SPRECO ALIMENTARE E GESTIONE DELLA POVERTA’ E TUTTI GLI ARTICOLI E DOCUMENTI DI SEMI E BOCCONI

SEMI E BOCCONI
Di Gianfranco Piccioni
La necessità di riflettere sui temi dell’Agricoltura e del Cibo, il pane quotidiano della vita, induce Visioneroma a dar vita, a partire dalla Giornata FAO dell’alimentazione del 16 ottobre 2025, ad una nuova rubrica sul cibo e la sua filiera che possa contribuire alla crescita della coscienza critica dei Cittadini.
Questa pagina deve essere terreno fertile per semi e pensieri.
Una pagina per comunicare l’ambiente e il cibo a Roma.
Il seme e il boccone
Il seme è lento e profondo.
Sono articoli o piccoli saggi che richiedono letture e ricerche, interviste ai protagonisti, presentazioni di libri e pubblicazioni. Sia di Piccioni che di altri cittadini o istituzioni, in questo caso, anticipato da sinossi e riportato con il massimo di libertà. Contributi che richiedono tempo per farli maturare e raccogliere.
Il boccone è la minima parte del pasto.
Comincia con il morso, tagliente, incisivo e critico. Suggestioni, notizie veloci, brevi interviste. Seguendo il modello, si diceva lo scorso secolo, della ” spigolatura”. Vedi che c’è il seme. Quindi sottratta dal fluire disordinato dell’alluvione Informativa e segnalata per essere rilevante per la visione di Roma.
Roma dal contrasto dello spreco alimentare alla gestione della povertà alimentare.
Il ruolo sempre più centrale del sapere sociale dell’artigianato.

Convegno “Economia del recupero e contrasto allo spreco alimentare” del 16 giugno 2026 a Roma, Tempio di Vibia Sabina e Adriano presso la Camera di Commercio di Roma.
Organizzato da: CNA Roma / CNA Agroalimentare, in collaborazione con Slow Food Roma.
Visioneroma, nel suo ruolo di osservatore attento delle dinamiche cittadine e della ricchissima realtà associativa che la caratterizza, accende i riflettori su un settore che vede l’Italia all’avanguardia e Roma al vertice della sperimentazione di pratiche sociali.
Di seguito proponiamo una contestualizzazione del convegno del 16 giugno 2026, analizzandone le evoluzioni e le criticità.
Indice.
Introduzione e Dati del Convegno: Il focus su Roma, CNA, Slow Food e l’introduzione di Visioneroma.
I Dati del 2026.
Il Quadro Normativo: La Legge Gadda.
Le Policy Urbane a Roma.
La Voce dei Protagonisti: Sintesi degli interventi del 16 giugno 202
Appendice / Scheda Biografica: identikit dell’On. Maria Chiara Gadda.
I DATI DELLO SPRECO ALIMENTARE A ROMA (DATI 2026)
Secondo le analisi e i dati presentati da CNA Roma nel giugno 2026, lo spreco alimentare nella Capitale ha raggiunto cifre imponenti:
Volume dello spreco: A Roma si gettano ogni anno fino a 260.000 tonnellate di cibo.
Impatto economico: Questo spreco genera una perdita economica complessiva stimata in circa 700 milioni di euro all’anno per l’intero territorio capitolino.
Il contesto nazionale (Waste Watcher 2026): I dati del Report nazionale Waste Watcher International evidenziano che i cittadini del Centro Italia sprecano mediamente 570,8 grammi pro capite a settimana nelle proprie case (un dato leggermente superiore alla media nazionale di 554 grammi, ma in netto miglioramento rispetto agli anni passati grazie a una forte crescita della consapevolezza domestica).
La Legge Gadda (Legge 19 agosto 2016, n. 166) è la normativa italiana nata per combattere gli sprechi alimentari e farmaceutici, promuovendo la donazione dei prodotti invenduti a fini di solidarietà sociale.
A differenza di altri approcci europei che hanno scelto la via della punizione (come la Francia, che multa i supermercati che buttano il cibo), l’Italia ha scelto la strada degli incentivi e della semplificazione burocratica: per le aziende, donare deve essere più semplice ed economicamente vantaggioso rispetto a distruggere o buttare i prodotti.
Ecco una sintesi dei pilastri fondamentali della legge.
I Punti Chiave della Legge Gadda (in calce è riportata una sintetica biografia della deputata Maria Chiara Gadda)
Semplificazione Burocratica e Fiscale.
Prima del 2016, per un’azienda donare cibo o farmaci significava affrontare una montagna di scartoffie, col rischio di pagare tasse su beni regalati. La legge ha rimosso questi ostacoli:
Niente IVA sulle donazioni: Le cessioni gratuite non sono soggette a IVA e l’impresa può comunque detrarre l’IVA pagata a monte per l’acquisto o produzione.
Meno burocrazia: Per donazioni sotto i 15.000 euro (o per prodotti facilmente deperibili) non serve una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate; basta un semplice documento di trasporto (DDT) o un documento equivalente per certificare e tracciare la donazione.
Sconto sulla TARI: La legge concede ai Comuni la facoltà di applicare una riduzione della tassa sui rifiuti alle imprese che dimostrano di cedere gratuitamente le proprie eccedenze agli indigenti.
Distinzione tra Scadenza e Termine Minimo di Conservazione (TMC).
La legge fa chiarezza su un punto che prima creava tonnellate di sprechi ingiustificati, distinguendo nettamente tra:
Data di scadenza o da consumarsi entro: È un limite tassativo per motivi igienico-sanitari. Oltre quella data il prodotto non può essere né venduto né donato.
Termine Minimo di Conservazione o TMC. Indica il periodo in cui il prodotto mantiene al meglio le sue proprietà organolettiche (sapore, profumo). La legge Gadda sancisce esplicitamente che i prodotti che hanno superato il TMC possono essere legalmente donati e consumati, purché l’imballaggio sia integro e le condizioni di conservazione siano state rispettate.
Oltre alle eccedenze alimentari (comprese le eccedenze agricole rimaste nei campi o il pane invenduto nelle 24 ore), la legge include:
Farmaci e articoli di medicazione: Medicinali non utilizzati, in confezioni integre e correttamente conservati (esclusi quelli da frigorifero o gli stupefacenti), donabili a Onlus o enti che dispongono di personale sanitario per la distribuzione a persone bisognose.
Altri prodotti: Abbigliamento usato, prodotti per l’igiene e altri beni di prima necessità.
I donatori possono essere tutti gli operatori della filiera: grande distribuzione (supermercati), mercati ortofrutticoli, ristorazione collettiva, negozi al dettaglio, panifici e farmacie. I donatari (chi riceve) sono gli enti pubblici e gli enti del Terzo Settore (iscritti al RUNTS, come associazioni di volontariato, empori della solidarietà, Banco Alimentare e Caritas) che distribuiscono gratuitamente i beni agli indigenti.
Destinazioni alternative (La piramide del recupero)
Se un alimento non è più idoneo al consumo umano, la legge stabilisce che non deve comunque diventare un rifiuto: può essere recuperato in seconda battuta per l’alimentazione animale (zootecnica) o, come ultima ratio, destinato al compostaggio o alla produzione di energia (biomasse).
In sintesi, la legge Gadda ha trasformato lo spreco da “costo di gestione e smaltimento” a “risorsa per la solidarietà”, creando una rete virtuosa tra imprese produttrici, enti del Terzo Settore e istituzioni locali.
La distinzione tra Data di Scadenza e Termine Minimo di Conservazione (TMC) è il cuore scientifico e normativo della lotta allo spreco. Confondere queste due diciture è, ancora oggi, una delle cause principali per cui tonnellate di cibo perfettamente sicuro finiscono nella spazzatura domestica.
La differenza fondamentale sta tra la sicurezza igienico-sanitaria (salute) e la qualità organolettica(gusto/consistenza).
1. Data di Scadenza: “Da consumarsi entro il…”
È un limite tassativo che riguarda la sicurezza del consumatore. Si applica a prodotti molto deperibili dal punto di vista microbiologico.
La formula in etichetta: “Da consumarsi entro il [giorno/mese/anno]”
Cosa significa: Oltre la data indicata, il produttore non garantisce più la salubrità dell’alimento. C’è il rischio concreto di proliferazione di batteri patogeni (come Salmonella o Listeria).
Cibi tipici: Latte fresco, uova, carne fresca, pesce fresco, pasta fresca ripiena, formaggi freschi.
Cosa fare dopo la data: Non va consumato. La legge Gadda vieta espressamente la donazione e la vendita di prodotti che hanno superato la data di scadenza per tutelare la salute pubblica.
2. Termine Minimo di Conservazione (TMC): “Da consumarsi preferibilmente entro il…”
È un indicatore che riguarda la qualità e lo stato ottimale del prodotto, non la sua sicurezza.
La formula in etichetta: “Da consumarsi preferibilmente entro il…” o “Da consumarsi preferibilmente entro fine…”
Cosa significa: Fino a quella data il cibo mantiene intatte tutte le sue caratteristiche originarie (fragranza, colore, sapore, apporto vitaminico). Oltre quel limite, il prodotto può subire lievi alterazioni (es. i biscotti perdono fragranza, l’olio d’oliva perde un po’ di profumo), ma resta assolutamente sicuro per la salute.
Cibi tipici: Pasta secca, riso, scatolame (tonno, pelati), legumi secchi, biscotti, olio, prodotti surgelati.Cosa fare dopo la data: Si può consumare (e donare). La legge Gadda ha chiarito che i prodotti oltre il TMC possono essere ceduti gratuitamente agli enti caritativi. A casa, prima di buttare, basta affidarsi ai sensi: se la confezione è integra, l’aspetto è normale e l’odore/sapore è buono, il cibo si può mangiare senza alcun rischio.
Entrambe le indicazioni (Scadenza e TMC) sono valide soltanto se la confezione è rimasta integra e se sono state rispettate le modalità di conservazione riportate in etichetta (es. “conservare in frigorifero tra 0°C e +4°C”). Una volta aperto il prodotto, la data in etichetta decade e fa fede la dicitura “dopo l’apertura consumare entro X giorni”.
LE INIZIATIVE E LE POLICY URBANE A ROMA
I dati più recenti del 2026 relativi alla città di Roma e al contesto nazionale delineano un quadro chiaro sia sulle dimensioni dello spreco alimentare sia sulle innovative risposte di policy urbana messe in campo dall’amministrazione capitolina e dalle reti civiche.
Per contrastare questo fenomeno e strutturare una vera e propria politica di sovranità e giustizia alimentare, Roma Capitale ha attivato diversi strumenti attraverso il proprio Consiglio del Cibo (rinnovato nel febbraio 2026 e presieduto da Fabio Ciconte, che oggi unisce oltre 205 realtà cittadine tra associazioni, università, mercati rionali e produttori):
Le “Case del Cibo” (Vedi l’analisi già fatta in questa stessa rubrica di Visioneroma)
Una delle novità più rilevanti approvate dal Consiglio del Cibo e supportate dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti riguarda la nascita delle “Case del Cibo”.
Cosa sono: Spazi polifunzionali di quartiere (co-progettati a partire dall’assemblea del Quarticciolo) pensati per “de-mercantilizzare” lo spazio urbano.
Funzioni contro lo spreco: Non agiscono solo come empori di ridistribuzione, ma integrano laboratori di educazione alimentare, cucine di comunità per il recupero delle eccedenze locali e punti di incontro tra cittadini e piccoli produttori agroalimentari (es. riattivando i banchi vuoti dei mercati rionali).
Hub Logistici di Prossimità e il Progetto “Il Cibo che Serve”
Il vero collo di bottiglia del recupero (freschi, pane, cotti) è da sempre la logistica del freddo. A Roma le iniziative si stanno muovendo su rotte concrete:
Logistica solidale su gomma: Nel febbraio 2026, in occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, le ACLI di Roma (in collaborazione con l’Assessorato capitolino e il supporto del settore alberghiero, come l’Anantara Palazzo Naiadi) hanno inaugurato il viaggio di un nuovo mezzo refrigerato da 800 kg di capacità. Questo furgone attraversa le vie di Roma per raccogliere quotidianamente le eccedenze alimentari fresche e i pasti cotti della grande hotellerie e della ristorazione, inserendoli nel circuito solidale cittadino (come le comunità di recupero e le mense sociali).
Recupero nei mercati rionali: Proseguono e si strutturano i progetti guidati da reti di volontariato diffuso (come Refugees Salva Cibo nel mercato Esquilino) capaci di intercettare tonnellate di ortofrutta invenduta a fine giornata, garantendo il diritto al cibo sano e fresco a fasce di popolazione vulnerabili.
Verso il primo “Piano del Cibo” di Roma Capitale
Tutte queste azioni — coordinate dagli 8 tavoli di lavoro del Consiglio del Cibo — sono propedeutiche alla redazione del definitivo Piano del Cibo di Roma Capitale. L’obiettivo dell’amministrazione è trasformare la gestione dello spreco e delle eccedenze da “intervento caritatevole d’emergenza” a servizio ecosistemico e sociale strutturato, integrando criteri nutrizionali (qualità del cibo recuperato), agevolazioni fiscali locali sulla TARI per le imprese artigiane e commerciali che donano, e acquisti pubblici di cibo fresco da filiera corta per sostenere i mercati e contrastare la povertà alimentare alla radice.
Il fermento in materia è molto effervescente infatti il 5 febbraio 2026, in occasione della 13ª Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha organizzato a Roma un importante convegno nazionale intitolato:
“Ridurre lo Spreco alimentare, Nutrire il Futuro: politiche, scienza e pratiche per una dieta sana e sostenibile”
L’evento è stato promosso dal Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e Sanità pubblica veterinaria in stretta collaborazione con il Dipartimento Malattie Cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’ISS.
Obiettivi e Focus Scientifico del Convegno
Il congresso è nato dalla necessità di integrare e diffondere le più recenti evidenze scientifiche, normative e progettuali in tema di spreco alimentare nel contesto italiano ed europeo. I punti cardine hanno riguardato:
Approccio Multidisciplinare: Mettere a confronto professionisti della sanità pubblica, ricercatori, decisori politici e operatori della filiera per analizzare non solo l’impatto economico e ambientale dello spreco, ma soprattutto quello sanitario e nutrizionale.
Trasferimento di Conoscenze: Fornire strumenti aggiornati per comprendere le cause e strutturare soluzioni lungo tutte le fasi della filiera, dalla produzione primaria fino al consumo domestico.
La Direzione Scientifica. L’organizzazione e la selezione dei contenuti sono state guidate da figure chiave della ricerca nutrizionale italiana: Laura Rossi (ISS). Marco Silano ed Elena Carrano (ISS).
Il convegno si è strutturato tramite relazioni e tavole rotonde in cui sono state presentate alcune delle soluzioni digitali e didattiche più innovative applicate sul territorio nazionale:
Il Progetto MYWASTE-PLATE: Citato esplicitamente tra le migliori pratiche nazionali, si tratta di un progetto incentrato sulla riduzione degli sprechi alimentari all’interno delle mense scolastiche. Sviluppato congiuntamente dal CREA(con il team guidato da Laura Rossi, Umberto Scognamiglio e colleghi) e da DEV4U, rappresenta un modello di come l’unione tra ricerca pubblica, strumenti digitali e monitoraggio dei dati possa generare un impatto reale ed educativo sui bambini.
Il Progetto MaestraNatura: Un programma didattico dell’ISS dedicato alle scuole primarie e secondarie di primo grado (che ha già coinvolto oltre 55.000 studenti). In vista della Giornata del 5 febbraio, il progetto ha lanciato il concorso nazionale «Alimentazione e salute del pianeta, la sostenibilità come stile di vita: piccole azioni che cambiano il futuro» per stimolare la creatività e la consapevolezza dei più giovani sul valore del cibo.
La Voce dei Protagonisti: Sintesi degli interventi del 16 giugno 2026.
Per dare contezza al valore del Convegno “Economia del recupero e contrasto allo spreco alimentare”. 16 giugno 2026, Roma, Tempio di Vibia Sabina e Adrianopresso Camera di Commercio di Roma si riportano tutti gli interventi sintetizzati da una registrazione digitale.
Lorenzo Tagliavanti – Presidente della Camera di Commercio di Roma
Sottolinea come l’Italia sia strutturalmente e culturalmente predisposta all’economia del recupero, grazie a una tradizione contadina (fino a due generazioni e mezzo fa) basata sul rispetto sacrale del cibo e sul riuso (espressa nella strutturazione stessa delle ricette regionali).
Definisce Roma la “capitale del cibo” per la presenza delle principali istituzioni globali e nazionali del settore, rendendola il contesto ideale per il dibattito sulla policy alimentare.
Ricorda l’esperienza passata di pubblicazione di un ricettario mirato al riutilizzo del pane raffermo (circa 30 ricette), come esempio di collaborazione per promuovere la cultura del non spreco tra le imprese e i cittadini.
Svetlana Celli – Presidente dell’Assemblea Capitolina
Evidenzia come l’amministrazione non sia rimasta a guardare e stia strutturando una solida “policy del cibo” passata attraverso decisioni del Consiglio Comunale.
Ricorda che l’organismo del Consiglio del Cibo è stato istituito nel 2021 e il regolamento è stato approvato nel 2023 costituisce una grande alleanza civica che unisce oltre 200 realtà (associazioni, aziende agricole, università, mercati rionali, GAS ecc.). Si articola in 8 tavoli tematiciper formulare azioni concrete su filiere locali, distribuzione di prossimità, recupero eccedenze e ristorazione scolastica (per educare i più piccoli).
Richiama il protocollo d’intesa siglato con le ACLI di Roma e provincia per il recupero sistematico delle eccedenze alimentari del comparto alberghiero da destinare a fini sociali.
Roma è “laboratorio permanente di innovazione sociale e sostenibilità”, in coerenza con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, imprese e scuole.
On. Maria Chiara Gadda – Vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati
Rivendica il ruolo di precursore dell’Italia nel dibattito europeo sull’economia circolare nelle sue tre fasce (economica, ambientale, sociale).
A differenza del modello francese (focalizzato sulla GDO), la legge italiana si applica all’intera filiera produttiva(dall’agricoltura alla somministrazione). Negli anni ha permesso di passare dal recupero dei soli prodotti a lunga conservazione alla gestione complessa di freschi, freschissimi, pane e cotti.
La legge si basa sul principio fiscale per cui “il donato è equiparato al distrutto”, superando la complessità burocratica e inserendo la donazione nelle politiche aziendali strutturate. La norma estende i beni donabili a farmaci, tessile, arredo, elettronica e cancelleria per rispondere alle esigenze quotidiane delle famiglie vulnerabili.
Le prossime norme devono garantire lo sviluppo e superare le criticità in particolare:
Evidenzia la necessità di finanziare e supportare la logistica del freddo (celle frigo, abbattitori, contenitori isotermici), poiché spesso l’incontro tra domanda e offerta fallisce per mancanza di infrastrutture strumentali, specialmente per i soggetti più piccoli.
Propone di sostenere fiscalmente la diffusione di attrezzature per il recupero e l’equiparazione fiscale dei servizi logistici offerti dai donatori o operatori.
Ritiene maturi i tempi per includere nella donazione anche i farmaci per la salute mentale (nel 2016 esclusi dalla norma).
Richiama l’imminente adozione del piano d’azione per l’economia sociale in Consiglio dei Ministri per rafforzare le azioni di rete.
Mauro Secondi – Presidente di CNA Roma Agroalimentare
Il ruolo sociale dell’artigiano: Rivendica la figura dell’artigiano come presidio di controllo e coesione sociale nei quartieri e nelle reti di prossimità.
Criticità logistica e proposta delle “Filiere Orizzontali”: Individua nella logistica il principale collo di bottiglia del sistema. Propone di intervenire su ciò che “rimane a terra” in agricoltura (eccedenze o prodotti fuori calibro commerciale) creando laboratori di trasformazione ulteriore gestiti da imprese sociali. Questo permetterebbe di trasformare le materie prime in prodotti di IV e V gamma (es. picchi estivi di pomodori, zucchine, melanzane), rigenerando un’economia circolare.
Visione programmatica: Sostiene il superamento della logica puramente emergenziale e assistenzialistica del recupero, a favore di una rete di sistema strutturale e generativa, capace di includere tutte le componenti amministrative e produttive al di fuori delle sole logiche del profitto.
Laura Prota – Co-coordinatrice Tavolo 4 del Consiglio del Cibo di Roma Capitale
I limiti riscontrati dopo un decennio: Riassume le riflessioni del Tavolo di lotta allo spreco (animato da grandi attori come Banco Alimentare e Coop e da realtà territoriali come Recup):
Assenza di differenziazione nutrizionale: La legge attuale equipara il recupero di una cassetta di verdura fresca nei mercati rionali a quello di cibi ultra-processati o bevande zuccherate da supermercato. Chiede che il sistema di incentivi premi maggiormente il recupero di cibi nutrizionalmente positivi, coerenti con la dieta mediterranea.
Professionalizzazione del Terzo Settore: Il sistema poggia sul lavoro invisibile e volontario di centinaia di persone. La gestione di logistica, catena del freddo e protocolli sanitari richiede competenze che dovrebbero essere riconosciute e trasformate in posti di lavoro stabili e regolari nell’economia circolare.
Integrazione dei dati: I dati per monitorare l’efficacia della legge sono frammentari. Chiede l’adozione di un database integrato e obbligatorio per mappare cosa viene recuperato e quanto costa (ricordando che donare ha un costo economico alto).
Il bilancio del recupero: l’esperienza di Roberta Massa (Rete Ricibo – Genova)
L’oggettività dei dati (Applicazione Bring the Food): Presenta i dati giornalieri raccolti da una rete di 90 associazioni genovesi (Caritas, Croce Rossa, ecc.), che coprono il 40% del territorio.
Il divario reale tra recupero e spreco: A Genova si sprecano circa 10.000 tonnellate di cibo l’anno; la Rete ne recupera tra le 160 e le 200. L’attività delle associazioni copre quindi solo il 4% dello spreco totale generato, evidenziando il limite strutturale del solo recupero.
Il costo e lo squilibrio merceologico: Il cibo recuperato è costituito per una quota compresa tra il 55% e il 66% da pane e sostituti (con forti rischi nutrizionali, es. diabete). Il costo gestionale del recupero (a carico del Terzo Settore) è quantificabile tra i 250€ e i 350€ a tonnellata. Sulla base di ciò, la Rete sta avviando politiche di “recupero selettivo”.
I nuovi benchmark sulla GDO: Solo il 10% circa dei supermercati genovesi (circa 30-35 su oltre 300) dona stabilmente. Tuttavia, l’analisi su 5 supermercati attivi 7 giorni su 7 ha ridefinito i benchmark di spreco della GDO: se i parametri europei del 2016 stimavano un recupero di 6,5 kg/mq, oggi la Rete rileva un recupero effettivo di 19-20 kg/mq (limitato a sole 5 categorie merceologiche su 15), dimostrando che lo spreco reale dei punti vendita è enormemente superiore alle stime passate.
Spostamento del focus: Afferma che il recupero delle eccedenze non risolve la povertà alimentare (la cui risposta risiede nella relazione di cura). Sposta la domanda dagli effetti alle cause strutturali che generano spreco e disuguaglianza.
Sara Fiordaliso – Co-coordinatrice Tavolo Povertà Alimentare del Consiglio del Cibo di Roma Capitale
Il paradosso dello schema Spreco-Povertà: Definisce il legame tra spreco e povertà alimentare come una “trappola”. L’aiuto alimentare attuale (basato sui fondi europei FEAD/FSE Plus) offre per lo più cibo a lunga conservazione inscatolato. In questo quadro inefficiente, lo spreco diventa una risorsa essenziale, ma sposta il focus sulle esigenze del donatore (svuotare le dispense in tempi stretti) anziché sui diritti e sulla libertà di scelta del beneficiario.
Mutamento della povertà ed evoluzione dei costi: Il problema a Roma non è l’assenza totale di cibo, ma la qualità dello stesso e il potere d’acquisto. Si registra un aumento dei costi dei beni alimentari del 25% in quattro anni, che colpisce ampie fasce di lavoratori e ceto medio fuori dai radar dell’ISEE.
Limiti operativi: Il recupero di eccedenze fresche impone alle associazioni costi organizzativi enormi e imprevisti (necessità di frigoriferi, mezzi refrigerati, gestione di stock instabili in tempi strettissimi, es. pane o mozzarelle non richiesti dai beneficiari in quel momento o merci non prioritarie come bustine di zucchero).
Richieste all’amministrazione comunale: Chiede l’applicazione immediata della delibera del Comune di Roma per integrare l’offerta degli empori solidali con cibo fresco, di qualità e a chilometro zero acquistato pubblicamente, spezzando il legame esclusivo tra povertà e scarto. Propone la sperimentazione dei nuovi modelli urbani, come le “Case del Cibo” e le cucine di comunità.
Roberto Sensi – Responsabile Programma Povertà Alimentare di ActionAid Italia
Il cibo come diritto e non come bisogno: Afferma che l’aiuto alimentare non è la soluzione strutturale, ma un sostituto temporaneo all’assenza di politiche pubbliche. Il cibo è un diritto che richiede responsabilità istituzionale e non una risposta caritatevole orientata alla gestione delle eccedenze (logica nata storicamente con i programmi europei degli anni ’80 per stabilizzare i prezzi di mercato dei prodotti agricoli).
Multidimensionalità della povertà: L’insicurezza alimentare è un fenomeno complesso che dipende da disuguaglianze strutturali (genere, livello di istruzione, localizzazione geografica, emergenza abitativa). Di conseguenza, la risposta non può limitarsi al solo reddito o al lavoro, ma richiede policy specifiche.
Proposta di Policy: Auspica la costruzione di un’infrastruttura di policy sull’approvazione del diritto al cibo adeguato e sul “benessere alimentare”, che superi l’idea del cibo come mera merce regolata dal mercato. Propone di affiancare alla solidarietà territoriale misure strutturali di sostegno all’accesso, come i meccanismi di ristorazione sociale e la creazione di contesti alimentari abilitanti nei territori, rendendo l’aiuto alimentare una pratica residuale.
Barbara Bonomi – Presidente dello Slow Social Market e del Polo Civico Esquilino
Riporta l’esperienza dello Slow Social Market, emporio solidale aperto in collaborazione con Nonna Roma in un rione caratterizzato da profonde disuguaglianze e forte concentrazione di marginalità (stazione Termini).
Definisce l’apertura di un emporio solidale come un fondamentale sforzo del terzo settore ma, al contempo, come un “fallimento della politica pubblica”, trattandosi di una risposta emergenziale che non agisce sulle cause. L’emporio si sforza, con grandi costi, di garantire cibo sano e di qualità, rivendicando l’universalità del diritto alla salute.
I dati (Refugees Salva Cibo) un dato territoriale allarmante: l’associazione Refugees Salva Cibo, attiva nel mercato Esquilino, è passata dal recuperare circa 50 kg di cibo a settimana nel 2018 a oltre 1.000 kg a settimana attuali, evidenziando la crescita parallela di spreco e povertà.
Presenta il modello del Polo Civico Esquilino, una rete civica nata nel post-Covid che oggi unisce formalmente 53 associazioni diverse (Slow Food, Nonna Roma, Refugees, Binario 95, associazioni genitori). Propone di trasformare gli empori in “hub di giustizia sociale” per la presa in carico complessa della persona e di utilizzare i Poli Civici come corpi intermedi per dialogare stabilmente con l’amministrazione.
Marietta Tidei – Consigliera della Regione Lazio
La proposta di legge regionale bipartisan: Presenta la proposta di legge sul contrasto allo spreco alimentare in discussione alla Regione Lazio, sottolineandone il carattere bipartisan (firmata da opposizione e dal capogruppo di Fratelli d’Italia), con l’obiettivo di approvarla prima della pausa estiva.
Valorizzazione della Legge Gadda: Rivendica il bilancio positivo della legge nazionale, capace di strutturare la solidarietà e accendere un faro normativo. Cita l’esperienza di Civitavecchia (Comunità di Sant’Egidio) per dimostrare come la distribuzione di cibo sia spesso l’unico strumento per intercettare persone totalmente fuori dai radar dei servizi sociali comunali, avviando la loro presa in carico.
Gli strumenti normativi regionali previsti: Spiega che la legge regionale non duplica quella nazionale (che ha semplificato le procedure), ma mette a disposizione risorse finanziarie fresche per:
Finanziare attrezzature fisiche (mezzi, frigoriferi) e processi di digitalizzazione/tracciamento per il terzo settore.
Istituire un tavolo permanente e un Piano Triennale di programmazione con gli attori del territorio.
Introdurre un fondo premiale per i Comuni che applicano le agevolazioni sulla tariffa TARI alle imprese che donano.
Creare il bollino “Lazio Solidale” come elemento di premialità per le imprese virtuose negli appalti pubblici.
Coinvolgere gli istituti penitenziari in attività di recupero alimentare per favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti.
Giordano Rapaccioni – Segretario di CNA Roma
L’orgoglio istituzionale per il ruolo della CNA di Roma come associazione di rappresentanza delle imprese che possiede, al contempo, una profonda vocazione e forza sociale nelle relazioni con i decisori pubblici, rappresentando un mondo diffuso di imprenditori, cittadini e pensionati a contatto diretto con le problematiche del territorio.
Accoglie con favore la futura legge regionale della Regione Lazio, considerandola lo strumento necessario per colmare le carenze strutturali della Legge Gadda (logistica, competenze e risorse). Evidenzia come la norma diventi completa solo se riempita dall’azione pragmatica del territorio (sussidiarietà), valorizzando le reti esistenti come i poli civici.
Riprende l’analisi dell’On. Gadda sull’importanza dell’estensione della legge a tutta la filiera. Questo principio permette a CNA di attivare e guidare l’imprenditoria diffusa e le imprese più piccole (artigiani, commercianti, piccoli distributori), trasformando gli spunti del convegno in azioni concrete contro una povertà alimentare che sta condizionando pesantemente la popolazione della città di Roma.
Identikit: Chi è Maria Chiara Gadda
Laurea in Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Milano.
Il suo impegno politico istituzionale inizia a livello locale in provincia di Varese, dove riveste il ruolo di consigliera comunale a Fagnano Olona dal 2009 al 2013. Viene eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 2013 (XVII Legislatura) nelle liste del Partito Democratico.
Riconfermata alla Camera nel 2018 (XVIII Legislatura), nel 2019 lascia il PD per aderire a Italia Viva, assumendo in seguito anche il ruolo di coordinatrice regionale del partito in Lombardia. Viene rieletta deputata per il terzo mandato consecutivo nel 2022 (XIX Legislatura) all’interno del polo centrista (Azione – Italia Viva / Renew Europe).
Nel corso delle legislature ha concentrato gran parte del suo lavoro parlamentare sui temi legati all’ambiente, al Terzo Settore e, in modo particolare, al comparto agroalimentare:
È componente storica e Vicepresidente della XIII Commissione (Agricoltura) alla Camera dei Deputati.
Il suo nome è indissolubilmente legato alla Legge 19 agosto 2016, n. 166 (comunemente chiamata Legge Gadda). In qualità di prima firmataria e relatrice del provvedimento, è riuscita a far approvare un testo trasversale e innovativo che ha rivoluzionato il modo in cui l’Italia gestisce le eccedenze alimentari e farmaceutiche, introducendo un sistema virtuoso basato sulla semplificazione fiscale e burocratica per favorire le donazioni agli enti del Terzo Settore. Tuttora prosegue la sua attività parlamentare con un focus mirato sulla sostenibilità agroalimentare, il contrasto allo spreco, le politiche sociali e la transizione demografica.
TURISMO E SOMMINISTRAZIONE: FABBRICA DI PRECARIATO?
A Roma il turismo e alla somministrazione, producono una massa crescente di lavoratori precari e sottopagati. Tesi a sx del PD. 13/5/26.
Secondo il Corriere della Sera per comprare casa a Roma oggi servono mediamente 82 mila euro cash e un reddito superiore ai 2.500 euro al mese, ipotizzando un finanziamento pari al 70% dell’acquisto e un mutuo a 30 anni. Tutto questo avviene dentro una città in profonda trasformazione dove l’unico settore realmente sviluppato negli ultimi anni sembra essere quello legato al turismo e alla somministrazione, con il risultato di produrre una massa crescente di lavoratori precari e sottopagati, che percepiscono una retribuzione media che si aggira intorno ai 13 mila euro annui e che risultano essere assunti all’81% con contratti a tempo determinato, secondo una ricerca di Roma Tre. Nel frattempo, come racconta Sarah Gainsforth, sono in corso di realizzazione 25 studentati privati finanziati anche con denaro pubblico. Interventi che vengono presentati come strumenti di rigenerazione urbana ma che, nei fatti, accelerano la trasformazione sociale dei quartieri e l’espulsione progressiva degli abitanti storici della città. A Roma infatti la parola riqualificazione ha ormai assunto un significato molto preciso: dietro la retorica della modernizzazione si nascondono spesso operazioni guidate dalla rendita immobiliare e finanziaria che modificano profondamente la natura sociale della capitale. La conseguenza è la dissoluzione graduale di quel milieu urbano che ha storicamente costituito l’identità collettiva romana con quartieri sempre più pensati per il turista temporaneo e sempre meno per chi la città la vive quotidianamente. Pensare che questi processi non incidano sulla vita delle persone significa ignorare, ad esempio, come la trasformazione delle attività commerciali e della ristorazione imponga prezzi compatibili con il reddito dei visitatori ma sempre più insostenibili per i romani al punto che nel centro città perfino una colazione sta diventando un lusso. Si sta così producendo un fenomeno di estrazione del valore culturale della città dove Roma continua a generare ricchezza attraverso la propria storia la propria estetica e il proprio tessuto sociale senza che però gli abitanti che quel valore lo producono ogni giorno ne ricavino alcun beneficio ma anzi ne subiscono direttamente le conseguenze. Tutto questo viene spesso raccontato come un processo inevitabile comune a tutte le grandi città turistiche ma sarebbe una lettura riduttiva perché ciò che sta accadendo a Roma non è soltanto l’effetto spontaneo del turismo ma il risultato di precise scelte economiche e politiche che stanno ridefinendo chi può permettersi di vivere la città e chi invece è destinato ad esserne progressivamente espulso. Progetti come la trasformazione dell’area degli ex Mercati Generali evidenziano, infatti, un modello di sviluppo basato sull’investimento privato che sottrae territorio a basso costo per destinarlo a usi più redditizi, alzando il valore dell’intera zona. La riqualificazione di piazze e strade (come l’abbellimento di aree centrali) senza adeguate misure di protezione sociale per i residenti porta a un innalzamento dei costi degli immobili e degli affitti, rendendo le zone invivibili per chi ha redditi bassi. Ancora, la vendita di immobili pubblici nelle zone di pregio non rappresenta soltanto una scelta economica ma una trasformazione strutturale del rapporto tra la città e i suoi abitanti. Quando pezzi del patrimonio pubblico vengono alienati, infatti, la città perde progressivamente strumenti di governo del territorio e quote di controllo sulla propria funzione sociale. Non scrivo per nostalgia di una città che non c’è più ma per il timore di una città che rischia di non essere più quella che è stata. Il rischio, infatti, non è soltanto la perdita di accessibilità economica ma la dissoluzione di quel tessuto sociale umano e culturale che ha reso Roma qualcosa di più di una destinazione da consumare: una comunità viva contraddittoria popolare e condivisa
Le Case del Cibo come Modello di Concretezza delle Politiche del Cibo di Roma.
Proposta in discussione di un Modello operativo per le Case del Cibo.
L’integrazione tra la Deliberazione di Assemblea Capitolina n. 50/2026 (termina la pubblicazione sull’Albo Pretorio il 1 Aprile 2026) con i nuovi documenti tecnici (Relazione e Atlante) apre una strada privilegiata per servizi innovativi come le “Case del Cibo”.
Questi spazi non sono semplici mercati, ma veri e propri “hub” di prossimità che uniscono sociale, ambiente ed economia circolare .
Ecco come il nuovo quadro normativo supporta questa specifica tipologia di servizio:
1. La “Casa del Cibo” come Servizio di Prossimità
Nella nuova visione di Roma, il cibo diventa un servizio ecosistemico e sociale.
2. Come realizzarla (Il Progetto Pubblico Unitario)
Se hai un’area o un edificio (anche privato) destinato a “Servizi Pubblici” nel PRG, puoi proporre una Casa del Cibo seguendo questi passaggi:
3. I Vantaggi del Nuovo Modello
4. Le Garanzie Richieste
Per realizzare una Casa del Cibo attraverso una convenzione, dovrai fornire:
Le case del Cibo Come Servizio di Comunità innovativo.
“Executive Summary”: Creare un’infrastruttura territoriale (Case del Cibo) che connetta la produzione locale, la ristorazione di qualità, la formazione alimentare e al consumo consapevole.
Metodo: Utilizzo di spazi pubblici, ERP a canone zero o privati che aderiscono alla gestione partecipata (modello Case del Quartiere) e coordinamento territoriale nei Municipi.
Valore aggiunto: Non solo assistenza alimentare, ma un ecosistema economico, come incubatore d’impresa,che sostiene i piccoli produttori e rigenera il tessuto urbano attraverso il “contenuto” gastronomico ed educativo. Richiamo ovvio al modello rappresentato dai terzi luoghi francesi. In merito vedere l’articolo di Marina Izzo su Visioneroma.
La proposta è stata elaborata partendo dal modello per le Case del Cibo del Consiglio del Cibo a Quarticciolo il 26 giugno 2025, (allegato in fondo a questo contributo)ed è stato articolato dal tavolo 7 Ristorazione del Consiglio del Cibo, con la collaborazione degli altri tavoli.
Proposta: Attivare le politiche dai Municipi. Prerequisito di partenza è la presenza di una comunità locale che si riconosca nei principi di Food Policy della Carta di Milano,della DAC 38/2021 e DAC 68/2023.
Quindi per le Case del Cibo bisogna partire ai contenuti non ad contenitore. Individuare animatori sociali che sianoassociazioni, cooperative, aziende, enti, istituzioni, GAS, università ecc..
Gli elementi necessari per avviare le Case del Cibo, devonoessere:
1. Luoghi pubblici o di uso pubblico, (proprietà Pubblica o Privata) mercati rionali, locali all’interno di casali (ceduti come oneri di urbanizzazione), spazi di natura commerciale, anche abbandonati nei complessi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) ma anche scuole (esempio in provincia di Siena le scuole, in particolare le Mense, diventano hub per il cibo locale, come succede a Roma per lo sport con le palestre delle scuole) ecc..
2. Identità grafica, come attrattore.
3. Governance Partecipata (sull’esempio le Case Sociali delle Persone Anziane e del Quartiere DAC103/2023).Attivare di “Patti di Collaborazione” specifici per queste aree pilota, per testare la governance partecipata locale.
4. Deve esserci un facilitatore/coordinatore che stimoli le attività.
5. “Ristorazione” di qualità come elemento esperienziale eautonomia economica del progetto.
6. Formazione e educazione al cibo e alla salute.Proponendo la collaborazione con le ASL, i Distretti Sanitari, Università, coop sociali, per tessere una rete di professionisti della ristorazione e artigiani dell’agroalimentare al fine di trasmettere competenze e generare imprese sociali. Le Case del Cibo devonodiventare presìdi per la prevenzione di patologie legate all’alimentazione (obesità infantile, diabete), rendendo il progetto strategico anche per la salute. Con il contrasto alle povertà alimentare.
7. Devono essere spazzi sottratti alla rendita, quindi gratis,affidati come servizi pubblici anche se con attività produttive, vedi che lo prevede già la DAC 103/2023.Sostenere le spese di gestione quotidiana (luce, pulizia, personale non solo volontari, spese varie) con un modello di economia circolare. (Esempio: Una parte dei ricavi delle attività di ristorazione o dei servizi logistici potrebbe alimentare un fondo per le attività sociali e gratuite come formazione, mense solidali, contrasto alla povertà alimentare).
8. Piattaforma digitale condivisa. Una “bussola del cibo locale” che permetta di monitorare i flussi, gestire gli ordini collettivi e mappare le eccedenze alimentari da redistribuire.
Si può partire con un progetto pilota su 2/3 aree e in queste provare a costruire questa connessione tra realtà locali e cibo con la ristorazione come elemento attrattivo, e case del cibo come terzi luoghi alla francese.
Connessione tra GARUM, ristorazione e le Case del Cibo: una proposta concreta e strategica per una filiera alimentare più giusta e sostenibile.
Il progetto GARUM – Gruppo di Acquisto Ristorativo, con l’obiettivo di costruire una filiera corta, trasparente e territoriale tra piccoli produttori agroalimentari e ristoratori, si propone come un’infrastruttura sociale ed economica di rete, che può dialogare direttamente e sinergicamente con le Case del Cibo, configurandosi come uno dei loro dispositivi operativi.
Le Case del Cibo, devono essere pensate come presìdi territoriali multifunzionali, capaci di ospitare e mettere a sistema pratiche che promuovano il diritto al cibo, la filiera corta, la produzione locale, la ristorazione consapevole, la formazione ecc..
Dobbiamo considerare che ‘la sinergia’ è il valore delle Case del Cibo.
Analisi Preliminare.
Elaborare con municipi, coinvolgendo enti di ricerca o associazioni, come ISTAT, Mappa Roma, università ecc..
La mappatura serve a comprendere e attivarsisperimentando la strategia proposta.
Coprogettazione di una Casa del Cibo.
Questa sinergia ha il potenziale di rafforzare la filiera agroalimentare urbana e periurbana e la ristorazione locale, promuovendo un modello romano di transizione alimentare giusta e partecipata.
Le Case del Cibo, a loro volta, possono diventare i luoghi fisici in cui tali pratiche si radicano, si rendono visibili e si rendono accessibili alla comunità.
Attraverso campagne, degustazioni, attività culturali e il coinvolgimento diretto dei cittadini, le Case del Cibo possono diventare luoghi in cui la relazione tra produzione, trasformazione, ristorazione e consumo diventa visibile, partecipata e trasformativa.
Più che sui luoghi fisici, vanno privilegiati i contenuti e la sinergia all’interno di “Beni Pubblici” o spazi privati che condividano la scelta etica di sviluppare le Food Policy del Cibo a Roma.
Quindi, GARUM, GAS o altro può contribuire alla dimensione economica e logistica delle Case del Cibo, mentre queste ultime rappresentano un contenitore fisico, culturale e comunitario che può amplificare e consolidare le pratiche avviate dal progetto che per gemmazione si può estendere alla città.
Ad esempi pratici esistenti, per non partire da zero: progetti pilota nel Collettivo Gastronomico (cfr. Marco Morello) e/o emporio esquilino o il Mercato Rionale di Torre Maura di via delle Alzavole (cfr Mauro Secondi).
Progetto Aperto: Riflessioni preliminari e sviluppi in bozza.
1. Schema di Proposta di Delibera
Oggetto: Istituzione del Programma Sperimentale “Case del Cibo” di Roma Capitale: Linee guida per la governance partecipata e l’integrazione della filiera corta (Modello GARUM).
Premessa
La Giunta Delibera
2. Progetto di Fattibilità (Documento Tecnico)
A. Obiettivi Strategici
Il progetto mira a de-mercificare lo spazio urbano, sottraendolo alla rendita speculativa per destinarlo alla sovranità alimentare .
B. Pilastri Operativi (Il Modello Visioneroma la nostra ricerca del sincretismo della Visione fuori dagli steccati, anche mentali)
Pilastro | Descrizione Operativa |
Spazio Fisico | Recupero di locali abbandonati (es. Mercato Torre Maura) o mense scolastiche aperte al quartiere. |
Governance | Comitato di gestione misto: Istituzioni, Associazioni, GAS e Università. |
Motore Economico | Il GARUM funge da centrale d’acquisto collettiva, abbattendo i costi per i ristoratori e garantendo prezzi equi ai produttori. |
Esperienzialità | La ristorazione non è solo somministrazione, ma “educazione al gusto” e presidio di salute. |
C. Analisi dei Costi e Sostenibilità
Il progetto non richiede grandi investimenti infrastrutturali se si punta sul patrimonio esistente.
D. Cronoprogramma (Fase Pilota)
Ipotesi 1: La “Governance” del Terzo Luogo
Si ipotizza una gestione non gerarchica ma partecipata, dove il Comune di Roma (o il Municipio) mantiene la proprietà, ma la gestione è affidata a una rete di scopo:
Ipotesi 2: Il Modello Economico del GARUM
L’ipotesi è che le Case del Cibo diventino i “terminali” fisici di una rete logistica:
Ipotesi 3: La Ristorazione Esperienziale
Il cibo non è solo “pasto”, ma strumento di aggregazione.
Prossimi passi
Deve essere opportuno approfondire e concentrarci su:
CASE DEL CIBO
UN PERCORSO CONDIVISO DEL CONSIGLIO DEL CIBO DI ROMA CAPITALE
(Approvato a QUARTICCIOLO nel corso dell’ASSEMBLEAdel CONSIGLIO DEL CIBO di ROMA, giovedì 26 giugno 2025)
Nel primo anno di vita del Consiglio del Cibo di Roma Capitale, nato per promuovere una politica alimentare più giusta, sostenibile e partecipata, è emersa con forza una necessità condivisa da tutti i tavoli tematici: dare vita a spazi fisici dove il cibo sia al centro, luoghi che possano rafforzare le pratiche esistenti, attivarne di nuove, mettere in connessione realtà diverse e dare visibilità a esperienze spesso isolate ma fondamentali per il benessere della città.
L’idea
Le Case del Cibo si propongono come luoghi concreti, con una forte valenza sociale e comunitaria. Possono nascere in spazi da recuperare – come un banco inutilizzato in un mercato rionale – o rafforzare esperienze già attive – come un emporio solidale da innovare, un orto urbano all’interno del quale si possano svolgere altre attività, un luogo di produzione o trasformazione del cibo che svolga però molte attività di carattere sociale. L’importante è che siano radicati nei territori, capaci di rispondere a bisogni reali e in grado di generare nuove energie.
Ogni Casa del Cibo sarà diversa, con una propria identità e vocazione, ma tutte saranno unite da una visione comune: costruire un sistema alimentare urbano più equo, sostenibile e resiliente. Un sistema che metta al centro il diritto al cibo e la sua produzione locale, il contrasto allo spreco, la promozione delle filiere corte, la valorizzazione dei saperi locali, il sostegno a pratiche solidali.
Nel concreto, le Case del Cibo:
Ecco alcuni esempi di attività che potranno trovare spazio al loro interno:
Alcuni esempi già emersi dal confronto e dalle proposte tra i membri del Consiglio:
Il percorso
Questa è la cornice generale: abbiamo scelto di avviare un percorso partecipato per costruirla insieme, partendo da chi vive quotidianamente il territorio e conosce bisogni, difficoltà, possibilità. Il valore delle Case del Cibo sta proprio nel loro essere un progetto collettivo, nato dal basso, capace di unire reti e visioni in un disegno comune, favorendo altresì la relazione fra cittadinanza, rete di associazioni e istituzioni locali.
UNA DELIBERA IMPORTANTE: ROMA CITTA’ EDUCANTE
Visioneroma propone la formazione per il Cibo a Roma come elemento di sincretismo per la Città EducanteUNESCO.
Convergenze e integrazione politica.
L’Assemblea Capitolina ha approvato con Deliberazione n. 38 del 3 febbraio 2026, “Adesione di Roma Capitale al percorso finalizzato a creare una Rete metropolitana dell’apprendimento permanente per la proposizione della candidatura della Città metropolitana di Roma Capitale al Global Network of Learning Cities” che mette al centro la Città Educante.
L’adesione di Roma Capitale al Global Network of Learning Cities dell’UNESCO, rappresenta un momento di svolta per la politica educativa e sociale della città.
Roma verso il 2027: Una Capitale che Apprende.
L’Assemblea Capitolina ha approvato la delibera con una votazione caratterizzata da un’ampia convergenza politica (29 voti favorevoli e una sola astensione ).
Questa iniziativa non è solo un atto formale, ma l’avvio di un iter strategico volto a presentare la candidatura ufficiale all’UNESCO per l’anno 2027.
La delibera sottolinea come la trasformazione in “Learning City” sia una priorità trasversale. La decisione di procedere con l’immediata eseguibilità del provvedimento, votata all’unanimità dai 29 consiglieri presenti, testimonia l’urgenza e l’importanza attribuita a questa sfida. L’obiettivo è incardinare la Capitale in un circuito internazionale che offra maggiore visibilità e opportunità di scambio, migliorando direttamente la qualità della vita dei romani attraverso la cultura e l’educazione.
Il Network UNESCO: Un Panorama Globale e Nazionale.
Il circuito delle Learning Cities è una realtà in forte espansione, orientata a promuovere competenze e buone pratiche per affrontare le sfide di un mondo in rapida evoluzione.
Attualmente il network comprende circa 230 città sparse in tutto il mondo. La rete è estremamente eterogenea, includendo sia piccoli centri urbani che megalopoli globali del calibro di Pechino e Shanghai.
Il Modello Italiano: Roma si appresta a unirsi a un gruppo selezionato di eccellenze nazionali. Ad oggi, le città italiane che già fanno parte del network sono sei: Torino, Fermo, Palermo, Lucca, Trieste e Reggio Calabria.
L’ingresso di Roma aggiungerebbe il peso della Capitale a questa rete di cooperazione.
I Pilastri della “Città dell’Apprendimento”
Secondo i criteri UNESCO recepiti dalla delibera, una Learning City deve mobilitare efficacemente le proprie risorse in ogni settore per:
Inclusività: Promuovere un apprendimento che parta dall’istruzione di base fino a quella avanzata per tutti i cittadini.
Comunità e Famiglia: Rivitalizzare i processi educativi all’interno dei contesti familiari e di quartiere.
Lavoro e Tecnologia: Facilitare l’aggiornamento professionale all’interno del mercato del lavoro, sfruttando le moderne tecnologie di apprendimento.
Sostenibilità: Contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 (ONU), in particolare l’Obiettivo 4 (educazione di qualità) e l’Obiettivo 11 (città sostenibili). Come è Previsto dalla Food Policy della Carta di Milano 2015, declinata a Roma con la DAC 38/2021 e DAC 68/2023.
Ricadute Strategiche per Roma.
L’adesione non riguarda solo la formazione, ma ha una valenza policentrica che tocca diversi ambiti della vita cittadina:
In conclusione, la Delibera 38/2026 proietta Roma in una dimensione di “metropoli al futuro”, dove l’apprendimento non è più confinato alle aule scolastiche ma diventa un elemento diffuso nel tessuto urbano, capace di generare inclusione e sviluppo economico.
Lunedì 16 febbraio 2026, Visioneroma ha incontrato il Sindaco Roberto Gualtieri (vedi video nel sito) e ha proposto di attuare a Roma il Piano di Educazione Alimentare: attuare il “Manifesto” proposto dal Tavolo 8 del Consiglio del Cibo.
Roma deve essere una “Città Educante”, garantendo formazione su alimentazione e benessere a tutte le fasce della popolazione. Posizionandosi come modello universale di educazione.
Di seguito viene pubblicato integralmente il “MANIFESTO” del Tavolo 8 | Educazione alimentare e Formazione del Consiglio del Cibo di Roma Capitale Manifesto per l’Educazione alimentare. Coordinato dal Laura Di Renzo e Paolo Venezia.
Premessa: Gli alimenti che forniscono calorie in abbondanza e a poco prezzo sono alla base di un modello largamente diffuso nei paesi europei che genera costi collettivi sempre più elevati, in termini di impatto ambientale legato alla produzione e di impatto sociale legato al consumo (incremento di malattie croniche e obesità che pesa sul sistema sanitario). Lo sforzo della politica alimentare per promuovere diete sane e salutari si è spesso focalizzato sulla sensibilizzazione dei cittadini circa l’importanza di consumare cibo sano, sicuro e prodotto localmente, con l’aspettativa che le campagne d’informazione spingano i consumatori a compiere scelte alimentari responsabili e a adottare stili di vita sani e sostenibili.
Diversi studi dimostrano come sia possibile mantenere un regime alimentare in linea con le raccomandazioni nutrizionali, senza dover aumentare il budget da destinare all’alimentazione; poiché le scelte alimentari si basano su una gamma di fattori fisici, economici, politici e socioculturali, alcuni dei quali prescindono dal controllo del singolo individuo, è fondamentale il ruolo svolto dall’educazione alimentare sui consumatori per favorire una diversa e più consapevole esperienza di acquisto e consumo di cibo.
L’educazione alimentare è intesa come un sistema strutturato di programmi, pratiche e luoghi, fondato su evidenze scientifiche, sullo scambio di conoscenze e sulla collaborazione tra istituzioni, mondo della ricerca, comunità educative e attori della filiera, orientato al benessere delle persone che si avvale di meccanismi di valutazione degli impatti.
Nell’ambito delle politiche locali del cibo, l’attuazione di un Piano di educazione e formazione che assicuri il coinvolgimento di tutte le fasce della popolazione rappresenta una garanzia di coerenza ed efficacia. I programmi educativi e di formazione che ne deriveranno rispecchieranno i principi, i valori e gli orientamenti della Politica del cibo di Roma Capitale contribuendo in maniera sostanziale alla sua attuazione lungo tutta la filiera e in ogni ambito della città.
L’azione educativa sarà fondata sui risultati della ricerca scientifica al fine di garantire la tutela della salute e la qualità della vita delle persone, adotterà il principio di precauzione e incorporerà i temi e i contenuti dell’educazione ambientale.
Le finalità dell’educazione alimentare e della formazione pertanto saranno:
● Favorire scelte alimentari sane, sicure e sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale.
● Creare consapevolezza, riconoscendo il lavoro dei contadini, dei cuochi e degli artigiani e il valore patrimoniale della dieta mediterranea e della cucina italiana.
● Promuovere diete equilibrate e varie, evitando eccessi (zuccheri, sale, grassi saturi, alimenti ultraprocessati).
● Sviluppare senso critico verso mode alimentari, pubblicità e informazioni non scientificamente fondate.
● Affermare il diritto al cibo e tutelare i gruppi più vulnerabili (bambine e bambini, donne in gravidanza, adolescenti, anziani, persone in situazione di difficoltà economica).
Oggi esistono le condizioni per fare di Roma una Città Educante nell’ambito dell’alimentazione e del benessere e il nuovo Consiglio del Cibo può svolgere un ruolo centrale accanto all’amministrazione per facilitare questo percorso.
A valle del processo di co-progettazione e approfondimento svolto, il tavolo presenta qui di seguito i punti prioritari di operatività quali pilastri di un percorso da condividere e sviluppare con il Consiglio del Cibo di Roma Capitale, l’amministrazione di Roma Capitale e tutti i portatori d’interesse.
Questo Manifesto deriva dal documento programmatico redatto dal Tavolo 8. Educazione alimentare e Formazione del Consiglio del Cibo di Roma Capitale negli anni 2023-2025.

Food Policy. Fabio Ciconte rieletto presidente del Consiglio del Cibo di Roma, in Aula Giulio Cesare in Campidoglio, Mercoledì 4 febbraio 2026.
Mercoledì 4 febbraio 2026, l’Aula Giulio Cesare in Campidoglio ha ospitato la prima seduta dell’Assemblea del Consiglio del Cibo di Roma. In questa occasione istituzionale, svoltasi alla presenza del Sindaco Roberto Gualtieri e dell’Assessora Sabrina Alfonsi, Fabio Ciconte e’ stato rieletto Presidente dell’organismo.
Aula Giulio Cesare in Campidoglio, i componenti del Consiglio riempiono gli scranni e l’aula.
Il Consiglio del Cibo 2026. I numeri di una realtà sincretica
Il Consiglio del Cibo rappresenta un ecosistema variegato composto da 205 realtà del sistema alimentare locale.
La composizione statistica dei membri aderenti evidenzia la natura inclusiva del progetto:
Settore | Percentuale |
Terzo Settore | 55% |
Aziende | 20% |
Associazioni di categoria | 15% |
Università e Ricerca | 10% |
Cronaca dell’elezione: il valore dell’acclamazione
L’elezione, presieduta da Giammarco Palmieri, ha visto la riconferma del presidente uscente Fabio Ciconte. Nonostante l’Articolo 48 della Costituzione sancisca solitamente la segretezza del voto per proteggere la libertà di scelta, la realtà e le circostanze specifiche hanno permesso una diversa modalità di espressione:
Funzioni e prospettive future
È importante chiarire che, ai sensi del regolamento (DAC n. 68 del 13/04/2023), il Presidente ha funzioni di rappresentanza e coordinamento, non poteri operativi diretti.
I suoi compiti sono:
Perché non c’è stato un dibattito?
Il Presidente uscente ha presentato il lavoro svolto finora; tuttavia, le linee guida future non potevano essere discusse prima dell’insediamento.
Il dibattito programmatico è previsto per la prossima Assemblea (prima settimana di marzo), dove sarà obbligatorio definire le politiche future.
L’organo decisionale è l ’Assemblea del Consiglio del Cibo come dettagliato dall’art. 8.
Successivamente, i Tavoli tematici svilupperanno le azioni concrete sotto la guida dei rispettivi coordinatori eletti dai componenti dei Tavoli.
Riflessione: La Democrazia come Esercizio di Gioia
Premetto, come è noto, che la democrazia è sotto attacco, molte le critiche:
Penso che la Democrazia sia uno degli strumenti sociali per la felicità.
Il concetto di gioia nella democrazia va oltre la semplice felicità individuale, configurandosi come un’emozione collettiva, un atto politico.
La democrazia, offrendo libertà e diritti, crea le condizioni per la ricerca della felicità pubblica e personale.
La democrazia sposta il baricentro della felicità dall’individualismo a una dimensione comunitaria, intesa come bene comune e realizzazione di sé all’interno di una società di uguali.
Per me la gioia nella democrazia non è solo un sentimento passeggero, ma un orizzonte etico e politico che mira a una società più inclusiva e vitale.
Eleggere, per acclamazione, il Presidente Fabio Ciconte è stato un esercizio di gioia democratica.
Presidente Palmieri, Assessora Alfonsi, Presidente Ciconte.
Comunicato stampa di SPQR.
Il Consiglio del cibo di Roma ha rinnovato la sua guida. Nell’aula Giulio Cesare in Campidoglio, il Consiglio si è riunito per l’elezione del suo Presidente, confermando Fabio Ciconte, direttore e co-fondatore dell’Associazione ambientalista Terra!, saggista ed esperto di agricoltura e filiere alimentari, impegnato in battaglie ambientali e sociali come quella contro il caporalato. Ciconte è stato uno dei principali artefici del comitato che ha costruito il percorso partecipato e ha portato all’approvazione della delibera 38 del 2021 con cui l’Assemblea capitolina ha individuato gli indirizzi per attuare la food policy di Roma
Il Consiglio raccoglie 200 iscritti, tra realtà agricole, università, enti di ricerca, associazioni, sindacati, operatori dei mercati rionali e contadini, reti dei gruppi di acquisto solidale, reti di impresa e poli civici. I setti tavoli tematici in cui è suddiviso coadiuvano e stimolano le politiche dell’Amministrazione per il governo del sistema agroalimentare di Roma, partendo dall’accesso al cibo sano, alla ristorazione scolastica e all’educazione alimentare, passando per la valorizzazione delle filiere territoriali, fino alla promozione della cultura gastronomica.
Nel percorso di attuazione della food policy, Roma ha scelto di fare rete con le altre città per valorizzare le eccellenze del territorio. Ha aderito all’Associazione Città dell’Olio, all’Associazione Città del Vino e le è stata riconosciuta, da ONAF, la nomina di Città del Formaggio 2025 e ha partecipato a fiere ed eventi in ambito nazionale come Slow Fish, Sana – Fiera del cibo biologico, Vinitaly, Terra Madre, Villaggio Coldiretti, Vinòforum ed Excellence.
“Desidero esprimere una grande soddisfazione per la rielezione di Fabio Ciconte a Presidente del Consiglio del cibo di Roma, la cui esperienza e competenza saranno preziose per continuare il percorso di creazione delle politiche del cibo della Capitale. Abbiamo scelto di costruire un processo partecipativo, tramite una rete forte a servizio dei bisogni e del potenziale che Roma esprime. È questo, in fondo, l’insegnamento più potente che l’agricoltura ci offre: è il sistema a fare la differenza; è la rete a superare isolamento e marginalità; e sono la cura e la condivisione a promuovere uno sviluppo dei territori e delle comunità” ha dichiarato Sabrina Alfonsi Assessora all’Agricoltura, ambiente e ciclo dei rifiuti.
CONSIGLIO DEL CIBO: UN APPUNTAMENTO IMPORTANTE
Roma rinnova il suo impegno per il cibo: al via il nuovo Consiglio del Cibo.
Visioneroma ci sarà e invita tutti i cittadini a partecipare.
Mercoledì 4 febbraio 2026, l’Aula Giulio Cesare in Campidoglio ospiterà la prima seduta dell’Assemblea del nuovo Consiglio del Cibo di Roma.
Convocato dal Presidente della Commissione Ambiente Giammarco Palmieri.
L’incontro, previsto per le ore 17:30 (con registrazione dei partecipanti alle 16:30), vedrà la partecipazione del Sindaco Roberto Gualtieri e sarà l’occasione per eleggere il nuovo Presidente e tracciare un bilancio del primo biennio di attività.
Un bilancio di successi: i primi due anni (2024-2026)
Dall’elezione del Presidente uscente Fabio Ciconte, avvenuta il 12 gennaio 2024, il Consiglio ha ottenuto risultati tangibili, portando la Food Policy nella città di Roma e al centro dell’agenda amministrativa capitolina:
Grazie al lavoro dell’Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti guidato da Sabrina Alfonsi, Roma è diventata la prima grande città italiana a dotarsi di una strategia operativa così strutturata.
Analisi della crescita: i numeri del nuovo Consiglio
Il rinnovo del Consiglio ha fatto registrare un’espansione significativa, segno di una vitalità crescente del tessuto civile ed economico romano.
Partecipazione e Turnover
Composizione del Consiglio (2026)
La diversificazione delle competenze è uno dei punti di forza della nuova assemblea:
Categoria | Percentuale | Note principali |
Terzo Settore e Associazioni | 55% | Forte crescita di APS e ODV locali. |
Aziende e Società Agricole | 20% | In aumento le piccole aziende individuali. |
Associazioni di CategoriaSindacati | 15% | Presenza stabile delle grandi confederazioni. |
Università e Ricerca | 10% | Crescita qualitativa con nuovi dipartimenti scientifici. |
Verso il futuro: sfide e riforme necessarie
Nonostante i traguardi, l’analisi del primo biennio suggerisce alcune aree di miglioramento per rendere l’azione del Consiglio ancora più incisiva:
L’appuntamento del 4 febbraio segna l’inizio di una nuova fase: l’obiettivo è trasformare le strategie approvate in servizi concreti per i cittadini, consolidando Roma come modello internazionale di democrazia partecipativa applicata al sistema alimentare urbano e periurbano.
CIRCOLO TEMATICO POLITICHE AGRICOLE E DEL CIBO
ASSEMBLEA FONDATIVA 29 NOVEMBRE 2025
ELEZIONE NELL’ESECUTIVO DI GIANFRANCO PICCIONI

Intervento di Gianfranco Piccioni
Presentazione del libro “Il cibo è politica”

CIBO E’ SVILUPPO URBANO : CONVEGNO CON RELATORI PER VISIONEROMA GIANFRANCO PICCIONI E RENATO GUIDI
Parte I
XII EDIZIONE EXCELLENCE FOOD INNOVATION Convegno “Cibo è: Sviluppo urbano ” 6 novembre 2025 – c/o Officine Farneto Via dei Monti delle Farnesina n. 77).
RELAZIONI DI GIANFRANCO PICCIONI, RENATO GUIDI E MARINA IZZO
Parte II
XII EDIZIONE EXCELLENCE FOOD INNOVATION Convegno “Cibo è: educazione alimentare, scuola, formazione e salute” Martedì 4 Novembre 2025.
Interventi
Parte I
EXcellence – Cibo è: Sviluppo Urbano.
Relazione: Arch. Renato Guidi
IL CIBO ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA CITTA’ E VERDE
Buongiorno a tutti,
quando sono stato invitato a partecipare a questo convegno, mi sono detto … io Architetto cosa c’entro con il tema cibo, poi riflettendoci su, ho riscontrato che in molti miei progetti il cibo, la sua produzione e la sua commercializzazione hanno molti punti d’interconnessione e quindi eccomi qua!
Sono l’arch. Renato Guidi, CEO della Bioedil Progetti una società di ingegneria che opera in Italia e soprattutto a Roma.
La mia professione consiste nella progettazione urbanistica e nella progettazione di edifici nuovi o da recuperare, nei quali si realizzeranno residenze, uffici e servizi pensati per offrire i maggiori confort ai futuri fruitori. Progettiamo anche impianti sportivi e recuperiamo terreni a verde con attrezzature ricreative e ristorative, mentre terreni con forti connotazioni agricole li valorizziamo con strutture agrituristiche.
In questi edifici e terreni si mira, oltre ad una buona architettura, anche ad un risparmio energetico e ad una ecosostenibilità, cercando di non alterare gli aspetti climatici, naturali e architettonici del contesto.
Sappiamo tutti che Roma è una città molto particolare, è insieme a Londra la città più estesa dell’Europa 1.285 Kmq, dei quali ben 1.000 Kmq sono occupati da aree verdi e agricole. Il consumo del suolo per il costruito è il 23,5%.
Queste dimensioni evidenziano le carenze che si riscontrano sia nel tessuto urbano che risulta molto vasto, eterogeneo e distribuito sul territorio in maniera discontinua e sia nel tessuto edificato ricco di emergenze edilizie, ma allo stesso tempo con luoghi ed edifici in degrado e spesso abbandonati, il tutto con una densità abitativa troppo bassa. Ad esempio Londra che ha una superficie simile alla nostra città, ha una densità abitativa doppia 5.590 Ab/Kmq rispetto a Roma con i suoi 2.235 Ab/Kmq.
E’ da qui che derivano i molti problemi della gestione cittadina, non solo di organizzazione ma soprattutto di questioni economiche e manutentive.
I dati mostrano che la città è in difficoltà, incapace di crescere e di mettersi alla pari con le città europee.
Appare chiaro che l’unica strada attendibile per risolvere questa grande criticità, sarà quella di mettere a reddito il sistema verde e tutte le aree con edifici fatiscenti e abbandonati.
Bisognerà creare “un sistema operativo” in sintonia con le attuali normative urbanistiche ed edilizie, agevolando sistemi di valorizzazione in tutti questi luoghi.
La riqualificazione del sistema del verde di cui Roma vanta per estensione il primato europeo, necessita di una ridefinizione del rapporto con la città perso, ormai, da anni. Una prima azione dovrà essere il recupero e la riqualificazione sistematica delle aree verdi esistenti, coadiuvata da un adeguato sistema di valorizzazione e manutenzione nel tempo.
Questi costi, devono essere ripagati da interventi pubblici/privati prendendo spunto dai punti verde qualità o da una gestione pubblica di spazi adibiti a sistemi ricreativi, sportivi e di ristoro con costi relativamente bassi necessari a coprire le spese manutentive e gestionali. Di questo genere abbiamo molti esempi, vi ricordo tra questi il parco con il laghetto di Tor di Quinto o il parco di Via Cortina d’Ampezzo.
La seconda azione sarà mettere in relazione le aree agricole che dovranno diventare anche loro parte integrante del tessuto e dell’economia della città. Di fondamentale importanza sarà l’integrazione di tali aree intese come un sistema complesso che interagisca con il sistema urbano frammentato di Roma.
La realizzazione di servizi sociali, assistenziali e commerciali/ristorativi coordinati con l’agricoltura e la città, dovrà essere il sistema innovativo.
La terza e ultima azione dovrà invece essere rivolta a tutti quei luoghi della parte urbana composti da spazi ed edifici abbandonati da anni. L’amministrazione dovrà intervenire con un’azione coordinata rendendo questi “non luoghi della città” aree di socializzazione e servizio come d’altronde si è fatto e si sta facendo su progetti esemplari tipo il Casilino Sky Park e sull’area dell’ex Mattatoio con la città dell’altra economia.
Per portare tutto questo a sistema, ritengo necessario che l’Amministrazione predisponga elenchi di tutte le sue proprietà in disuso sia aree verdi che aree abbandonate e fatiscenti al fine di poter predisporre una programmazione e incentivare proposte pubblico/private.
E’ ulteriormente importate, anche, evidenziare che questa idea di “Sistema” si connette e rafforza anche con uno dei settori più proficui della città di Roma, ovvero il settore turistico/ricettivo. Sviluppandosi in questa direzione e considerando le funzioni sociali, aggregative ed economiche, il cibo diventerà l’anello mancante tra verde e città.
Mettere in rete queste aree con sistemi di coltivazione “D.O.C. ROMA” tipo vigne, oliveti, mandorli o allevamenti di api e anguille, consentirebbe tramite un’economia circolare di avere prodotti cittadini autoctoni venduti nei mercati, chioschi, bar, alberghi e ristoranti.
Sperimentazioni di questo tipo si stanno affrontando lungo le mura Aureliane, vicino al Colosseo e sul colle Palatino dove si sono piantati vigneti per far rivivere le antiche varietà di uva, come il “bellone” menzionato da Plinio Il Vecchio.
Immaginate l’impatto economico che tale prodotto potrebbe avere nel settore turistico e anche culturale, facendo rivivere antichi gusti!
Potrebbe essere anche molto interessante nelle aree a vocazione agricola introdurre strutture ricettive tipo Clamping, per una vacanza romana particolare bevando e mangiando a Km 0. Da qui tramite la creazione di una rete di percorsi naturalistici e archeologici collegati alla città, si potrebbe dare continuità ad un sistema turistico, ricreativo e ristorativo.
In questa prospettiva, l’ambiente e il paesaggio diventeranno centrali per le risorse e lo sviluppo del territorio urbano.
Bisogna che si crei una vera e propria filiera produttiva che generi economia al fine di avere in città oltre ai prodotti a Km 0, anche riserve idriche delle quali attualmente Roma è sprovvista, creando laghetti artificiali che consentano migliorie climatiche e magari allevamenti di anguille note nella Roma antica come piatto succulento per consistenza e gusto. Gli storici raccontano che venivano offerte nei pranzi più importanti.
Come abbiamo detto il territorio urbano è vasto e la sua dimensione porta molte idee e a molti ipotetici utilizzi, come quello di creare aree in cui oltre alla coltivazione venga prodotta energie alternativa con campi fotovoltaici, oppure con fieno necessario alla produzione di gas.
Ma torniamo al cibo e dove può essere prodotto e mangiato sempre tenendo sott’occhio gli obiettivi principali delle tre azioni del sistema.
Un’attività che mi viene richiesta e che può essere utilizzata a questo scopo, è la creazione, in aree ed edifici dismessi ed abbandonati, di servizi assistenziali come le residenze per anziani autosufficienti impostate come vere e proprie aziende agricole dove gli stessi anziani potrebbero essere i protagonisti sia nell’insegnamento, sia nella coltivazione, sia nell’allevamento ad esempio di api per il miele molto usato dagli antichi Romani.
In questi centri, anziani e giovani entrerebbero in contatto e la società si rafforzerebbe nella tradizione, nello sviluppo e nella conoscenza. In questi luoghi si preserverà la storia e la cultura del cibo locale, che potrà anche essere mangiato nella stessa struttura.
Nella città che mi immagino ci dovrebbero essere spazi per la socializzazione e la cultura, si potrebbe prendere spunto da quanto era stato pensato dall’arch. Renato Nicolini per “L’estate Romana”. I molteplici eventi da lui pensati e realizzati avevano come scopo l’inclusione sociale, mantenere le tradizioni e ricordare la nostra storia, inoltre ci dovrebbero essere chioschi con le loro coltivazioni specifiche per frullati DOC e mercati con solo prodotti romani provenienti dai punti verdi, dalle uve coltivate lungo le mura e dagli orti delle comunità condominiali che coltivano olivi ed agrumi al Piano di Copertura. Un’economia circolare che consenta anche piccoli interventi di arredo urbano, al fine di rendere più agevole la socializzazione.
Per combattere un mondo cittadino che va verso la depersonalizzazione, luoghi come questi descritti rafforzeranno la persona aumentando i rapporti, la conoscenza della tradizione e della storia e opportunità ricreative.
In linea con questi ragionamenti l’amministrazione Comunale, come ho già detto, dovrà incentivare la possibilità di realizzare quanto descritto con regole certe e tempi brevi e soprattutto creando un ufficio dedicato alle strategie, ai bandi ricognitivi, alle Conferenze dei Servizi e a sponsorizzare iter del tipo Project Financial o del tipo Partenariato Pubblico/Privato, dando rapidamente assenso a questa o quella iniziativa.
Concludo dicendo che, come il cibo fa crescere l’uomo, il cibo farà crescere Roma.
Arch. Renato Guidi
CEO Bioedil Progetti
EXcellence. Cibo è: Sviluppo Urbano.
Relazione di Gianfranco Piccioni
Roma è per l’ONU la città del Cibo. Per i romani cemento e traffico?
Come Roma può divenire il modello della nuova urbanistica sostenibile.
Per la comunità di filiera del cibo.
Il contesto mondiale
Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU in particolare le “misure”: 3. Benessere e salute; 11. Città e comunità sostenibili; 12.Consumo e produzione responsabili;
L’ Accordo di Milano del 2015 a cui ha aderito Roma ed altre cinquecento città del mondo.
Roma
Il Consiglio del Cibo di Roma, un organismo di Roma Capitale nato dal basso, è una consulta cittadina, istituita con Deliberazione di Assemblea Capitolina n. 38 del 27 aprile 2021 (il successivo regolamento è stato approvato con la DAC n. 68 del 13 aprile 2023) vede la collaborazione di 147 realtà: associazioni (L.117/2017), università, centri di ricerca, associazionismo della filiera produttiva dall’agricoltura all’artigianato, mercati e ristorazione “nello sforzo di mettere al centro dell’azione politica i contenuti del Piano del Cibo”.
Il consiglio del cibo è un organo dell’amministrazione di Roma Capitale in particolare dell’Assemblea Capitolina, incaricato , per Regolamento approvato all’unanimità, di supportare tutti i Consiglieri nelle tematiche inerenti il cibo di Roma.
L’articolazione del Consiglio è per “Tavoli Tematici”.
Il sistema alimentare
Il sistema alimentare è una realtà complessa guidata da innumerevoli fattori di tipo economico, culturale, sociale ed ambientale. Una migliore comprensione di questi driver e della loro interazione risulta indispensabile per immaginarsi un futuro delle filiere agroalimentari e una nutrizione sostenibili.
Il concetto di qualità della filiera agroalimentare, passa dalla valutazione dell’impatto ambientale, alla valutazione dell’impatto sulla salute, ma esige professionisti esperti dei metodi tecnico-scientifici necessari a gestire l’ambito nutrizionale a Roma c’è.
Le agricolture romane non sono un dato residuale del passato, ma una realtà viva, diffusa, produttiva, che occupa oltre 40 mila ettari di superficie agricola e coinvolge migliaiadi aziende, cooperative, imprenditori, agricoltori.
L’agricoltura romana è un tessuto connettivo che tiene insieme la città e il suo paesaggio, che custodisce tradizione, sperimenta e innova. È un motore di sostenibilità, inclusione sociale ed economia circolare.
Il concetto è rompere gli schemi e le abitudinarie prassiprogettuali perché “Il cibo è politica, ed è unificante, rompe le classiche e schematiche logiche strutturali, proprie dell’urbanistica romana.
La filiera del cibo è economico-sociale crea la struttura di comunità.
Attraverso il cibo passa la sostenibilità ambientale, socialeed economica.
Il sindaco ha inserito la valorizzazione della produzione agricola nel suo programma, recepito con la variante delle norme tecniche del Piano Regolatore Generale di Roma dello scorso anno.
A Roma, fino ad ora e’ la città con più suolo consumato e cementificato; con le nuove norme tecniche di attuazione del PRG, infatti, si e’ bloccato ogni ulteriore consumo di suolo, passando a consumo di suolo negativo (demolizione e de pavimentazione).
Roma è il comune con il più esteso territorio agricolo d’Europa. Ma solo il 5% della sua produzione è consumata dai residenti.
Nonostante la “vocazione qualitativa” dei romani e, quindi, la preferenza per un prodotto alimentare possibilmente a filiera corta.
Roma ha scelto di fare rete con le altre città per valorizzare le eccellenze del territorio. Ha aderito all’Associazione Città dell’Olio, all’Associazione Città del Vino e le è stata riconosciuta, da ONAF, la nomina di Città del Formaggio 2025, per il suo lavoro di valorizzazione dei formaggi locali. A febbraio 2025, è stata presentata anche l’eccellenza del Pane di Roma, con il Pane del Giubileo, in collaborazione con l’Associazione Panificatori di Roma.
A Roma sono operative oltre 3.000 aziende agricole.
A Roma ci sono 70 mercati rionali in sede fissa, con Testaccio che con i venticinque secoli di storia del cibo di Roma, rappresenta un modello apprezzato più all’estero che a Roma.
I venti farmers’ markets; nella settimana del cibo organizzata per gli ottant’anni della FAO (il 16 ottobre 2025), la città di Roma ha ricevuto il riconoscimento come migliore città a sostegno del cibo locale nella categoria Best City degli Awards promossi durante l’assemblea della World Farmers Markets Coalition.
Roma presenta oltre 50 gruppi di acquisto solidale (GAS).
Circa il 32% dell’intera superfice comunale è dedicata alla conservazione di habitat di particolare valore naturalistico.
Roma Capitale assicura quotidianamente il servizio di ristorazione scolastica a 150 mila di bambine e bambini, nei rispetti dei principi dei CAM e del cibo locale e una volta al mese con la proposta vegetariana,
Roma ha circa millecinquecento supermercati, potenzialmente capaci di aumentare la distribuzione di cibo locale e sostenibile.
Una food policy a Roma serve, per gestire in modo coerente il sistema alimentare nelle sue tante dimensioni: ambiente, lavoro, trasporti, turismo, industria, salute, ristorazione, povertà, educazione e innovazione.
Un elenco di opportunità e nuovi fattori di produzione che uniti ai tradizionali possono rappresentare il “Cibo sfidante “ per i politici ed urbanisti romani:
La nuova “Cassetta degli Attrezzi” deve contenere le agricolture Urbane ed Urbanistiche e possono farsi forti di tanti fattori che elenco di seguito:
1. Volontà Politica dimostrata anche dalla scelta del Blocco del Consumo di Suolo con la variante delle Norme Tecniche di attuazione al Piano Regolatore Generale che privilegia lo sviluppo per mezzo della “Rigenerazione Urbana”.
2. Essere un Grande Mercato che consuma cibo: Roma ha circa quattro milioni di cittadini, lavoratori e turisti che ogni giorno mangiano.
3. Una forte presenza della Ricerca: Roma ha oltre 15 Università fra pubbliche e private e i principali Istituti di ricerca italiani.
È importante che l’amministrazione di Roma favorisca l’innovazione.
L’agricoltura 4.0 è il nuovo strumento per l’imprenditoria giovanile ed innovativa.
Occorre valorizzare ogni forma di eccellenza e sostenere concretamente chi produce.
La sfida è duplice: da una parte, sostenere chi lavora la terra, creando le condizioni favorevoli per l’ingresso dei giovani in agricoltura, per chi vuole investire e innovare, anche facilitando il suo inserimento in una rete di mercati locali; dall’altra, restituire ai cittadini un rapporto diretto con il cibo che mangiano e con il territorio che vivono.
La FAO integra il cibo nella pianificazione urbana da anni. Ad esempio nella recente conferenza in Confagricoltura l’urbanista Cecilia Marocchino. FAO, urban agrifood systems expert ha avanzato la proposta dell’integrazione del cibo nella pianificazione urbana. Cibo e sviluppo urbano è un tema cruciale ed emergente in tutto il mondo.
Gli urbanisti, insieme alle autorità locali e regionali tradizionalmente meno coinvolte nelle questioni alimentari, sono ora chiamati a svolgere un ruolo centrale e attivo nella comprensione del modo in cui il cibo viene prodotto, trasformato, confezionato, trasportato, commercializzato, consumato, smaltito e riciclato nelle nostre città.
La filiera comunitaria e consapevole è la strada.
Studi e progetti in oltre venti città mondiali hanno sviluppato modelli e metodologie esportabili anche a Roma.
La Governance va applicata con metodologie multisettoriale e multilivello.
Sviluppare la connessione, conoscere e valorizzare di ciò che esiste e va solo governato.
Economia circolare, agricoltura urbana e periurbana, mercati, mense e sostenibilità. apprendimento condiviso compongono il dettaglio delle politiche urbane per la sostenibilità delle città.
Per concludere vorrei evidenziare un esempio di agricoltura urbana, un “caso di scuola” di rigenerazione per mezzo del cibo: la Start ap romana ACQUAPONICA THE CIRCLE.
Natura tradizione e tecnologia si fondono in un ecosistema sostenibile.
Oltre 90.000 piante coltivate grazie al sistema acquaponico verticale. Grazie ai nutrienti forniti dai pesci è stato creato un ciclo continuo che purifica l’acqua per una produzione sostenibile, circolare e innovativa, di altissima qualità.
Coltivazione delle migliori varietà vegetali senza generare alcun tipo di scarto riuscendo a valorizzare ogni rifiuto reintroducendolo nel nostro ciclo produttivo.
Nell’impianto acquaponico l’acqua circola dalle vasche dei pesci raggiungendo e fertilizzando le piante, per tornare poi nuovamente pulita ai pesci.
Questo consente di recuperare tutta l’acqua che le piante non sono state in grado di assorbire; riducendo del 90% il consumo di acqua per kg di prodotto rispetto all’agricoltura tradizionale.
Attraverso l’accoppiamento dei processi produttivi si crea un ciclo virtuoso e una filiera agricola, energetica ed economica che non produce alcun rifiuto inquinante.
L’acquaponica è una tecnica con la quale vengono accoppiati l’allevamento di pesci e la produzione di insalate ed erbe aromatiche di altissima qualità. Con questo sistema garantisce maggiore resa e maggiore velocità di crescita delle piante coltivate.
Dati annuali di sostenibilità.
180 litri, d’acqua risparmiati per kg di prodotto.
Impronta Carbonica con minore emissione di CO2 all’anno pari a 33.000 kg.
La produzione per ettaro è il 400% della media su terreno.
Minori emissioni inquinanti – 90% di CO2.
EXcellence. Cibo è: Sviluppo Urbano.
Intervento di Marina Izzo
Il concetto di terzo luogo
Il concetto di terzo luogo nasce con il sociologo americano Ray Oldenburg, che negli anni ’80 descriveva questi spazi come luoghi informali di socialità, diversi dalla casa (primo luogo) e dal lavoro (secondo luogo), capaci di generare comunità, scambio e partecipazione civica. Caffè, biblioteche, bar di quartiere: tutti ambienti dove le persone si incontrano liberamente e dove si costruisce capitale sociale.
Negli anni 2000 questo concetto viene ripreso parallelamente a una più ampia riflessione promossa a livello europeo, sugli spazi alternativi per la vita sociale, culturale e civica. Soprattutto in Francia, a partire dal 2008, anno della crisi finanziaria internazionale, questi spazi iniziano a moltiplicarsi, inizialmente come luoghi di lavoro condiviso (coworking, fablabs, ecc) e poi come spazi pienamente multifunzionali. I tiers lieux divengono veri e propri laboratori territoriali, dove si intrecciano lavoro condiviso, cultura, artigianato, servizi di prossimità, innovazione sociale e digitale. Luoghi ibridi che rispondono a bisogni locali, sperimentano nuovi modelli economici e rigenerano comunità.
Riconoscendone l’alto valore innovativo soprattutto con riferimento all’innovazione sociale, negli ultimi cinque anni, il governo francese ha avviato una vera politica nazionale in favore dei tiers lieux, con alcune linee principali: i) riconoscimento istituzionale di questi spazi come attori di interesse pubblico; ii) erogazione di programmi di finanziamento ad hoc; iii) sviluppo di reti regionali per favorire lo scambio di esperienze/competenze e collaborazione; iv) accompagnamento normativo per facilitare modelli gestionali ibridi, soprattutto per associazioni e cooperative.
Questa esperienza offre spunti importanti per una città complessa e policentrica come Roma, dove molti quartieri, soprattutto nelle aree più periferiche (ma non solo) potrebbero beneficiare di luoghi che combinino servizi, imprenditoria locale, cultura e innovazione sociale. Una politica locale ispirata al modello francese potrebbe: i) favorire la nascita di spazi di prossimità che rispondano ai bisogni specifici dei territori; ii) sostenere percorsi di rigenerazione urbana dal basso; iii) rafforzare le realtà territoriali esistenti, creando ecosistemi collaborativi; iv) dare stabilità a questi progetti attraverso strumenti di supporto economico e normativo. I terzi luoghi rappresentano così non solo uno spazio fisico, ma un modo diverso di “fare città”, che Roma può oggi cogliere per rendere più vivi, inclusivi e resilienti i propri quartieri.
Curriculum Vitae di Marina Izzo.
Professionista specializzata in community development, con oltre dieci anni di esperienza presso le Nazioni Unite nel monitoraggio, valutazione e progettazione strategica di interventi per lo sviluppo rurale.
Esperta sulle analisi delle dinamiche comunitarie, sulla misurazione dell’impatto dei programmi e sul rafforzamento delle capacità locali in contesti complessi, collaborando con governi, organizzazioni internazionali ed esperti sul campo. Esperienza diretta in America Latina, Africa e Medio Oriente, integrando approcci partecipativi, analisi socio-istituzionale e strumenti avanzati di valutazione.
La sua attività di ricerca, unita ai Master in Cooperazione e Progettazione per lo Sviluppo (La Sapienza, Roma) e in European Social Policy (Master of Research, University of Bath), completa un percorso focalizzato sulla comprensione dei sistemi sociali e sullo sviluppo inclusivo delle comunità locali.
Parte II
XII EDIZIONE EXCELLENCE FOOD INNOVATION Convegno “Cibo è: educazione alimentare, scuola, formazione e salute” Martedì 4 Novembre 2025.
Modera: Domenicantonio Galatà.
Biologo nutrizionista, manager di progetto e advisor strategico . Costruire ponti tra scienza, comunicazione e impresa è la missione per aziende, consorzi, retailer e operatori del settore Ho.Re.Ca.
Relatori:
Laura Di Renzo (Coordinatrice tavolo 8 educazione alimentare e formazione consiglio del cibo di Roma. Professore Ordinario di Nutrizione Clinica, Direttore della Sezione Clinica e Nutrigenomica del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione, Direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Roma Tor Vergata).
Coordinatore del Corso Magistrale a ciclo unico in Pharmacy, Coordinatore del Master di II Livello in Diagnosi e Trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) e del peso.
Esperta di genomica nutrizionale e composizione corporea, svolge le sue ricerche nell’ambito della nutrizione clinica, della sicurezza alimentare e qualità nutrizionale, per la prevenzione delle malattie cronico degenerative non trasmissibili, secondo la medicina predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa.
Angelica Amodei: Giornalista, scrittrice e autrice TV esperta di nutrizione
La buona alimentazione come bussola, i media come mezzo. Caporedattrice al mensile Più sani più belli. L’interesse per l’alimentazione ha guidato anche le sue esperienze in tv. Tra queste, la realizzazione, come autrice, di diversi programmi per Alice Tv. Ha scritto tra l’altro: Sorsi di benessere (Over Edizioni, 2020) e La salute nel bicchiere (Sonzogno, 2023). In entrambi affronta il ruolo di una corretta idratazione nella dieta di tutti i giorni. Anima il canale Instagram: qui pubblica ogni giorno, spesso con la figlia, ricette e spunti per pensare alla salute senza rinunciare al gusto.
Alba Pietromarchi (Consiglio del Cibo di Roma . Ricercatrice Esperta Filiera Bio, FIRAB. Partner Prog LIFE Grace)FIRAB Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica. Con un lungo percorso tra ricerca, analisi socioeconomiche e pianificazione territoriale, si occupa di tutela della biodiversità, sistemi alimentari locali e governance delle reti territoriali, con particolare attenzione ai modelli agroecologici e bio, replicabili, inclusivi e sostenibili. Partecipa ai lavori del Consiglio del Cibo di Roma Capitale, contribuendo all’attuazione della Food Policy attraverso la promozione del diritto al cibo, della sovranità alimentare e del rafforzamento delle comunità locali. Impegnata nella valorizzazione di produzioni biologiche e agroecologiche, sistemi di qualità (gestito progetti di valorizzazione DOP, IGP, prodotti tradizionali) e filiere territoriali, opera tra innovazione rurale, ristorazione, mense, sicurezza e politiche alimentari, governance e tutela delle risorse naturali. Tra i progetti in cui è coinvolta, LIFE Grace, dedicato alla rigenerazione dei territori rurali e alla tutela della biodiversità attraverso la pratica del pascolo. Dal 2022 è iscritta nell’elenco degli idonei alla direzione di Parchi Nazionali e Aree Naturali Protette della Regione Lazio.
Sono Intervenuti:
Pietro Ciccotti: organizzatore di Excellence che è punto di riferimento per il segmento nel comparto del cibo italiano. Excellence è un evento di produttori e buyer che lega gli operatori della filiera del Cibo alle eccellenze culinarie di Roma del Lazio e del Paese.
Sabrina Alfonsi: Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale. Antropologa Culturale.
Marco Morello: chef responsabile del Collettivo Gastronomico Testaccio (presso “la Città dell’Altra Economia”- CAE). Esperto di Food Policy, promotore dello sviluppo etico e comunitario della ristorazione. Coordinatore del Tavolo 7 Ristorazione del Consiglio del Cibo di Roma Capitale. Cura la sostenibilità e lo sviluppo virtuoso di politiche ristorative ad impatto zero. Portatore di riflessioni su come concepire sane politiche di sostegno alla produzione di cibo sano e filiere comunitarie, in armonia con le città e le loro Amministrazioni Pubbliche, con proposte sulle questioni urgenti del settore ristorativo e alimentare.
Il Convegno registrato e proposto da in www.visioneroma.it da una serie di risposte sul cibo. Educazione e formazione. Perché la colazione è il primo intervento formativo della giornata? Perché la dieta non è triste? Come si sviluppa il tema della salute attraverso il cibo in particolare nella ristorazione?
Come scegliere un pasto con ingredienti stagionali cercando di proporre cibi a rischio “WASTE”? Quali sono le tecniche produttive, di trasformazione e dietetiche che definiscono i “Cibi Ultraprocessati”? Quali sono i parametri della qualità dei prodotti agroalimentari?
Cosa è l’applicazione, oltre dell’obbligato HACCP (acronimo dall’inglese Hazard Analysis and Critical Control Points, in italiano Analisi dei Pericoli e Controllo dei Punti Critici) anche del processo NACCP (nutriente and hazard analysis of critical control point)? Come valorizzare la valutazione dell’impatto ambientale e la valutazione dell’impatto per la salute/benessere? Come è formulata la politica del cibo a Roma? Cosa è l’alfabetizzazione nutrizionale?
Cosa misura l’Indice di Adeguatezza Mediterranea in particolare, la conformità di adeguatezza mediterranea (MAI)? Cosa unisce gli ambiti protetti dalle politiche ambientali europee di Natura 2000 con il cibo? Perché la nonna friggeva le patate con aglio e rosmarino e la scienza dice Si?
Link per scaricare il File:
https://mega.nz/file/2lIXDbRT#sD15K7cacKD-Ms5Zrjphcz5KRcghfDvV4CvzfTektoA
LA NOSTRA PROSSIMA INIZIATIVA

Convegno MANAGERITALIA. WHY SHOULD I EAT? (PERCHÉ DOVREI MANGIARE?)
HOTEL LE MERIDIEN VISCONTI ROME. Mercoledì 22 ottobre 2025.
Intervento di Gianfranco Piccioni
DUE DOMANDE:
Roma è per l’ONU la città del Cibo. Il 16 ottobre 2025 nel corso dei festeggiamenti per gli ottanta anni della FAO, il Papa e il Presidente Mattarella hanno valorizzato il cibo e soprattutto stigmatizzato la sua sottrazione per guerra opovertà.
Il Consiglio del Cibo di Roma è un organismo di Roma Capitale, una consulta cittadina, istituita con DeliberazioneAssemblea Capitolina n. 38 del 27 aprile 2021, il successivo regolamento è stato approvato con la Delibera DAC n. 68 del 13 aprile 2023.
Vede la collaborazione di 147 realtà come associazioni(L.117/2017) con università, centri di ricerca, associazionismo della filiera produttiva dall’agricoltura all’artigianato, mercati e ristorazione nello sforzo di mettere al centro dell’azione politica i contenuti della Food Policy.
Gli obiettivi del Consiglio del cibo di Roma sono:
• definire e monitorare la realizzazione della food policy di Roma Capitale;
• proporre politiche, strategie e idee innovative che rendano sostenibili i sistemi alimentari;
• coinvolgere e stimolare la comunità locale nella sua implementazione.
L’agricoltura romana non è un dato residuale del passato, ma una realtà viva, diffusa, produttiva, che occupa oltre 40 mila ettari di superficie agricola e coinvolge centinaia di aziende, cooperative, imprenditori, agricoltori.
L’agricoltura romana è un tessuto connettivo che tiene insieme la città e il suo paesaggio, che custodisce tradizione, sperimenta e innova. È un motore di sostenibilità, inclusione sociale ed economia circolare.
Roma ha scelto di fare rete con le altre città per valorizzare le eccellenze del territorio. Ha aderito all’Associazione Città dell’Olio, all’Associazione Città del Vino e le è stata riconosciuta, da ONAF, la nomina di Città del Formaggio 2025, per il suo lavoro di valorizzazione dei formaggi locali. A febbraio, è stata presentata anche l’eccellenza del Pane di Roma, con il Pane del Giubileo, in collaborazione con l’Associazione Panificatori di Roma.
A Roma sono operative oltre 3.000 aziende agricole, 70 mercati rionali in sede fissa, oltre venti farmers’ markets.
Nella settimana del cibo organizzata per gli ottant’anni della FAO (il 16 ottobre 2025), Roma si conferma protagonista nel panorama internazionale del cibo sostenibile, ricevendo il riconoscimento come migliore città a sostegno del cibo locale nella categoria Best City degli Awards promossi durante l’assemblea della World Farmers Markets Coalition.
Presenta oltre 50 gruppi di acquisto solidale (GAS).
Circa il 32% dell’intera superfice comunale è dedicata alla conservazione di habitat di particolare valore naturalistico.
Roma Capitale assicura quotidianamente il servizio di ristorazione scolastica a 150 mila di bambine e bambini.
Roma ha circa millecinquecento supermercati, potenzialmente capaci di aumentare la distribuzione di cibo locale e sostenibile.
Una food policy a Roma serve, per gestire in modo coerente il sistema alimentare nelle sue tante dimensioni: ambiente, lavoro, trasporti, turismo, industria, salute, ristorazione, povertà, educazione e innovazione.
Il ruolo della ristorazione nella Food Policy Romana.
La ristorazione è il frontline della filiera agroalimentare e può fornire un contributo cruciale per lo sviluppo delle filiere alimentari locali economicamente ed ecologicamente sostenibili.
A Roma ci sono circa ventimila ristoranti e si arriva a circa novantamila con tutte le realtà che offrono cibo e usufruiscono dell’occupazione di suolo pubblico.
Per questo, il futuro piano del cibo necessario all’implementazione della politica del Cibo di Roma, deve basarsi su una strategia che veda il settore della ristorazione vetrina e modello di sostenibilità.
La risposta è sì!
Elenco le opportunità e i nuovi fattori di produzione che uniti ai tradizionali possono rappresentare il “Cibo sfidante “ per i Manager italiani:
L’agricoltura 4.0 ha necessità:
Ci sono per la voglia di impresa e management molti fattori molto università centri di ricerca sono il prezioso aiuto alle nuove imprese.
L’amministrazione di Roma favorisce l’innovazione. Vala la pena ricordare che Roma Capitale, il 22 Marzo 2023 a Palazzo Valentini ha organizzato il Convegno:
“La primavera 4.0 dell’agricoltura romana: innovazione, sostenibilità, crescita”.
Le più importanti aziende e start-up romane del settore agricolo innovativo hanno presentato tecnologie e sistemi di Agricoltura 4.0 per migliorare la sostenibilità e l’efficienza delle produzioni.
L’agricoltura 4.0 è il nuovo strumento per l’imprenditoria a giovane ed innovativa.
Valorizzare ogni forma di eccellenza e di sostenere concretamente chi produce.
La sfida è duplice: da una parte, sostenere chi lavora la terra, creando le condizioni favorevoli per l’ingresso dei giovani in agricoltura, per chi vuole investire e innovare, anche facilitando il suo inserimento in una rete di mercati locali; dall’altra, restituire ai cittadini un rapporto diretto con il cibo che mangiano e con il territorio che vivono.
Una Start ap romana il caso di: ACQUAPONICA. THE CIRCLE.
Natura tradizione e tecnologia si fondono in un ecosistema sostenibile.
Oltre 90.000 piante coltivate grazie al nostro sistema acquaponico verticale. Grazie ai nutrienti forniti dai pesci è stato creato un ciclo continuo che purifica l’acqua per una produzione sostenibile, circolare e innovativa, di altissima qualità.
Coltivazione delle migliori varietà vegetali senza generare alcun tipo di scarto riuscendo a valorizzare ogni rifiuto reintroducendolo nel nostro ciclo produttivo.
Nell’impianto acquaponico l’acqua circola dalle vasche dei pesci raggiungendo e fertilizzando le piante, per tornare poi nuovamente pulita ai pesci.
Questo ci consente di recuperare tutta l’acqua che le piante non sono state in grado di assorbire; riducendo del 90% il consumo di acqua per kg di prodotto rispetto all’agricoltura tradizionale.
Attraverso l’accoppiamento dei processi produttivi si crea un ciclo virtuoso e una filiera agricola, energetica ed economica che non produce alcun rifiuto inquinante.
L’acquaponica è una tecnica con la quale vengono accoppiati l’allevamento di pesci e la produzione di insalate ed erbe aromatiche di altissima qualità. Con questo sistema garantisce maggiore resa e maggiore velocità di crescita delle piante coltivate.
Dati annuali di sostenibilità.
180 litri, d’acqua risparmiati per kg di prodotto.
Impronta Carbonica con minore emissione di CO2 all’annopari a 33.000 kg.
Produzione per ettaro il 400% della media su terreno.
Minori emissioni inquinanti – 90% di CO2.

Ottanta anni dalla nascita della FAO
Roma è per l’ONU la città del Cibo. In questa giornata il Papa e il Presidente Mattarella hanno valorizzato il cibo e soprattutto stigmatizzato la sua sottrazione per guerra e povertà.
Povertà che riguarda quasi duecentomila cittadini di Roma.
Le idee e le suggestioni proposte sono semi di dibattito. Siamo, come visioneroma, sempre disponibili al confronto e alla condivisione con le comunità dei cittadini di Roma.
Iniziativa dell’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale (INSOR) di mercoledì 15 Ottobre

Alle radici del gusto. Dialoghi tra cucine antiche e sapori di oggi.
Abbiamo partecipato e registrato l’evento, un momento di confronto culturale e gastronomico di grande rilievo che si è tenuto mercoledì 15 ottobre 2025, dalle ore 16 presso Istituto Nazionale di Sociologia Rurale (INSOR) in via dei Rutoli 8 a Roma,
“Alle radici del gusto. Dialoghi tra cucine antiche e sapori di oggi”.
L’evento si inserisce in un programma di incontri dal titolo “Ruralità in dialogo – Storie e Sapori del Lazio”.
Un percorso tra cultura, cibo e comunità per valorizzare il patrimonio agroalimentare regionale finalizzato a raccontare e valorizzare il territorio e le produzioni agroalimentari del Lazio, mettendone in risalto l’identità e favorendo la costruzione di un’immagine riconoscibile, univoca e vincente.
L’incontro dà risposte a domande sul cibo.
Il cibo e la storia gastronomica di Roma e complessa e ha la singolarità documentata di continuità dal terzo secolo a.C..
Le domande che gli storici e gli esperti presenti hanno dato risposta:
Quello che ora consideriamo tradizione gastronomicasecolare di Roma è invece molto più recente?
Perché nelle ricette e cucina di Roma, fino alla fine del diciannovesimo secolo, non c’era il maiale?
Perché il maiale e le sue prestazioni a Roma si chiamano norcineria?
La cucina e gastronomia di Roma versus quella di Parigi, quali sono le differenze storiche e salutari?
La cucina di Roma, come visione, va verso accademia come la cucina di Parigi?
L’Accademia della Cucina di Roma deve fare tesoro delpatrimonio scientifico prodotto dalle numerosissimeuniversità e centri di ricerca che sono a Roma?
Roma è l’unica città che ha un quartiere del cibo dal terzo secolo a.C.?
Roma è la capitale della Dieta Mediterranea?
Altri stimoli e suggestioni giustificano l’ascolto e l’interesse per questa prima importante occasione per approfondire, fuori dai sommari reels che girano in rete.
Al tavolo hanno preso parte:
Introduzione Alessandra De Seneen (Segretario Generale dell’INSOR)
Domenicantonio Galatà (Food Advisor),
Federico Medici (Presidente INSOR),
Marco Morello (chef del “Collettivo gastronomico Testaccio”),
con la moderazione di Roberto Reali (CNR).
Con l’intervento di Mauro Secondi (CSA)
L’evento invita a un viaggio nel tempo attraverso piatti e prodotti che raccontano la continuità della cucina laziale dai Romani ai giorni nostri.
Passando alle ricette raffinate del XIV e XV secolo, verranno esplorati i legami che uniscono la tradizione gastronomica di ieri alle esperienze culinarie contemporanee, per restituire al pubblico un patrimonio poco conosciuto e mostrare come la storia del gusto abbia contribuito a plasmare l’identità di Roma e del Lazio.
Le trasformazioni sociali e culturali del cibo, sono al centro di un dibattito che vuole ripensare modalità e trattamenti del cibo anche sulla base di una tradizione storica che sta assumendo un ruolo sempre più importante nella ricerca di una definizione della cucina italiana.
Con questa iniziativa INSOR inaugura un nuovo percorso di eventi dedicati alla valorizzazione delle culture rurali e gastronomiche, riaffermando il ruolo centrale della ricerca e della divulgazione per la crescita della memoria collettiva.
La necessità di riflettere sui temi dell’Agricoltura e del Cibo
20 Ottobre 2025
Roma è una città di contraddizioni e potenzialità.
Siamo, come Visioneroma, da sempre con Roma Capitale nel Consiglio del Cibo.
Il Consiglio del Cibo di Roma è una consulta cittadina, istituita con Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 38 del 27 aprile 2021, il successivo regolamento è stato approvato con la Delibera DAC n. 68 del 13 aprile 2023.
Vede la collaborazione di 147 realtà associative (L.117/2017) dell’ università, di centri di ricerca, dell’associazionismo della filiera produttiva dall’agricoltura all’artigianato, di mercati e ristorazione, tutti uniti nello sforzo di mettere al centro dell’azione politica i contenuti della Food Policy.
Gli obiettivi del Consiglio del cibo di Roma sono:
• definire e monitorare la realizzazione della food policy di Roma Capitale;
• proporre politiche, strategie e idee innovative che rendano sostenibili i sistemi alimentari;
• coinvolgere e stimolare la comunità locale nella sua implementazione.
Roma è tra i più grandi comuni agricoli d’Europa.
L’agricoltura romana non è un dato residuale del passato, ma una realtà viva, diffusa, produttiva, che occupa oltre 40 mila ettari di superficie agricola e coinvolge centinaia di aziende, cooperative, imprenditori, agricoltori. È un tessuto connettivo che tiene insieme la città e il suo paesaggio, che custodisce tradizione, sperimenta e innova. È un motore di sostenibilità, inclusione sociale ed economia circolare.
Roma, inoltre, ha scelto di fare rete con le altre città per valorizzare le eccellenze del territorio. Ha aderito all’Associazione Città dell’Olio, all’Associazione Città del Vino e le è stata riconosciuta, da ONAF, la nomina di Città del Formaggio 2025, per il suo lavoro di valorizzazione dei formaggi locali.
A febbraio, è stata presentata anche l’eccellenza del Pane di Roma, con il Pane del Giubileo, in collaborazione con l’Associazione Panificatori di Roma.
Si tratta di valorizzare ogni forma di eccellenza e di sostenere concretamente chi produce.
La sfida è duplice: da una parte, sostenere chi lavora la terra, creando le condizioni favorevoli per l’ingresso dei giovani in agricoltura, per chi vuole investire e innovare, anche facilitando il suo inserimento in una rete di mercati locali; dall’altra, restituire ai cittadini un rapporto diretto con il cibo che mangiano e con il territorio che vivono.
Qui si trovano oltre 3.000 aziende agricole, 70 mercatirionali in sede fissa, oltre venti farmers’ markets. Nella settimana del cibo organizzata per gli ottant’anni della FAO, Roma si conferma protagonista nel panorama internazionale del cibo sostenibile, ricevendo il riconoscimento come migliore città a sostegno del cibo locale nella categoria Best City degli Awards promossi durante l’assemblea della World Farmers Markets Coalition.
Presenta oltre 50 gruppi di acquisto solidale (GAS).
Circa il 32% dell’intera superfice comunale è dedicata alla conservazione di habitat di particolare valore naturalistico.
Roma Capitale assicura quotidianamente il servizio di ristorazione scolastica a 150 mila di bambine e bambini.
Roma ha circa millecinquecento supermercati, potenzialmente capaci di aumentare la distribuzione di cibo locale e sostenibile.
La povertà alimentare, che nella Capitale riguarda circa il 7% pari duecento mila cittadini.
Una food policy a Roma serve, per gestire in modo coerente il sistema alimentare nelle sue tante dimensioni: ambiente, lavoro, trasporti, turismo, industria, salute,ristorazione, povertà, educazione e innovazione.
Il ruolo della ristorazione nella Food Policy Romana.
La ristorazione è il frontline della filiera agroalimentare e può fornire un contributo cruciale per lo sviluppo delle filiere alimentari locali economicamente ed ecologicamente sostenibili.
A Roma ci sono circa ventimila ristoranti e si arriva a circa novantamila con tutte le realtà che offrono cibo e usufruiscono dell’occupazione di suolo pubblico.
Dal 2022 Visioneroma collabora con il Consiglio del Cibo di Roma, in particolare con il Tavolo 7 Ristorazione, Gianfranco Piccioni e Marco Morello ne sono i coordinatori, eletti dalle circa settanta associazioni del tavolo per acclamazione.
Per questo, il futuro piano del cibo necessario all’implementazione della politica del Cibo di Roma, deve basarsi su una strategia che veda il settore della ristorazione vetrina e modello di sostenibilità.
L’ispirazione viene alla Carta di Milano (MUFPP del 2015) sviluppata a Roma con iniziativa dal basso e formalizzata dalla politica, infatti il Consiglio del Cibo di Roma è una consulta cittadina, istituita con Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 38 del 27 aprile 2021, il cui regolamento è stato approvato con la successiva Deliberazione n. 68 del 13 aprile 2023 (RM).
Azioni di Food Policy che devono vedere la ristorazione sostenibile romana attrice principale.
Questi i punti qualificanti delle politiche decise dall’adesione al Patto di Milano(MUFPP) e declinate nelle DAC di Roma:
Proporre e educare il cliente a diete sostenibili (MUFPP)
Incrementare la specificità della produzione e della cucina romana evidenziando la tradizione Giudaica/Romana e Testaccina. (RM)
Formare, per mezzo del cibo esperienziale, i cittadini ai temi della food policy. ((MUFPP e RM)
Rafforzare la filiera corta ((MUFPP e RM)
Garantire un reddito equo ai produttori e agli operatori del settore agroalimentare, ((MUFPP e RM)
Ridurre gli sprechi e le perdite alimentari ((MUFPP e RM)
Prevenire fenomeni di sfruttamento lavorativo. ((MUFPP))
Aumentare l’accesso al mercato per i piccoli e medi produttori locali ((MUFPP e RM)
Nella ristorazione romana favorire l’uso dei prodotti stagionali, coltivati localmente con tecniche agroecologiche. e Orti urbani (RM)
Gli spazi degli esercizi pubblici, oggi troppo spesso invadenti e rumorosi spesso conflittuali con abitanti e amministrazione devono trasformarsi in luoghi sostenibilità di sviluppo economico, di consumo di cibo ecologico, di cultura gastronomica e socialità e di educazione alimentare.


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