SONO UTILI E NECESSARI I GOVERNI DI UNITA’ NAZIONALE? – GOCCE DI PENSIERI

Sono utili e necessari i governi di unità nazionale?

Lo sono stati e lo sono oggi ? E quali condizioni li devono motivare o meglio giustificare?
Se consideriamo le esperienze passate non solo nel nostro Paese hanno sempre avuto due caratteristiche :
una situazione del Paese drammatica ( ricostruzione dalle macerie della guerra, affrontare il terrorismo, ecc.) ;
sono durati periodi molto brevi, ma nascevano da momenti di effettiva unità di intenti e di “sentimenti” per i drammi passati o da affrontare.
Tutti sono durati poco, proprio perché in poco tempo le differenze ideologiche, di identità e di impostazione delle forze politiche che li animavano riemergevano con forza e riprendeva il normale e democratico confronto scontro maggioranza opposizione.
Il Governo Draghi probabilmente ha in comune con quelle esperienze una situazione effettivamente drammatica derivante dalla pandemia e dai suoi dirompenti effetti sulla vita della gente con morti e perdita di lavoro.
Quello che invece sembra differenziare il governo Draghi dagli altri esempi è la mancanza di “sentimenti “ di unità che, almeno per il breve periodo, dovrebbe animarlo per produrre primi importanti effetti nell’affrontare le emergenze.
Siamo tutti obbligati a sperare che almeno l’utilizzo dei fondi europei indispensabili per salvare il nostro Paese da un drammatico default e un piano di vaccinazioni serio e veloce, siano gestiti efficacemente da una personalità unanimemente ed internazionalmente riconosciuta abile e affidabile, ma fin dai primi momenti non sì può non dubitare che l’ingresso della lega di Salvini non risponda ad un sincero sentimento unitario, bensì ad una valutazione di cinico opportunismo che rinnega ogni precedente posizione identitaria.
Non saremo cattivi profeti nel prevedere che costituirà un continuo elemento di disturbo per la navigazione del Presidente del Consiglio, cercando di condizionare scelte importanti come l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica anche grazie a quel sommovimento e frazionamento delle forze politiche che rende oggi la lega e la destra in generale decisiva nella scelta.
E Salvini allora potrà scegliere i tempi giusti per far “saltare il banco” puntando ad elezioni in cui incassare un consenso mentre le forze politiche del centrosinistra ancora non sono riuscite a costruire un fronte comune che gli si contrapponga.
Renzi consapevole della sua impopolarità ha determinato questo processo,  ci “ha dato” Draghi,  ma nei fatti ha rimesso in gioco la lega, sulla base di un’opzione di fondo: buttare all’aria tutte le carte sperando che quando verranno ridistribuite gli capiti un “tris d’assi”.
Se tutto ciò è una fotografia possibile di quanto potrà accadere nel nostro Paese, resta uno solo l’antidoto da assumere velocemente: accelerare da subito la costituzione di un vero e credibile “ nuovo ulivo” che sappia ricostruire radici e rapporti con un popolo così messo alla prova in questo drammatico periodo.
E, memori di quanto avvenuto nel passato, tenendo presente che questa ricostruzione passa da un’attenta politica nei Comuni e nelle realtà locali,  converrà  cominciare subito fin dalle prossime elezioni amministrative.
Possibile che nel Movimento 5 stelle, nella parte che sembra più consapevole e disponibile ad una intesa rifondante, non si riesca a capire che bisogna rimuovere ostacoli a questo processo, ad esempio in una realtà politicamente così significativa come quella della Capitale?

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