BENI CULTURALI E MERCATO IL CONFRONTO DELLE IDEE

BENI CULTURALI E MERCATO IL CONFRONTO DELLE IDEE

Si apre questa pagina del sito di Visioneroma che vuol affrontare un tema molto importante in particolare per una città come Roma: che rapporto deve esserci tra il bene culturale e il mercato? un tema decisivo e attualissimo. Visioneroma, ad esempio, ha individuato tra i programmi prioritari per l’utilizzo del Recovery Fund il progetto Campidoglio 2 e quello connesso del Distretto Museale dei Fori più importante del mondo.

 

La bellezza di Roma

 

LE OPINIONI


Michele Campisi cita  un articolo di Tomaso Montanari : uno dei più autorevoli specialisti della storia dell’arte europea dell’età barocca, cui ha dedicato oltre cento saggi in riviste scientifiche e sedi editoriali prestigiose. È presidente del Comitato tecnico scientifico per le Belle Arti del Ministero per i Beni Culturali (cui appartiene per nomina del Consiglio Universitario Nazionale)

Colosseo, l’affare milionario: l’arena apre a eventi pubblici
di Tomaso Montanari

Alla fine, il rimpasto c’è stato: il titolo de “Er mejo der Colosseo” non spetta più a Romeo, il protagonista spaccone degli Aristogatti, ma a Dario, ministro compassato dei Beni culturali. Che potrà, d’ora in avanti, legittimamente incedere sui Fori Imperiali vestito da gladiatore. L’impresa, colossale, che tanta gloria rovescia sull’inclito dictator bonorum culturalium rei publicae è stata annunciata pochi giorni fa: in piena pandemia, parte un bando da 18,5 milioni di euro per rifare l’arena al Colosseo. Una vera e propria Netflix dell’archeologia, per rimanere alla semantica in voga nelle stanze, oggi così pop, del Collegio Romano. Come fu chiaro fin dal suo primo affacciarsi, oltre sei anni fa, questa idea riesce a coagulare tutto il peggio della visione del patrimonio culturale, del nostro Paese, della stessa politica oggi trionfante.
Primo: il Colosseo diventa un contenitore per qualcos’altro. Cosa, si vedrà: “Ogni possibile evento della vita contemporanea”, secondo l’archeologo che ha sussurrato all’orecchio del principe una simile scempiaggine. Nel giugno 2018 un grande party di beneficenza culminato nella proiezione del Gladiatore di Ridley Scott (film irto di errori storici) ha permesso di capire quale potrebbe essere il futuro prossimo dell’anfiteatro. Il punto è che il monumento in sé è considerato un “inutile dente cariato” (così l’ex sottosegretario ai Beni Culturali Luigi Covatta, esprimendo sostegno al progetto): invece di educare a leggere i monumenti antichi, invece di sottrarli alla morsa del traffico, invece di prendere atto della loro storia e delle loro lacune, vogliamo inserirli a forza nel nostro presente. Ossessivamente presi da noi stessi, pieghiamo tutto al narcisismo effimero: un estremo consumismo, non sostenibile, del patrimonio culturale. E niente insegna il precedente infausto dell’Arena di Verona, ormai completamente inconoscibile come monumento e letteralmente mangiata da spettacoli in gran parte di infima qualità.
Secondo: continuiamo a investire su un’idea patetica di Italia in costume storico per turisti. Perché è fin troppo ovvio che il Colosseo ridotto a parco a tema di un’antichità hollywoodiana sarebbe affollato solo dai turisti (quando torneranno), in un ennesimo passo dell’espropriazione della città ai suoi cittadini.
Terzo: i 18,5 milioni per l’arena del Colosseo rappresentano l’applicazione della logica delle Grandi Opere al patrimonio culturale. In un Paese in cui i monumenti crollano per mancanza di manutenzione, i politici continuano a preferire “l’inaugurazione alla manutenzione” (Leo Longanesi). Con le chiese marchigiane del cratere sismico in cui ancora nevica, con i palazzi del centro storico di Napoli in rovina, con gli archivi e le biblioteche in agonia, un ministro serio dei Beni Culturali non dovrebbe nemmeno nominarlo, il Colosseo. Ma salvare, in silenzio, le piccole cose che muoiono non dà consenso, mentre i circenses attizzano la folla: festa farina e forca, si diceva a Napoli.
Quarto: ma con lo spettacolo dal vivo nello stato in cui è ora, con l’assenza di qualunque progettualità, con migliaia di lavoratori dei teatri e della musica alla fame, come è concepibile investire tutti questi soldi in una mega struttura per spettacoli dal vivo con le caratteristiche sopra illustrate? È talmente lunare questa coincidenza, che l’unica spiegazione è che il Colosseo, straordinario strumento per la costruzione del consenso imperiale, torni ad essere usato come efficacissima arma di distrazione di massa per l’opinione pubblica. Già sento l’obiezione: siete contro la cultura popolare! Per nulla, ma sono contro il Ministero della Cultura Popolare: il MinCulPop non mi è mai piaciuto, perché si occupa di propaganda, non di cultura.
Proprio negli stessi minuti in cui le agenzie battevano la notizia del bando per l’arena, l’associazione “Mi riconosci? Sono un professionista dei Beni culturali” diffondeva la lettera con cui Ales – società strumentale del Mibact – comunicava che non avrebbe rinnovato a molti lavoratori i contratti in scadenza il 31 dicembre. Vi si legge che “a seguito di quanto stabilito dal DPCM 3 dicembre 2020 (…) che (…) per fronteggiare l’emergenza epidemiologica (…) ha decretato la sospensione delle mostre e i servizi di apertura al pubblico dei musei e altri istituti della cultura (…) siamo spiacenti comunicarle la cessazione del rapporto di lavoro”. Le anime morte dei Beni culturali, le vite precarie e sfruttate che mandano avanti il carrozzone della “cultura”, gli invisibili dei monumenti vengono spazzati via: non dal Covid, ma da uno Stato che si è dato al caporalato e allo schiavismo, e che ora getta via queste persone.
Siamo in guerra, ci si dice: ci sono delle priorità. Sta bene: ma mi dovete spiegare come possa essere prioritario, proprio ora, spendere 18,5 milioni di euro in quella trovata ridicola, e non destinarli a salvare le vite di chi ha, fino a oggi, salvato il nostro patrimonio culturale.


 

Piero Meogrossi : l’economia prodotta da un turismo scenografico non è mai stata valida…

 

l’economia prodotta da un turismo scenografico e privo di scambi di valori non e’ mai stata valida ne’ tantomeno realisticamente vantaggiosa alla crescita!…per cambiare i musei a cui siamo stati male educati occorre invece avere lungimiranza e speranza nelle azioni integrate,  nelle visioni partecipate con nuove “regole della casa” (oikos-nomos= economia) , con scelte sostenibili ed attente  a rivalutare seriamente i luoghi della memoria sempre meno rispettati…Una ”altera historia” che va raccontata  in modi e narrazioni interscambiabili con tutti : circolarita’ di sistema e non piu’ per parti …se si vogliono davvero trasformare le scelte cd produttive e tenere in conto i bisogni reali della gente a cui offrire lavoro innovativo e diffuso  Il mondo della cultura per cives e visitors ha l’obbligo di rendere compatibili le forme ereditate, valori da tutelare e da gestire diversamente con investimenti partecipati, valori aggiunti conseguibili da progettualita’ di resilienza per una economia di territori unitariamente intesi …in modo da prepararsi alla RiformaUmanistica e tecnologica  in essere che si rivolge al prossimo futuro post-pandemico…….


 

Michele Campisi:  la visione economica ridotta a “capre e cavoli” non funziona e non ha mai avuto specifico effetto.

 

Ovvio che la visione economica ridotta a “capre e cavoli” non funziona e non ha mai avuto specifico effetto.
La stessa Banca d’Italia nello studio sui Musei per il 2019 ha messo in guardia su questo tipo di “sfruttamento” che porta posizioni solo per alcune precise attività ma incide negativamente sulla crescita economica complessiva. Molto più importante in termini di diffusione economica di attività sarebbe sr ci fosse: “accrescimento della qualità del capitale umano”. Avverte poi del pericolo – resosi purtroppo realtà – di una economia esclusivamente turistica delle città d’arte e dei quartieri storici.
Risultato è che il Ministero per conto di ALES spa (interamente dello Stato) sta tenendo chiuso i Musei per non pagare gli addetti e licenziarli. Li assume come fosse “cosa sua” senza alcun tipo di garanzia civile, li sottopaga e li caccia quando vuole.
Questa è la nuova generazione che abbiamo iperlaureati con percorsi specialistici sui Beni Culturali…….non c’è srcondo voi qualcosa da cambiare?
Di questi disagi Roma ne è la capitale.


 

Piergiorgio Tupini cita il Prof. salvatore Lorusso titolare di Conservazione dei beni Culturali presso Alma Mater Bologna insignito a livello mondiale tra i 5000 esperti benemeriti dell’umanità

l’aggressivita’ dell’articolo di Tomaso Montanari e la incongruenza del contenuto.

Non viene considerato il valore economico del bene culturale ovvero la sua valorizzazione nel rispetto della sua tutela e quindi, nell’ambito del suo valore olistico;
Si pensi a ben altri casi simili di intervento con ritorni significativi per il territorio sempre nel rispetto dei principi di tutela.


 

Ministro Dario Franceschini citazione intervista recente

 

Oltre 11 miliardi di euro. E’ il valore delle misure varate dal ministero di beni culturali e turismo per contrastare gli effetti ella pandemia nei settori del turismo e della cultura. Lo sottolinea il ministro Franceschini che oggi pubblica  sul sito del Mibact un dettagliato consuntivo degli interventi predisposti nel 2020.

“Un impegno – dice – che ha interessato tutti i settori di competenza partendo dalle categorie più colpite, per non lasciare fuori nessuno”.

Il documento, riassunto in una serie di slide pubblicate online sul sito del ministero, ripercorre per ogni settore e nel dettaglio tutte le misure prese, per gli istituti, le imprese, i lavoratori, dal turismo al cinema, dai musei ai siti archeologici, dall’editoria alla musica, la tutela del patrimonio, le fiere, i congressi, la promozione del sistema paese. “Agli oltre sessanta provvedimenti del Mibact dal valore di 11 miliardi di euro – fa notare il ministro – si sommano le misure di carattere generale: dalla cassa integrazione ordinaria e speciale ai fondi integrativi salariali, dai contributi a fondo perduto corrisposti dall’Agenzia delle entrate in base ai codici Ateco settoriali, ai Tax credit speciali per le spese COVID, fino alle misure del Dl liquidità a supporto e garanzia delle imprese. Un’attività che ha impegnato notevoli risorse umane e finanziarie e che proseguirà fino a quando questi due settori strategici non avranno superato la crisi”.

Confturismo: Covid è costato 100 miliardi

“Da marzo a dicembre mancheranno all’appello 78 milioni di arrivi e 240 milioni di presenze tra italiani in vacanza Italia e stranieri. Ma a questi bisogna sommare anche tutta la parte dell’outgoing perché registriamo anche 36 milioni in meno di italiani che non andati all’estero (e avrebbero comunque lasciato un pizzico della loro spesa in Italia) Possiamo dire che questa crisi del Covid per il sistema turismo e per i più immediati settori collegati costa 100 miliardi di valore della produzione in meno (nel 2019 valeva 190 miliardi)”. Questo il bilancio di Alberto Corti, responsabile Confturismo Confcommercio, sulle conseguenze – finora – della pandemia sul settore del turismo e sull’indotto.

“Mai come quest’anno – spiega il responsabile del settore turismo di Confcommercio – abbiamo scoperto che collegati al 100% con il turismo ci sono elementi che non avevamo mai pensato: dagli agenti di commercio che fanno i promoter di servizi di tour operator, compagnie aree e ferroviarie alle scuole di lingua italiana per stranieri in Italia, dagli allestitori, dai fioristi alle lavanderie industriali”. Infine Confturismo sottolinea come sia necessari ulteriori e consistenti aiuti visto che la situazione non migliorerà affatto nei prossimi mesi: “Non è che dal 1 gennaio ci sveglieremo così diversi – dice Corti – e dobbiamo essere coscienti del fatto che abbiamo davanti almeno 6 mesi fortemente in linea con la crisi terribile del 2020”.

Istat: in estate dimezzate le presenze

Nel periodo estivo luglio-settembre 2020 le presenze dei clienti negli esercizi ricettivi sono complessivamente il 63,9% di quelle dell’anno precedente. Il calo è dovuto soprattutto alle presenze dei clienti stranieri, sono soltanto il 39,7% rispetto allo stesso trimestre del 2019; per i clienti italiani sono l’86,2%.

Nei primi tre trimestri del 2020 diminuiscono drasticamente i viaggi svolti per motivi di lavoro dai residenti nel nostro paese (-59%) e, in misura minore ma comunque ampia, quelli per vacanze (-23%). Lo rileva l’Istat.

 


 

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