CHI SIAMO
CHI SIAMO
Associazione Visioneroma
Piazza Benedetto Cairoli,2
00186 Roma
C.F. 96439400589
Visioneroma@gmail.com

“Visione Roma” , (www.visioneroma.it) è un punto di incontro promosso da cittadini con esperienze e competenze diverse, giovani e non più, per la rinascita culturale, scientifica, economica, sociale e politica di Roma.
Nel gruppo sono presenti attualmente architetti, urbanisti, avvocati, ingegneri, economisti, sindacalisti, artisti e numerosi altri liberi professionisti, imprenditori, commercianti, artigiani e cittadini attivi nei più svariati campi delle attività romane.
Si vogliono ricercare idee, fonti, sintesi e notizie che possano aiutare la “Vision” su Roma. Visioneroma, nata a Settembre del 2019, raccoglie idee e proposte e testimonianze realizza “Forum” ed “Incontri con personaggi” è presente su tutti i principali social
Gli organi e la struttura di Visioneroma
(Anno 2023 – 2024)
Il Presidente dell’Associazione è Claudio Minelli
Il Vicepresidente è Piero Sandulli
Il Tesoriere è Gabriele Gandelli
Il Revisore dei conti è Francesco Della Corte
Direttivo: Claudio Minelli, Piero Sandulli, Gabriele Gandelli, Marina Olevano, Carlo Gandelli
Comitato di Gestione: Presidente, Vicepresidente, Tesoriere, Membri del Direttivo e Responsabili dei settori
L’attività dell’associazione è articolata in settori di lavoro con i seguenti responsabili:
- Gabriele Gandelli * Periferie e Territorio e coordinatore progetto
- Piero Sandulli * Assetti Istituzionali e Strutture Amministrative
- Alberto Panfilo * Aziende Comunali, Patrimonio, e Servizi
- Luciano Chesini * Cultura
- Gianluca Santilli * Economia sostenibile e Mobilità
- Renato Guidi * Politiche Attuative e Procedure
- Michelangelo Guzzardi * Sociale
- Giuseppe Di Noto * Strutture giudiziarie e Sicurezza
- Giorgio Tamburini * Urbanistica
- Bruno Bianchi * Realizzazione idee e progetti
- Benedetta Tamburini e Claudio Minelli Coordinamento dei Master
- Claudio Minelli e Gabriele Gandelli* Alleanze Politiche
- Dario Coen* Attività economiche di sostegno
- Gianfranco Piccioni* Salute ed Alimentazione
- Francesca Pezzella*Commercio
- Linda Lanzillotta*Politiche economiche e finanza pubblica
- Edovige Catitti*Finanza privata
- Antonio Bottoni *Comunicazione
Luca Ribichini*Rapporti con l’Università ed il mondo professionale
Fermo restando i compiti associativi del Presidente, Claudio Minelli, del Vicepresidente, Piero Sandulli, del Tesoriere, Gabriele Gandelli e le responsabilità di settore già stabilite, annualmente vengono definiti gli obiettivi dell’associazione e i rispettivi responsabili che hanno il compito di seguirne contenuti e i lavori.Per il 2023 e 20241° obiettivo: I master di Visioneroma Linda Lanzillotta Giovanni Masia2° obiettivo : Le letture di Ugo Antonio Bottoni3° obiettivo: Galleria dei protagonisti Luca Ribichini4° obiettivo: Presentazione di libri Claudio Minelli Francesca Pezzella5° obiettivo: I confronti istituzionali Claudio Minelli Gabriele Gandelli6° obiettivo: Le riforme istituzionali Piero Sandulli7° obiettivo: Viaggi nella città Gabriele Gandelli Fabrizio Narcisi8° obiettivo: L’ambiente, la sostenibilità, il cibo Gianfranco Piccioni9° obiettivo: I rifiuti urbani e le politiche energetiche Giampietro Ravagnan10° obiettivo: Idee, proposte e progetti Dario Coen, Gianluca Santilli, Renato Guidi, Alberto Panfilo, Michele Campisi, Piero Meogrossi, Michelangelo Guzzardi Giorgio Tamburini , Luciano Chesini
MANIFESTO DI VISIONEROMA
Testo coordinato da Raffaele Minelli
Roma ed il contesto nazionale ed internazionale
La crisi ambientale ed economica globale implica anche opportunità di cambiamento. Quali spazi, quali potenzialità ci offrono i contesti urbani, le città, e quindi anche Roma?
In quanto soggetti di diritto attivo, le città possono prendere decisioni collettivamente vincolanti che potrebbero essere incorporate nel diritto internazionale; specie in Occidente, infatti, chi le amministra è sottoposto a procedure democratiche di verifica elettorale in base a quanto abbia o meno raggiunto di fronte alle sfide che la transizione economica e le dinamiche degli effetti dei rischi globali impongono.
In nessun altro luogo come nelle città, attraverso le loro stesse connessioni informali e formali, va rintracciata l’occasione per trasformare il “potenziale di indignazione” in forme politiche istituzionali e democratiche efficaci. Le città possono altresì contare su una certa autonomia legislativa rispetto al livello nazionale in tema di urbanizzazione, adattamento e mitigazione degli impatti climatici e ambientali, così come nelle questioni relative all’insediamento dei migranti. Inoltre, il peso e il ruolo delle iniziative delle città nei processi di costruzione di politiche atte ad affrontare adeguatamente il cambiamento climatico aumenta di giorno in giorno. Sono state elencate infatti più di sessanta diverse iniziative transnazionali che sono sorte negli ultimi anni, tracciando la strada per nuovi meccanismi istituzionali di risposta alle sfide ambientali e climatiche dell’attuale modello di sviluppo. In questo senso, le risposte di policy delle città a queste sfide materiali potrebbero avere più peso rispetto alle norme astratte e alle ‘idee’ rispetto al futuro del governo globale del clima.
Una trasformazione del contesto normativo in materia di diritti urbani e di giustizia, attualmente ristretto nella cornice della riproduzione dell’ordine sociale e politico, si ritiene fondamentale per aprire il loro potenziale trasformativo. E’ soprattutto questo il motivo per cui le alleanze tra città del mondo costituiscono nuovi spazi d’innovazione: nessun’altra forma istituzionale è più efficace per esperimentare, costruire e implementare nuove architetture multi-situate di decisione per i problemi del XXI secolo.
Roma è all’altezza di queste sfide?
Nel passato furono avviate intense e frequenti consultazioni con le amministrazioni delle capitali europee. Oggi Roma appare emarginata ed isolata e ha perso quel ruolo promotore che era riuscita a svolgere.
Il calo del prestigio di Roma e la sua pesante situazione economica e sociale deve obbligatoriamente partire da un pesante giudizio sulle ultime giunte capitoline (centrodestra e pentastellate) che, sia pure in misura e con metodi diversi, hanno determinato il blocco totale di qualsiasi progettazione per lo sviluppo economico e sociale della capitale.
Con ciò non si intende nascondere occasioni mancate anche dalle precedenti giunte di centro sinistra : ma mai paragonabile all’attuale immobilismo.
E’ palese la mancanza di qualsiasi visione sul futuro della Capitale mentre assistiamo al degrado ambientale ed al peggioramento di servizi fondamentali (smaltimento rifiuti, trasporto pubblico, assetto del territorio) come mai riscontrati nel passato
Mai come nell’attuale situazione è indispensabile l’attivazione delle rappresentanze delle forze sociali per stimolare l’ avvio di una nuova fase. Invece è proprio dalla vitalità dei corpi intermedi che è possibile favorire la selezione di gruppi dirigenti competenti forniti di esperienze concrete.
Una attenzione che peraltro intende contrastare una filosofia presente in alcune parti politiche tendente ad annullare il ruolo dei corpi intermedi per un rapporto diretto capo-soggetto individuale : una visione declinante verso un modello di stato autoritario.
L’assenza di esperienza e competenza sta determinando danni gravissimi nella gestione amministrativa di Roma.
Questa nuova fase che vogliamo contribuire a far decollare parte dalla capacità di studio dello sviluppo territoriale sostenibile.
Tale fase è indispensabile per un’attenta valutazione delle potenzialità delle risorse esistenti nel territorio e per far decollare progetti di azione e catalizzatori di partecipazione attiva dei soggetti sociali collettivi e singoli.
E’ possibile fin d’ora accennare sia pur sinteticamente ai capitoli sui quali promuovere tra noi una prima discussione per definire obiettivi realizzabili e indispensabili per attivare risorse umane e indirizzare investimenti pubblici e privati.
Al primo punto è la identificazione dell’idea di Città che si intende perseguire con l’azione amministrativa e progettuale, una idea che sia capace di coinvolgere le forze vive presenti a Roma e spesso silenti.
Nel mondo accademico, nelle numerose sedi di ricerca, ma anche nelle realtà territoriali.
Oggi non si sa più dove deve andare Roma , quale è il suo futuro, in che modo può tornare ad attrarre investimenti ed attenzione da tutto il mondo, quel mondo che viceversa se ne è allontanato o che cerca altri luoghi più ospitali.
Partiamo in questa analisi dalle “occasioni perse”: uno strumento urbanistico inattuato nelle sue parti fondamentali sul quale è indispensabile una riflessione per il suo aggiornamento.
L’immobilismo non può essere l’unica risposta.
E occorre partire anche dai numerosi progetti colpevolmente abbandonati (spesso volutamente ignorati ) dalle ultime giunte che avrebbero sicuramente dato nuovo impulso all’economia cittadina.
ll congelamento dei tanti programmi di recupero urbano riguardanti aree urbane semicentrali e periferiche (San Lorenzo, Centocelle ecc.). oramai sempre più degradate sono altrettante occasioni perse per il risanamento sociale e il rilancio dell’economia.
I programmi di valorizzazione e restituzione alla città del Tevere oggi come mai abbandonato a se stesso se si eccettua la kermesse estiva che tra l’altro ostacola l’unica vera pista ciclabile di Roma.
L’abbandono del progetto del nuovo polo museale in Via dei cerchi connesso alla realizzazione di Campidoglio 2 è inspiegabile e gravissimo . Una grande occasione persa per consolidare lo sviluppo turistico della città.
Riprendere la razionalizzazione degli uffici amministrativi della Capitale e della Regione è un dovere per migliorarne efficienza e funzionalità.
La mancanza di un progetto per il commercio di Roma sta trasformando in un enorme ristorante tutto il centro storico e desertificando le attività in periferia.
Il livello di degrado dell’ambiente urbano è stato affrontato con uno stato continuo di crisi dei soggetti istituzionali preposti mentre si imporrebbe ad esempio un vero assessore al decoro affiancato da un pool di veri professionisti non scelti per i voti che portano ma per la loro competenza, la stessa competenza necessaria alle questioni di sicurezza, di viabilità che rendono la vita sempre più difficile ai romani.
Insomma occorre rilanciare lo sviluppo di Roma non trascurando quelle piccole cose la cui dimenticanza ha allontanato dalla politica molti cittadini soprattutto i giovani che si sentono e sono emarginati mentre cresce in loro la sensibilità verso i grandi temi dell’ambiente e dell’economia sostenibile.
Occorre un grande moto di riscossa di tutti coloro che amano questa splendida città, rimettendo in moto il pensiero positivo collettivo, riflettendo sul suo futuro, e sui “caratteri dei settori strategici” che lavorano alla creazione del valore cittadino.
Ad esempio i progetti ecologici non penalizzanti, gli incentivi per la creazione dei componenti minori a km 0, le filiere locali del recupero e trasformazione, l’occupazione locale per la sicurezza sul lavoro, i sistemi integrati tecnici ed umani mobili in rete concessa e sub-concessa per la tutela del territorio, i diritti fiscali sugli scambi locali per la consegna e logistica, la rete di cellule autonome per l’assistenza locale di tipo “time-edu-care”, politiche serie per la mobilità alternativa come vere ciclo metropolitane.Senza dimenticare lo sviluppo di attività locali a fiscalità collettiva per la detassazione del monte ore dedicato, o la difesa totale del mq verde in cambio del recupero di intere aree concedendo il diritto del “lease hold”
Occorre consapevolezza che Roma ha anche un grave problema di “densità “ della popolazione e questo concorre non poco a spese pubbliche spropositate : paghiamo più trasporti, più servizi, più manutenzione di tutti. Roma ha bisogno di far crescere il numero dei suoi abitanti ed occorre una politica che incentivi l’utilizzo e l’economia delle aree di interconnessione con le aree abitate (parchi, aziende agricole, aree verdi attrezzate ecc.)
La polemica politica tra la Capitale e la Regione ha interrotto quegli approfondimenti che puntavano a favorire poli funzionali allo sviluppo non solo della Capitale in senso stretto, ma del territorio più vasto.
Ad esempio collegando il polo archeologico romano e quello di Tivoli unanimemente riconosciuto di enorme valore e bellezza storico monumentale, oppure il collegamento tra l’area archeologica romana e quello della Tuscia, ed ancora verso Subiaco con l’area dei grandi monasteri.
Dopo anni di dibattito e provvedimenti legislativi la riforma istituzionale di Roma Capitale è rimasta anch’essa sospesa per aria e tutto si è trasformato in una trattativa economica sul debito della città che si vuol considerare come qualsiasi altro agglomerato urbano.
La semplificazione dei livelli istituzionali spesso è rimasta incompiuta ed anzi si è aggravata, rendendo il compito di governare la metropoli molto difficile tra decentramenti parziali e trasferimenti di poteri dai livelli superiori incompleti. Un Sindaco non è sufficiente per governare tutti i problemi della città e contemporaneamente ha necessità specie nella Capitale di poteri più ampi ad esempio in tema di governo del territorio.
Questi sono i ragionamenti da cui parte l’attività di Visione Roma: un libero punto di incontro di persone che vogliono mettere al servizio di Roma le proprie esperienze e capacità.
Roma 2017
Manifesto coordinato da Raffaele Minelli sulle elaborazioni del gruppo promotore
L’ASTROLABIO: UNA BUSSOLA PER IL
PRESENTE
TORNIAMO SULL’ARGOMENTO
Perché l’Astrolabio è nel simbolo di Visioneroma
Nel simbolo di Visioneroma compare una parola: Astrolabio.
Non è una scelta grafica e neppure un richiamo nostalgico. È il riconoscimento di una storia e, soprattutto, di un metodo.
L’Astrolabio fu fondato nel 1963 per iniziativa di Ernesto Rossi e Ferruccio Parri, due protagonisti dell’antifascismo e della cultura azionista. Intorno alla rivista si raccolsero personalità di diversa provenienza, unite dall’idea che l’impegno politico e civile dovesse fondarsi sulla libertà di giudizio, sul rigore dell’analisi, sulla laicità dello Stato, sulla giustizia sociale e sulla difesa delle istituzioni democratiche.
L’astrolabio era, in origine, uno strumento per orientarsi.
Anche la scelta del nome della rivista esprimeva questa ambizione: offrire strumenti per comprendere la realtà e orientarsi nella complessità della vita pubblica senza dipendere dalle convenienze dei partiti, dei gruppi economici e dei poteri costituiti.
È questa l’eredità alla quale Visioneroma ha voluto richiamarsi.
Un’eredità, non un’appartenenza
Visioneroma non pretende di essere l’erede dell’Astrolabio né di riprodurre, in un’epoca completamente diversa, quella esperienza.
Ne rivendica però l’attualità del metodo.
Rossi e Parri appartenevano a una cultura politica che non considerava la libertà e la giustizia sociale valori contrapposti.
Credevano nella democrazia rappresentativa, ma ritenevano necessario esercitare un controllo critico permanente sul funzionamento delle istituzioni.
Difendevano l’interesse generale contro le rendite, i privilegi, i corporativismi e le concentrazioni di potere.
Consideravano la laicità una condizione della libertà.
Guardavano all’Europa non soltanto come a un mercato o a un accordo tra Stati, ma come a un progetto politico.E soprattutto conservavano una libertà di giudizio che consentiva loro di criticare anche il proprio campo politico quando ritenevano che si allontanasse dai principi nei quali credevano.
È forse questo il lascito più difficile e più attuale.
Essere autonomi senza essere neutrali
L’indipendenza non significa indifferenza.
L’Astrolabio prendeva posizione. Combatteva battaglie, denunciava interessi, proponeva riforme. Ma cercava di farlo partendo dai fatti e non dall’appartenenza.
Anche oggi esiste uno spazio, forse più necessario che in passato, per un impegno civile che sappia essere autonomo senza essere neutrale, critico senza essere antipolitico, riformista senza essere conformista.
Visioneroma si riconosce in questa impostazione.
Non siamo un partito e non vogliamo diventarlo. Non consideriamo però la società civile un luogo esterno alla politica.
Al contrario, riteniamo che partecipare alla vita della città, studiarne i problemi, avanzare proposte, confrontarsi con le istituzioni, sostenere le scelte che si condividono e criticare quelle che si ritengono sbagliate sia una forma piena di partecipazione democratica.
Il riformismo come concretezza
C’è un altro elemento dell’esperienza dell’Astrolabio che sentiamo particolarmente vicino: il riformismo non come moderazione, ma come capacità di trasformare concretamente la realtà.
Una riforma non si misura dalla radicalità delle parole che la accompagnano, ma dagli effetti che produce.
Per questo servono competenza, studio dei problemi, conoscenza dell’amministrazione, valutazione delle risorse disponibili e capacità di verificare i risultati.
È un principio particolarmente importante per Roma.
La città ha bisogno di grandi visioni, ma ha altrettanto bisogno della capacità di trasformarle in decisioni, progetti, opere e servizi.
Il confronto tra pubblico e privato non può essere affrontato attraverso contrapposizioni ideologiche. Occorre stabilire regole chiare, tutelare l’interesse pubblico e, nello stesso tempo, rendere possibile l’iniziativa economica, l’investimento e l’innovazione.La stessa attenzione deve essere rivolta alle disuguaglianze, alla casa, alle periferie, alla qualità dello spazio pubblico, alla cultura, alla scuola, al lavoro e alle condizioni delle persone più fragili.
Contro le nuove rendite e i nuovi conformismi
Le forme del potere cambiano. Il problema del suo controllo rimane.
Le battaglie condotte dall’Astrolabio contro rendite, privilegi, opacità amministrative e concentrazioni di potere appartengono a un’altra stagione storica, ma le domande che ponevano non sono scomparse.
Chi decide? Nell’interesse di chi? Con quali risorse? Secondo quali regole? Con quali risultati?
Sono domande che una società democratica dovrebbe continuare a rivolgere alle istituzioni, all’economia, all’informazione e anche a se stessa.
Oggi a queste domande se ne aggiungono altre: il potere delle grandi piattaforme digitali, l’intelligenza artificiale, la trasformazione dell’informazione, la crisi della rappresentanza, le nuove disuguaglianze, la transizione ambientale, le migrazioni, il futuro dell’Europa.
Occorre dunque una nuova capacità di orientamento.
Roma come laboratorio
Visioneroma nasce e opera a Roma.
È quindi nella città che vogliamo mettere alla prova questi principi.
Roma non ha bisogno soltanto di essere amministrata meglio. Deve tornare a interrogarsi sul proprio futuro: quale capitale vuole essere, quale modello urbano intende perseguire, come utilizzare il proprio patrimonio, come attrarre investimenti senza rinunciare all’interesse pubblico, come ridurre le distanze tra centro e periferie, come rendere più efficiente la propria amministrazione e come coinvolgere cittadini, associazioni, università, professioni e forze economiche nelle grandi trasformazioni della città.
Il civismo che immaginiamo non consiste nel sostituirsi alla politica.
Consiste nel rendere la politica migliore attraverso conoscenza, partecipazione, proposta e controllo.
Una bussola per il presente
A sessant’anni dalla scomparsa di Ernesto Rossi, ricordare l’Astrolabio ha senso soltanto se siamo capaci di rivolgere al presente le domande che quella esperienza ci ha lasciato.
Non vogliamo celebrare una stagione irripetibile.Vogliamo capire che cosa di quella cultura possa ancora esserci utile.
Crediamo che alcune idee abbiano conservato intatta la loro forza: la libertà di pensiero prima dell’appartenenza; l’interesse generale prima degli interessi organizzati; la conoscenza dei fatti prima degli slogan; la laicità delle istituzioni; la giustizia sociale insieme alla libertà; l’Europa come progetto politico; la politica come servizio e non come professione autoreferenziale; il riformismo come capacità concreta di cambiare le cose; la partecipazione civica come componente essenziale della democrazia.
Questo è il significato dell’Astrolabio nel simbolo di Visioneroma.
Non indica una direzione già stabilita.
Indica uno strumento con il quale cercarla.
Ed è proprio questa la domanda che, oggi, vogliamo tornare a porre: in un tempo nel quale è sempre più difficile orientarsi, abbiamo ancora bisogno di un Astrolabio?
Noi pensiamo di sì.
PERCHÉ L’ASTROLABIO COMPARE NEL LOGO DELL’ASSOCIAZIONE
E’ un preciso richiamo alla storia della rivista.
L’Astrolabio è stato un periodico di politica fondato a Roma nella primavera del 1963 da Ernesto Rossi e da Ferruccio Parri. Quest’ultimo ne fu anche il primo direttore.
Il nucleo originario della redazione è quello degli ex-azionisti dispersi dopo lo scioglimento del partito, attorno ai loro storici valori di riferimento: giustizia, libertà e laicità.
Nel progetto originale della rivista, che si avvalse della collaborazione di importanti firme (tra cui quelle di Umberto Segre, Tiziano Terzani, Arturo Carlo Jemolo, Gian Paolo Calchi Novati, Daniel Cohn-Bendit), essa doveva avere cadenza settimanale, ma per problemi economici esordì nel formato quindicinale; successivamente assunse periodicità settimanale per poi tornare a quella quindicinale.
Negli anni ’70 la rivista fiancheggia le istanze dei movimenti contro la «strategia della tensione», e per il disarmo; sostiene il “No” ai referendum sul divorzio e sull’aborto.
Dal 1981 fino alla cessazione delle pubblicazioni nel 1984 la rivista fu diretta da Luigi Anderlini.
Negli oltre vent’anni della sua vita L’Astrolabio ha rappresentato un punto di riferimento per l’area dell’opinione pubblica riformista erede della cultura azionista

COMMENTI