sia impossibile quella promiscuità ciclista/pedone che stupidamente e soprattutto pericolosamente tante ciclabili ancora consentono, perché la sicurezza è fondamentale, ma non rendere fruibili i parchi alla mobilità dolce è sostenibile sarebbe davvero surreale oltre che anacronistico.

Per il resto mi chiedo, ma questi “censori” ambientalisti hanno mai attraversato Central Park, il Bois de Bois de Boulogne, Richmond Park o il Bosco di Amsterdam? E hanno mai analizzato lo stato attuale nel quale versa Villa Ada (e gran parte dei parchi romani)?

Non vorrei che, dopo decenni di lotte per un ambiente sostenibile, spesso affette da un estremismo negazionista a volte patologico, ma pur sempre meritorie, oggi gli ambientalisti duri e puri si siano trovati spiazzati da questo tsunami della sostenibilità che giustamente, però, considera il tema anche in chiave economica e grazie a questa visione lo ha sdoganato da quegli ambiti un po’ naif che non sono mai riusciti a renderlo prioritario come merita.

Ben venga comunque ogni utile confronto tra chi ha visioni differenti, sempreché l’onesta intellettuale prevalga sempre e il NO a prescindere venga messo finalmente da parte!

Gianluca Santilli


ROMA OVVERO L’IMMOBILITA’ SOSTENIBILE

La nostra Capitale è ancora prima in Italia per traffico automobilistico e la cosa grave è che non fa neanche notizia.

E’ stata appena pubblicata la ricerca InrixGlobal TrafficScorecard che analizza le tendenze su congestione e mobilità in 100 città del mondo.

Roma è la peggiore d’Italia per caos da traffico e per ore perse da ogni automobilista, nel 2020.

Stanno messe meglio megalopoli come Mexico City, Los Angeles, San Paolo e Istanbul.

Diciottesimo posto nonostante lockdown e smart working.

Questo pessimo risultato, che la Capitale si porta dietro grazie allo scriteriata gestione di tante, troppe Amministrazioni, con l’ultima è addirittura diventato una beffa, perché era stata messa al primo posto del programma elettorale proprio la mobilità sostenibile.

Ci si chiede come sia possibile che, proprio quando le più importanti metropoli come Parigi, Londra e New York investono e considerano prioritaria la mobilità sostenibile per il futuro della città, Roma appaia amorfa ed estranea a questo tema.

Il Covid ha smascherato ogni alibi a favore della mobilità incentrata sull’auto privata.

Inutile nascondere il vero problema e non a caso ogni piano di mobilità punta a limitare drasticamente se non addirittura ad eliminare l’auto privata dalla circolazione cittadina.

A Roma nulla. Pare che l’Amministrazione di turno sia terrorizzata dal partito degli automobilisti e non si renda conto che tanti farebbero molto volentieri a meno dell’auto se potessero spostarsi in modo efficiente e sostenibile in città.

La Giunta Raggi, forse per dare un senso alla sua ricandidatura, aveva annunciato oltre 100 km di ciclabili entro il 2020. Ne sono state realizzate poco più di 10 km.

Il trasporto pubblico; gestito da ATAC, una municipalizzata agonizzante, non offre alcuna reale soluzione a quella multimobilità sostenibile che dovrebbe invece essere il perno per gli spostamenti che consentano di lasciare l’auto in garage.

Eppure, anche i politici meno miopi hanno capito che la mobilità sostenibile, che funge da solida piattaforma sulla quale realizzare le smart cities, attivando una moderna rigenerazione urbana, porta voti.

Eclatante è il caso di Anne Hidalgo, rieletta a furor di popolo a Parigi e, dalle nostre parti, di Antonio Decaro, Sindaco di Bari, eletto al secondo mandato con maggioranze bulgare, grazie alla mobilità sostenibile, servita per una riqualificazione data per impossibile, che ha consentito a Bari di essere tra le città più attraenti d’Italia.

E non è certo diventato pazzo De Blasio, sindaco di New York, la cui visione è quella di trasformare le strade dando più spazio ai pedoni e ai ciclisti e di limitare al massimo la circolazione delle auto.
Tre i punti principali della rivoluzione contro il mezzo a quattro ruote che hanno una qualche assonanza su quanto si potrebbe fare a Roma.

Bridges for the People” (ponti per le persone) con la costruzione di piste ciclabili dedicate lungo le carreggiate delle auto sul ponte di Brooklyn e quello di Queensboro.

Bike Boulevards” in tutte e cinque le municipalità ovvero strade che danno la priorità ai ciclisti invece che alle auto.

Open streets permanente e quindi chiusura delle strade al traffico per consentire ai ristoranti di accomodare i clienti all’aperto durante la pandemia, che sarà estesa anche al post Covid-19.

A Roma, invece, il GRAB (Grande raccordo anulare delle biciclette), 45 km prevalentemente nei parchi urbani, è stato finanziato nel 2017 ma ad oggi non sono stati ancora emanati i bandi per la sua realizzazione.

Viceversa, si punta all’auto elettrica come se stare in fila con 100 auto elettriche davanti, al posto di 100 a benzina o diesel, possa avere una qualche influenza sul traffico. Al massimo ci sarà meno inquinamento ed un impatto acustico inferiore ma di certo nulla cambierà ai fini dei parametri della impietosa classifica sul caos da traffico e ore perse chiusi all’interno di un’autovettura, che poi devi pur sempre parcheggiare.

Ma quello che davvero stona è l’assenza del tema dal seppur ancora debole dibattito politico che chi avrà l’ambizione di gestire Roma durante il post Covid ed il Giubileo del 2026, dovrebbe aprire.

E pensare che da un mese il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è diventato Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile…

Gianluca Santilli



Sostenibilità: è moda o conversione consapevole?

di Gianluca Santilli

Il Lazio vuole assurgere a volano e laboratorio della sostenibilità che sarà.

Il vice presidente della giunta regionale del Lazio, Daniele Leodori dichiara al Corriere che ci sono 21 progetti pronti e che si attende solo la manna del Next Generation EU per realizzarli.

Fino a neanche un anno fa, di sostenibilità e transizione ecologica non si sentiva praticamente parlare mentre ora, come per incanto, questi temi sono diventati un mantra della politica, anche a livello locale.

“Resilienza”, termine talmente inflazionato da essere diventato odioso, è presente in ogni discorso e dichiarazione.

Ma, come suol dirsi, un dubbio sorge spontaneo: è una moda o davvero, in pochi mesi, chi governa a livello centrale e locale si è convertito sulla via tracciata dalla piccola Greta Thunberg?

E come mai interventi ai quali tanti Paesi da anni stanno lavorando, da noi solo ora sono diventati fondamentali?

E si realizzeranno solo se li finanzierà il Next Generation EU o si farà comunque in modo che vengano realizzati, come la logica vorrebbe visto che li si ritiene, appunto, fondamentali?

La sostenibilità, che deve essere la piattaforma grazie alla quale realizzare la rigenerazione urbana e dei territori, è un asse portante del nostro prossimo futuro.

Non è tanto Greta ad affermarlo, quanto i grandi gruppi finanziari e le grandi corporation che hanno determinato questa scelta, rendendola irreversibile.

Basti pensare che negli USA un terzo degli asset finanziari, pari ad oltre 5 trilioni di dollari, sono dedicati alla finanza sostenibile e che questo trend è cresciuto di 25 volte dal 1995, quando si inizio a parlare di sostenibilità.

Non si sa se c’è questa consapevolezza nella nostra classe politica e tra i nostri amministratori locali ma c’è di sicuro in Mario Draghi e nei Ministri chiave del suo Governo, che ben conoscono questi indirizzi globali.

Ci si augura quindi che i 21 progetti che il Lazio vuole realizzare siano stati strutturati con le necessarie competenze e con la visione corretta e soprattutto che si faccia in modo di favorire una consapevolezza ed un cambio di cultura necessari per la loro realizzazione.

Sentire parlare solo ora di smart cities, economia circolare ed investimenti nell’economia green può oggettivamente generare dubbi, visto che finora a questi temi non si è dato alcun serio riscontro. Ma è assai positivo che se ne parli finalmente e si vuole pensare che lo si faccia con convinzione.

Ciò favorirebbe anche quel partenariato pubblico/privato evocato sempre da Draghi nel suo discorso programmatico fatto il 17 febbraio scorso al Senato, che favorirebbe l’apporto da parte dei privati non solo e non tanto di finanza quanto di competenza, efficienza ed innovazione, indispensabili per la realizzazione dei progetti.

Articolo del Corriere

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/21_febbraio_22/roma-leodori-rilancio-green-21-progetti-sostenibili-il-futuro-lazio-479b4894-7484-11eb-88fd-12da203c2b8b.shtml

 

 


A ROMA IL LOCKDOWN GARANTISCE IL 6 PER IL FUTURO BOCCIATURA O PROMOZIONE? – GIANLUCA SANTILLI

 

Dopo anni di debacle su tutti i fronti, l’Agenzia per qualità della vita e dei servizi pubblici locali assegna a Roma la sufficienza, ma solo grazie al Covid 19 ed alla conseguente segregazione che ne è seguita nel corso del 2020.

Il risultato è molto più significativo di quanto si possa pensare, non tanto perché ci sono stati dei miglioramenti, quanto perché questi discendono direttamente da elementi quali l’assenza di traffico, la necessità di riattivare l’economia di prossimità, la grande voglia di qualità della vita dei cittadini.

Ho più volte rilevato come il Covid-19 abbia accelerato trend ancora timidi quali la sostenibilità declinata in ogni sua articolazione, l’esigenza di valorizzare il tempo, la necessità di abitare in contesti vivibili.

Oggi la sostenibilità è invece assurta a mantra e stella cometa di ogni scelta, in specie di quelle economiche che vedono gran parte dei fantastiliardi del Next Generation EU destinati a promuoverla in ogni possibile contesto.

Tornando a Roma, averla vista senza traffico, senza stress, senza inquinamento, più pulita e quindi in grado di far godere i suoi abitanti di un periodo magico anche se legato alla tragica pandemia, doveva e deve guidarci verso una rigenerazione urbana realmente radicale.

I cittadini hanno apprezzato molto la ritrovata vivibilità degli spazi urbani, sottratti al costante sovraccarico di traffico e inquinamento.

La ricerca evidenza un “appello allarmante a migliorare la qualità dei servizi e dà la misura di una popolazione talmente esasperata dalla gestione dell’ordinario da giudicare migliore la propria condizione in emergenza, nonostante le limitazioni alla libertà personale”.

Ferma restando l’imperativa necessità di rimettere a posto i servizi essenziali la città, agendo con decisione su rifiuti, mobilità ed efficienza, anche per diventare attrattiva per gli investimenti dei privati, non è più pensabile rinviare la definizione di una visione di città da parte di chi a breve dovrà assumersi l’onere di amministrare Roma fino al 2026.

Mentre a Roma si continua a guardare il dito invece della Luna, che succede nelle grandi metropoli mondiali?

Anne Hidalgo a Parigi ha istituito l’assessorato per la città dei 15 minuti e viaggia veloce verso una radicale esclusione delle auto private dalla mobilità parigina.

A New York De Blasio, nell’ultimo anno del suo mandato, ha deciso di mettere in atto un progetto per liberare la Grande Mela dai veicoli. Lo spazio sarà pensato soprattutto per la circolazione di pedoni e ciclisti, facendo in modo che New York diventi la prima metropoli del mondo chiusa al traffico.

Londra, metropoli europea per eccellenza, dal 2013, grazie all’allora sindaco Boris Johnson, ha intuito l’importanza della mobilità sostenibile, cercando di mantenere la sua leadership quale migliore metropoli al mondo in cui vivere. E l’attuale sindaco Sadiq Khan sta perseguendo la medesima finalità, confermando l’importanza di avere amministratori che valorizzano intelligentemente il lavoro positivo dei predecessori.

Tutto è improntato sulla nuova mobilità sostenibile, piattaforma indispensabile sulla quale far poggiare la smart city del futuro.

La sostenibilità, come si diceva, è diventata una parente lontana di quello che fino a poco tempo fa era considerato una sorta di ambito di nicchia, o comunque un fronte collaterale della vita delle organizzazioni.

Sotto la spinta della pandemia da Covid 19, e più in generale della pressione dei consumatori-cittadini, grandi temi come i cambiamenti climatici, la finanza sostenibile, l’economia circolare e la mobilità, sono entrati nel dibattito pubblico con una forza tale da ridisegnare i confini stessi del concetto stesso di sostenibilità.

L’avanzata senza precedenti dello sviluppo sostenibile sta costringendo le aziende di ogni settore e dimensione a riorganizzarsi, se non addirittura a reinventarsi e Roma ha l’occasione irripetibile di accoglierle a fronte di una intelligente rigenerazione finalizzata a farla diventare una smart city.

Gli esempi di New York, Parigi e Londra dimostrano che questi processi non hanno durate bibliche e possono essere portati a termine anche in meno di un decennio. Certo servono forte capacità e determinazione ma anche la volontà governativa di considerare a parte la Capitale del nostro Paese, dotandola di ogni strumento atto al suo sviluppo indispensabile non tanto e non solo per Roma ed i romani ma per l’Italia.

AVV. GIANLUCA SANTILLI

 

 


Netflix a Roma: una luce per il futuro?

 

Sull’edizione romana del Corriere, Antonio Macaluso evidenzia lo sbarco a Roma di Netflix in chiave rilancio per imprese e capitali.

Andrebbero però anche evidenziate le fughe da Roma, prevalentemente verso Milano, di tante aziende attratte dall’efficienza, dalle garanzie, dalla serietà e dalle competenze offerte dal capoluogo lombardo.

Si deve necessariamente partire dall’analisi dei motivi per cui Milano, che fino ad una decina di anni era allineata a Roma, si sia così allontanata dalla Capitale ed avvicinata agli standard offerti dalle grandi metropoli internazionali.

Probabilmente le motivazioni di questo divario si possono sintetizzare nella abissale differenza di qualità della Amministrazioni che hanno guidato le due città nell’ultimo decennio.

Ma forse ancor più determinante è stata la visione, molto chiara a Milano e praticamente assente a Roma, nonché l’approccio opposto di fronte a quanto di buono fatto dai predecessori: sfruttato a Milano ed azzerato nel caso di Roma.

Fra qualche mese ci sarà, per Roma, quella che rischia di essere l’ultima chiamata utile: l’elezione del nuovo Sindaco.

Ho già scritto che la “Draghimania” potrebbe rappresentare una grande e positiva novità.

Se prima dell’avvento del Governo Draghi le candidature serie stentavano a decollare, da qualche giorno appare evidente il ritrovato interesse delle varie coalizioni politiche ad individuare personaggi spendibili e con alle spalle un curriculum credibile. Ed anche figure autorevoli che finora si guardavano bene dal proporsi, terrorizzate dallo scadimento politico generalizzato, si rendono ora disponibili.

E’ già qualcosa ma ancora nulla si sa su visione, progetti e programmi e questo è oggettivamente molto grave, anche se ancora recuperabile.

L’auspicio è quello di avviare una attività parallela a quella che porrà in essere il Governo Draghi perché quanto servirà al Paese per ripartire è perfettamente coincidente con le esigenze della nostra Capitale.

Rilancio economico, sostenibilità, rigenerazione, efficienza burocratica, competenza, serietà ed affidabilità sono temi e requisiti indispensabili ed improcrastinabili per il Governo nazionale e per quello di Roma.

Si andrà verso il Giubileo, ci saranno i fondi del Next Generation EU da utilizzare al meglio, si vorrà tornare a vivere dopo la pandemia, riappropriandosi di una città meravigliosa che potrà diventare un punto di riferimento mondiale della “nuova normalità”.

Netflix è oggi poco più di una flebile luce ma è in grado di diventare un riflettore cinematografico abbagliante che illumini la strada verso quel Rinascimento del terzo millennio che Roma avrebbe tutte le caratteristiche per poter avviare.

 

Avv. Gianluca Santilli


Roma si merita un Draghi?

 

 

In pochissimi giorni il tornado Draghi ha cambiato tutto, generando la solita, affannata, salita sul carro dell’ex Presidente della BCE, condita dalle giravolte alle quali la politica ci ha tristemente abituato.

Diciamolo: è Draghimania.

Il cambiamento, tanto improvviso quanto inaspettato, anche se ora tutti affermano “io l’avevo detto”, se si consoliderà sarà radicale e spazzerà via quel populismo de noantri che al grido dell’uno vale uno, ha definitivamente sgangherato una politica già irreversibilmente degradata.

L’inno alla competenza, la riscoperta del curriculum, la voglia di autorevolezza, sono senz’altro sintomi positivi anche se, nel suo acuto “L’ingranaggio del potere” Lorenzo Castellani disegna con precisione i limiti e i rischi della democrazia della competenza, che ha eroso gli spazi e le responsabilità della politica.

È quella che in una parola Castellani definisce «Tecno-democrazia» generata dalla sbornia di incompetenza che ci ha reso assetati di efficienza e razionalità.

La tecno-democrazia è frutto di una crisi di sistema. Della crisi del politico, della capacità di gestire i conflitti interni della società attraverso le istituzioni rappresentative.

Ma la tecno-democrazia è anche una democrazia sotto tutela, custodita dai tecnici, legittimati dalla competenza ma non dalle elezioni.
Si rischia quindi di rompere l’equilibrio tra il principio democratico e il principio di competenza.
La conclusione di Castellani, è che «gli esperti hanno la tentazione di pensare che il mondo sia pieno di problemi a cui loro devono trovare soluzioni. Ma il mondo non è pieno di problemi, è pieno di persone. E questo non è un problema, ma una condizione».

Questa premessa a mio avviso è utile perchè la prima verifica sull’apprezzamento o meno di questo cambiamento la avremo in occasione delle elezioni comunali che, salvo rinvii, si terranno nella prossima primavera e riguarderanno soprattutto Roma ed il suo nuovo Sindaco.

Le elezioni di Roma avranno una duplice rilevanza perché non riguarderanno solo la più grande città italiana ma anche la Capitale del nostro Paese, il cui ruolo dovrà essere finalmente definito.

Roma dovrebbe diventare quello che Parigi e Londra sono rispettivamente per la Francia ed il Regno Unito. Città che beneficiano di uno status particolare, che sono destinatarie di finanziamenti ad hoc, la cui gestione è affidata a sindaci che sono spesso leader politici che, come ad esempio nel caso di Jacques Chirac e Boris Johnson, sono poi diventati Presidente il primo e Primo Ministro il secondo.

Se al Governo il prossimo Sindaco di Roma troverà Draghi, dovrà avere capacità ed autorevolezza adeguate per poter chiedere il supporto e l’attenzione che Roma merita.

La prossima squadra che gestirà Roma non avrà quindi alternative ad essere di alto profilo se si vorrà finalmente avere una Capitale degna di tale nome.

Visione, capacità, ambizione, coraggio ed equilibrio tra democrazia e competenza saranno requisiti essenziali perché, non dimentichiamolo mai, Roma ha tutte ma proprio tutte le potenzialità per diventare una grande Capitale, in grado di guidare le nuove generazioni verso quel Rinascimento permeato di sostenibilità, qualità della vita, crescita e sviluppo.

E quindi sì, Roma si merita un Draghi, come si merita di essere considerata alla pari con Parigi, Londra e New York.


La mobilità immobile

 

La mobilità è immobile: no, non è un ossimoro ma la fotografia della realtà scattata dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti nel suo Conto Nazionale.

Dallo studio emerge che nel 2005 i trasporti privati (auto e moto) erano 726.000 su un totale di 900.000. Il residuo si articolava tra treni, autobus, metropolitane, aerei e navi.

Nel 2019 i trasporti privati erano saliti a 771.000 su un totale di 964.000.

E quindi parliamo del 90% circa a favore del trasporto privato ma soprattutto di una situazione assolutamente statica negli ultimi 15 anni.

I dati 2020, influenzati dal Covid, sicuramente vedranno un ulteriore aumento del trasporto privato, scelto anche per motivi di paura del contagio da assembramento come sappiamo bene e dalla incapacità di mettere mano al trasporto pubblico rendendolo fruibile e sicuro.

Di bici e micromobilità l’analisi del Ministero non parla e ciò la dice lunga sull’interesse di favorire quella che viene considerata la vera mobilità smart sostenibile.

Perché anche l’auto elettrica forse è sostenibile, ma di certo non è né sarà mai smart perchè, in specie in città, il traffico lo generano le auto, a prescindere dal motore che utilizzano.

Ci sarebbe poi da aprire un capitolo a parte sulla reale logica dell’auto elettrica che vede contrapposti e sull’orlo di una crisi di nervi i due principali costruttori mondiali. Difatti, mentre Toyota la detesta indicandola come una soluzione illogica ed inquinante, Volkswagen ci punta tutto.

Ma perché il tema della mobilità in Italia è immobile?

Analisi complessa ma forse riconducibile alla storica prevalenza dell’auto imposta dalla FIAT che ha determinato una politica dei trasporti su gomma.

Non è un caso se il primo TGV in Francia è partito nel 1981 ed il primo Frecciarossa solo nel 2009. Per non parlare dei trasporti intermodali nave/camion che non sono mai decollati, nonostante il nostro sia un Paese circondato dal mare.

E poi è noto che si tratta di un tema da gestire nel medio-lungo periodo.

Una classe politica come la nostra, che partorisce governi che mediamente durano due anni, è impensabile possa dedicarsi a progetti del genere ed i risultati di questo andazzo, e non solo in tema di mobilità, sono purtroppo drammaticamente emersi durante la pandemia.

C’è da dire che in una delle bozze in circolazione sulla gestione dei fondi del Next Generation EU si vedono allocati ben 18,5 miliardi sulla mobilità sostenibile e sull’elettrico anche se per quest’ultimo valgono le criticità evidenziate.

Ci si chiede però se coloro che dovranno spendere questa enorme massa di denaro saranno gli stessi che in 15 anni hanno immobilizzato la mobilità e che hanno scoperto la sostenibilità solo grazie alle direttrici imposte dalla EU al Recovery Fund, ma che in realtà non sanno cosa realmente sia.

Gianluca Santilli

 


Gli annunci: quegli squallidi paraventi degli incapaci presuntuosi

 

L’incapacità, se unita alla presunzione, può generare danni enormi.

Ma l’incapace non se ne rende neanche conto. La colpa non è sua ma di chi delega il fare a chi non è capace di farlo.

A Roma questo succede più spesso che altrove e non se ne capisce la ragione. E’ forse l’indolenza ed il menefreghismo di noi romani la causa?

E’ probabile sia così ma se è vero, in specie ora, che tempus fugit, non si può più lasciar correre.

Si assiste, con romano disincanto, alla preparazione, da parte di partiti che di incapaci sono sempre più affollati, della campagna per l’elezione del prossimo Sindaco di Roma.

Il post Covid comporterà non solo la necessità di avvalersi di persone capaci, ma soprattutto di chi abbia una visione della Roma che sarà nitida, ambiziosa ed all’altezza della città più bella del mondo.

Il futuro si è terribilmente avvicinato e le sfide che ci attendono saranno immani. Perderle non darà alcuna possibilità di recupero. Velocità e determinazione faranno la differenza perché appena usciremo da questo buio tunnel chi vedrà per primo la luce avrà enormi margini competitivi e correrà molto più veloce degli altri.

E mentre queste riflessioni sono una priorità mondiale, in specie per quanto attiene le metropoli del futuro, a Roma siamo ancora alle prese con gli “annunci” di una Amministrazione forse neanche degna di tale nome che, avendo ancora pochi mesi di vita, siamo sicuri che proverà a farne altri, rilanciando continuamente, priva del benchè minimo senso del pudore, al punto di ricandidarsi.

Ma se è vero come è vero che il romano tutto è tranne che stupido, si spera che abbia capito che non si può più giocare con il voto e che quello di “protesta” non solo non ha senso, ma può essere deleterio.

Piuttosto preoccupiamoci di chi dovrà selezionare i candidati, perché Roma ed i romani meritano il meglio stavolta.
https://www.romatoday.it/politica/piste-ciclabili-legambiente.html


Le metropoli intrecciano il bello antico e moderno

 

Ogni grande metropoli ha la caratteristica di non dormire mai.

E’ in particolare il caso di New York e Londra e più recentemente delle grandi metropoli asiatiche.

Gru e cantieri sono sempre in movimento e l’economia scorre e cresce.

Roma, invece, da anni non ha una gru, non un cantiere degno di tale nome, non un’opera in grado di mutare un quartiere: nulla.

E infatti non cresce ma anzi arretra e nell’ultimo report del Sole 24 Ore sulla qualità della vita addirittura sprofonda.

E’ bella però. Vero, è bellissima ma antica. Non c’è nulla del suo splendore che non abbia centinaia di anni.

Nelle grandi metropoli, invece, si attua la visione di chi le amministra individuando una zona, in genere degradata, da valorizzare e rilanciare.

La procedura generalmente ruota attorno alla realizzazione di un’opera architettonica di altissimo livello, affidata all’estro di una archistar.

Attorno a questa opera si rigenera tutto il territorio mediante un sistema di mobilità sostenibile efficace, nascono negozi, si rinnovano le residenze, si crano zone di incontro moderne ed accoglienti ed il gioco è fatto.

Non è poi un caso se qualche personaggio va là a vivere e se qualche grande gruppo ci insedia la sua nuova sede.

Ma per fortuna a Roma c’è Enel, un gruppo leader mondiale dell’energia rinnovabile che ha messo la sostenibilità e l’innovazione al centro del suo modello di business.

Ed è proprio la ristrutturazione radicale del suo quartier generale di via Regina Margherita la prima e speriamo non isolata grande novità di Roma.

Anche Enel, in attesa e forse in sostituzione dell’Amministrazione capitolina, ha seguito l’iter sopra descritto.

Il progetto della nuova sede è stato affidato alla genialità di Antonio Citterio e di Patricia Viel, che hanno pensato ad una splendida scatola di vetro, totalmente trasparente, ove si lavorerà in un ambiente totalmente sostenibile ed innovativo.

La sede Enel potrà rappresentare, per l’intero quartiere, una sferzata di energia vitale per una spinta al rilancio, alla riqualificazione, alla rigenerazione.

C’è ora da augurarsi che l’esempio di Enel sia da stimolo non solo per altri gruppi, in specie quelli che non sono a Roma, ma che potrebbero eleggere la Capitale a sede principale, ma anche per l’Amministrazione che verrà, di individuare e far gestire e riqualificare gli spazi e gli immobili inutilizzati dotandoli di tutte le necessarie infrastrutture in chiave sostenibile, innovativa e digitale.

Perché il bello non ha età ma se ha centinaia di anni, non è sufficiente per essere funzionale alla crescita.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/12/15/news/sede_enel-278497159/

 

 



Roma: la gestione strabica della mobilità, che rischia conseguenze drammatiche

Roma da sempre fatica molto, moltissimo a gestire la sua mobilità.

Il record di auto private per cittadino e la circolazione di quasi 2 milioni di auto con meno di 3 milioni di abitanti, sono emblematici.

Solo con la visione, la determinazione e la competenza messe in atto da Parigi, Londra, New York ed altre grandi metropoli, si potrà cambiare questa assurda mobilità che tra l’altro intossica i cittadini e rende invivibile la Capitale.

Ai proclami dell’attuale Amministrazione, insediatasi inserendo la mobilità al primo posto del programma elettorale, non sono purtroppo seguiti i fatti ed anche gli annunciati 150 km di ciclabili sono diventati poco più di 10, peraltro spesso mal strutturati e senza una logica di interconnessione.

Da ultimo, cadendo nel luogo comune che il commercio viene penalizzato dalle limitazioni alle auto, mentre è esattamente il contrario, come dimostrano tutti gli esempi legati alle ciclo-pedonalizzazioni delle aree commerciali, si è liberalizzata la ZTL, con tutte le conseguenze, anche sull’ambiente, immaginabili.

Ora leggere che l’Amministrazione, a causa dello smog, invita i cittadini a limitare l’uso dell’auto ed a muoversi a piedi o in bici, suona davvero come una sconcertante presa in giro.

https://www.romatoday.it/attualita/smog-livelli-roma-15-dicembre-2020.html

 


ROMA CITTA’ BELLA E IMPOSSIBILE?

 

E’ romano lo chef migliore del mondo.

Ma non si parla di ristoranti stellati, bensì di McDonald.

Bella ed emblematica la storia di Amedeo Avenale che, appena diciottenne, inizia a lavorare nel primo McDonald romano, quello aperto a Piazza di Spagna, che innescò una rivoluzione epocale nella ristorazione romana, fino ad allora tranquillamente concentrata su ristoranti e cucina tradizionali.

Ora Avenale, che ha salito tutti i gradini di una lunga scala, è un imprenditore di successo che possiede 8 McDonald e gestisce 320 dipendenti.

E per non farsi mancare nulla, ha anche ricevuto il Golden Arch Award, premio di migliore al mondo del grande brand globale.

Roma avrebbe un gran bisogno di tanti Avenale.

La città è sempre più in difficoltà sul fronte delle imprese e del settore terziario e questo è un limite gravissimo, perché una grande metropoli non può prescindere dal dinamismo e dal successo dei suoi imprenditori, anche in chiave di attrazione di investimenti, di rigenerazione, di posti di lavoro: in una parola, di crescita.

La prossima Amministrazione dovrà avere la corretta visione per consentire questa crescita ed agire immediatamente, migliorando radicalmente tutti i servizi necessari alle imprese.

L’alibi della città “bella e impossibile”, grazie al quale si giustificano inadeguatezza, incapacità ed incompetenza, si spera cada al più presto

Gianluca Santilli

 


Milano – Roma: l’eterna, inutile sfida

5 DICEMBRE 2020

 

 

L’evoluzione delle città, già prima del Covid, prevedeva entro un decennio 50 megalopoli con almeno 10 milioni di abitanti, in grado di produrre il 75% del PIL mondiale.

Il Covid non ha scalfito questa previsione, ma ha rimodulato le modalità della crescita ed in parte la struttura urbanistica di questi enormi agglomerati urbani.

La regola dei 15 minuti, rilanciata da Anne Hidalgo, la sindaca di Parigi, che su questo tema ha centrato la sua vittoriosa campagna elettorale, su ispirazione del Prof. Carlos Moreno della Sorbona, avrà una grande ripercussione sulle città del futuro.

La “citta del quarto d’ora” contiene e limita drasticamente i flussi di traffico urbano e rende i nostri centri urbani più vivibili, favorendo la prossimità che il Covid ha fatto riscoprire.

Elemento principale sono i quartieri dove si vive, lavora, si acquistano beni e si fruisce di servizi, spostandosi a piedi o in bicicletta, in meno di 15 minuti.

A partire dal dopoguerra, la città è stata strutturata per zone, dividendo i quartieri residenziali da quelli destinati al lavoro e alla produzione, favorendo la concentrazione del commercio in centri lontani dall’abitato, serviti da ampi parcheggi.

Anche i poli scolastici sono stati realizzati con lo stesso principio.

Il concetto deleterio del “drive in”, del facilmente raggiungibile in auto, ha generato luoghi estranei al contesto, vuoti per lunghi periodi della giornata o della settimana, corredati da grandi superfici destinate alla sosta delle vetture.

I centri storici si sono svuotati di contenuti, diventando, spesso, il luogo del degrado e molti quartieri sono stati relegati al ruolo di dormitori.

Questi concetti della nuova urbanistica delle città sicuramente sono diventati centrali a causa e per alcuni versi grazie al Covid e nessuna grande metropoli potrà ignorarne la valenza.

L’altro elemento dirimente è rappresentato dalla sostenibilità, fenomeno globale accelerato e reso onnipresente anch’esso dal Covid.

Nessun investimento, a maggior ragione se di medio-lungo periodo come quelli del real estate, sarà effettuato se non su iniziative ad alto contenuto sostenibile. Sul punto il mondo della finanza pubblica e privata non derogherà più.

Sulla base di queste premesse, osservando il nostro Paese, emerge che le megalopoli italiane dovrebbero essere Milano e Roma.

Ma mentre a Milano il dibattito e l’operatività fervono, Roma appare immobile e sorda a questi richiami.

Eppure ambedue, entro pochi mesi, saranno oggetto delle elezioni per la nomina del nuovo Sindaco e qualunque candidato dovrebbe mettere questo tema al centro della sua offerta politica come appunto ha fatto, a Parigi, la Hidalgo.

In un recente convegno organizzato sul Futuro della Mobilità, si è dibattuto sulla Milano del futuro che abbraccerà Brescia e Bergamo, che includerà oltre 10 milioni di abitanti, che dovrà essere interconnessa, mobile, smart e quindi leader.

Milano punterà a diventare, delle 50, una delle prime 20 megacity del mondo.

La mobilità smart, finalmente assurta ad elemento centrale delle città del futuro, prevedrà l’intermodalità, elettricità ed idrogeno, nuovi strumenti di mobilità e nuove modalità di spostamento.

Entro il 2026, in occasione delle Olimpiadi invernali, una superciclabile di oltre 70 km congiungerà Milano a Malpensa.

Una città diffusa, green e moderna, in grado di attrarre persone e business che lavora a questi obiettivi da almeno 15 anni, a prescindere dall’alternanza di sindaci tra loro anche diversi ma uniti dalla comune logica di far sviluppare la città con l’ambizione di renderla leader a livello internazionale.

Se Roma facesse altrettanto, il beneficio si riverserebbe sull’intero Paese visto che un buon 80% dell’economia italiana ruota attorno a queste due città.

Viceversa, Roma appare da 15/20 anni, incapace di individuare una visione e di creare continuità tra le Giunte che la hanno guidata.

Anzi, si è assistito ad una logica perversa che ha puntualmente portato ad un azzeramento di quanto fatto precedentemente, a prescindere dalla bontà dell’iniziativa.

Sarebbe più che auspicabile che questo deprecabile approccio muti radicalmente a cominciare dalla oramai imminente nomina del nuovo Sindaco, perché un’ulteriore regressione non sarebbe più colmabile.

Lo si sente dire spesso ma è bene ribadire che serviranno candidati con una visione globale e sostenibile, determinati e molto capaci, con un approccio anche manageriale, per guidare una squadra all’altezza delle sfide enormi ma anche molto stimolanti che ci attendono.

 

 


Roma è la più bella smart city del mondo

 

Ho visto sul Corriere la foto di quella che è stata denominata “la più pazza ciclabile del mondo”.

Purtroppo non era una fake news ma davvero al Flaminio, sul tratto di lungotevere che costeggia i circoli romani Canottieri Roma e Lazio, è stata realizzata una ciclabile, o meglio è stata passata improvvidamente una mano di vernice, per delimitare una pista larga poco più di un metro, che passa tra radici e gradini di marciapiedi, di fatto non solo inutilizzabile ma anche molto pericolosa.

Fa parte dei tanto decantati 150 km, che avrebbero dovuto essere realizzati entro il 2020 a fronte dei problemi generati dal Covid e che ad oggi non sono più di 10/15, peraltro di mera vernice spalmata sulle strade romana un po’ a casaccio.

Questo incipit so bene che stride brutalmente con il titolo dato a questo intervento ma in realtà non è così.

Ma cosa è una smart city?

Da tempo questo termine viene usato, spesso senza averne chiaro il reale significato.

Cosa si intende per città intelligente? E chi decide se una lo è più di un’altra? E soprattutto, può concepirsi un modello unico valido ovunque?

Modificare una città in una smart city era la priorità di tutte le Amministrazioni cittadine del mondo, perlomeno di quelle che hanno a cuore la vita dei cittadini che le abitano già prima del COVID 19. Ora tutto va molto più velocemente in quella direzione.

Riuscirci è compito molto difficile ma i trend ci fanno tutti intendere che se non ci si riesce, la città sarà destinata ad un declino tanto triste quanto irreversibile.

Smart city non è una, ma è la priorità.

E qual è la città nel mondo che se divenisse “smart” avrebbe vinto la sfida con tutte le altre? Risposta facilissima: Roma.

Roma non solo è quasi unanimemente considerata la città più bella ma senza alcun dubbio è anche il contenitore della Storia del mondo. Ciò la rende unica ma anche pigra e quasi strafottente e si tende a perdonarle tutto, al contempo considerando impossibile una sua riconversione ai trend del futuro. È davvero così? In parte credo di sì ma penso anche che sia oltremodo rischioso considerare ininfluente la sua stasi, perché il declino sarebbe tragicamente irreversibile, anche per Roma. E allora si deve fare in modo di allinearla alle città che vogliono essere protagoniste del futuro anche perché entro molti meno anni di quanti si pensi il 70% del Pil mondiale sarà prodotto dalle megalopoli con oltre 20 milioni di abitanti e non essere tra queste significa semplicemente non esistere o quasi. E non essere smart significherà diventare la agghiacciante Los Angeles di Blade Runner. Ma possiamo immaginare anche solo 5 milioni di romani che si spostano nelle attuali condizioni che strangolano la vita quotidiana ai 2-3 milioni che oggi vivono a Roma? Certamente no. E questo significa che la smart city ha la mobilità al primo posto dei suoi obiettivi.

Mobilità non è auto o mezzo pubblico o bicicletta o pedone. Mobilità è tutto questo assieme, è intermodalità efficiente ed efficace, è spostamento rapido, poco costoso, senza stress. Esco da casa ed arrivo dove voglio senza problemi, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Facile progettare una mobilità intermodale efficiente in una città normale. Sfida titanica farlo a Roma dove al primo scavo per una fermata di metro spuntano fuori vestigia della sua storia millenaria, dove strade e stradine si intrecciano e dove le periferie, sorte senza una logica urbanistica, sono un inferno a cielo aperto. Ma, semplicemente ed ineluttabilmente, si deve fare di tutto per riuscirci. Proviamo a partire dall’esistente ma soprattutto proviamo a far capire a chi a Roma ci vive che si può ed anzi si deve fare. L’auto, dobbiamo capirlo, non è una appendice del nostro corpo. Non dobbiamo necessariamente portarla da casa fino ad un metro dal nostro posto di lavoro, dal bar dove prendiamo il caffè, dal negozio dove vogliamo acquistare qualcosa. Non dobbiamo per forza utilizzarla da soli. Possiamo lasciarla davanti ad una fermata della metro, ad un bike sharing, ad un trenino, ad un autobus o semplicemente in garage. Possiamo camminare per 10/15 minuti, possiamo pedalare per 10/15 minuti, meglio se con una bicicletta a pedalata assistita che ci eviterà di faticare e sudare sui sette colli. Possiamo ed anzi dobbiamo. La nostra salute ci ringrazierà.

E se Parigi ha un assessorato alla città dei 15 minuti perché Roma non dovrebbe fare altrettanto?

Questo a mio avviso è il primo e più importante compito di chi amministra una città: fare cultura, sensibilizzare, educare i più giovani. E soprattutto dare esempi virtuosi, essere credibili, molto credibili. Oggi si può attingere a modelli esteri, interloquire con chi li ha realizzati, analizzare le differenze, sfruttare le nuove tecnologie. La progettualità deve essere globale ed anche un po’ visionaria. Interventi parziali e scoordinati tra loro sono deleteri. Occorre tempo, competenza, serietà e, come detto, tanta credibilità. Roma ha anche notevoli vantaggi rispetto ad altre metropoli, che non vengono sfruttati come dovrebbero. Roma è tra le città più verdi al mondo.

I parchi romani, oltre che splendidi, sono vivibili e possono diventare un’arteria verde eccezionalmente sostenibile, se fossero adeguatamente strutturati. Molte ciclabili e vie pedonali potrebbero essere realizzate all’interno dei parchi, da illuminare, onde renderli non solo fruibili 24 ore al giorno ma anche sicuri; le si deve raccordare tra un parco e l’altro mediante poche centinaia di metri di percorso protetto.

Le ciclabili devono diventare ciclovie attorno alle quali sarà naturale la nascita di esercizi commerciali funzionali alle stesse ed al flusso di pedoni e ciclisti. E diventeranno aree anche di svago, di shopping, di serena fruibilità che favorirà una naturale impennata della qualità della vita dei romani. Avviene ovunque così e quindi sarebbe garantito anche a Roma. Occorre avere il coraggio di chiudere al traffico zone da destinare a far vivere in modo sano i cittadini. Serve il limiute dei 30 km/h e non si possono più accettare le arterie autostradali dentro la città.

L’iniziale ritrosia si tramuterà dopo poco in unanime gratificazione verso certe iniziative. Gli esempi di Londra, Parigi e New York sono emblematici. Sindaci inizialmente quasi minacciati ma poi quasi beatificati. Ne risentirebbe molto positivamente anche il commercio tradizionale, oggi strangolato dai centri commerciali, dallo shopping online, da squallide bancarelle che sfregiano il decoro della città. Ma non basta. Se devo lasciare l’auto a casa o in un parcheggio, devo poter avere metro, autobus, tram, treni che funzionino. E se devo usare una bici devo poter godere di parcheggi ad hoc, di un sistema di bike sharing efficiente e diffuso capillarmente, di poterle caricare su bus e metro e di godere della massima sicurezza possibile.

 


Mobilità Smart nelle città, una occasione persa?

 

 

Un bonus tanto inutile quanto pasticciato, sfociato in un click day tragicomico, gestito da due ministeri senza alcun coordinamento e forse privi delle necessarie competenze.
Quasi 200 milioni che andavano destinati alla mobilità smart nelle città ed alla sicurezza degli spostamenti, la cui carenza ha generato, come era prevedibile, contagi e chiusura delle scuole e che invece sono andati a favore dell’acquisto di bici, anche per un uso totalmente diverso da quello cittadino e di un comparto che non ne aveva bisogno, visto che gli ordini saranno smaltiti in un anno.
E il tema della mobilità smart, centrale in tutte le città del mondo, è ancora assente dal dibattito governativo e politico italiano…

 

 

 


Avv. Gianluca Santilli

Avvocato, laurea in giurisprudenza presso Università La sapienza, Master in studi economici presso l’Università La Sapienza.

Managing e Senior partner di LS – LexJus Sinacta, studio professionale di 200 professionisti avvocati e dottori commercialisti con 9 sedi in Italia

Avvocato dell’anno – Economia sostenibile – Premio Le Fonti 2019

Leone d’Oro per meriti professionali – 2019

Eccellenza per gli studi sull’economia sostenibile Senato della Repubblica – 2018

Da oltre 25 anni è a capo degli studi legali nei quali opera con ruoli di responsabile e di conseguenza con coerenti capacità relazionali e di gestione dei team operativi

E’ presidente di Osservatorio Bikeconomy

E’ ideatore di Focus PMI – convegno di studi sull’economia della PMI italiane

E’ Assessore alle attività produttive ed al commercio del Comune diGrottaferrata

E’ stato a capo della Procura e del Settore Amatoriale della Federciclismo

E’ membro della Bikeconomy e Marketing Commission dell’UCI – Unione Ciclistica Internazionale

Ha fondato associazioni onlus e sportive.

Ha ideato ed organizzato Granfondo Campagnolo Roma, uno dei più importanti eventi di ciclismo di massa al mondo.

Ha ideato ed organizza Bikeconomy Forum, il primo convegno al mondo sulla bikeconomy e Osservatorio Bikeconomy, il più importante think tank sul fenomeno in Italia.

E’ ideatore e già presidente di Formula Bici

 

 

 

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