A ROMA IL LOCKDOWN GARANTISCE IL 6 PER IL FUTURO BOCCIATURA O PROMOZIONE? – GIANLUCA SANTILLI

 

 

 

 

A Roma il lockdown garantisce il 6 in pagella: per il futuro bocciatura o promozione?

 

Dopo anni di debacle su tutti i fronti, l’Agenzia per qualità della vita e dei servizi pubblici locali assegna a Roma la sufficienza, ma solo grazie al Covid 19 ed alla conseguente segregazione che ne è seguita nel corso del 2020.

Il risultato è molto più significativo di quanto si possa pensare, non tanto perché ci sono stati dei miglioramenti, quanto perché questi discendono direttamente da elementi quali l’assenza di traffico, la necessità di riattivare l’economia di prossimità, la grande voglia di qualità della vita dei cittadini.

Ho più volte rilevato come il Covid-19 abbia accelerato trend ancora timidi quali la sostenibilità declinata in ogni sua articolazione, l’esigenza di valorizzare il tempo, la necessità di abitare in contesti vivibili.

Oggi la sostenibilità è invece assurta a mantra e stella cometa di ogni scelta, in specie di quelle economiche che vedono gran parte dei fantastiliardi del Next Generation EU destinati a promuoverla in ogni possibile contesto.

Tornando a Roma, averla vista senza traffico, senza stress, senza inquinamento, più pulita e quindi in grado di far godere i suoi abitanti di un periodo magico anche se legato alla tragica pandemia, doveva e deve guidarci verso una rigenerazione urbana realmente radicale.

I cittadini hanno apprezzato molto la ritrovata vivibilità degli spazi urbani, sottratti al costante sovraccarico di traffico e inquinamento.

La ricerca evidenza un “appello allarmante a migliorare la qualità dei servizi e dà la misura di una popolazione talmente esasperata dalla gestione dell’ordinario da giudicare migliore la propria condizione in emergenza, nonostante le limitazioni alla libertà personale”.

Ferma restando l’imperativa necessità di rimettere a posto i servizi essenziali la città, agendo con decisione su rifiuti, mobilità ed efficienza, anche per diventare attrattiva per gli investimenti dei privati, non è più pensabile rinviare la definizione di una visione di città da parte di chi a breve dovrà assumersi l’onere di amministrare Roma fino al 2026.

Mentre a Roma si continua a guardare il dito invece della Luna, che succede nelle grandi metropoli mondiali?

Anne Hidalgo a Parigi ha istituito l’assessorato per la città dei 15 minuti e viaggia veloce verso una radicale esclusione delle auto private dalla mobilità parigina.

A New York De Blasio, nell’ultimo anno del suo mandato, ha deciso di mettere in atto un progetto per liberare la Grande Mela dai veicoli. Lo spazio sarà pensato soprattutto per la circolazione di pedoni e ciclisti, facendo in modo che New York diventi la prima metropoli del mondo chiusa al traffico.

Londra, metropoli europea per eccellenza, dal 2013, grazie all’allora sindaco Boris Johnson, ha intuito l’importanza della mobilità sostenibile, cercando di mantenere la sua leadership quale migliore metropoli al mondo in cui vivere. E l’attuale sindaco Sadiq Khan sta perseguendo la medesima finalità, confermando l’importanza di avere amministratori che valorizzano intelligentemente il lavoro positivo dei predecessori.

Tutto è improntato sulla nuova mobilità sostenibile, piattaforma indispensabile sulla quale far poggiare la smart city del futuro.

La sostenibilità, come si diceva, è diventata una parente lontana di quello che fino a poco tempo fa era considerato una sorta di ambito di nicchia, o comunque un fronte collaterale della vita delle organizzazioni.

Sotto la spinta della pandemia da Covid 19, e più in generale della pressione dei consumatori-cittadini, grandi temi come i cambiamenti climatici, la finanza sostenibile, l’economia circolare e la mobilità, sono entrati nel dibattito pubblico con una forza tale da ridisegnare i confini stessi del concetto stesso di sostenibilità.

L’avanzata senza precedenti dello sviluppo sostenibile sta costringendo le aziende di ogni settore e dimensione a riorganizzarsi, se non addirittura a reinventarsi e Roma ha l’occasione irripetibile di accoglierle a fronte di una intelligente rigenerazione finalizzata a farla diventare una smart city.

Gli esempi di New York, Parigi e Londra dimostrano che questi processi non hanno durate bibliche e possono essere portati a termine anche in meno di un decennio. Certo servono forte capacità e determinazione ma anche la volontà governativa di considerare a parte la Capitale del nostro Paese, dotandola di ogni strumento atto al suo sviluppo indispensabile non tanto e non solo per Roma ed i romani ma per l’Italia.

 

 

 

 

 

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