GOCCE DI PENSIERI LA SPINTA DELLA GUERRA PUO’ ESSERE D’AIUTO ALLA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA CLIMATICO? VISIONEROMA

LA SPINTA DELLA GUERRA PUO’ ESSERE D’AIUTO ALLA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA CLIMATICO?

Il conflitto Russia-Ucraina anche se non ci vede direttamente protagonisti, ci tocca da
vicino. Ci sta facendo riflettere ponendoci una domanda? Ma è un attacco all’Ucraina o anche alle nostre democrazie liberali? Come Occidente abbiamo reagito inviando armi al paese aggredito e ponendo forti sanzioni economiche ai danni della Russia.
Sanzioni che si ripercuoteranno probabilmente anche sull’economia occidentali. Abbiamo compreso che, come per la pandemia, tutta l’Unione Europea dovrà fare fronte comune.
Si parla, finalmente, di esercito europeo, che non solo servirà a rinforzarci militarmente ma anche a risparmiare sulle spese militari. Oggi le nazioni europee spendono 4 volte più della Russia ma non sono competitive prese a se stanti. Stiamo pensando di riportare in Europa alcune aziende che operano nei campi tecnologici e che avevamo affidato all’oriente e in particolare alla Cina per ragioni di costi, ma che non controlliamo e che stanno mettendo in crisi per il ritardo della produzione causa la pandemia, le nostre industrie europee. Ma soprattutto stiamo pensando ad un fronte comune per l’energia. Energia che non è solo gas e petrolio. Necessaria quindi una più incisiva ricerca europea sulle fonti rinnovabili. Ci è voluta una guerra per farci capire che la dipendenza dai carburanti fossili provenienti da molte parti del globo ed in particolafre dalla Russia, fosse pericolosa, sbagliata ed adesso anche costosa.
Oggi giorno le fonti rinnovabili coprono circa il 22% del fabbisogno energetico europeo, se fossimo stati più previdenti non ci troveremmo in difficoltà. E’ bene che i governanti europei ripensino ai molti errori fatti in questi anni per mancanza di visione futura.

Per tornare all’energia è indispensabile ridurre la dipendenza dalla Russia e trovare altri fornitori ma contemporaneamente potenziare le fonti rinnovabili, solare, eolico, idroelettrico, biomasse, geotermico e marino, sapendo che le energie rinnovabili hanno un impatto ambientale minimo facendo del bene al clima.
E l’energia nucleare? Il governo italiano per bocca di Draghi ha detto che l’unica via
possibile per realizzare reattori in grado di fornire energia elettrica in modo economico e sostenibile è quella della fusione a confinamento magnetico, come sta studiando il Consorzio Eurofusion, composto dagli stati membri europei e dalla Gran Bretagna e la Svizzera; il primo prototipo entrerà in funzione massimo entro il 2028, con la speranza realizzare i primi reattori efficienti nel 2050.
Tempi ancora lunghi di fronte all’impellente bisogno di energia certa e a basso costo.
Fortunatamente si stanno moltiplicando dei nuovi sistemi innovativi di produzione di fonti rinnovabili, la ricerca comune europea e delle nazioni europee è notevolmente aumentata e ha dato spazio anche anche a forme creative di fonti rinnovabili. Sicuramente una ulteriore spinta ad inventare e a innovare la sta dando il conflitto.
Un gigantesco aquilone grande come un appartamento di 80 metri quadrati sta
ondeggiando in alto sulle spiagge delle Mauritius, è il primo impianto messo in funzione dalla società tedesca Skysails Power per produrre energia eolica senza mettere delle costose ed antiestetiche pale eoliche.
L’Agenzia Spaziale Europea e il Laboratorio di Ricerca Navale del Pentagono stanno
cercando di catturare le radiazioni del Sole con dei pannelli di celle che la
trasformerebbero in microonde da convogliare via cavo ad uno strumento posto su un mini-shuttle automatico e senza uomini. Fantascienza, mica tanto, l’aviazione americana sta collaudando il primo pannello. Una missione è prevista per il prossimo anno. Il governo britannico vorrebbe addirittura investire decine di miliardi in una centrale solare nello spazio, con cui assorbire grande energia attraverso un grande satellite e trasferirla con modalità wireless sulla Terra via onde radio ad alta frequenza, una grande antenna la
convertirebbe in elettricità.

Ma rimanendo sulla Terra scopriamo che la Microsoft e l’utility finlandese Fortun stanno studiando come riciclare il calore generato e scartato dal Data Center che il colosso americano costruirà nella capitale finlandese, trasformandolo in riscaldamento per abitazioni e negozi. Si otterranno due effetti positivi trasformare in elettricità il calore dei server e l’intelligenza artificiale ridurrà a zero gli sprechi.
In Francia la società che gestisce l’energia elettrica sul fiume Rodano ha annunciato che inaugurerà il prossimo anno, con l’aiuto della startup Sweetch Energy, una centrale a energia osmotica (a gradiente salino), che viene generata sfruttando la differenza di salinità tra le acque del fiume e quelle del mare. Ma si va oltre e con l’aiuto di un nuovo brevetto, utilizzando una membrana fatta di nanofibre di materiali naturali a cui vengono associati degli elettrodi si possono raggiungere livelli di efficienza decine di volte più performanti. E’ previsto che l’impianto alla foce del Rodano all’inizio degli anni trenta
genererà 4 Terawattora di elettricità all’anno. Considerando i fiumi in tutto il mondo
l’energia osmotica potrebbe produrre molta più energia di quella che serve al nostro
pianeta.

La ricerca sulle nuove fonti rinnovabili ha avuto una notevole accelerazione, con i ricercatori che stanno studiando tutte le possibili novità ancora non esplorate.
Al di là di tutte queste fantastiche ricerche ed innovazioni che in un futuro prossimo
troveranno certa applicazione, dobbiamo come europei raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati e lavorare senza sosta per questo.
Alcune nazioni come Belgio Lussemburgo e Malta sono un pò indietro con percentuali basse di energia rinnovabile, intorno all’11- 13 percento, altre virtuose come la Svezia, oltre il 60 percento di consumo di energia derivato dalle rinnovabili seguita dalla Finlandia vicina al 50 percento e dalla Lettonia con il 40 percento, la media europea si aggira intorno al 22 per cento, avendo però fatto un bel balzo dal 2004 in cui si aggirava intorno al 9 percento.
Sembra che il conflitto abbia convinto tutti i paesi dell’Unione Europea a fare un grosso sforzo su trovare nuove forme di energia ed ad accelerare, superando il freno delle procedure autorizzative. La maggior parte dei Paesi europei ha target di crescita ambiziosi. Ma le autorizzazioni rimangono il vero “collo di bottiglia”. Quasi nessuno degli
Stati Membri rispetta le tempistiche degli iter autorizzativi richieste dalla Direttiva Europea sulle Energie Rinnovabili. La normativa e le procedure sono troppo complesse e trovano ostruzione nei territori interessati in particolare per l’eolico che ha subito un notevole freno.
Le Istituzioni coinvolte nei processi autorizzativi non hanno abbastanza personale.
Bisogna intervenire urgentemente in particolare sull’eolico anche perché nel frattempo le industrie eoliche stanno chiudendo in perdita per via dei costi alti dell’acciaio.
Adesso è tempo di agire mettendo da parte gli interessi nazionali e collaborando molto più del passato. Indispensabile unire gli sforzi europei remando nella stessa direzione, senza gelosie e fughe in avanti, raccordandoci con i paesi del mondo occidentale.

Chissà che finalmente i nostri figli, i nostri nipoti potranno godere di un pianeta più vivibile e soprattutto senza più guerre.

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