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A partire dalla data odierna (25 Aprile 2026) viene aperta questa rubrica che consentità a tutti i soci ed amici di esprimere, idee, valutazioni, opinioni su qualsiasi argomento senza le limitazione che invece si manterranno per tutte le attività dell’associazione e cioè le problematiche attinenti Roma Capitale.
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Federico Bardanzellu: invito a una riflessione da parte degli associati.
Riporto l’odierna intervista di Tomaso Labate sul Cor.Sera a Luciano Violante, ex Presidente della Camera dei Deputati, con invito a una riflessione da parte degli associati.
Luciano Violante, trent’anni fa, il 9 maggio 1996, la sua elezione a presidente della Camera dei deputati. E quel passaggio sullo sforzo di capire i ragazzi di Salò. Chi l’aveva ispirata?
«La cosa che mi stupisce è che se ne parli ancora oggi, a trent’anni di distanza. Segno che quel nodo non è stato ancora sciolto del tutto. Nel metodo (mi ha ispirato) soprattutto Nilde Iotti. Che nel suo discorso di insediamento alla presidenza della Camera, nel giugno del 1979, aveva sottolineato che fare politica era, e secondo me è ancora, la scelta di sforzarsi di capire le ragioni degli altri. Non per condividerle ma per capirne i fondamenti».
E nel merito?
«La scelta di comprendere le ragioni dei vinti aveva segnato l’approccio della sinistra nel primissimo Dopoguerra. Prima cioè che i decenni successivi facessero prevalere la scelta della contrapposizione feroce tra antifascisti e fascisti soprattutto determinata dalle stragi fasciste. C’è traccia di un importante discorso che Palmiro Togliatti, segretario del Pci, aveva fatto nel 1945 ai giovani della federazione romana. Aveva detto di parlare con i loro coetanei che avevano fatto la scelta dei vagoni piombati e non quella della libertà; per provare a capire le ragioni di quella scelta sciagurata e perché i veri colpevoli erano gli anziani che li avevano mandati a uccidere altri italiani».
Violante, nel suo discorso lei scandì: «Occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà». Chi applaudì?
«Mi sembra tutti o quasi. Ma non era per gli applausi che parlavo».
Le critiche che la ferirono di più?
«Le critiche, che ci furono e che ci sono ancora oggi che sono passati trent’anni, non mi ferirono. Se fai politica le critiche devi metterle in conto. Devi rispettarle e cercare di capire se e dove hai sbagliato».
Le diedero del revisionista.
«Sì. Ma l’avevo specificato in premessa che non c’era alcun intento revisionista. Le racconto una cosa. Subito dopo quel discorso mi telefonò Arrigo Boldrini, presidente dell’Associazione nazionale partigiani, che era anche un amico».
Il leggendario «comandante Bulow», uno degli eroi della Resistenza. Era arrabbiato?
«Più che altro era sorpreso. Mi disse: “Luciano, che hai combinato? Sono tutti perplessi”. Proposi un incontro a porte chiuse con la dirigenza dell’Anpi. La tenemmo a Bologna. Ci confrontammo a lungo e ci capimmo».
Trent’anni dopo al governo c’è Meloni. Sbaglia chi le chiede di continuo una presa di distanza netta dal fascismo?
«Oggi Giorgia Meloni ha ricordato il 25 aprile del 1945 come “la fine dell’occupazione nazista e la sconfitta dell’oppressione fascista, che aveva negato agli italiani libertà e democrazia”. Sempre dalla maggioranza di centrodestra, bisogna segnalare che i giovani di Forza Italia hanno partecipato ai cortei del 25 Aprile a Milano. Sono passi importanti verso la condivisione universale del valore della Lotta di Liberazione. Al corteo di Milano alcuni imbecilli, che forse pensano di essere di sinistra, hanno urlato “saponette mancate” all’indirizzo della Brigata ebraica. C’è un po’ di strada da fare, anche da questa parte».
Sta dicendo che nell’epoca di Trump e Putin il pericolo del fascismo non c’è più?
«Nelle società occidentali ci sono gravi pericoli per la democrazia che non sono “fascismo” . Sono diversi e più gravi. Penso a un pezzo del mondo Maga, alle teorie di Peter Thiel e Curtis Yarvin, invitatissimi in Europa: un nuovo autoritarismo tecnologico che si fonda su una lettura antistorica della Bibbia, che ha un suo decalogo, per una teotecnocrazia governata dall’Uno».
E in Italia?
«Alcuni fenomeni esprimono una visione autoritaria. Non è il vecchio fascismo, è un nuovo autoritarismo».
Sta pensando a qualche episodio particolare?
«Penso, in particolare all’abuso della legge penale come strumento d’ordine. La pena non è mai uno strumento di ordine; la giustizia penale è lacerazione. La coesione sociale si raggiunge con la pedagogia civile, con il rispetto degli insegnanti, che devono trasmettere i valori di una società che oggi non riconosce il loro ruolo. D’altronde, se fai un decreto Sicurezza dopo l’altro, qualche domanda di fondo dovremmo cominciare a porcela, tutti».
I ragazzi, che ancora non avevano effettuato l’addestramento con le armi da fuoco e nonostante ciò, furono impiegati tra la Montagnola e la Magliana, teatro di una battaglia eroica, in cui gli Allievi Carabinieri sconfissero e.bloccarono un’unità di paracadutisti tedeschi che tentavano di rientrare a Roma per soffocare la rivolta contro i nazifascisti.
Mentre i tedeschi venivano disarmati e resi innocui, intervenne una trattativa insidiosa che si concluse con un accordo che prevedeva il rilascio dei soldati nazisti, a patto che ripiegassero sulla via di fuga verso la Germania.
Gli Allievi Carabinieri rientrarono in caserma e i tedeschi, vigliaccamente, invece di allontanarsi da Roma attaccavano la Scuola Allievi Carabinieri, espugnandola e catturando Allievi e Carabinieri, che furono caricati sui vagoni piombati e deportati nei campi di concentramento. Si solidifica, con questa vicenda, la partecipazione eroica dell’Arma dei Carabinieri alla lotta per la Liberazione, offrendo all’Italia sacrifici esemplari, come quello appena citato, come quello di Salvo D’Acquisto, dei Martiri delle Fosse Ardeatine, dei Martiri di Fiesole e di tante altre battaglie. Emerse in questo contesto l’eroismo e la grande attitudine al comando dell’allora giovane Tenente dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, Comandante di una Tenenza di montagna, che non esito’ nel mettersi al comando di una banda Partigiana fatta di Militari e Civili che partecipò alla Guerra di Liberazione.
Ancora una volta la ( cattiva) abitudine assunta dall’Esecutivo di legiferare con decreti, evitando il dibattito parlamentare, mostra tutti i suoi limiti e questa volta l’intervento sulla Giustizia ha posto nel mirino il patrocinio dei Legali volendo indirizzare con misure premiali!
Uno Stato democratico si caratterizza proprio dalla modalità di garantire la tutela dei diritti, attraverso il libero patrocinio!
Giù le mani dalla libertà di patrocinio degli Avvocati!
Sì sono svolte lo scorso 24 aprile le esequie della consorte di Gigi Proietti la compagna di tutta la sua vita Sagitta.
La cerimonia si è tenuta in un luogo messo a disposizione dal Comune di Roma, destinato alla celebrazione dei matrimoni civili ( come è noto quelli concordatari si tengono nelle chiese).
Certamente Roma, con la concessione di una sala comunale, ha voluto dimostrare il suo affetto alla famiglia e,soprattutto, al grande Gigi che ha saputo illustrare la” Romanità”, regalandoci risate ed anche momenti di riflessione, tuttavia lascia perplessi la scelta di uno spazio destinato ad altra finalità.
I funerali religiosi vengono officiati nei luoghi di culto, mentre,per i non credenti, il luogo dell’ultimo saluto resta un fatto privato e la sua scelta non dovrebbe essere di competenza comunale. Peraltro,nel cimitero del Verano tale cerimonia si svolge nel tempio egizio.
Per i cittadini che hanno illustrato Roma il rito laico si svolge ( nei casi di chiara fama) nella sala della Protomoteca, per tutti gli altri, pure commendevoli Cittadini, non credo sia compito del Comune trovare un luogo,diverso dalle chiese o dal tempio egizio, dove far compiere l’ultimo saluto terreno.
Se, invece, si dovesse ritenere che in taluni casi, quando non è possibile destinare ad essi la Protomoteca, i cittadini romani debbano ricevere un tributo speciale, allora sarebbe opportuno dettare regole precise per tale attribuzione , destinando, per tale incompetenza, per il futuro, un luogo specifico.
Certamente Sagitta meritava questo unicum, anche per il tributo dovuto a Gigi. Tuttavia, ritengo che il miglior omaggio ai coniugi Proietti Romacapitale possa farlo riaprendo,al più presto il Globe Theatre di Villa Borghese, il concreto lascito di Gigi alla Sua città!

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