RIFLESSIONI SULLE ELEZIONI – RAFFAELE MINELLI

Le scelte del PD per un candidato sindaco della capitale mi sembrano sospese in attesa dell’assemblea generale di metà novembre dei cinque stelle.
Li’ a quanto pare si attende una vittoria dei “filo governativi” che aprirebbe le porte ad un accordo con i cinque stelle.
Sinceramente non credo che sia così semplice la vittoria di Di Maio contro Di Battista e Casaleggio uniti.
E poi anche nel caso di vittoria, niente impedirebbe che la Raggi rimanga in campo sostenuta dalla minoranza.
Ma supponiamo che davvero la Raggi abbandoni, siamo certi questo avverrebbe senza sconquassi in un’area già in fase calante con il Pd costretto per effetto dell’accordo di farsi carico del triste lascito del governo cittadino dei 5 stelle?
Un accordo che tra l’altro imporrebbe probabilmente di caricare personaggi dell’attuale amministrazione?
Ma anche l’altro scenario è preoccupante!
Il centro sinistra reggerebbe uno scontro con la destra, i cinque stelle e una seconda candidatura di italia viva, azione e radicali? Forse con un personaggio di altissimo profilo potrebbe pure tentare di arrivare al ballottaggio e poi cercare di vincere.
Ma in assenza di questa figura trainante (che allora valeva la pena tirare fuori subito) quanto è alto il rischio di arrivare al ballottaggio e poi che al ballottaggio non ci sia quanto meno un alto numero di astenuti ?
Molti di noi continuano a pensare che prima o poi la strada da percorrere sarà quella che nel sondaggio di visioneroma del 17 ottobre ottenne la maggioranza di consensi tra i 3200 visitatori di cui quasi 1700 votarono.
Una proposta che vedeva l’autosufficienza del centrosinistra, il binomio sindaco Calenda vicesindaco Morassut ed una squadra che attingeva tra le migliori presenze nelle attuali candidature alle primarie.
Calenda farebbe bene a lavorare in questa direzione evitando pregiudiziali, comprendendo lo sforzo di governo nazionale.
Ma anche il gruppo dirigente del Pd a mio parere farebbe bene a verificarne la fattibilità.

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