“L’OPERAZIONE STADIO FLAMINIO” CONVEGNO E ARTICOLI APRIAMO UNA DISCUSSIONE SULL’OPZIONE RISOLUTIVA

 

 

STADIO FLAMINIO: QUALE DESTINO?

APRIAMO UNA DISCUSSIONE SULL’OPZIONE RISOLUTIVA CON GLI AMICI DI VISIONEROMA  RELATIVA ALLO STADIO E PIÙ IN GENERALE SULLE PROSPETTIVE DELLO SPORT A ROMA

AL MOMENTO PER LO STADIO LA FINALIZZAZIONE  “LAZIO” SEMBRA RISCUOTERE I CONSENSI MAGGIORI.

 

Gli amici di visioneroma e coloro che ci seguono sui nostri social sono invitati ad esprimere la loro opinione sulle diverse opzioni prospettate dall’Assessore Onorato e dal nostro V. Presidente Piero Sandulli

Visioneroma


CONCLUSIONI E VALUTAZIONI RELATIVEALL’INCONTRO SVOLTOSI IN DATA 15 APRILE 2024,NEL SALONE “DI LIEGRO” DELLA CITTA’ METROPOLITANA DI ROMA

di Piero Sandulli

Prendendo le mosse dalla modifica costituzionale, che ha aggiunto all’art. 33 della Carta costituzionale un ultimo comma, in cui si sottolinea il “valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”, il Convegno si è interrogato sul nuovo modo di intendere e considerare lo sport, che non può, soltanto, essere visto dal punto di vista agonistico ma che, soprattutto, deve essere considerato nella sua valenza sociale. Lo sport deve essere, dunque, stipolato ed apprezzato per poter garantire la socializzazione, il rispetto delle regole, e lo spirito di squadra delle nuove generazioni.

Protagonisti, di questo nuovo modo di intendere lo sport, debbono essere: le scuole, gli enti locali, le regioni (alle quali pure fa riferimento il dettato dell’art. 117 della Costituzione) e certamente le due strutture che sono deputate ad occuparsi di sport nel nostro Paese, vale a dire il CONI, competente per la organizzazione agonistica dello sport e la società pubblica Sport e Salute a cui invece è stata delegata la funzione educativa e terapeutica propria della attività sportiva.

Al fine di considerare questo nuovo, necessario, modo di intendere lo sport (che, dunque, travalica il mero aspetto agonistico) si è voluto sottolineare lo stato di degrado in cui versano molti degli impianti sportivi della Capitale. Simbolo di tale degrado è rappresentato dallo stadio Flaminio, sito in un quadrante importante della città. Il necessario recupero di esso è legato al nuovo modo di intendere lo sport cercando di rendere fruibili, all’intera collettività, le numerose attrezzature sportive di cui esso è dotato (non bisogna dimenticare che al di sotto del campo di calcio sono presenti altri tre piani che ospitano palestre e piscine, da lungo tempo in disuso).

Invero, oltre allo stadio Flaminio, moltissime sono le attrezzature sportive non utilizzate ed in alcune circostanze neppure ultimate.

Il nuovo modo di approcciare lo sport, alla luce del suo definitivo inserimento nella Costituzione, impone, principalmente agli enti locali, di monitorare attentamente le attrezzature sportive di loro proprietà, valutarne lo stato di conservazione, riconsiderare i rapporti di concessione, valutare i possibili inadempimenti dei gestori, sia sotto il profilo della manutenzione, che sotto il profilo del pagamento dei canoni.

UNA CONSULTA DELLO SPORT

Sarebbe, inoltre, necessario dar vita, su impulso di Roma Capitale,ad una Consulta dello sport, che riunisca allo stesso tavolo i responsabili del settore di ogni Municipalità, le scuole (anche esse titolari di impianti sportivi, quali, ad esempio, le palestre), i soggetti privati gestori di impianti e certamente il responsabile del CONI per l’area metropolitana di Roma.

Alla luce dei risultati cui è pervenuto il Convegno del 15 aprile 2024 (Convegno organizzato dalla Federsupporter, a dimostrazione che la tifoseria può essere, se ben organizzata,moralmente ed eticamente attrezzata, uno dei protagonisti di questo nuovo modo di intendere lo sport) Visioneroma ritiene opportuno avviare un dibattito in città, per promuovere il nuovo modo di approcciare lo sport, anche attraverso la realizzazione di detta auspicata Consulta.


RESOCONTO DEL CONVEGNO SULLO STADIO FLAMINIO 

di Gabriele Gandelli

Al Convegno organizzato dall’associazione Federsupporter, che come noi,  si occupa da anni di sensibilizzare il Comune per il recupero dello Stadio Flaminio e della sua area, abbiamo partecipato Piero Sandulli, tra i relatori, ed il sottoscritto

Tutti gli intervenuti hanno sottolineato che lo Stadio Flaminio  vada subito recuperato coinvolgendo i privati e  superando limiti e vincoli. In un’area ad alto impatto culturale non può rimanere in stato di abbandono dequalificando tutta la zona.

Piero Sandulli  ha osservato che dopo l’inserimento dello sport in Costituzione si deve ripensare a tutto il sistema sport,  sistema a  cui partecipano ognuno con le proprie  competenze Coni, Sport e Salute, le istituzioni locali e le scuole. Dando inoltre una nuova funzionalità all’istituto di Credito Sportivo. Dotando infine di portafoglio il Ministero dello Sport.

Riccardo Viola invita il Comune a creare nuovi impianti sportivi a recuperare quelli abbandonati e completare gli incompiuti e non aspettare i grandi eventi per dotare la città di luoghi di sport. Roma ha fiume, lago mare può dare una grande offerta di sport.

Roberto Morassut è perplesso di vedere  costruire nuovi stadi di calcio, si chiede l’Olimpico che fine faccia. Per i mondiali ci si è messo un anno e mezzo per rifarlo per tre quarti, non crede che ci voglia molto più tempo per renderlo funzionale .
Va comunque recuperato il Flaminio come stadio e superare tutti i vincoli anche perché è una struttura di grosso livello architettonico ma superata per i tempi attuali e deve essere resa conforme agli standard di sicurezza e sportivi. Tutta l’area è di proprietà pubblica e  va resa tutta fruibile. Chiede un intervento del Comune sugli impianti di proprietà Comunale, recuperare quelli inutilizzati, sistemare le situazioni di insolvenza dei canoni e del debito nei confronti del Credito Sportivo da parte dei concessionari

Giuseppe Capua ha detto che il Flaminio deve essere  recuperato o lo faccia il Comune, con soldi pubblici o un privato. Spera che Lotito porti un progetto valido entro la fine di maggio per farne lo Stadio della Lazio.

LE CONCLUSIONI DELL’ASSESSORE

Ha concluso l’Assessore ai Grandi eventi  Sport Turismo e Moda del Comune di Roma
Alessandro Onorato ha detto che è sua intenzione recuperarlo, ma deve essere una struttura, una volta recuperata, che si mantenga, sia che sia gestita da un privato a maggior ragione se lo gestisse il Comune.
Ma non è sua intenzione snaturarlo delle sue funzioni sportive, niente ampie zone commerciali. Ma sicuramente farci degli eventi di varia natura ma di comprovato livello.
I vincoli non sono quelli della famiglia Nervi perché per renderlo fruibile da un punto di vista sportivo serve la copertura,  bisogna rispettare tutte le norme di sicurezza e quindi apportare le necessarie modifiche e renderlo agibile ai disabili, con sostanziali modifiche

I progetti in campo a suo parere sono tre:
Progetto Lotito per farne lo Stadio della Lazio.
Progetto della Cassa Depositi e Prestiti per ospitare  calcio rugby e grandi concerti collegarlo al galoppatoio di  Villa Glori per farne una cittadella dello Sport .
Onorato ha detto che il Comune non darà fondi per questa iniziativa perché se si pretendono i soldi dal Comune allora sarà il Comune stesso attraverso finanziamenti pubblici che lo risanerà e lo gestirà.

 

 

 


Un convegno di cui e’ relatore Piero Sandulli che visioneroma seguirà con attenzione


LO SPORT NELLA COSTITUZIONE E “L’OPERAZIONE STADIO FLAMINIO”

 

di Piero Sandulli

Premessa.
La modifica dell’articolo 33 della Costituzione, intervenuta con la legge costituzionale numero 1 del 2023, ha fatto entrare, a pieno titolo, lo sport nella Costituzione, tale modifica non può lasciare indifferenti e pone tutti: istituzioni e cittadini, di fronte a numerosi interrogativi ed alla necessità di operare concretamente affinchè, attraverso la pratica sportiva, si realizzino gli auspici tracciati dalla nuova norma costituzionale.
Il settimo comma aggiunto, dal settembre del 2023, all’articolo 33, collocato nel secondo titolo della Costituzione relativo ai rapporti etico-sociali, prescrive: “la Repubblica riconosce il valore educativo, sociale di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue
forme”.
Invero, la collocazione di questo nuovo comma, che ha dato piena dignità alla pratica sportiva ed alla sua valenza educativa, nell’ambito dell’articolo 33 e non nell’articolo 31, come era stato, in precedenza proposto, impone allo Stato, alle regioni, agli enti locali ed alla scuola la necessità di mutare le loro scelte relative alla pratica sportiva ed agli impianti per realizzare la stessa.
Sarà, dunque, necessario misurarsi con la carenza degli impianti sportivi, con la necessità della loro manutenzione e con l’obbligo di evitare il loro degrado.
A ben vedere, la collocazione nel segmento della istruzione e della maieutica e non in quello delle previsioni relative alla famiglia, come sarebbe avvenuto se lo sport fosse stato inserito nell’articolo 31, impone allo Stato rilevanti responsabilità aggiuntive in merito alla organizzazione ed alla gestione di esso che non deve, per il futuro, limitarsi alla sola gestione di emergenze intervenute nel mondo sportivo.
Invero, per lungo tempo, forse a causa della assenza del tema sport nella carta Costituzionale (che ha trovato collocazione in essa, con la modifica del quinto titolo, solo nel 2001, tra le materie concorrenti previste dall’art. 117) lo Stato si è limitato a gestire le emergenze createsi nel mondo sportivo, come è accaduto nel caso delle leggi n. 91 del 1981, in tema di lavoro sportivo e n. 280 del 2003, in materia di giustizia sportiva.
Ora la modifica costituzionale impone urgenti decisioni di sistema non potendo più tardare la delimitazione delle competenze tra tutti i protagonisti, del mondo sportivo italiano, nella ormai conclamata duplice accezione del fenomeno: agonistica e terapeutico-maieutica.
Non si può più sfuggire alla regolamentazione contenuta nell’articolo 1 della legge n. 86 del 2019, portatore di una delega finalizzata alla ristrutturazione del sistema sport, delega, ormai decaduta, ma di essenziale valenza. E’, dunque, necessario dettare i confini e le competenze, in ambito sportivo, tra l’Ente pubblico Comitato Olimpico Nazionale Italiano (C.O.N.I.), anche in relazione ai suoi decentramenti regionali, la società pubblica, interamente posseduta dal Ministero del Tesoro, “Sport e Salute”, le regioni, anche esse titolari del potere di normare su questa materia (specialmente in tempi di “autonomia differenziata”), e la scuola, divenuta, anche in virtù del dettato dell’articolo 2 della legge n. 86/2019, una protagonista rilevante della evoluzione della pratica sportiva nel nostro Paese.
Tutto questo deve portare ad interrogarci sugli effettivi compiti e sulle funzionalità dell’Istituto di credito sportivo il cui ruolo diviene essenziale per la creazione e la manutenzione degli impianti.
A questa “regolamentazione dei confini” non deve essere estraneo, nelle competenze e nelle funzioni, il Comitato paraolimpico il cui ruolo è stato, ulteriormente, enfatizzato dalla collocazione dello sport nell’ultimo comma dell’articolo 33 della carta Costituzionale.

Il nuovo compito degli enti locali e delle regioni.
Posto l’accento sulla funzione sociale ed educativa dello sport, è necessario considerare lo sport in ottica diversa da quella di natura esclusivamente agonistica che si è affermata nel corso del secolo ventesimo. Lo sport oggi è, a buon diritto, elemento portante della socializzazione dell’individuo ad ogni età della persona ed è compito della Repubblica facilitarne la pratica coinvolgendo fattivamente, in tale percorso, gli enti locali (con i loro impianti sportivi) e la scuola (con le sue strutture che debbono essere utilizzate in modo più intensivo).
Invero, gli impianti sportivi non vanno considerati solo nella ottica dei grandi eventi, ma debbono essere resi funzionali per adempiere al nuovo compito che la Costituzione assegna alla pratica sportiva.
E’ oggi necessario che gli enti locali (comuni, in tutte le loro componenti istituite per realizzare il decentramento ed aree metropolitane) e le regioni, si dotino di strutture sportive in grado di rispondere a questa nuova domanda che ha esigenze quotidiane e che non deve trovare giustificazione nei soli, comunque importanti, eventi di rilevanza mediatica.
Il nuovo inquadramento “maieutico-terapeutico” dello sport costituisce per le nuove generazioni la risposta più efficace ai “social” e per quelle più antiche un utile prevenzione alle malattie.
Peraltro, appare evidente che questa “nuova vocazione” dello sport non debba andare a detrimento della primogenia vocazione agonistica dello sport collocato in una filiera che parte dal Comitato Olimpico Internazionale (C.I.O.) per giungere fino al singolo tesserato (in base al dettato della legge n. 280, del 2003).
In virtù di questa nuova vocazione dello sport sarà necessario partire da un monitoraggio promosso dal Ministero dello sport (al quale sarà opportuno assegnare dignità di Ministero “con portafoglio a seguito della modifica costituzionale) di tutti gli impianti sportivi italiani e del loro stato di funzionamento e di conservazione. Invero, poiché gli impianti sono prevalentemente di proprietà comunale tale censimento dovrà necessariamente partire dai comuni sotto il coordinamento delle Regioni. Invero, tale compito potrebbe essere, utilmente, svolto dai Comitati regionali del C.O.N.I. che oggi hanno sussunto, nelle loro competenze, oltre alle valenze agonistiche proprie del Comitato Olimpico, anche quelle “educativo-terapeutiche” assegnate alla società “Sport e Salute”.
Tutta tale opera potrebbe poi essere coordinata da un Ufficio, retto da un commissario di nomina governativa, messo in grado di reperire i fondi per le loro ristrutturazioni.Terminato, in tempi brevi, il censimento sarà necessario operare la valutazione sul futuro di detti impianti (quali rendere funzionali ed a norma e quali dismettere) in un corretto bilanciamento tra intervento pubblico e privato.
A tale attività non può essere estraneo l’Istituto di credito sportivo che deve, oggi, essere coinvolto nella nuova ed aggiuntiva vocazione dello sport e divenire lo spinterogeno di essa.

Operazione simbolo della nuova visione della impiantistica sportiva, da porre al centro della “operazione recupero”, può essere costituito dal riportare alla vita sportiva ed all’uso, i numerosi spazi contenuti nello stadio Flaminio, protagonista di antiche vicende agonistiche quali i mondiali del 1934 e le olimpiadi romane del 1960, ma anche contenitore di numerosi spazi necessari alla finalità terapeutica e con valenze sociali dello sport, rappresentati dalle piscine e dalle tante palestre in esso contenute.

 

Lo stadio Flaminio oggi

Inoltre, il Flaminio costituisce anche una importante realtà della architettura italiana ed è posto al centro della Capitale di Italia esso può, in concreto, rappresentare il simbolo del nuovo modo di intendere lo sport diviso tra agonismo e valenza terapeutico-educativa avendo la possibilità di offrire, al centro di Roma, la fruizione di uno stadio funzionale alla visione delle partite, di palestre e piscine.
Al recupero di questo antico e glorioso stadio potrebbe giungersi con una valida collaborazione pubblico privata in una ipotesi di project financing sotto l’egida di Roma Capitale (proprietaria dell’impianto), della società pubblica Sport e Salute e dei privati interessati alla intrapresa ai quali far consentire i finanziamenti dell’Istituto di credito sportivo.

 

 


 

Piero Sandulli

Nato a Roma il 10 marzo 1954, laureato, con lode, in Giurisprudenza nel 1977, presso l’Università di Roma “La Sapienza”.

Titolare della Cattedra di Diritto Processuale Civile e Sportivo nell’Università di Roma “Foro Italico”.Professore invitato di Diritto Processuale Civile presso la Facoltà di Diritto Civile della Pontificia Università Lateranense, nello Stato Vaticano.Docente di Diritto Processuale Civile presso la Scuola delle Professioni legali dell’Università di Roma “La Sapienza” e di Teramo.Docente di diritto processuale civile presso la Scuola forense Vittorio Emanuele Orlando dell’Ordine degli Avvocati di Roma.

Responsabile del settore della Giustizia Sportiva, nel Master di Diritto Sportivo dell’Università “La Sapienza” di Roma, di cui è stato promotore.Responsabile del settore Processo del Lavoro nel Master di Diritto del Lavoro e Previdenza Sociale dell’Università “La Sapienza” di Roma.Avvocato abilitato alla difesa innanzi alle giurisdizioni superiori.

Componente del Nucleo strategico di Valutazione dei dirigenti dell’Agenzia di diritto allo studio universitario della Regione Lazio.Componente del Consiglio giudiziario presso la Corte d’Appello di l’Aquila (2012-2016).Presidente della Corte Sportiva d’Appello della Federcalcio, è giudice sportivo della F.I.G.C. dal 1996. E’ Presidente del Collegio di garanzia della Federnuoto.

Assessore alle Politiche Giuridiche e demografiche del Comune di Roma (1993-1997).  Presidente del Nucleo di valutazione della Provincia di Roma (2003-2013).  Componente delle Commissioni di riforma legislativa presso il Ministero della Funzione Pubblica ed il Ministero di Giustizia.Componente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma (2001-2004).Presidente di una sezione della censura cinematografica presso il Ministero dei Beni Culturali (2007-2009).

Autore di molteplici pubblicazioni (193), tra cui 7 monografie è tra i fondatori di Visioneroma di cui e’ Vicepresidente.

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