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TAVOLA ROTONDA: VOTO A 16 ANNI?

 

 

IL SONDAGGIO TERMINATO IL 20 APRILE HA DATO IL SEGUENTE RISULTATO

Totale votanti 1584

ALCUNI DEI TANTI COMMENTI AL SONDAGGIO

Francesca Marranghello: I nostri ragazzi non sono maturi nemmeno a 21 anni questo è solo una manovra elettorale.

Bruno Fiorini: Sono favorevole per il semplice motivo: i sedicenni di oggi non avranno le idee chiare su destra e sinistra, né sulla politica in generale, di cui si interessano poco ma hanno una visione assolutamente concreta delle cose e delle emergenze a cui bisogna porre rimedio: la prima, appunto, il riscaldamento globale. A 16 anni hai tutta la vita davanti e se questa vita, sarà segnata da scarsità idrica, desertificazione, migrazioni di massa e probabili conflitti per le risorse, è ovvio che spingerai il più possibile per votare partiti con forti programmi ambientalisti. Partiti che al momento in Italia non ci sono ma che potrebbero senz’altro crescere, così come potrebbero diventare più verdi i partiti esistenti, qualora sapessero che c’è una platea di giovani molto più ampia interessata a questi temi.

Silvano Marco Corradi: Io direi voto a 21-23 anni.

Enrica Perucca :Bastano i genitori immaturi.

Bruno Fiorini: Invece con i voti “maturi” stiamo messi bene ?

MariaPia Gambini: No. I ragazzi non sono maturi, voterebbero o di pancia o su indicazione dei genitori o degli amici. Si rischia di trovare al governo politici punk.

Lilly Camolese :No. Decisamente no. Un sedicenne che commette un atto da adulto viene giudicato con tutte le accortezze del caso, perché : minore. Sia un semplice furto, o un odioso stupro. Non può guidare una macchina, a mala pena ha cominciato a studiare qualcosa di Storia Contemporanea, e vogliamo renderli partecipi o complici, del destino di una nazione?!? No. Già troppi cosiddetti maggiorenni votano senza minimamente sapere ciò e chi …figuriamoci a 16 anni. Li abbiamo deresponsabilizzati di ogni azione, e li facciamo votare?!?

Tina Gaffi :No, non gli frega niente della politica, non sanno neppure chi è Mattarella

Romanin: Giovanna Tornino a scuola e a socializzare fra loro con meno social, sport e aria aperta: del voto se ne parlerà a 18 anni

Lea Fabbretti: No…troppo in adolescenza

Giovanna Iarusci No troppo giovani

Leda Rosignoli :Io immagino a votare i ragazzi che il sabato sera vanno nelle piazze a picchiarsi tra di loro

Giovanna Arcidiacono: Ma i figli della prima repubblica maturavano a 21 quelli della seconda a 18 e questi li vogliamo far diventare maturi a 16 ? Certo che sta politica dopo mani pulite sta messa proprio annebbiata

Cynthia Ventucci NO. Anzi ripristinassero il Militare.

Annamaria Simonetti: Fermamente convinta per il NO! Troppo immaturi, non si interessano della Politica, non hanno nemmeno quel senso civico che a quella età dovrebbero avere. Salvo una piccola minoranza.

Giovanna Arcidiacono :Sono andata sul sito ed ho votato No e visto chi fa votare a 16, pertanto sempre più convinta…sul NO

Liliana Boranga: votano o lega o fascio…perchè fa figo.. e non sanno neanche cosa vuol dire votare io tornerei al voto ai 21 annI

Pettinato Giuseppe: Assolutamente NO!!!!!! Meglio da i tre a sei mesi di NAIA…..

Anna Angius :Sì ma dopo un esame, passerebbero in pochi Giulio Ghiselli 16 anni mi sembrano pochi!!!!

Paolo Pierotti: Magari riportarlo a 21 e con patentino?

Lorenzo Ghiselli: Il problema non è l’età, ma il vuoto politico con cui tutti ci si deve confrontare.

Orietta Mantini: Dovremmo tornare 25 non a 16

Francesco Lamenza: Assolutamente NO. Non si possono mettere le decisioni che riguardano il futuro del paese nelle mani di chi non è in grado di decidere e non è consapevole delle proprie scelte. Le giustificazioni a scuola glielo firmano ancora i genitori. Questa proposta, con tutto il rispetto, è una porcata di gigantesche proporzioni.

Bruna Carrese: No. A 16anni si sta nel pieno della tempesta ormonale ed a tutto si pensa meno che alla politica. Poi, già non capiamo niente di politica noi che i 16anni li abbiamo passati da molto tempo, figuriamoci ragazzini con la bocca che puzza ancora di latte.

Piero Biancardi: Per il si sono i partiti dell’interesse privato, che vorrebbero manovrare i sedicenni che manco sanno chi è il presidente della Repubblica!

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I sedicenni e diciassettenni in Italia sono circa 1 milione, il 2 per cento della popolazione che ha diritto di voto.

Si è aperta una discussione nel Paese sulla possibilità di far votare a 16 anni: tema proposto recentemente dal muovo segretario del Partito Democratico.

Visioneroma ha lanciato  un sondaggio  (concluso  il 20 Aprile) ponendo la domanda secca se si è favorevoli o meno a far votare i giovani a 16 anni.

Il sondaggio ovviamente non basandosi su un campionamento degli interpellati ha esclusivamente un valore indicativo, anche se l’elevato numero di risposte (oltre 1400 persone hanno risposto in meno di un mese) ne rafforza il valore.

Come era negli intenti auspicati da Visioneroma  la risposta al sondaggio suffragata da numerosi commenti, si è basata sulla valutazione  della “maturità” delle giovani e dei  giovani italiani a 16 anni.

C’è un elemento che unifica i giudizi: la necessità di accelerare e favorire il processo di maturazione dei giovani che, per una parte, deve precedere la concessione del diritto di voto, per altra parte è questa concessione che la favorirebbe ed incentiverebbe.  Una sensibilità già presente ad esempio nei movimenti giovanili in lotta per il Clima.

 

Che in Italia ci  sia da affrontare con urgenza la questione giovanile è difficilmente contestabile basterebbe citare alcuni dati di recenti ricerche:

l’Italia registra gravi svantaggi in tutte e quattro le dimensioni della povertà minorile analizzate nello studio comparativo tra 41 paesi OCSE/UE:

  • nella graduatoria sul divario reddituale relativo l’Italia si colloca al 35° posto su 41 paesi;
  • per il divario nei risultati scolastici è al 22° posto su 37 paesi;
  • nella disuguaglianza nell’ambito della salute è al 28° posto su 35 paesi;
  • per la disuguaglianza espressa in termini di soddisfazione nei confronti della propria vita da parte dei minorenni intervistati è al 22° posto su 35 paesi.

L’istruzione:

  • Altro dato significativo riguarda l’uscita precoce dal sistema scolastico ;  al 31 dicembre 2019, tra la popolazione di 9 anni e più il 35,6% ha un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di qualifica professionale, il 29,5% la licenza di scuola media, il 16,0% la licenza di scuola elementare; mentre analfabeti e alfabeti senza titolo di studio raggiungono il 4,6%.
  • A livello regionale, i valori percentuali più alti dei giovani con solo la licenza media sono il 21,2% in Sardegna, il 20,9% in Sicilia, il 19,1% in Campania e il 18,5% in Puglia16.

 

Nello stesso  sito in cui si è lanciato il sondaggio sono stati evidenziati due pareri (uno favorevole ed uno contrario) che proprio su questo aspetto hanno basato la loro valutazione.



Riportiamo qui i due pareri


Parere Favorevole

Gli argomenti a favore del voto a 16 anni sono numerosi, e peraltro è una soglia che, per le elezioni locali, politiche ed europee, è già stata sperimentata in diversi paesi (vedi nota successiva).

A 16 anni si può già lavorare, percepire un reddito e pagare le imposte. E vale la pena di ricordare che tutte le volte che acquistano qualcosa, anche le persone minori di 16 anni pagano un’imposta. Tuttavia, non hanno alcun diritto di scegliere i propri rappresentanti, né di influenzare l’attività politica del proprio paese. Certo, il voto non è l’unico strumento di espressione della propria volontà. E le manifestazioni giovanili (i Fridays For Future ne sono solo l’ultimo esempio) dimostrano che la voglia di partecipazione è diffusa anche tra le più giovani generazioni.

Certo, è impossibile attendersi che la misura abbia una portata davvero rivoluzionaria.

In un paese che, rasentando il ridicolo, non riesce nemmeno a inserire nei curriculum scolastici lo studio della propria Costituzione, incentivare i giovani ad assumere un impegno politico non può che essere di giovamento per tutti.

Federico Pirò

 


Parere contrario 

 Si è ipotizzata la possibilità di spostare l’età per esercitare l’elettorato attivo a sedici anni, ma tale idea non può essere condivisa se non al termine di un lungo percorso di formazione dei nuovi elettori.

Al diritto al voto deve, a mio avviso, corrispondere il dovere dello Stato di formare i giovani in merito ai meccanismi di funzionamento della macchina amministrativa e giuridica.

Per coinvolgere le ragazze ed i ragazzi e riportarli ad interessarsi di politica è necessario, per prima cosa, formarli come cittadini e trasmettere loro la consapevolezza che il voto è un diritto al quale corrispondono una serie di doveri da attuare per sentirsi pienamente protagonisti della Cosa pubblica.

La nostra Carta fondamentale dovrà essere alla base della crescita in questa consapevolezza, così come l’elaborazione del pensiero ed il sacrificio di molti che hanno portato alla stesura della Costituzione, dovranno essere ben chiari a chi dovrà esercitare le future scelte destinate a far crescere il Paese.

Inoltre, la collocazione dell’Italia nel sistema dell’Unione Europea ed all’interno dell’equilibrio dettato dall’Alleanza Atlantica sono basi di valutazione altrettanto imprescindibili.

Quindi, a mio avviso, il voto ai sedicenni dovrà essere il punto di arrivo di un percorso di formazione che presuppone anche la riforma del sistema scolastico nel quale lo studio della Costituzione dovrà essere centrale.

Prima di allargare la platea degli elettori è necessario dare loro la formazione necessaria per consentire il pieno esercizio del diritto consentito.

Piero Sandulli

Il quadro generale


Ci sono diversi gradi possibili in cui attuare questa scelta:

la revisione di tutte le età di elettorato attivo e passivo presenti nella Costituzione che renderebbe possibile, per esempio, l’elezione dei diciottenni alla carica di deputato della Repubblica, età ampiamente diffusa negli altri paesi europei.

una sperimentazione dell’abbassamento dell’età di elettorato attivo solo per le elezioni locali, vale a dire quelle per i sindaci e i consigli comunali.

Ogni regione, peraltro, potrebbe estendere il diritto di voto per le elezioni regionali con legge propria.

Come si vota all’estero


Dove già si vota sotto i 18 anni

I Paesi che garantiscono agli under 18 la possibilità di votare:

in Europa avviene in Austria, dove è possibile andare alle urne a 16 anni dal 2007, così come in Germania, dove dal 2011 i sedicenni di alcune regioni possono votare alle elezioni regionali e locali.

In Bosnia, Croazia, Serbia e Slovenia si può votare a 16 anni se si possiede un posto di lavoro, mentre in Ungheria si può andare alle urne a quell’età se si è sposati.

In Grecia, dove nel 2016 il governo Tsipras ha approvato la riduzione da 18 a 17 anni. A Malta, dal 2014 si poteva votare a 16 anni in alcuni casi specifici ovvero le elezioni locali, poi a partire dal 2018 questo limite di età è stato adeguato anche per le nazionali.

Nel Regno Unito, infine, la possibilità di votare a 16 anni è data soltanto ai cittadini scozzesi ma non in tutte le circostanze. Gli under 18 sono andati alle urne per il referendum sull’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 2014 e poi nel 2015 per le elezioni del Parlamento scozzese. Nessun diritto di voto ai 16enni invece nel referendum Brexit
Tra i Paesi extra-europei che permettono il voto ai sedicenni, l’Argentina e il Brasile, Paesi in cui il voto nella fascia 18-70 anni è obbligatorio e chi si sottrae rischia una multa.Le urne sono aperte ai sedicenni anche a Cuba, in Ecuador – che prevede voto obbligatorio da 18 a 65 anni – e in Nicaragua. Cinque paesi prevedono il voto a 17 anni: Timor Est, Etiopia, Indonesia, Corea del Nord e Sudan.

 


I PARTECIPANTI ALLA TAVOLA ROTONDA


Avv. Andrea Catizone

E’ avvocata, specializzata in diritto di famiglia, della persona e dei minori. Giurista e studiosa, ha approfondito le tematiche relative ai diritti umani e alle minoranze in particolare modo quelle che riguardano il ruolo della donna e dei minori. Ha conseguito il titolo di Dottoressa di ricerca, presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.

Ha fondato e diretto l’Osservatorio sulle famiglie; è membro del Comitato Media e Minori presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, è membro del Comitato Scientifico Ass.ne Family Smile insieme al Prof. Giuseppe Zambito collabora con l’Università della Sapienza e svolge attività di studio, in quanto riconosciuta esperta, per le istituzioni; è docente a contratto; è responsabile nazionale del Dipartimento Pari Opportunità di Ali- Lega delle Autonomie LocaliVice-presidente del Centro Consumatori Italia. Andrea è anche opinionista per diverse trasmissioni televisive e radiofoniche ed editorialista in quotidiani e riviste nazionali. E’ la Presidente di Family Smile.


Prof. Dott. Maria Caterina Federici

Nata ad Amelia è Professore Ordinario di Sociologia Generale presso l’Università degli Studi di Perugia.

Ha svolto attività di docenza presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza, l’Università degli Studi di Parma, La Scuola della pubblica Amministrazione di Bologna, Executive MBA Program, Graduate School of Business Administration, University of Southern California.

Direttrice scientifica Festival della Sociologia.

Autore di oltre ventidue volumi pubblicati in Italia, Francia e Belgio. Ha diretto numerose ricerche per il MIUR, CNR, Enti pubblici e privati. Collabora con istituzioni e fondazioni culturali pubbliche e private.

Attualmente svolge attività di ricerca con il CEAQ (Centre d’Etude sur l’Actuel et le Quotidien) Sorbonne V di Parigi. È Membro ordinario dell’A.I.S. (Associazione di Sociologia).


 

Arch. Asia Ruffo di Calabria

Laureata con il massimo dei voti in architettura a Valle Giulia, Università La Sapienza.

A Milano all’Università Cattolica ha seguito un master in Museologia e gestione beni culturali che le permette di acquisire una conoscenza teorica nell’allestimento di mostre temporanee e permanenti in un museo.

Ha fatto esperienza con un tirocinio per il Parco archeologico delle Tombe di Via Latina appartenente alla Sovrintendenza Speciale per il Colosseo di Roma. Il progetto consisteva nel disegno di pannelli di accompagnamento della visita delle rovine di una taberna vinaria.

La sua idea era un mélange tra l’architettura delle rovine e un incontro enogastronomico per offrire ai visitatori del vino e ritrovare l’eccellenza dei prodotti italiani anche all’interno di un sito archeologico.

Trasferita a Venezia ha lavorato con la direttrice delle Gallerie dell’Accademia, Paola Marini, e con Giulio Manieri Elia, attuale direttore. A contatto con dei capolavori come quelli di Tintoretto e di Vittore Carpaccio, con mostre internazionali e il riallestimento delle collezioni per i lavori di ristrutturazione del museo si è specializzata nel ruolo di registrar.

Nel 2018 è ritornata a Roma alla Galleria Nazionale nel dipartimento mostre.

Tra il 2017 e il 2018 si è trasferita definitivamente a Parigi per lavorare come registrar al Grand Palais.

Dal 2018 è al Musée des Arts et Métiers, uno dei musei scientifici più importanti in Europa, prima con il ruolo di exhibition manager poi come vice responsabile del dipartimento mostre e manifestazioni culturali. Ha coordinato tre mostre temporanee e manifestazioni culturali come la Notte Bianca 2020, Notte delle idee 2021 e le notturne del museo.


Arch. Benedetta Tamburini

Nel 2016 si laurea con lode presso l’Università la Sapienza di Roma in Scienza dell’Architettura e della Città, con una tesi sperimentale “Il caso del concorso per il nuovo palazzo della Camera dei Deputati a Roma” e relatore il prof.re arch. Alfonso Giancotti .

Partecipa a diverse attività formative organizzate in ambito universitario tra cui il “Progetto pilota di cantiere. Studio preliminare sulle procedure e l’organizzazione del cantiere di restauro” presso Villa Silvestri- Rivaldi.

Nel 2019 consegue, con lode e dignità di pubblicazione, presso l’Università La Sapienza di Roma la laurea specialistica in Architettura (Restauro) con una tesi di progettazione architettonica sul “Nuovo polo museale dell’ area archeologica centrale di Roma “ con relatore la prof.ssa arch. Manuela Raitano e correlatore il prof. Arch. Alfonso Giancotti.

Nel 2020 consegue l’abilitazione alla professione e vince il concorso di dottorato Architettura e Costruzione, in composizione architettonica e urbana, presso la Scuola di Dottorato in Scienza dell’Architettura (Dipartimento di Architettura e Progetto) dell’Università la Sapienza di Roma.

Da settembre del 2020 collabora con Visioneroma per la gestione dei Master


Prof. Avv. Piero Sandulli

Laureato, con lode, in Giurisprudenza nel 1977, presso l’Università di Roma “La Sapienza”.

Titolare della Cattedra di Diritto Processuale Civile e Sportivo nell’Università di Roma “Foro Italico”.Professore invitato di Diritto Processuale Civile presso la Facoltà di Diritto Civile della Pontificia Università Lateranense, nello Stato Vaticano.Docente di Diritto Processuale Civile presso la Scuola delle Professioni legali dell’Università di Roma “La Sapienza” e di Teramo.Docente di diritto processuale civile presso la Scuola forense Vittorio Emanuele Orlando dell’Ordine degli Avvocati di Roma.

Responsabile del settore della Giustizia Sportiva, nel Master di Diritto Sportivo dell’Università “La Sapienza” di Roma, di cui è stato promotore.Responsabile del settore Processo del Lavoro nel Master di Diritto del Lavoro e Previdenza Sociale dell’Università “La Sapienza” di Roma.Avvocato abilitato alla difesa innanzi alle giurisdizioni superiori.

Componente del Nucleo strategico di Valutazione dei dirigenti dell’Agenzia di diritto allo studio universitario della Regione Lazio.Componente del Consiglio giudiziario presso la Corte d’Appello di l’Aquila (2012-2016).Presidente della Corte Sportiva d’Appello della Federcalcio, è giudice sportivo della F.I.G.C. dal 1996. E’ Presidente del Collegio di garanzia della Federnuoto.

Assessore alle Politiche Giuridiche e demografiche del Comune di Roma (1993-1997).  Presidente del Nucleo di valutazione della Provincia di Roma (2003-2013).  Componente delle Commissioni di riforma legislativa presso il Ministero della Funzione Pubblica ed il Ministero di Giustizia.Componente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma (2001-2004).Presidente di una sezione della censura cinematografica presso il Ministero dei Beni Culturali (2007-2009).

Autore di molteplici pubblicazioni (193), tra cui 7 monografie è tra i fondatori di Visioneroma


Prof. Dott.  Eugenio Santoro

Primario chirurgo emerito Ospedale San Camillo di Roma

Direttore Dpt area chirurgica del Policlinico San Camillo di Roma

Presidente Emerito Società Italiana di Chirurgia

Membro del Consiglio direttivo dell’Accademia Lancisana di Roma

Membro dell’Ufficio di Presidenza dell’Osservatorio Nazionale delle professioni sanitarie presso il Miur  Presidente della Fondazione  San Camillo Forlanini

Ha eseguito dal 1962 in avanti, nelle Istituzioni Ospedaliere ove ha fatto servizio, oltre 20.000 interventi di chirurgia generale e specialistica, soprattutto nell’ambito della patologia digestiva oncologica, ma anche toracico polmonare, pediatrica  ecc. e 160 trapianti di fegato.

Collabora per diletto alla rivista Moondo.

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