LA VISIONE DI PIERO MEOGROSSI – RUBRICA AUTOGESTITA

 

VISIONEROMA E’ LIETA DI OSPITARE  “LA VISIONE DI MEOGROSSI”  RUBRICA AUTOGESTITA CON ARTE&SCIENZA PER LA PROMOZIONE DELL’IDEA DI ROMA

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Ai lettor* di Visione Roma ……nella Rubrica/ Visione Meogrossi

 

Visione Roma è uno spazio digitale che ospita tante voci nel tentativo di approfondire il dibattito politico su Roma e di prestare attenzione ai temi diversi per una possibile idea di città futura, opportunità questa annunciata dalla mia personale ricerca/Visione in quanto narrazione identitaria di cui c’è estremo bisogno per ogni rinnovamento.  Così la mia ricerca trentennale su Roma Mediterranea prova ad aprire confronti nel ristretto spazio digitale allo scopo di contribuire al dibattito politico senza pregiudiziali ideologiche di parte per avviare, riflessioni su una altera storia che documenta un disegno di Roma a mio avviso da mettere bene a fuoco.

…. breviter la visione unitaria di questa città è dispersa, per fortuna mai persa.

La lettura di un labirinto di memorie storico topografiche spesso sottovalutate di fronte agli interessi privatistici stimola la vera partecipazione ai bisogni per politiche condivisibili nell’era digitale tali da alimentare la passione democratica che sempre innova ed apre ai dibattiti costruttivi.

L’obiettivo, specie in questi tempi di pandemia, è quello di tutti coloro che provano a rileggere gli obiettivi strategici della città stravolta dalla distopia contemporanea ma da rivolgere verso una Resilienza Urbana Unitariamente Intesa (Salute,Ambiente, Digitale), azioni da poter condividere nella realtà, orme antiche di un vasto territorio identitario con cui aprire riflessioni sempre se si vuole affermare la convivenza civica e sociale.  La Rubrica, iniziata rendendo omaggio al Gigi Proietti de I 7 re di Roma, svolge quel ricordo leggero che ci riavvicina a modelli tramandati della storia oggi all’apparenza inservibili, memorie forse dimenticate, misure spesso sottovalutate che invece possono spiegare le ragioni antropologiche che in ogni epoca hanno dato identità e sostenuto i luoghi urbani animati da poteri diversi proprio come fu per il mondo Etrusco quando i bisogni economici e le genti si incontrarono al guado Tiberino sotto il colle Palatino.

Non vogliamo più la Roma Coloniale come ricorda Walter Tocci che cita Pasolini , vorremmo cambiare il governo di un territorio ma non con l’urbanistica divenuta obsoleta in Italia ormai dalla legge del 1942 (cfr. come ultimo esempio il PTPRG bocciato dalla Consulta) e ripensare a soluzioni diverse ed innovative per i diritti di superficie su suoli comunali, lungo i traguardi metropolitani o regionali, in mezzo ai sistemi circolari che alle varie scale ed in epoche diverse hanno permesso al paesaggio di dialogare con la rete di mobilità diverse.  Valori aggiunti da riconoscere perché in grado di rilanciare il settore del Terziario e quello dell’Agro ancora oggi praticati senza aver risolto gli intrecci fisici e sociologici di un labirinto urbano che nel passato rilegava Centro a Periferie estreme come economia partecipata e solidale, un modello antico che può trasformare la contemporaneità ed innovare le risorse per il lavoro.

Evidentemente l’educazione allo sfruttamento di risorse a cui ci siamo educati a discapito della convivenza civica ha fatto perdere di vista la visione identitaria unitariamente intesa che in antico permetteva al Centro di connettere i territori suburbani oggi trasformati in Periferie affollate e prive della comunanza dei benefici della Mente e del Territorio. Si pensi all’avvento di Roma Capitale d’Italia quando il famoso barone Haussman interrogato da Quintino Stella provò ad indirizzare ogni sviluppo fuori le mura della città convinto di preservare i bisogni futuri riconoscendo in qualche modo le qualità di una storia identitaria, eredità topografica di una integrazione circolare che andava preservata come circolarità da vivere per tutelare e valorizzare il particolare territorio Romano.

Roma Capitale d’Italia dal 1871 fino ad oggi è stata condannata dall’urbanistica del consumo a vedere trasformati gli spazi valutati dalla rendita fondiaria e non dai valori di una storia urbana complessa eppure tutta da rileggere nella urbs condita  identitaria (la Polis che, protetta col tracciato del suo AXIS URBIS a sua volta matrice di un Cardo e di un Decumanus, sapeva come supportare la “croce” sia come rete mentale e simbolica che come sfruttamento orografico. La ricerca sul Centro e sulle Periferie deve ripartire da quell’identità storica da cui deve riemergere la visione di Roma a cui tutti, più o meno, credono di pervenire anche in assenza di una rilettura ardua e difficile da comprendere con le sole categorie dell’Arte & Scienza.

I confronti della politica senza una cultura in grado di soppesare e rimandare all’ars memoriae degli antichi non producono narrazioni sensate e condensate in dati concreti, senza i sostegni documentaristici della storia di Roma non si riesce di certo a far dialogare assieme Mente e Territorio. Ai cives prima che ai politici si chiede un sommario bagaglio scientifico per riconoscere e discutere sulla propria identità di appartenenza alla cui lettura occorre però allenarsi se vogliamo trovare le connessioni con la rete topografica Romana e rilegare i valori monumentali dispersi ed asserviti al profitto senza più la visione in comune dell’Axis Urbis. Vogliamo provare ad illuminare i bisogni futuri di un Terzo Settore, a disvelare e penetrare i bisogni reali dei nuovi cives in una Roma unitariamente intesa in cui la partecipazione civica rimette ordine ai dati sincronici e diacronici raccolti in una altera historia rimasta nascosta per secoli arrecando guasti.

Senza la visione storica di Roma e dei sentieri dispersi in terra come in cielo non si capiscono le ragioni del degrado sopravvenuto negli ultimi 200 anni e tanto meno si può percepire la futura centralità Mediterranea di Roma, modelli per trasformare le cose e le persone in un territorio, una regione, una capitale capace di far cogliere i valori di un passato unitariamente inteso (si pensi al piano per Roma di Sisto V fino alla prima pianta scientifica del Nolli del 1748 ) , dispersione dell’idea di città che un tempo sapeva come funzionare. La difficoltà di tornare a rendere omogeneo e soprattutto condiviso il disegno di tale città storica è arrivato al suo limite di soglia grazie alle scelte dello sfruttamento di suolo che si sono imposte sul paesaggio urbanistico da revisionare, ragionamenti tecnici e conseguenti azioni di una politica che deve essere rivolta al bene comune per ben oltre i 2.500.000 abitanti di Roma.

Come chiedere nuovamente di partecipare ad un legame identitario che sembra inutile possedere? come rendere attiva la rete infrastrutturale che via via ha occupato il sistema orografico e topografico antico a ridosso del Tevere e dell’Aniene? Come ottenere valori aggiunti attraverso il bisogno di formare ed in-formare, di condividere, di rivedere le testimonianze archeologiche disseminate lungo il vasto territorio agricolo di Roma? ….. Fare Cultura della Polis per il bene collettivo territoriale con l’azione della politica vuol dire agire per il bene comune, educarci a riconoscere le nuove forme di lavoro da inquadrare assieme “a la maniera de li antichi”, categorie di Mente&Territorio finora tenute separate grazie le quali provare a rimettere in gioco modelli sostenibili così da definirne i costi/benefici diversi che innovano finanche le forme produttive di un capitalismo social libertario.

Per interpretare la continuità storica di una Roma tra Passato, Presente e Futuro intendiamo dunque ragionare attraverso i dati scientifici della storia e le esperienze maturate per identificare il bisogno di una Visione Identitaria che accomunando interessi divenga condivisa per restituire a tutta Roma la governance mirata. La Regia di una Rete integrata con norme di tutela e valorizzazione del Paesaggio (PTPRG) come nuovo modello per l’urbanistica (PRG) apre a modelli e normative di coesistenza tra i pieni ed i vuoti di territori diversi, indirizzi materiali ed immateriali da riprogettare col pubblico per la partecipazione dei cittadini e da far godere ai visitors determinando benefici effetti di un’impresa culturale di resilienza integrata (AgroPolisRoma).

Visione Meogrossi Roma si cimenta con chi ha voglia di capire la visione dell’AXIS che informa la Forma Urbis Romae , che detta le ragioni della pianta del Nolli del 1748, che prova ad analizzare come aprire alla partecipazione contemporanea per mettere in relazione il disegno unitario della topografia antica per la governance di Roma.  Messaggi culturali ed al tempo stesso pragmatici di Roma vanno tramandati al mondo con narrazioni produttive sostenute dalle innumerevoli trasformazioni di una Polis passata, una città destinata in futuro a tornare Roma Capitale d’Italia e del Mediterraneo.….. ottimi obiettivi questi per discutere.

Mi aspetto critiche e commenti per poter aprire i confronti sulla Torre di Babele Roma innalzata con amici stranieri assai più attenti dei Romani …….

 

Piero Meogrossi

 

 

Torre di Babele Roma,   Z. Djukanovic 2020


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LA PARRESIA PER IL RICONOSCIMENTO DELLA FORMA URBIS ROMAE

 

 


LA MISURA E L’ANIMA DEL DISEGNO DI ROMA – PIERO MEOGROSSI


OMAGGIO A PROIETTI


 

 

Arch. Piero Meogrossi

laureatosi cum laude a Roma (1974), ha svolto attività professionale prima di entrare nel 1980 nel MIBACT/ Soprintendenza Monumenti di Venezia (1980-1983) e Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma (1983-2011).

Si è sempre occupato di Restauro Monumentale, di Paesaggio Archeologico e Trasformazione Urbana in Italia e all’estero. Opera in Veneto vincolando la Villa Cornaro, Teatro di Memoria di Alvise Cornaro a Codevigo, PD. A Roma ha eseguito restauri su: Appia antica, Villa Quintili, Tomba Cecilia Metella, Palatino, Foro Romano, Anfiteatro Flavio.

Concorsi di Architettura tra cui: Progetto Fori, Prix Piranesi de Rome (con team Purini-Valle), 1 premio 2016; Parco Danewerk, Germania, II Premio, 2009; Piano di Luce per Roma dopo Sisto V, premio Utopia,1998; Amenhophi Court, Luxor, Egitto 1988; Habitat ed Energia, Misawa Homes, Tokio, III premio1979; Parco Appia, P.A.R.C.O.,vincitore CEE/SSBAR,1997 .

Dal 1987 al 2020 tiene conferenze ed esposizioni, seminari sulla formazione del Restauro in Archeologia a Roma ed all’estero (Politeknik Warsawa 1974; IUAV Venezia 1982; Roger Williams, US 2001; Architektur Beograd 2015-2018; Architettura Romana (1999-2020) argomentando le forme del Paesaggio antico interpretato tramite la topografia della Forma Urbis Romae.

Dopo il ritiro dal MiBACT (2011) svolge consulenze, mostre, dibattiti pubblici sull’architettura urbana e sul paesaggio Mediterraneo sostenendo tesi con saggi e conferenze (1987-2020) svolte principalmente a Roma ed a Creta.

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