La casa della salute – Piergiorgio Tupini

Introduzione al tema

di Gabriele Gandelli

Pubblichiamo il documento di Piergiorgio Tupini relativo alla Casa della salute. Tupini riprende un progetto iniziato a metà del primo decennio di questo secolo, che ha avuto una molto parziale esecuzione.

E’ un argomento di competenza regionale, ma il comune di Roma lo dovrebbe riprendere, dando anche un attivo contributo, ad esempio individuando edifici adatti e disponibili o trovandoli anche nell’ambito della rigenerazione urbana di alcune aree di Roma, indicando  zone della città che necessitano di tali strutture.

Una proposta che  ci sembra particolarmente pertinente, in questa fase di pandemia e che vada nella direzione di come deve essere riformata la sanità, con  nuovi strumenti di efficace supporto territoriale.

A nostro parere tali strumenti andrebbero adottati non solo a Roma e nel Lazio, ma in tutta Italia, nell’ottica di una riconversione delle strutture sanitarie, per affrontare tra l’altro situazioni di emergenza.

Attendiamo commenti, integrazioni, e tenendo conto che il patrimonio immobiliare del Comune è pubblico e ben censito, dopo una attenta valutazione delle attuali utilizzazioni, dell’eventuale stato di abbandono , comparando tra costi di trasformazione e costi di nuova costruzione, riteniamo sia possibile individuare aree o edifici adattabili alla realizzazione del piano di intervento, per creare non una dettagliata mappa, di difficile compimento in tempi brevi, ma per dare un idea di come si possa realizzare questo “piano sanitario”.

La casa della salute

di Pier Giorgio Tupini

Quasi 100.000 firme e proclami contrastanti di personalità e di esperti per riaprire l’Ospedale Forlanini di Roma, forse, stimolati dall’emotività della memoria di un nosocomio di grande interesse e storia per la cura delle malattie polmonari. Iniziative lodevoli, ma che trascurano le tante problematicità che in genere presentano edifici monumentali strutturalmente datati e vincolati, laddove le finestre guidano la modulazione delle stanze, difficilissimi da riadattare alle moderne esigenze di cura per dare risposte adeguate a una popolazione malata in tempi normali e disperata nel dramma del contagio da Covid-19. Anche se si volesse riattivare un solo reparto, quando tutt’intorno c’è l’abbandono con tutti i servizi tecnologici obsoleti e non sezionabili, per renderlo funzionale necessiterebbero adeguamenti costosi realizzabili in più anni con il rischio, infine, che non sia rispondente ai criteri di dinamicità di un reparto ospedaliero. Il guaio non è aver chiuso gli ospedali strutturalmente non più idonei ed economicamente pozzi senza fondo, quanto non averli sostituiti con altri all’avanguardia per la cura delle patologie che affliggono i cittadini.

E’ lo spunto per rilanciare l’idea di un territorio urbano che ha necessità di Centri sanitari ragionevolmente dimensionati e realizzati nei Distretti della città, che siano soprattutto, in grado di dare risposte alla cura di patologie meno gravi, con brevi attese, ma rimodulabili rapidamente in caso di emergenze. Il riferimento è alle Case della Salute concepite per offrire ai cittadini un’unica sede territoriale di riferimento “assicurando la gran parte dell’offerta extra-ospedaliera del Servizio sanitario nazionale”, così togliendo al paziente malato il fardello di dover correre da un ambulatorio all’altro, bloccato spesso da una burocrazia asfissiante e incomprensibile. La Casa della Salute è la struttura modello da imitare nei comuni di Roma e del Lazio, quale doverosa risposta a un servizio assistenziale per chi non ritenga o non riesca a rivolgersi direttamente a un pronto soccorso.

Inoltre, le Case della Salute del Lazio, normate dal Decreto Commissario ad Acta n. U00040 del 14.02.2014, non devono essere necessariamente tutte uguali, poiché è indispensabile che rispondano a un modello flessibile, capace di adattarsi alle caratteristiche delle diverse patologie ed esigenze territoriali, per superare l’ospedalecentrismo sempre più diffuso nella mente del cittadino, ma insostenibile sia umanamente e sia economicamente.

Perciò, una rete organizzata secondo schemi ad alta flessibilità anche per le esigenze sanitarie emergenti, come nel caso dell’attuale pandemia influenzale; se realizzato, il complesso delle Case della Salute oggi avrebbe rappresentato il filtro per un primo intervento diagnostico e di indicazione comportamentale, compreso forse il prelievo dei tamponi e l’avvio a laboratori esterni, ma soprattutto utile a frazionare i ricoveri ospedalieri, al fine di distribuire nel tempo il carico eccessivo che ha messo in ginocchio i nosocomi.

Ho partecipato alla realizzazione del “Polo integrato di Santa Caterina” della Rosa, come Direttore dell’Area Tecnica ex aslrmc, con il D.G., i sanitari e i tecnici per la valutazione delle molteplici attività assistenziali da inserire nella Casa della Salute in via Forteguerri, inclusa nella zona di largo Preneste e destinata a coprire la domanda di cura nell’area Prenestino-Labicano. E’ la prima Casa della Salute realizzata a Roma in un complesso edilizio di 9000 m2 su quattro piani, anch’esso con le difficoltà di un vecchio edificio, ma, comunque, adatto perché non destinato a ospedale. Sono stati riuniti in unico edificio tutti i servizi già offerti dagli ambulatori territoriali del Municipio snellendo il carico di lavoro che gli ambulatori ormai obsoleti e in parte gli ospedali del territorio avrebbero dovuto sopportare, poiché oltre alle molteplici specialità mediche è dotata di una sezione di radiologia, del servizio di dialisi e di due camere operatorie per gli interventi consentiti; oltre a ciò collegata con gli ospedali territoriali per i casi di sopravvenuta urgenza.

Alla sua inaugurazione nel gennaio 2009, il Presidente della Regione Marrazzo ha dichiarato “questa è la rinascita della sanità nella nostra regione; un’occasione per restituire ai cittadini la fiducia nelle istituzioni”, invitando a presentare progetti per la realizzazione di Case della Salute, almeno una per ogni Distretto. Purtroppo, hanno risposto all’appello solo 9 delle 48 “Case della Salute” annunciate nel 2013 dalla Regione Lazio tra le quali le attuali asl Roma1 zona Prati-Trionfale, l’asl Roma2 zona Prenestino-Labicano e l’asl Roma3 Lungomare di Ostia, nonché altre sei postazioni dislocate in altre Province.

E’ indispensabile, dunque, ricreare “le condizioni per costruire il secondo pilastro della sanità pubblica”,  a partire dalla  necessità di disporre sui Distretti di strutture sanitarie che tecnici-progettisti individuino insieme a esperti della sanità pubblica del territorio. Pertanto, proposte e progetti per lo sviluppo delle Case della Salute nei Distretti del Comune di Roma, per costituire nella città le roccaforti di protezione e sicurezza sanitaria vicine al cittadino, magari utilizzando alcune strutture dismesse dallo stesso comparto sanitario perché indirizzate alla riconversione, ma anche edifici messi a disposizione dai Comuni o altri Enti, per creare sedi specificamente concepite e edificate al fine di garantire “la continuità assistenziale”  senza interruzione e in grado di reggere il confronto con l’ospedale, divenendo trincea avanzata per l’eventuale gestione delle emergenze.

In conclusione, chiedere a gran voce il rispetto delle promesse non mantenute sulla realizzazione dei poli sanitari integrati, che non avendo visto la luce non possono dare una risposta all’incessante domanda d’assistenza. Non appena realizzato il circuito delle Case della Salute, si potrà garantire ai cittadini, che richiedono adeguati e rapidi servizi di diagnosi e cura per patologie specifiche, quella risposta che, purtroppo, oggi non ricevono.

Giorgio Tupini

 

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