Gocce di pensieri: riflessioni sulla città

RIFLESSIONI SULLA CITTA’

 

ROMA E’ TEMPO DELLE SCELTE? SALTANO MODELLI MA QUALI SONO I NUOVI ?

Per una nuova governance dello sviluppo urbano

L’attenta osservazione di quanto sta emergendo intorno al “modello Milano” — ammirato, imitato, discusso — ci impone una riflessione profonda anche su Roma. Il momento è propizio: non solo per le trasformazioni in corso, ma per la possibilità reale di scegliere la direzione verso cui orientare lo sviluppo della città.

1.

La fine di un ciclo

Roma ha conosciuto, nel corso del Novecento, una lunga stagione di crescita urbana che ha avuto come protagonisti costruttori locali, grandi e piccoli, nel bene e nel male. Un sistema spesso opaco, ma che aveva un legame diretto con il tessuto sociale, politico e produttivo della città. Oggi quel mondo è scomparso. I grandi gruppi edilizi storici non esistono più o si sono ritirati. Le banche locali che ne sostenevano le operazioni sono state assorbite o svanite. È finito un ciclo.

2.

La transizione mancata

Nel vuoto lasciato da quel sistema, non si è ancora affermato un nuovo modello. Il quinquennio della giunta Raggi ha segnato un congelamento delle trasformazioni urbane. È venuta meno non solo la progettualità, ma anche la capacità dell’amministrazione di esercitare una funzione di guida e di regia dei processi. Il risultato non è stato un nuovo equilibrio più giusto, ma l’immobilismo.

3.

Una ripartenza parziale

Con l’avvio della giunta Gualtieri, grazie anche ai fondi europei (PNRR) e a quelli giubilari, la macchina si è rimessa in moto. Sono ripresi cantieri, pianificazioni, investimenti. Tuttavia, questa ripartenza ha avuto finora una direzione tecnica, più che politica. Si lavora per “realizzare” ciò che è finanziabile, ma manca ancora una visione complessiva del modello urbano, sociale e ambientale che si vuole costruire.

4.

Il modello Milano: tra mito e crisi

Per anni il “modello Milano” è stato indicato come punto di riferimento per l’intero Paese: capacità di attrarre investimenti, trasformazioni visibili, relazioni efficienti tra pubblico e privato. Ma oggi quel modello mostra le sue contraddizioni: disuguaglianze crescenti, esclusione dei ceti medi, privatizzazione degli spazi, concentrazione della rendita. Gli ultimi sviluppi giudiziari non sono un incidente isolato, ma il segnale di una governance debole e permeabile, tutta orientata a facilitare gli interessi finanziari più forti.

5.

Roma: occasione o deriva

Roma oggi si trova di fronte a un bivio. La città ha l’opportunità — unica — di ripensarsi in modo più giusto, sostenibile e trasparente. Ma questa occasione può trasformarsi in una deriva, se si replica acriticamente un modello centrato solo sulla rendita e sulla visibilità. La pressione degli investitori è già forte. La tentazione di “facilitare” è concreta. Ma facilitare senza guidare equivale a cedere la sovranità urbana.

6.

Per una nuova governance urbana

Occorre una nuova governance urbana, fondata su alcuni principi chiari:

Trasparenza e tracciabilità dei processi decisionali;
Progettualità pubblica come guida, non come freno, degli investimenti privati;
Equità territoriale e sociale: nessun quartiere lasciato indietro, nessun privilegio concentrato;
Partecipazione effettiva dei cittadini e dei corpi intermedi;
Ambizione culturale e non solo funzionale della trasformazione urbana.

7.

“A Vision for Rome”: costruire alternativa, non solo visioni

La partecipazione della nostra associazione al concorso “A Vision for Rome” nasce proprio da questa consapevolezza. Il contributo che abbiamo messo in campo non è solo progettuale, ma politico e culturale: propone un’idea di città che tenga insieme innovazione, giustizia sociale, sostenibilità e bellezza. In questo senso, il concorso rappresenta un laboratorio prezioso per confrontarsi non solo su soluzioni, ma sui modelli stessi di trasformazione urbana. È tempo che Roma diventi il luogo in cui si sperimenta un’altra visione, diversa da quella che oggi mostra i suoi limiti altrove.

8.

Un invito alla riflessione e al confronto

Questa riflessione nasce dall’attualità, ma guarda al futuro. Chi ha responsabilità politica, amministrativa, tecnica o culturale non può sottrarsi. È il tempo delle scelte. E Roma, più di ogni altra città italiana, ha il dovere e la possibilità di proporre un modello alternativo, radicato nella sua storia ma capace di parlare al mondo che verrà.

c.m.

 

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