RIPARLIAMO DEGLI URTISTI: NON FARE DI OGNI ERBA UN FASCIO UNA PROPOSTA INNOVATIVA

UNA LUNGA STORIA ED UNA PROPOSTA

 

 

RIPARLIAMO DEGLI URTISTI: NON FARE DI OGNI ERBA UN FASCIO

La Regione recentemente  con legge ha riconosciuto gli urtisti come storici, patrimonio culturale tradizionale della citta’ di Roma tutelando sia l’attivita’ che i luoghi dove esercitarla.

Contemporaneamente si conferma  però che  al fine di assicurare il decoro dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti, nonché delle aree a essi contermini, d’intesa con la regione, i Comuni, adottano apposite determinazioni volte a vietare gli usi da ritenere non compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione.

Oggi gli urtisti sono collocati in gran parte in via di San Gregorio, riconoscendo esplicitamente la loro specificità culturale.

Ma proprio questo riconoscimento dovrebbe consentire una distribuzione più ampia in altri luoghi storici e turistici di Roma.

VISIONEROMA SUGLI “URTISTI DI ROMA UNA CATEGORIA CHE MERITA ATTENZIONE”  PROMUOVERÀ UN PUBBLICO DIBATTITO A CUI SARANNO INVITATI I NUOVI AMMINISTRATORI DELLA CITTÀ, LE SOVRINTENDENZE, STORICI E AMANTI DI ROMA E DELLE SUE TRADIZIONI

 

Ma riassumiamo la vicenda dalle origini ad oggi.
E’ importante ritornare sulla specificità storica e commerciale di questa attività.

Nella seconda meta’ dell’800 con una bolla papale di papa Pio IX nasce a Roma la categoria di ambulanti piu’ antica della citta’: gli “Urtisti”, “Urtista”,  perché deriva da quel piccolo urto che con la cassetta piena di santi, papi, madonne e rosari portata al collo con una cinghia di tela, davano ai pellegrini di piazza San Pietro per attrarre la loro attenzione.

La bolla papale autorizzava le licenze ai commercianti di religione ebraica, a quel tempo ancora confinati all’interno del Ghetto. La loro religione, infatti, vietava la vendita di oggetti religiosi fuori dal ‘loro territorio’ e lo Stato Pontificio diede loro il permesso di vendere rosari ai pellegrini.

Un’autorizzazione del vicariato di Roma, risalente ai primi del 1900, sancisce definitivamente l’esistenza e il ruolo degli urtisti, autorizzati a circolare con una cassetta di legna appesa al collo che contiene rosari e cartoline da vendere ai pellegrini cattolici. L’altro mestiere possibile in quel momento storico era quello dello “stracciarolo”, cioè il venditore di stracci.

Il mestiere ha attraversato le epoche sopravvivendo ai rivolgimenti storici e politici ed alle trasformazioni sociali ed economiche manifestatesi nel XIX e nel XX secolo, fino a conservare ancora ,all’ affacciarsi del XXI secolo una propria vitalita’ economica. L’ attivita’ degli urtisti si e’ perpetuata per tradizione famigliare, con la trasmissione delle licenze di generazione in generazione.

La loro attivita’ sopravvisse per un po’, anche in epoca fascista, almeno all’ inizio, quando gli urtisti continueranno a essere autorizzati e finiscono addirittura per essere inquadrati nel sistema corporativo del tempo: dovevano vestire una apposita divisa e indossare un cappello recante l’acronimo S.F.V.A. che stava per sindacato fascista venditori ambulanti.e per tutto il ventennio resistettero nonostante il clima attorno si facesse anno dopo anno più pesante. Questo regime fu spazzato via del tutto dalla politica razziale del regime fascista con le note leggi del 1938,.

Poi, a metterne a rischio l’esistenza, fu l’arrivo dei nazisti in città che li dichiararono abusivi. La loro attività divenne nascosta, trasformandosi in vendita di sigarette ai soldati tedeschi.

 

Finita la guerra, il loro lavoro tornò regolare, vengono istituzionalizzati nuovamente dalla amministrazione Capitolina con una delibera del 1946 che ne fissa il numero e i luoghi dove lavorare,  entrando nell’immaginario comune dei turisti che approdavano a Roma. Nessun banco ancora, ma una cassetta di legno al collo, munita di cassettini con souvenir di tutti i tipi.

La loro fortuna arrivò negli anni ’60 con il boom dei turisti. Le cassette, denominate gli schifetti, dal collo passarono al cavalletto negli anni ’70. Nella seconda metà di quegli anni avvenne la trasformazione in bancarelle. Furono così regolamentate le licenze.

Specializzati in una particolare tipologia merceologica, quella degli oggetti devozionali della religione cattolica. Di estrazione ebraica gli urtisti erano per questo legati, da un punto di vista abitativo, al perimetro delle vie del ghetto di Roma e del Portico d’Ottavia, ma per cio’ che concerne l’attivita’ commerciale erano autorizzati, in via eccezionale, a operare per le strade e le piazze della citta’, in questo differenziandosi dagli altri ebrei romani, le cui attivita’ economiche ,invece erano forzatamente confinate nel ghetto.

Il loro obiettivo era di smerciare ai pellegrini e ai turisti nei decenni a seguire, la loro varia mercanzia come corone da rosario’, ricordini, souvenir.

La quasi totalita’ dei “posteggi” e’ rimasta sempre la stessa, nelle vicinanze dei monumenti principali della citta’. Con il tempo si e’ avuto una costante diminuzione delle soste, visto che questa categoria ha sempre risposto positivamente all’ esigenza dell’ amministrazione facendosi carico delle problematiche afferenti le aree di maggior pregio cittadino al contrario di altri ambulanti.

Come quando alla fine degli anni 90 lasciano il Colosseo. Gli urtisti operavano all’interno dell’anfiteatro con quattro postazioni di vendita concordate con la sovrintendenza e pagando un regolare contratto durato piu’ di 40 anni. L’allora Sindaco di Roma Rutelli, il Ministro dei beni culturali Veltroni e il sovrintendente La Regina, fecero rinunciare alle postazioni interne al Colosseo, con solenne promessa che si sarebbe costruita, nel terrapieno difronte all’anfiteatro una struttura in cui ricollocarle. Ai tempi, i giornali, i telegiornali sottolinearono con ampi encomi il comportamento della categoria. In un primo tempo, il progetto fu portato avanti, poi cambio’ maggioranza in Campidoglio e non se ne fece più nulla.

Nel 2015, Giunta Marino, il Tavolo del Decoro delimita una ZONA ROSSA all’interno della quale e’ vietata ogni attivita’ commerciale su area pubblica.

La zona va dal Circo Massimo al Colosseo, proseguendo per via dei Fori imperiali fino a Piazza Venezia e Campidoglio.

Una cosa del genere era avvenuta gia’ con il famoso Decreto Galasso che a differenza di quello di Marino prevedeva la presenza degli urtisti essendo considerati facente parte della storia culturale della citta’, le edicole e i fiorai

Tenuto conto che l’80% delle soste sono all’interno di questa area è evidente la morte commerciale di questa attività.

Con  l’arrivo della Sindaca Raggi arriva la cancellazione delle soste posizionate nell’adiacenze del Pantheon e Fontana di Trevi.

Paradossalmente negli stessi anni si e’ assistito ad un incremento smisurato di ambulanti nel centro della citta’ con banchi di dimensioni doppie a quelle permesse agli urtisti, che vendono souvenir (c.d. banchi a posto fisso) che nessuno vede e regolamenta.

Inoltre  sono anni che le edicole del centro storico (nella stessa Zona Rossa) vendono solo souvenir con una occupazione di suolo pubblico esorbitante senza che ci sia mai un intervento delle forze di Polizia Municipale visto che per legge e’ vietato.

Infine, visto che per legge gli urtisti possono vendere solamente souvenir, dovrebbe essere evidente che la loro attivita’ non puo’ che essere svolta nel centro della citta’ nei pressi dei monumenti dove e’ presente un flusso turistico. Non e’ un caso che in altre citta’ d’arte italiane troviamo la presenza di ambulanti che vendono souvenir. A Venezia solo su piazza San Marco patrimonio dell’Unesco troviamo 36 banchi che vendono souvenir. Firenze dove la regione Toscana ha dichiarato storiche e quindi tutelate le bancarelle (19) su piazza della Signoria, agli Uffizi, Battistero, Santa Maria in Gerusalemme.

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi gli urtisti sono collocati in gran parte in via di San Gregorio, riconoscendo esplicitamente la loro specificità culturale ma limitando fortemente il loro spazio commerciale  (praticamente tutti nello stesso spazio ). Ma proprio questo riconoscimento dovrebbe consentire una distribuzione più ampia in altri luoghi storici e turistici di Roma.

In tutte le citta’ d’arte troviamo venditori ambulanti di souvenir, allora varrebbe la pena di riconsiderare tutta la questione.

In un periodo dove il COVID ha tagliato milioni di posti di lavoro. Assistiamo proprio in questi giorni nel centro della citta’ ad un allargamento di occupazione di suolo pubblico da parte di bar, ristoranti, gelaterie.

Certo questa piccola categoria non ha posizione monopoliste all’interno forti e economicamente potenti.

Nel frattempo (anno 2018)  la Regione con legge ha riconosciuto gli urtisti come storici, patrimonio culturale tradizionale della citta’ di Roma tutelando sia l’attivita’ che i luoghi dove esercitarla, fissando una serie di adempimenti conseguenti ma ancora inattuati.

Gli urtisti oggi sono 112 e nella loro associazione hanno un presidente, Fabio Gigli, che si definisce “l’unico cattolico della categoria”.

“Siamo preoccupati  –  ha detto recentemente  il rabbino  capo della Capitale, Riccardo Di Segni –  perché è giusta l’attenzione al decoro, ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, confondendo piccole installazioni con realtà più strutturate. Loro  il  negozio se lo portavano dietro. Chiuso in una cassetta portata a tracollo. E via a pedalare, e vendere, per le strade della Città Eterna e  sono parte del tessuto urbano di Roma da secoli: circa duecento famiglie fanno quel mestiere da 500 anni”,  ricordando che la gran parte dei venditori di souvenir sono membri della comunità ebraica.

 


UNA PROPOSTA CONSEGUENTE CHE PRESENTANO GLI URTISTI AL COMUNE E ALLA REGIONE

(la particolare caratteristica del punto vendita potrebbe interessare molte citta’ storiche)

 

Per consentire di “vivere” a questa piccola categoria “storica” si avanza ai soggetti competenti Comune, Regione, Sovrintendenze, Associazioni di tutela del patrimonio storico ambientale,  la seguente proposta.

 

a) individuazione di un particolare banco di vendita che solo consente la vendita in specifiche postazioni.

b) individuazione di limitatissimi  punti vendita nei luoghi di valenza turistica

c) rigida regolamentazione della vendita

 

Il banco vendita

Si propone il seguente banco vendita

 

 

 

Il banco vendita ha limitatissimo ingombro (90 cm) . Il cappello che protegge dalla pioggia cambia a seconda del luogo storico in cui è collocato prendendo a riferimento l’area contermine. L’illuminazione avviene sotto i singoli piatti ed invisibili all’esterno, con ricarica solare e batteria invisibile all’esterno.

 

 

 

I punti vendita

 

I posti individuati e da individuare concertandoli con il comune sono in numero limitatissimo. Es. 3 in area colosseo, 3 su via dei fori imperiali, uno al Panteon ecc.

Le regole

Si confermano le regole dei punti vendita già in vigore a cui se ne aggiungono altre più stringenti , quali revoca della concessione in caso di tre violazioni di ingombro, sosta di mezzi a ridosso del punto vendita ecc.

 



Urtisti e ricordari a Roma. Passato e presente di uno storico mestiere

03/12 – 08/12/2014

Museo di Roma in Trastevere

Il negozio se lo portavano dietro. Chiuso in una cassetta portata a tracollo. E via a pedalare, e vendere, per le strade della Città Eterna. Sono i protagonisti della mostra documentaria “Urtisti e ricordari a Roma. Passato e presente di uno storico mestiere”. “Loro sono parte del tessuto urbano di Roma da secoli: circa duecento famiglie fanno quel mestiere da 500 anni”, spiega il rabbino capo della Capitale, Riccardo Di Segni, ricordando che la gran parte dei venditori di souvenir sono membri della comunità ebraica.

 

Potrebbero interessarti anche...

0 0 votes
Article Rating
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
LASCIACI UN TUO COMMENTO O UNA TUA INFORMAZIONEx
()
x