I dibattiti di visioneroma: Galleria Borghese

Apriamo una discussione sull’ipotesi di ampliamento della Galleria Borghese

I media hanno   riportato le proposte avanzate dalla direttrice della Galleria Francesca Cappelletti

 

 



LE PROPOSTE DI VISIONEROMA

Un nuovo edificio?

Una prima considerazione: difronte la Galleria Borghese c’è un edificio degradato da anni in condizioni pietose.

Visioneroma se ne occupo’ tempo fa proprio pensando ad un utilizzo e recupero pubblico proponendo di abbinarlo al luogo prestigioso che gli sta davanti.

Perché allora oggi che discutiamo di allargamento della Galleria non puntare sull’acquisizione anche con esproprio bonario dell’immobile per questo utilizzo?

Se confrontato con altri grandi investimenti culturali e infrastrutturali realizzati a Roma, il recupero del villino con la creazione del percorso museale ipogeo di collegamento non appaiono come una spesa sproporzionata. Al contrario, l’intervento potrebbe rappresentare un progetto pilota di rigenerazione urbana e culturale ad altissimo valore simbolico per la città.

Simulazione area museale e ipogeo di collegamento

 

Visioneroma sta costituendo  un pool di architetti ed esperti di storia dell’arte per partecipare direttamente al concorso di idee  in via di pubblicazione come riprecisato nella recente conferenza stampa della direttrice della Galleria Borghese.

A tale proposito, avendo appreso che per  le caratteristiche del concorso ci si avvarra’ dell’Ordine  degli architetti di Roma e provincia, Visioneroma ha   inviato una prima lettera con suggerimenti finalizzati a non precludere in partenza la praticabilita’ della nostra proposta.

Lettera Associazione Visioneroma Concorso Galleria Borghese

Visioneroma informera’ della sua proposta, fin dall’inizio  la Soprintendente Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma Dr.ssa Daniela Porro.

L’associazione inoltre intende procedere nella sua proposta in stretta consultazione e  collaborazione con il Secondo Municipio competente per territorio e da sempre impegnato alla tutela del Villino Pincherle

Ma approfondiamo il dibattito in corso

L’ipotesi di un ampliamento della Galleria Borghese attraverso la realizzazione di un nuovo edificio accanto al museo riapre una delle grandi questioni dell’architettura contemporanea: come intervenire sui luoghi storici senza comprometterne l’identità.

Il dibattito, inevitabilmente, richiama quello esploso negli anni Ottanta attorno alla piramide del Museo del Louvre progettata da Ieoh Ming Pei. Anche allora le accuse furono severe: corpo estraneo, gesto troppo moderno, ferita inferta a un simbolo storico. Eppure oggi quella piramide è diventata uno dei simboli stessi di Parigi.

Roma però non è Parigi.
E la Galleria Borghese non è il Louvre.

La Galleria Borghese rappresenta un equilibrio quasi irripetibile tra architettura, paesaggio e collezione. La dimensione raccolta della villa, il rapporto tra le sale, la luce naturale, la densità controllata delle opere fanno parte integrante dell’esperienza del visitatore. Non si tratta soltanto di un contenitore museale: la villa stessa è un’opera d’arte.

Per questo motivo qualunque ampliamento suscita timori comprensibili. Il rischio percepito è che l’esigenza di aumentare i numeri finisca per alterare l’anima di uno dei luoghi più raffinati del patrimonio italiano.

Eppure il problema esiste davvero.
La crescita del turismo culturale, i limiti di accesso, gli spazi insufficienti e le numerose opere custodite nei depositi impongono una riflessione seria. In questo senso, l’idea di concentrare nuove funzioni in un edificio separato e adiacente appare più ragionevole rispetto a trasformare direttamente la villa storica.

La questione decisiva sarà dunque la qualità dell’intervento.

Un’architettura mimetica e finto-storica rischierebbe di apparire artificiale. Ma un gesto contemporaneo troppo aggressivo verrebbe percepito come una violenza nei confronti del contesto monumentale e paesaggistico di Villa Borghese.

La vera sfida sarà trovare una terza via: un’architettura sobria, colta, silenziosa, capace di dialogare con il verde, con la città storica e con la misura stessa della Borghese.

Oppure come propone Visioneroma una “quarta via” recuperare l’edificio difronte!

In Italia, inoltre, questi temi assumono inevitabilmente anche un valore identitario e civile. Il dibattito non riguarda soltanto il rapporto tra antico e moderno, ma anche la tutela del paesaggio, la credibilità delle istituzioni e la paura — spesso fondata — che la qualità architettonica venga sacrificata a logiche turistiche o commerciali.

Per questo il percorso dovrà essere trasparente, aperto e culturalmente autorevole.

L’ampliamento della Galleria Borghese potrebbe diventare un esempio virtuoso di dialogo tra contemporaneo e patrimonio storico. Oppure trasformarsi nell’ennesima frattura tra città e trasformazioni urbane.

La differenza, come sempre, non la farà soltanto il progetto.
La farà la qualità della visione culturale che saprà sostenerlo.

L’ipotesi di recupero del Villino Pincherle come estensione culturale della Galleria Borghese  che propone Visioneroma nasce infatti dalla volontà di contribuire in modo costruttivo al dibattito aperto sul futuro ampliamento del museo, interpretando e sviluppando alcune delle esigenze recentemente riproposte dalla Direttrice della Galleria Borghese, Arch. Francesca Cappelletti. In particolare, il tema dell’accessibilità, della necessità di nuovi spazi per attività culturali, educative e temporanee, nonché della possibilità di alleggerire la pressione funzionale sulla villa storica, suggerisce l’opportunità di immaginare un modello di “museo diffuso” fondato sul recupero di edifici storici già esistenti nel contesto urbano immediatamente circostante Villa Borghese.

In questa prospettiva, il Villino Pincherle potrebbe costituire una sede complementare e integrata rispetto alla Galleria Borghese, destinata ad accogliere funzioni compatibili con la natura del museo: spazi espositivi temporanei, archivi, biblioteca, sale studio, attività didattiche, incontri culturali, fotografia e percorsi dedicati al Novecento romano e alla figura di Alberto Moravia. Tale impostazione consentirebbe di ampliare l’offerta culturale senza introdurre nuove volumetrie invasive all’interno del parco storico, privilegiando invece il recupero conservativo di un edificio di valore architettonico oggi inutilizzato.

Il collegamento ipogeo tra Villa Borghese e il Villino non dovrebbe essere interpretato come un gesto architettonico spettacolare o autonomo, ma come una infrastruttura discreta e a basso impatto paesaggistico, finalizzata esclusivamente alla continuità funzionale e culturale tra i due poli. In questo senso, risultano particolarmente interessanti alcuni modelli internazionali di integrazione museale sviluppati in contesti storici sensibili, tra cui il Sir John Soane’s Museum di Londra. Pur non prevedendo un sistema ipogeo analogo, il museo londinese rappresenta un riferimento culturale significativo per la capacità di trasformare una casa storica in una esperienza museale immersiva, narrativa e intimamente connessa all’architettura originaria dell’edificio. Il valore del percorso, della scoperta progressiva degli ambienti, della relazione tra memoria, collezione e spazio costruito, costituisce infatti uno degli elementi più pertinenti rispetto alla possibile evoluzione culturale del Villino Pincherle.

L’obiettivo della proposta non è dunque quello di sostituire o contrapporsi alla Galleria Borghese, ma contribuire alla costruzione di un sistema culturale integrato, capace di coniugare tutela paesaggistica, recupero dell’esistente, innovazione museale e sostenibilità urbana, nel pieno rispetto dell’identità storica e monumentale di Villa Borghese.

La dott.ssa Campitelli ha avanzato ipotesi alternative e dubbi su preesistenze nel sottosuolo, ma l’ipotesi di utilizzare l’area dell’asilo nido o quella delle scuderie interne a Villa Borghese non appare pienamente convincente, perché entrambe non sono semplici “spazi liberi” disponibili, ma parti del sistema storico e funzionale della Villa. Anche quando non si tratta di edifici monumentali in senso stretto, essi appartengono a un tessuto paesaggistico, architettonico e d’uso ormai consolidato, che concorre all’identità complessiva del parco.

Nel caso dell’asilo nido, la criticità è doppia. Da un lato, si tratterebbe di sottrarre una funzione pubblica e sociale già insediata, rivolta ai bambini e alle famiglie, in un contesto urbano dove tali servizi sono sempre più rari. Dall’altro, l’area stessa è ormai parte dell’equilibrio del parco e non può essere considerata un vuoto neutro da riempire.

Trasformarla in funzione museale significherebbe introdurre nuovi flussi, nuovi accessi, nuovi impianti e nuove pressioni in un’area già fragile.

Anche l’ipotesi delle scuderie presenta forti perplessità. Le scuderie storiche di un complesso come Villa Borghese non sono meri contenitori edilizi secondari, ma testimonianze della vita storica della Villa, del suo funzionamento originario, della relazione tra residenza, parco, servizi e paesaggio.
Riconvertirle pesantemente per esigenze museali contemporanee potrebbe comprometterne il carattere, imponendo adeguamenti impiantistici, accessibilità, climatizzazione, sicurezza e flussi incompatibili con la loro natura storica.

Il punto decisivo è che non basta individuare “spazi disponibili” dentro Villa Borghese.

Bisogna chiedersi se tali spazi siano realmente compatibili con un aumento significativo delle funzioni museali. La risposta, in molti casi, è problematica: ogni nuova funzione forte all’interno del parco rischia di aumentare pressione, traffico pedonale, impianti, servizi, manutenzione e trasformazioni irreversibili.

Da questo punto di vista, il Villino Pincherle offre una logica diversa: non consuma ulteriormente lo spazio interno del parco, non sottrae funzioni sociali esistenti, non forza edifici già parte dell’organismo storico della Villa, ma recupera un immobile esterno, degradato e bisognoso di una nuova destinazione pubblica. Proprio per questo rappresenta una soluzione più coerente con l’idea di tutela attiva: ampliare le funzioni culturali della Galleria Borghese senza gravare ulteriormente sul cuore storico e paesaggistico di Villa Borghese.


VALUTAZIONE DEI COSTI

Ipotesi di Collegamento Ipogeo e Riuso Museale del Villino Pincherle

Documento preliminare aggiornato con  tracciato del tunnel e valutazione dimensionale coerente con le immagini satellitari e fotografiche.

Tracciato del Tunnel

L’analisi accurata delle immagini satellitari e delle fotografie del sito ha evidenziato che:

• il collegamento ipogeo deve partire dal piano interrato del Villino Pincherle;
• il tunnel attraversa diagonalmente (obliquamente) via Pinciana;
• il percorso non è perpendicolare alla strada ma segue una direttrice assimilabile a un’ipotenusa;
• l’uscita si colloca circa 5 metri all’interno di Villa Borghese, subito dietro il cancello;
• la lunghezza reale del collegamento appare molto inferiore rispetto alle prime stime.

Stima realistica del tunnel:

• lunghezza reale asse tunnel: circa 26–30 metri;
• profondità media: 7,5–8 metri;
• larghezza utile interna: circa 2,5–3 metri.

Valutazione Urbanistica

La soluzione appare urbanisticamente plausibile e compatibile con il contesto monumentale di Villa Borghese.

Ipotesi di Uso Museale del Villino Pincherle

Il Villino Pincherle potrebbe essere recuperato come estensione culturale della Galleria Borghese,
dedicata alla cultura del Novecento romano e alla figura di Alberto Moravia.

Funzioni ipotizzate:
• spazi espositivi temporanei;
• archivio e biblioteca;
• sale conferenze;
• centro studi;
• caffetteria culturale;
• percorso ipogeo di collegamento con Villa Borghese.

Stima Economica

Voce

Stima

Acquisizione / esproprio bonario

15–35 mln €

Consolidamento e restauro

10–20 mln €

Adeguamento museale

5–10 mln €

Tunnel ipogeo ridimensionato

4–8 mln €

Spese tecniche e archeologia

3–6 mln €

Nuova stima complessiva plausibile:
circa 40–70 milioni di euro,
con costi sensibilmente inferiori rispetto alle prime simulazioni.

Conclusioni

Il  collegamento ipogeo e’ breve, diagonale e integrato nel contesto urbano esistente.

L’intervento potrebbe configurarsi come un progetto di recupero culturale e museale
di forte valore simbolico e urbanistico per l’area di Villa Borghese.

Scheda Storica e Proprietaria del Villino Pincherle

Denominazione corrente: Villino Pincherle

Ubicazione: Via Giovanni Sgambati n. 4 angolo via Pinciana Quartiere Pinciano – Roma

Tipologia: Villino storico urbano del primo Novecento.

Origine e Costruzione

Il villino fu costruito tra il 1906 e il 1907 dall’ingegner Carlo Pincherle, padre dello scrittore Alberto Moravia.

Secondo le ricostruzioni storiche e archivistiche più recenti, l’immobile venne realizzato come abitazione della famiglia Pincherle, in un’area prospiciente Villa Borghese.

Proprietari

• Carlo Pincherle

Ingegnere e progettista del villino. Risulta proprietario dell’immobile nelle guide urbanistiche dell’epoca.

• Teresa Gina Pincherle Madre di Alberto Moravia.

Un documento comunale del 1946 la identifica espressamente come “proprietaria” dell’immobile, in relazione a una richiesta edilizia.

Lo scrittore Alberto Moravia trascorse nel villino parte della propria infanzia.

La connessione tra Moravia e l’edificio è richiamata in diverse pubblicazioni storiche, tra cui opere di Dacia Maraini e Walter Veltroni.

Proprietà e Vicende Recenti

Negli anni recenti l’immobile risulta collegato alla società Immobiliare Borghese S.p.A., citata nella documentazione urbanistica e negli articoli di stampa relativi ai procedimenti edilizi e alle verifiche della Soprintendenza.Secondo le fonti pubbliche reperibili, Immobiliare Borghese S.p.A. risulta collegata alla famiglia Guarnieri. In un avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel 2012 compare Carlo Guarnieri come amministratore unico

Dalle fonti pubbliche emerge che Carlo Guarnieri era considerato un importante imprenditore della sanità romana.

Il collegamento nasce da questo: La famiglia Guarnieri ha sviluppato nel tempo un gruppo di cliniche e strutture sanitarie private; tra queste compare la storica Clinica Guarnieri di Roma Est; oggi il Gruppo Guarnieri dichiara di gestire più strutture sanitarie private e convenzionate con il SSN.

Tra le strutture collegate al gruppo vengono citate: Clinica Guarnieri; Ars Medica; Ars Biomedica; Villa Flaminia; Fabia Mater

Secondo gli articoli pubblicati nel 2024,

la società aveva avviato operazioni di trasformazione edilizia che avevano fatto temere la demolizione del villino.

Vicenda del Vincolo

Nel 2024 associazioni culturali, studiosi e rappresentanti istituzionali hanno richiesto l’attivazione della tutela storico-culturale dell’immobile.

L’intervento della Soprintendenza Speciale di Roma ha portato alla sospensione delle operazioni edilizie e successivamente all’apposizione del vincolo culturale.

Nel marzo 2025 il Ministero della Cultura ha dichiarato il villino bene culturale di interesse particolarmente importante.

Soggetti Citati nelle Vicende Pubbliche

• Italia Nostra

• Soprintendenza Speciale di Roma

• II Municipio di Roma Capitale

• Francesca Del Bello• Daniela Porro

• Alessandro Cremona Urbani

• Nathalie Naim

Fonti Pubbliche Utilizzate

• La Repubblica Roma

• Corriere della Sera Roma

• Italia Nostra Roma

• Archivio Capitolino

• Guide Monaci storiche

C.M.

Studio preliminare sulle preesistenze archeologiche e ipogee nell’area di Via Pinciana e Villa Borghese

Documento di studio e sintesi delle verifiche bibliografiche, archeologiche e topografiche relative alla possibile presenza di gallerie, tombe, cavità o altri ambienti ipogei nell’area compresa tra Via Pinciana, Porta Pinciana, Villa Borghese e il Villino Pincherle.

1. Premessa

L’area del Pincio e di Villa Borghese costituisce uno dei contesti storicamente più stratificati della città di Roma. La presente ricognizione ha avuto l’obiettivo di verificare l’esistenza di studi, saggi, tesi universitarie, rilievi archeologici e documentazioni pubbliche relative alla presenza di ambienti ipogei o preesistenze archeologiche nel sottosuolo di Via Pinciana.

2. Risultanze principali della ricerca

Le verifiche effettuate consentono di affermare che:

– non è stata rinvenuta una mappatura archeologica pubblica specifica del tratto esatto compreso tra il Villino Pincherle e il cancello di Villa Borghese;

– è invece documentata una generale elevata sensibilità archeologica dell’intera area Pinciana–Salaria–Pincio;

– le principali emergenze ipogee note sembrano collocarsi più internamente al parco di Villa Borghese;

– non risultano pubblicamente documentate grandi cavità, catacombe o ipogei monumentali esattamente lungo il breve asse ipotizzato;

– la presenza di necropoli romane nell’area vasta tra Via Salaria e Via Pinciana è tuttavia confermata da pubblicazioni archeologiche scientifiche.

3. Gli studi sui sotterranei di Villa Borghese

La ricerca più importante emersa riguarda il ciclo di studi promosso dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curato da Angela Napoletano.

Gli studi illustrano ambienti ipogei presenti all’interno del parco, documentati da fonti archivistiche, planimetrie storiche e indaginispeleologiche recenti. Le principali aree citate riguardano il Casino dell’Aranciera, il Museo Carlo Bilotti, Casina delle Rose, Bioparco, Galleria Borghese e il sistema di ninfei, grotte e strutture idrauliche seicentesche.

4. Le necropoli tra Via Salaria e Via Pinciana

Particolarmente rilevante risulta la pubblicazione di Gaetano Messineo

“Nuovi dati dalla necropoli tra via Salaria e via Pinciana”, in Archeologia Laziale XII, Roma 1995. Lo studio conferma l’esistenza di nuclei funerari romani nell’area vasta compresa tra Via Salaria e Via Pinciana. Tuttavia le evidenze note sembrano collocarsi prevalentemente verso il sistema

Salaria / Corso d’Italia e non direttamente nel tratto immediatamente adiacente al Villino Pincherle.

5. Gli Horti Luculliani

Le fonti storiche e archeologiche confermano che l’area di Villa Borghese e del Pincio insiste sugli antichi Horti Luculliani, grandi ville suburbane aristocratiche dell’età romana. Tale presenza rende plausibile l’esistenza di murature antiche, cisterne, cavità, strutture idrauliche e ambienti di servizio sotterranei.

6. Studi universitari e topografici

Sono stati rintracciati studi universitari e ricerche coordinate con la Soprintendenza sulla topografia dell’area compresa tra Tevere, Aniene e Via Nomentana. Particolarmente rilevante risulta la ricostruzione del tracciato della Salaria Vetus lungo l’attuale asse Via Pinciana – Paisiello –Bertoloni.

7. Considerazioni tecniche

Alla luce delle verifiche effettuate, l’area deve certamente essere considerata ad alta sensibilità archeologica. Tuttavia, allo stato delle fonti pubblicamente consultabili, non emergono evidenze documentali certe di grandi strutture ipogee esattamente lungo il breve tratto ipotizzato tra il Villino Pincherle e il margine di Villa Borghese.Qualunque eventuale approfondimento progettuale dovrebbe pertanto essere subordinato a:

– prospezioni georadar;

– indagini tomografiche;

– carotaggi;

– saggi archeologici preventivi;

– verifiche geotecniche e speleologiche;

– controllo diretto della Soprintendenza competente.

8. Conclusioni

La ricerca condotta consente di affermare che l’obiezione archeologica

relativa alla presenza di possibili preesistenze nel sottosuolo di Via

Pinciana è fondata come cautela generale, considerata la complessità

storica del Pincio e di Villa Borghese. Allo stesso tempo, non risultano attualmente pubbliche evidenze puntuali che dimostrino interferenze certe e insuperabili lungo il breve tracciato ipotizzato. La questione appare quindi affrontabile esclusivamente attraverso un approccio scientifico, prudente e preventivo.

9. Fonti principali consultate

Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali – “I sotterranei di Villa Borghese”, a cura di Angela Napoletano.

Angela Napoletano – Annarita Martini, “I sotterranei del Casino dell’Aranciera si raccontano”.

Gaetano Messineo, “Nuovi dati dalla necropoli tra via Salaria e via Pinciana”, Archeologia Laziale XII, 1995.

Digital Augustan Rome – Sepulcra Salaria.

Documentazione Sovrintendenza Capitolina sui ninfei e le strutture ipogee di Villa Borghese.

Materiali e rilievi archeologici relativi agli Horti Luculliani.




 

Interventi dei soci rispetto alle notizie di stampa

Questa idea è semplicemente assurda! Tutto ció che proviene dalla storia deve diventare un hub di cultura e si giustifica solo per l’espansione della visione commerciale. Simile inettitudine e “crassitudine” non si era mai avuta. Si pensa al bel progetto di uno dei noti “archistar” del cavolo che metteranno il loro insignificante “mostro” a sopraffare un paesaggio così raffinato. Non capire la distanza tra una “cristallizzata” ragione come la galleria Borghese in quel posto e nel suo contesto e un qualsiasi “recinto” museale, sta segnando la cultura istituzionale del Ministero per i Beni Culturali da quello “della cultura popolare”. Segna anche la distanza dei suoi protagonisti: da i grandi studiosi soprintendenti ai nuovi che non dico!

Vansanzio lo stipettaro di Scipione Borghese un architetto bravissimo che traghettava il Manierismo verso il Barocco e che diede corpo al giardino nel nuovo senso dei tempi. Le lunghe fughe prospettiche ed il tessuto di una grande geografia che replicava il segno della città in un sistema di strade e di alberature, di boschi, di roseti, di frutteti, dove tutto al loro posto compone un’opera d’arte viva e vegeta: un equilibrio tra natura e cultura rimasto immutato per oltre quattro secoli e nella prospettiva del futuro. Il nostro tempo ha progredito nel segno dello “storicismo”! Siamo diversi dal passato perchè abbiamo preso ciscienza della nostra diversità da quella finita contestualità artistica. La crassa ignoranza di chi asserisce che possiamo fare come fecero Michelangelo o Bernini cancellando il passato sovrapponendo loro alla storia, è stato già superato dalla presa di coscienza ormai insuperabile (Tafuri, Benevolo, Brandi, Cederna, Longhi, Bonelli e mille altri) del corso della Storia.
Porre una qualunque volumetria in quel parsaggio così rilevante e cristallizzato è un GRAVISSIMO DELITTO verso la NOSTRA CITTÀ

Michele Campisi


L’idea di ampliare la Galleria Borghese è comprensibile sotto il profilo funzionale e culturale: il museo soffre da anni di limiti di capienza, problemi di accessibilità e scarsità di spazi per servizi, depositi, ricerca e mostre temporanee. Dal punto di vista gestionale e museografico, il tema è reale e non più rinviabile.
Da architetto, però, la questione va affrontata con estrema cautela perché il rischio è quello di trattare un luogo unico come se fosse semplicemente un museo da “espandere”, quando in realtà Villa Borghese è un sistema storico-paesaggistico delicatissimo, dove architettura, giardino, prospettive e rapporto con il verde costituiscono un unicum inscindibile. l rischio più grande è creare un oggetto iconico autoreferenziale, tipico di molte operazioni museali contemporanee, che finisca per competere con il manufatto storico anziché servirlo. Nel caso della Galleria Borghese sarebbe un errore gravissimo: la villa non ha bisogno di un “landmark” contemporaneo che ne oscuri la presenza. Molto meno convincente sarebbe un ampliamento concepito principalmente per aumentare i numeri turistici. La Galleria Borghese non è un museo “di massa” come il Louvre o gli Uffizi: il suo valore risiede anche nella dimensione raccolta, quasi domestica, della visita. Incrementare eccessivamente i flussi potrebbe compromettere proprio la qualità esperienziale che rende il museo unico. L’articolo parla di coinvolgere uno studio internazionale. È una scelta comprensibile, ma in Italia spesso questo approccio rischia di trasformarsi in operazioni d’immagine. In un contesto come questo servirebbe prima di tutto una fortissima competenza sul restauro, sul paesaggio storico e sull’architettura museale integrata, più che una firma iconica.

Luca Valle


Sono d’accordo con Michele. A Roma non mancano luoghi da destinare a nuove esposizioni di opere d’arte.
Senza andare troppo lontano da quel palazzo è possibile individuare nuovi luoghi da destinare a museo.
Per prima cosa bisogna restituire alla sua primigenia destinazione il palazzo della anagrafe, poi nella zona del borghetto Flaminio, a meno di un chilometro e mezzo dalla Villa, e’ possibile collocare una nuova area espositiva. Non bisogna dimenticare che in quella zona poteva sorgere l’Auditoriim, poi fu preferita l’area del Villaggio Olimpico, che necessitava di essere sottratta allo spaccio ed alla prostituzione.
La zona del Borghetto, da allora (1995), non è stata più bonificata ed è ora un coacervo di costruzioni abusive e di altre in preda al degrado.
In quella zona si può benissimo collocare una appendice espositiva del Museo di Villa Borghese senza alterare alcun contesto architettonico.
Piero Sandulli


Il palazzo abbandonato da anni potrebbe essere acquisito ed utilizzato per dare respiro a Galleria Borghese.

Per il museo, ma si potrebbe anche utilizzare per  spostare l’asilo e “restituire” i locali asilo a Galleria Borghese.
C’e’ un legame storico e geografico molto forte. La scuola si trova proprio all’interno di un edificio che faceva parte delle pertinenze della Villa Borghese.Nello specifico, la struttura che ospita l’asilo era anticamente una delle “case di guardia” o dipendenze della tenuta dei Principi Borghese. Il giardino della scuola stessa confina direttamente con l’area dei Musei e con i viali del parco, mantenendo quell’atmosfera storica e quell’architettura tipica degli edifici di servizio della Galleria.Quindi, anche se oggi è gestita dal Comune di Roma, la struttura è “figlia” a tutti gli effetti del complesso monumentale di Villa Borghese.

Per le mie conoscenze l’asilo potrà essere per 60/65 bambini.
Il II municipio è credo quello con la più bassa natalità a Roma ( totale residenti circa 165.000)

Carlo Gandelli


In questo paese ed in particolare in questa città oramai ha prevalso la conservazione…ogni altra considerazione sia pure condivisibile deve partire da questo!

Giorgio Tamburini


L’opzione che nulla è possibile ma esiste il dover ampliare per una supposta esigenza (ma proprio supposta) gli spazi espositivi non è pari a quella di una conservazione di un valore irripetibile costituito dall’essere contesto di un sistema definito di arte e paesaggio dentro il quale è insostenibile qualsiasi innovazione. Ció era chiarissimo fino a pochi decenni fa! Se ci fossero Brandi, Longhi, Zeri e chi altro volete delle generazioni degli studiosi e conoscitori: tuonerebbero e giustamente.
La questione è posta proprio male. Non è lo scontro tra due modi di intendere antico e contemporaneo. Non è così!
È l’intangibilità di un’opera d’arte. Portoghesi disse in proposito di Villa Borghese, il giardino la casa ed il sistema che la circonda, che era pari ad un quadro di Raffaello e nessuno si sognerebbe di mettere in un quadro di Raffaello, magari nel trasporto del Cristo dei Baglioni, conservato in galleris, un ragazzo in blue jeans con una maglietta con scritto “sono incazzato”

Michele Campisi

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