LA GRANDE BELLEZZA? – ARCH. GIORGIO TAMBURINI

LA GRANDE BELLEZZA? NON E’ UN ACCAMPAMENTO PER SFOLLATI E’ PIAZZA DEL PARLAMENTO

 

 

Chiunque abbia avuto la pazienza di leggere per intero il così detto Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza avrà senz’altro notato come nelle 169 pagine piene di buone intenzioni (le stesse delle quali è lastricata la strada della perdizione) l’unico accenno a processi di rigenerazione urbana, ovvero ad interventi in grado di incidere sugli assetti delle nostre città e periferie, si trova a pagina 70 laddove nell’ambito di TURISMO E CULTURA 4.0 ci si propone “[…] di rigenerare i borghi e le periferie urbane attraverso la promozione della partecipazione alla cultura, il rilancio del turismo sostenibile […]”.

A pagina 71 gli estensori ci rassicurano che “[…] le aree remote e le periferie urbane saranno incluse tra le aree di intervento […] ”.

Altri accenni, a pagina 75 e 76, inquadrano le periferie delle nostre città insieme a “[…]siti minori ed aree rurali […]” puntando su “[…] rinverdimento e riqualificando il contesto urbano e periferico attraverso la ripiantumazione arborea […]” NIENTE ALTRO.

Nessun approccio urbanistico alla complessità delle periferie, nessun proposito di rigenerazione delle periferie pubbliche o private, nessuna valutazione del disagio sociale connesso alla cattiva progettazione…tutta l’attenzione si concentra sui lavori di efficientamento energetico degli edifici esistenti, laddove in Europa da decenni si sperimentano strategie di recupero, riqualificazione fino all’odierna rigenerazione.

Nessuna attenzione al ruolo e alla creazione dello spazio pubblico (quanto tempo è passato  dalle 100 piazze rutelliane ) … .

Nel silenzio assordante di tutti i rappresentanti delle categorie professionali ed imprenditoriali si sceglie di ignorare i nostri centri urbani, inquadrando gli interventi solo in relazione al turismo.

L’urbanistica ovvero l’arte di costruire le città appare ufficialmente estinta…l’architettura viene affidata ad un’idea di manutenzione che garantisca il miglioramento delle prestazioni energetiche rinunciando a qualsiasi contributo innovativo della nostra generazione nelle stratificazioni urbane, che da sempre costituiscono la ricchezza delle vicende urbane…il governo preferisce ammiccare a imprese e cittadini prefigurando la possibilità di accedere (forse) al bonus del 110%.

E allora, davanti a questa evidente e imperdonabile assenza di attenzione, di strategia, mi torna in mente una frase che credo campeggi ancora sui muri della facoltà di Valle Giulia, eredità del ’68, …’COMPAGNI SIAMO REALISTI…CHIEDIAMO L’IMPOSSIBILE ‘…

Chiediamo almeno l’inserimento in questo elenco di buoni (mica tanto) propositi di un intervento di forte valenza simbolica, non in periferia, non nei luoghi remoti, ma al centro del centro del nostro paese, della nostra città … a piazza del parlamento.

Un intervento che ponga nuovamente al centro dell’attenzione l’ARCHITETTURA coniugando nel segno della cultura innovazione e  archeologia, come solo la migliore scuola italiana ha saputo fare in ogni tempo.

Esiste un’area a Roma accanto alla Camera dei Deputati, residuata dagli sventramenti effettuati per consentire la costruzione dell’addizione di Ernesto Basile al palazzo di Montecitorio, destinata originariamente alla costruzione di uffici della Camera.
Questo relitto situato al centro del centro della Capitale non è solo un vuoto incomprensibile ed incoerente in una struttura urbana derivata  dallo scontro fra preesistenze romane, persistenze medievali, alterazioni barocche e interventi ottocenteschi, ma rappresenta il simbolo della disattenzione dello Stato e l’impotenza delle strutture decisionali nonché l’irrilevanza dell’architettura in questa nazione che più di tutte ha contribuito alla crescita della nostra disciplina.

I tentativi di sostituire gli attuali tendoni incannucciati da stabilimento balneare per ospitare le macchine di deputati e addetti, con un progetto in grado di ricucire la struttura urbana lacerata, coniugando spazio pubblico e valore simbolico, architettura e archeologia, si sono infranti sull’altare delle difficoltà burocratiche e degli interventi dei privati che ancora oggi percepiscono suntuose locazioni per ospitare le funzioni pubbliche che potrebbero e dovrebbero essere situate in quell’area.

È evidente che solo nel nostro paese uno spazio del genere poteva rimanere nel degrado osservato recentemente anche da Francesco Rutelli  nel suo ultimo libro … in qualsiasi altra capitale la vicenda avrebbe trovato da decenni un esito appropriato.

Il concorso del 1967, vero e proprio riferimento culturale per tutti gli architetti italiani, non ebbe come noto esito alcuno … i famosi 18 primi premi assegnati ex aequo dalla giuria nascondevano l’impotenza dello stato e l’assoggettamento all’interesse dei privati , interessati a concedere in affitto gli edifici circostanti , che ancora oggi costano all’amministrazione molti milioni di fitti passivi ogni anno…

Sinceramente non riusciamo a pensare ad un progetto che abbia maggiore valenza simbolica… come già ho avuto modo di scrivere…

 

“Possiamo discutere all’infinito di quali funzioni collocare nel futuro edificio ma la ridefinizione dell’improbabile spazio urbano attuale è indifferibile. Uno Stato che non trova la forza e la volontà di autorappresentarsi in un’architettura significativa al centro dei luoghi del potere trasmette un messaggio di disimpegno e sfiducia.

A voler essere maligni, o forse solamente realistici, le attuali coperture rappresentano al meglio una repubblica “balneare”. Inoltre, un nuovo concorso con un programma anche diverso, comunicherebbe a tutti noi il senso di un grande cambiamento fino a costituire l’evidenza di uno Stato che moralmente e responsabilmente investe nel futuro della collettività. Gli amministratori hanno spesso sollevato le difficoltà operative connesse con le preesistenze archeologiche, noi riteniamo che se veramente il sottosuolo ospita i resti della meridiana di Augusto sarebbe solo una ragione in più per procedere nel segno di un’ integrazione fondamentale tra esperienze di ricerca architettonica e archeologica re-interpretando con gli attuali strumenti operativi e culturali il processo di stratificazione che in fondo è sempre stato alla base della costruzione delle nostre città.

Esistono, inoltre, diversi esempi realizzati di progetti dove coesistono architettura e archeologia, al punto da essere certi che il risultato finale costituirà una grande ricchezza per un paese destinato in larga parte a vivere del proprio lascito culturale e di bellezza.

Riassumendo, e forse rischiando di scadere nella retorica, noi non chiediamo di rifare questo concorso perché le somme spese per gli affitti a fronte di un’area demaniale in grado di ricevere quelle funzioni forniscono l’immagine di un paese che non sa amministrarsi, non chiediamo di annullare l’attuale immagine balneare perché deturpa una parte tanto importante del nostro centro storico, non chiediamo di riannodare il filo spezzato del dialogo disciplinare tra storia e contemporaneità, non chiediamo neanche di ridare senso ad un luogo che da più di cento anni attende una definizione, in fondo forse chiediamo alle amministrazioni coinvolte di fare il concorso semplicemente per dimostrarci che questo paese non è morto, ma che al contrario può avere un grande futuro.”

 

ARCH. GIORGIO TAMBURINI

 


Giorgio Maria Tamburini

Laureato in architettura con lode nel 1985 presso l’ateneo di Roma “La Sapienza”.
Dal 1989 ha svolto con continuità l’attività di didattica nei corsi di Composizione architettonica ed Urbanistica, tenendo seminari e cicli di lezioni, dal 1989 al 1992 con il professore L. Quaroni , dal 1992 al 1998 con il professore M. Petreschi e, dal 1998 con il professore R . Cassetti come Cultore della materia.
Dal 1985 svolge un’attività qualificata nel campo dell’architettura e dell’urbanistica, assicurando professionalità impegnate nella progettazione e consulenza tecnica per la realizzazione di opere nel campo dell’edilizia civile prevalentemente residenziale, museale e commerciale curandone tutte le fasi dagli studi premliminari alla realizzazione dell’opera completa, all’espletamento delle pratiche amministrative necessarie presso gli Enti preposti.
Ha collaborato alla redazione del Quadro di Riferimento Territoriale della Regione Lazio e redatto diversi progetti di riqualificazione urbana, tra cui quello dell’antica Stazione Trastevere a Piazza Ippolito Nievo e quello del Ex “Residence Roma” a Via di Bravetta.
Tra i progetti di architettura più significativi ricordiamo i Musei della Fondazione Roma a Via del Corso, il Museo della Shoah , il Grand Hotel Via Veneto, il Centro Sportivo della SS. Lazio a Formello, la nuova sede ENPAM in Piazza Vittorio, E’ Responsabile del Dipartimento per la Professione presso l’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia.

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