Dovrebbe essere una delle porte d’ingresso della città della politica italiana. Ma piazza del Parlamento, dove si affacciano i palazzi della Camera, dal dopoguerra è un’incompiuta, con il degrado di un parcheggio protetto da mura scrostate che si alternano a torrette, con dentro una struttura precaria, incannucciate e teloni di tessuto che proteggono le macchine da pioggia e sole. Insomma una sorta di “accampamento” per le auto di funzionari e deputati come davanti a uno stabilimento.

La storia del problema è lunga, tra proposte incredibili e un concorso fatto negli anni Sessanta. Il risultato? Nulla. Tutto è rimasto come era. Una sorta di “dente cariato” nel cuore del centro, un’immagine spesso resa ancora provvisoria dal massiccio uso di transenne provvisorie.

E pensare che dopo la fine della guerra le proposte per quell’area furono tante e curiose. La Cooperativa Albor voleva realizzare un edificio multifunzionale con uffici, negozi e una sala cinematografica, mentre l’impresa Michelli Ariani aveva proposto un cinema all’aperto e l’Automobile Club di costruirvi la propria sede con annesso parcheggio.

 

Il concorso degli anni Sessanta: diciotto premi e nessun vincitore

Finalmente nel 1966 la Gazzetta Ufficiale annunciò un concorso pubblico per la “costruzione di un edificio destinato ad uffici e servizi della Camera dei deputati, compresi un ristorante e sale di ricevimento per il pubblico, e un’autorimessa interrata sottostante”.

I commissari del concorso nell’anno che seguì videro di tutto: i “vassoi sospesi” di Samonà, i geometrici volumi illuministi di Aymonino, Manieri Elia e Dardi, la lezione storica di Quaroni, la Roma barocca di Portoghesi e il “barocchetto” di Fasolo, il rigore di Caniggia, le macchine di Sacripanti e del gruppo Grau, il costruttivismo di Battisti e Bonfanti e l’approccio urbanistico di Insolera. E alla fine? Diciotto premi e nessun vincitore ritenuto all’altezza del compito. Tanto che la Camera cominciò ad affittare uffici vicini dal mercato privato.

 

La proposta: un nuovo concorso internazionale

E ora architetti, archeologi e storici dell’arte dell’associazione Visione Roma, da Giorgio Tamburini a Piero Meogrossi, da Aldo Aymonino a Michele Campisi, ma anche nomi come quelli dell’archeologa Rita Paris e del giurista Piero Sandulli, scendono in campo per rilanciare l’idea di un concorso internazionale di architettura.

Ma per realizzare cosa nell’area del parcheggio attuale? Uffici, parcheggi interrati, ma soprattutto uno spazio pubblico, una Agorà, una Casa della politica, dove i parlamentari possano incontrare i cittadini, con sale per mostre e convegni. E se la quota archeologica è a una profondità di cinque metri, forse con i resti della Meridiana di Augusto, si pensa che il parcheggio potrebbe essere scavato al di sotto mentre i resti antichi dovrebbero essere inglobati nella nuova struttura.

“In un periodo di assoluta mancanza di progetti strategici” afferma il coordinatore di Visione Roma Claudio Minelli “inseriamo questo intervento nei programmi di recupero prioritari. Un’idea che può sembrare provocatoria ma che ha una forte valenza simbolica anche per il luogo, un intervento che ponga nuovamente al centro dell’attenzione l’architettura come soluzione del rapporto tra innovazione e archeologia”.