SPORT : DARE A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE – PIERO SANDULLI

SPORT : DARE A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE

Di

Piero Sandulli

Dall’abbraccio tra Mancini e Vialli, dell’undici luglio e da quello tra Tamberi ed Jacobs, del primo agosto (abbracci pieni di spirito di squadra, di determinazione, di spirito di sacrificio, di sofferenza e di voglia di rivalsa), gli sportivi italiani hanno ricevuto una buona dose di positivo entusiasmo che, in tempi di pandemia, costituisce un propellente importante per guardare, con ottimismo,al futuro (non solo sportivo) del Paese.

Tra le due date e dopo di esse altri importanti risultati hanno contribuito a dare al Paese una spinta positiva per la ripartenza.

Tuttavia, lo sport non si muove in un mondo parallelo, esso opera nel sistema sociale subendone le conseguenze, talvolta orientandone le scelte.

Le prime olimpiadi della storia rinviate di un anno, le prime senza spettatori e la “bolla” in cui sono stati custoditi gli atleti ed i loro staff, ci indicano che non siamo fuori dalla pandemia e che, malgrado l’alto numero di vaccinazioni, la battaglia contro il COVID 19 non è ancora vinta e, pertanto, non si possono abbandonare le precauzioni ed i distanziamenti sociali.

In ogni caso è necessario considerare il valore “terapeutico” delle emozioni derivanti dai risultati sportivi e la loro capacità di dare, non solo ai partecipanti, ma anche ai semplici spettatori televisivi, la giusta spinta per ripartire in un autunno che non sembra aver pienamente debellato la pandemia e che porterà i nostri ragazzi a ritornare a frequentare una scuola che non sarà ancora quella che ha operato sino al mese di gennaio del 2020, e forse non sarà mai più quella.

In ogni caso, i risultati positivi hanno, ancora una volta, dimostrato che lo sport produce successi che sono figli del sacrificio individuale, ma anche della programmazione e della organizzazione.

Da tale considerazione è necessario muovere per riconsiderare la struttura del sistema sportivo italiano.

La confusione dei ruoli tra la società “Sport e salute” ed il C.O.N.I. dovrà essere definitivamente eliminata chiarendo ed evitando contrapposizioni, con il chiaro disegno degli ambiti di incidenza delle due strutture. Non sarà possibile, per il futuro, attendere regole, appese ad atti normativi d’urgenza, emanate al solo fine di dimostrare l’indipendenza dall’Esecutivo del Comitato olimpico, per rassicurare il C.I.O.

Il CONI dovrà essere posto, senza incertezze, al vertice dello sport agonistico e dovrà organizzare, unitamente alle diverse federazioni sportive, non solo il traguardo finale dell’agonismo rappresentato dalle olimpiadi, ma dovrà presiedere alla crescita dell’intero settore agonistico.

Anche i fondi per poter dar vita al movimento sportivo agonistico dovranno tornare ad essere gestiti dal Comitato olimpico, il solo in grado di valutare le necessità delle federazioni per quanto attienela preparazione agonistica.

Alla società “Sport e salute competerà, esclusivamente, la parte educativa e terapeutica dello sport non agonistico ed anche la manutenzione ed edificazione degli impianti sportivi. In tal modo,le due forze, che rappresentano lo sport italiano, saranno in grado di coesistere e di far crescere il movimento sportivo in Italia, la cui importanza è testimoniata dagli impulsi di segno positivo, che ci sono stati regalati in questa estate, anche se siamo ancora assediati dal virus.

Ruolo importante, in questa ulteriore crescita dello sport, deve avere la scuola che deve diventare la prima incubatrice dei talenti sportivi non solo a fini agonistici, ma, soprattutto, perché lo sport insegna il rispetto delle regole, dell’autorità (rappresentata dagli arbitri di gara), degli avversari e dei compagni, in un contesto che non ammette differenze di alcun genere. Una scuola in cui la pratica sportiva non dovrà essere marginalizzata alle insufficienti ed inesistenti ore di “educazione fisica”, ma essa dovrà essere considerata materia essenziale per la crescita fisica e morale della persona.

Infine, deve essere ricordata l’importanza di elevare la rappresentanza dello sport nell’Esecutivo al rango di “Ministero con portafoglio” assicurando una presenza qualificata al tavolo del Consiglio dei Ministri, al fine di dare allo sport italiano l’attenzione che merita, sia sotto il profilo organizzativo /economico, che per la realizzazione e la manutenzione di impianti sportivi e per la crescita culturale del Paese.

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