Roma : città capitale europea – Claudio Minelli

Da un colloquio recente con un giovane architetto da poco laureatosi alla Sapienza, si possono ricavare tanti elementi di riflessione sulla situazione romana e sulle sue potenzialità.

È’ appena tornato dagli Stati Uniti dove si è perfezionato ed ha lavorato tre anni.

New York offre enormi opportunità di lavoro ad alto livello, ben remunerate da subito, possibilità di cimentarsi in progetti architettonici ed urbanistici d’avanguardia.

Facile quindi per giovani provenienti da un paese e soprattutto da una città ferma, pensare di rimanere là come infatti hanno tanti giovani neolaureati non disponibili a rinunciare ad anni di studio e sacrifici.Invece lui è voluto tornare a Roma e con un amico aprire uno studio di architettura.

Perché scegliere questa strada in una città che oggi non  offre nessuna occasione e soprattutto non ha messo in cantiere nessuna idea innovativa per il prossimo futuro?

La risposta è netta: “siamo perfettamente consapevoli che il lavoro a Roma per chi non si accontenta di occuparsi di qualche ristrutturazione d’appartamento, non c’è.

Forse qualche opportunità deriverà dalla realizzazione di nuovi grandi alberghi , ma noi traguardiamo l’attività in Europa, Roma sarà la nostra base operativa e perche’ Roma rimane sempre Roma con una capacità di destare interesse e ammirazione per la sua storia anche urbanistica e architettonica ineguagliabile”. 

In questi giorni di un estate che si preannuncia molto calda, appaiono ogni giorno i dati allarmanti sulla situazione economica della Capitale a cui si rimanda, ma sintetizzabili nel più basso livello di investimenti pubblici e privati mai vissuto da venti anni a questa parte.

Contemporaneamente a richiesta , alcuni importanti economisti internazionali hanno risposto che Roma è la città su cui punterebbero per le sue enormi potenzialità’ ancora non sfruttate. 

Ed allora introduciamo le precondizioni e le condizioni perché queste potenzialità possano essere sfruttate:

  1. L’assetto istituzionale e la semplificazione dei livelli istituzionali
  2. la macchina amministrativa ed il suo efficientamento: dirigenza e regole
  3. Il “clima sociale e politico” cittadino
  4. L’idea di città e il suo futuro
  5. I progetti prioritari di medio e lungo periodo

 Qui si svilupperanno solo gli ultimi tre punti. 

Il “clima”

Essere imprenditore non significa essere uno speculatore che distrugge la città .

I “poteri forti” non sono il vero  dominus di Roma e possono esserlo solo quando la politica è debole e incapace.

La città non può essere solo un museo in cui tutto conservare. Ogni progetto innovativo del XXI secolo compresi progetti architettonici avanzati non va combattuto sul nascere.

C’è tanta Roma da proteggere, conservare, restaurare, ma c’è anche tanta Roma da ricostruire, rinnovare e ammodernare.Impedire grandi consumi di territorio non confligge con importanti progetti di sviluppo.I cittadini contano, ma c’è anche un problema di scelte d’interesse generale a cui l’interesse più vicino deve piegarsi, magari con premi compensativi.  

L’idea di città

Una città, soprattutto se è la capitale del Paese, deve avere chiaro a partire da chi si è preposto di governarla quale è la sua vocazione e il suo programma di sviluppo capace di produrre economia, ricchezza, lavoro.

Oggi tutto ciò manca.

La vocazione non può essere solo turistica e amministrativa , funzioni ovviamente da confermare e anzi da ampliare e ammodernare anche attraverso migliori localizzazioni territoriali o attraverso il rafforzamento di poli museali nuovi e ben strutturati che producano reddito .

C’è una vocazione legata all’industria d’avanguardia (spaziale e delle telecomunicazioni ) ben presente ma sola e slegata dalla città.

C’è una vocazione “ ricerca scientifica “ comprensiva di uno dei poli universitari più importanti del paese  anch’essa vissuta in modo inconsapevole e senza che chi l’amministra  se ne faccia rappresentante e promulgatore.

C’è una vocazione di direzionalita’ pubblica e privata nazionale ed internazionale che oggi ha abbandonato roma ma che ben volentieri ci tornerebbe se trovasse un clima accogliente, una facilitazione d’investimento una accelerazione dei tempi decisionali.Non bisogna percorrere troppe strade, ma quelle individuate vanno perseguite con determinazione e senza ripensamenti da parte del primo comitato che strepita.In questa introduzione al forum si ritiene che da questa idea di città possano provenire i concreti progetti che svilupperemo nel prosieguo. 

I progetti prioritari di medio e lungo periodo

Noi proponiamo di rilanciare Roma attraverso l’approvazione di piani programmatici di settore in cui dare concretezza all’idea di cittàTali piani dovrebbero trovare una cornice urbanistica in una variante generale di Prg capace di aggiornare un piano inattuato nella sua struttura fondamentale basata sulle centralità.

Centralità da recuperare ove ancora disponibili. 

I piani settoriali prioritari

Un piano finalizzato a rilanciare il ruolo internazionale di Roma legato ad una nuova concezione dell’economia urbana, contenuti meglio approfonditi nel forum coordinato dalla dott.ssa Elena Battaglini

Un piano integrato per il turismo ed il commercio che consenta tutela e valorizzazione delle attività commerciali di pregio nel centro storico e contemporaneamente il rilancio di poli attrattivi legati al turismo in percorsi specifici in zone centrali come Via Veneto.

I principali contenuti sarebbero i seguenti:

  • Nuove norme di tutele e incentivazioni per attività commerciali ed artigianali atte a conservare e reinsediare attività di importanza storico culturale 
  • La valorizzazione dei centri commerciali oggi nei fatti unici poli di ritrovo accoglienti nelle periferie, ampliando nelle aree contermini attività culturali e sportive di prestigio per dar vita  una socialita anche culturale alternativa al centro storico 
  • La riorganizzazione dei mercati da consolidare come catena commerciale integrata alternativa che sia in parte legata al bio, alla eco sostenibilità ,alla tutela del decoro e della salute pubblica Modifiche normative per le strutture alberghiere che facilitino anche il riutilizzo di importanti proprietà pubbliche. 
  • La realizzazione del Polo Museale  dei fori recuperando gli uffici di via dei cerchi e gli immmobili pubblici contermini con ampliamenti delle isole pedonali

Un piano per l’efficientamento della pubblica amministrazione e dell’ente locale. 

Queste iniziative  comprendono  profonde modifiche dell’assetto istituzionale, del decentramento dei poteri, della semplificazione delle procedure, ma anche interventi importanti sulla localizzazione degli uffici oggi non secondarie cause di inefficienze.

Tra i programmi di riorganizzazione aventi  importanti effetti urbanistici si possono elencare: 

  • Una nuova città giudiziaria o la creazione di una seconda città giudiziaria 
  • La realizzazione della Città della regione presso ex fiera di roma rinunciando a inutili e inopportuni progetti residenziali 
  • La realizzazione del programma originario di Campidoglio2 
  • Un piano per il riutilizzo delle grandi proprietà immobiliari pubbliche  

Un piano per la direzionalita’ privata nazionale ed internazionale identificando e creandone gli essenziali collegamenti per una nuova mobilità .

Il piano comprenderebbe:

  • Nuove normative finalizzate a facilitare ed incentivare  l’investimento internazionale interessato ad insediarsi nella Capitale. 
  • La identificazione del “Polo direzionale internazionale di Roma capitale” localizzato lungo l’asse E.U.R.  – aeroporto di Fiumicino con la valorizzandone delle strutture esistenti  (palazzo congressi , nuvola Fuksas, Fiera di Roma ) e creandone altre ad esempio nell’area ex Alitalia utilizzando anche gli studi a suo tempo effettuati con i progetti dell’architetto Rogers aggiornandoli  

Un Piano dei grandi recuperi urbani semicentrali e periferici connesso ad un nuovo progetto per la  mobilità urbana. Tra questi programmi quello della copertura delle trincee ferroviarie che penetrano nella città (zona prenestina casilina, piazza zama ecc.)

Un piano per il rilancio, la valorizzazione nazionale ed internazionale delle attività industriali avanzate insediate a Roma collegandole al sistema universitario e della ricerca

Un programma  di questo genere potrebbe attirare enormi investimenti pubblici e privati, nazionali ed internazionali che contribuirebbero al bilancio del comune, alla creazione di migliaia di posti di lavoro, al miglioramento della  qualità della vita dei cittadini.

Claudio Minelli

 

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Gandelli Gabriele
Gabriele Gandelli
2 anni fa

Elementi sul progetto “Roma città capitale europea”

Il tentativo di questo gruppo ha il lodevole e ambizioso intento di elaborare dei progetti e delle proposte per far uscire dal declino la nostra città. Ci anima la consapevolezza di vivere in una città che ha delle enormi, oserei dire uniche, potenzialità per diventare una delle capitali del mondo.

Assistiamo compiaciuti che una città come Milano, che è uscita dal successo dell’EXPO con una certezza: investire sul futuro per trasformare la città in una avanguardia, capace di competere con le grandi capitali Europee e quindi non solo motore dell’Italia ma esempio per l’intera Europa, continente che ha bisogno di una forte scossa innovativa. Milano ha attirato grandi capitali internazionali ed è ormai un acceleratore dell’innovazione dell’urbanistica, dell’economia, della finanza, della moda, del made Italy etc., e per questo è stata scelta come sede della maggior parte delle start up italiane. Milano offre inoltre tutto ciò che un’azienda potrebbe desiderare: infrastrutture che funzionano, network di eccellenza, formazione professionali, risorse per investimenti.

Un ruolo importante ce l’ha ovviamente la finanza che dovrà sapere indirizzare al meglio il credito, accompagnando le aziende anche medio e piccole. Si è compreso che oltre alle fonti finanziarie, le aziende hanno bisogno di networking, e di un sistema culturale e un sistema universitario moderno ed innovativo (previsto un corso di laurea in medicine ed ingegneria, il medico sarà anche ingegnere, quindi capace di operare e gestire le apparecchiature digitali e di intelligenza artificiale) sistemi che si integrino nello sviluppo della città.

E’ naturale che tutto ciò ricadrà positivamente sui suoi cittadini, in termini di ricchezza e miglioramento dei servizi. Certo serviranno le istituzioni per correggere eventuali storture.

Adesso si appresta alle Olimpiadi Invernali del 2026.

Questo è quello che sta accadendo a 500 chilometri da noi. E Roma? L’occasione di una possibile ripresa l’abbiamo persa con la rinuncia alle Olimpiadi, attraverso una scelta sciagurata, miope oserei dire stupida. Una sola riflessione, con la costruzione del villaggio olimpico quante abitazioni sarebbero andate ai cittadini, basta l’esempio del Villaggio olimpico del 1960, in cui trovarono posto quasi 3000 abitanti. Se non si inverte la tendenza sarà una città condannata alla irrilevanza e al declino, con un conseguente peggioramento della vita dei cittadini e di un aumento del rancore ormai visibile e percepibile.

Credo che sia necessario che chi ha a cuore la nostra città debba uscire allo scoperto ed esporsi con proposte, progetti e conseguenti iniziative. Proposte e progetti da attuare nel breve ma anche guardando al futuro. Lo sviluppo di una città si costruisce con una visione di lungo periodo.
Questo non basta ovviamente anzi potrebbe essere anche frustante, ma dobbiamo provarci.

Affinché le nostre iniziative abbiamo successo è necessario coinvolgere le istituzioni, le parti sociali, imprenditoriali e anche i cittadini, ed agire sui social e nella comunicazione. Le buone proposte e buoni progetti hanno necessità di buone gambe.

Bisogna inoltre tenere presente il quadro politico, nazionale e locale, 5stelle in declino a livello nazionale e in crollo verticale a Roma, la Lega in forte ascesa a livello nazionale e con la volontà addirittura con la bramosia di conquistare Roma; le forze di centro quasi sparite e il PD che annaspa senza un progetto politico né nazionale né locale.

Le nostre iniziative e progetti vogliono cambiare la città ma anche avere interlocutori che vogliono un vero cambiamento, lasciandosi alle spalle politiche inconsistenti, velleitarie ed irragionevoli, superare politiche conservatrici e tradizionali e allontanandosi da personaggi ambigui.
Compito improbo, faticoso e lungo ma necessario.

Necessita inoltre anche di risorse economiche, trasparenti e disinteressate ovvero interessate al cambiamento.

Argomenti da affrontare perché necessari alla rinascita della città, invero tra i più complicati e con risultati non immediati e fattibili solo con l’aiuto dei corpi sociali sono:

recuperare l’efficienza della macchina amministrativa, sia essa comunale, dei trasporti e dei servizi ambientali, attraverso il coinvolgimento dei dirigenti,

ricerca di regole certe ed incentivi accuratamente mirati, che superino l’apatia e l’indifferenza di parte del lavoratori, sentimenti anche scusabili per effetto di una macchina farraginosa e di mancato coinvolgimento sia nelle responsabilità che negli incentivi, che possono anche essere collettivi, intendo di struttura o di reparto, e con una informatizzazione all’avanguardia e un deciso decentramento. (Parigi ogni anno fa un referendum per il miglior arrondissement e dà un premio, al più votato. Per migliorare il municipio partecipano tutti istituzioni

associazioni cittadini è uno dei modi, ma non il solo, per coinvolgere e far sentire partecipi tutti coloro che ci vivono).

Risuscitare l’orgoglio di appartenenza sia municipale che cittadino. Ricordando che ci sono già oggi cittadini che di fronte al degrado dedicano il proprio tempo libero per pulire aree, sistemare giardini, aiutare bisognosi, fare cultura e sport con proprie iniziative.

Recuperare inoltre le periferie, che significa recuperare l’anima delle persone che ci vivono, capire fino in fondo le necessità e i bisogni, tra cui ci sono sicuramente anche quelli primari. Un primo confronto deve essere con le realtà che ci vivono, associazioni di categoria, di cittadini, con le strutture religiose e quelle scolastiche. Poi agire di conseguenza con progetti ed iniziative mirate a cambiare le prospettive di ci vive e lavora.

Proposte sulle emergenze, rifiuti, trasporti, edilizia popolare.
Se la nostra iniziativa si avvia in maniera positiva mi sembra una buona idea avvicinare altre associazioni che si trovano a Roma e che hanno a cuore la nostra città e lo stesso nostro spirito per cercare di unificare gli sforzi possibilmente formare una rete democratica.

Certo questo potrebbe apparire come un programma di un partito che vuole lavorare a fondo e in maniera aperta. E’ in realtà un modo per mettere sul tavolo alcuni problemi e poi trovare quelli più congeniali alle nostre conoscenze e alle nostre capacità.

Leggendo il rapporto del Cresme su Roma (Roma 2040 per una nuova civiltà ) la città compare sempre agli ultimi posti o addirittura esclusa nelle varie classifiche, un panorama desolante. Il Cresme individua sei aree di intervento: igiene e decoro, rifiuti, manutenzioni, visione strategica, processo decisionale amministrativo, mobilità e ottimisticamente sostiene che se si riuscisse in almeno due, tre punti di intervenire in maniera efficace la città partirebbe. La commedia dei rifiuti che attira il sarcasmo nazionale ed internazionale va affrontata ripensando interamente il ciclo di smaltimento. Anche la mobilità è una palla al piede della città, penalizzando i cittadini e frenando il settore turistico, ormai di qualità sempre più bassa.

Un capitolo a parte ed un profondo e coraggioso approfondimento meritano la sicurezza , l’immigrazione e la natalità (-6,1%-199ma su 274), l’affrontare questi ultimi argomenti presuppone una discussione non scontata e non conformista e su cui si gioca il futuro delle forze progressiste.

Ripartire sarebbe un volano sicuro per il turismo e per il mercato immobiliare il cui crollo può fare gola a molte società italiana e straniere.

Certo lo stato italiano si deve anche fare carico di contributi che dal 2000 sono diminuiti del 75%. Quindi ci dovranno essere progetti, quelli più ambiziosi, finanziati e concordati con lo Stato, penso ad esempio alla mobilità e alle grosse infrastutture.

Servirà anche sulla mobilità ripensare ad una nuova organizzazione del lavoro (sin da bambino e sono passati tantissimi anni che mi chiedo ma possibile che aspettiamo un autobus 30/40 minuti e poi della stessa linea ne passano tre/quattro in pochi minuti) e per ultimo valutare se è il caso di far intervenire nuovi soggetti.

Sono solo riflessioni in attesa di un auspicato confronto con i promotori per capire meglio come svolgere al meglio la nostra azione, e quali argomenti sviluppare.

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