DAL TRAFFICO A COMBUSTIONE A QUELLO ELETTRICO: LA CONFUSIONE SOSTENIBILE – GIANLUCA SANTILLI

Dal traffico a combustione a quello elettrico: la confusione sostenibile

 

 

Leggo sull’edizione romana del Corriere un articolo dell’ottimo Edoardo Segantini dal titolo “Il nostro futuro elettrico”.

L’articolo chiude così: “una città di automobili che scivolano via senza rumore, silenziose ed inodori? Oggi una prospettiva del genere può sembrare un sogno”.

Ma stiamo scherzando? Ma Londra, Parigi e New York che hanno dichiarato di eliminare l’auto privata entro il 2030, con un anticipo di 20 anni su quanto previsto prima della pandemia, sono impazzite?
Mi chiedo quale sia la differenza di una città strangolata dal traffico se questo è elettrico o ibrido, salvi ovviamente i vantaggi importantissimi per l’ambiente e l’impatto acustico.

Roma, in una recente classifica internazionale di Inrinx, risulta la città più trafficata non solo d’Italia: è più congestionata rispetto a megalopoli come Mexico City, San Paolo, Los Angeles e Istanbul e nel 2019 la Capitale era la città più congestionata in Europa e seconda nel mondo. La situazione è ovviamente migliorata nel 2020 grazie al lockdown ma è quasi certo un ritorno al passato vista la assai scarsa attività legata ad incidere seriamente sui trasporti urbani in chiave smart.

Decine di ore buttate dietro un volante, stress, conseguente inefficienza della città che l’avvento impetuoso della sostenibilità, termine abusato ma il cui reale significato appare ai più sconosciuto, rischia di non modificare.

Perché mobilità sostenibile non significa assediare una città invece che con un’auto a benzina con una elettrica, bensì consentire a chi si sposta di farlo senza alcuna necessità di ricorrere all’auto privata, che peraltro occupa suolo rubato ai cittadini ed alle attività ad essi dedicate.

Il futuro di una città come Roma si gioca sulla riqualificazione radicale del suo territorio e della qualità della vita di chi ci vive, studia, lavora e la visita per turismo.

Ma purtroppo appare evidente come sia ancora difficile generare quel cambio culturale necessario per non perdere l’ultimo treno verso un futuro coerente con i trend della sostenibilità.

Gli stessi PUMS (piani urbani di mobilità sostenibile) risentono ancora della logica autocentrica e di conseguenza anacronistica che ne inficiano le linee guida e quindi i progetti sulla mobilità sostenibile urbana.

Sicuramente una insufficiente competenza di un tema nuovo, comporta certi approcci ma la lacuna deve essere rapidamente colmata, se serve facendo ricorso alle best practice internazionali.

Una città non potrà mai essere smart se per spostarsi al suo interno servono ore alle quali si aggiungono quelle per trovare un parcheggio dove lasciare per ore un’auto che quasi sempre trasporta un solo passeggero.

Questo semplicemente è inammissibile.

Gli investimenti, compresi quelli legati ai PNRR sulla mobilità, dovranno essere destinati allo sviluppo di una multimobilità sostenibile e smart fatta di treno, tram, autobus elettrici, metro, biciclette, monopattini, all’interno di una città ricca di isole pedonali in grado di incrementare e rendere piacevole il commercio di prossimità, le aggregazioni ludiche e culturali, lo spazio per bambini e giovani.

In sintesi, serve incrementare la qualità della vita.

L’auspicio è che la prossima Amministrazione della città, qualunque essa sia, consideri prioritario questo tema, stante l’enorme potenzialità, in specie in chiave di turismo di qualità ed attrazione di investimenti privati, della Capitale.

 

Avv. Gianluca Santilli

 

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