APPUNTI DI VIAGGIO N.2 – LE TORRI MEDIEVALI – GABRIELE GANDELLI E FABRIZIO NARCISI

IN GIRO PER ROMA – LE TORRI MEDIEVALI

DI

GABRIELE GANDELLI E FABRIZIO NARCISI

 

 

In giro per Roma per vedere e visitare alcune delle Torri Medievali ancora presenti a Roma; oggi delle circa 300 torri esistenti ne rimangono circa una cinquantina. Si limiterà il giro ad alcune di esse ,con l’impegno di una nuova passeggiata, anche perché ne resteranno fuori di importanti. Alcune di esse sono situate fuori dal centro storico, ma sempre nel territorio di Roma.

Le torri dell’epoca medievale della città di Roma, rappresentavano il potere e il dominio delle numerose famiglie nobili, presenti nella città e sono generalmente comprese tra il 900 ed il 1300. Le torri facevano generalmente parte di palazzi fortificati a difesa dei potenti della città.

Le trecento torri insieme ai campanili delle chiese e alle torri delle Mura Aureliane, conferivano alla città un aspetto verticalizzato. In una guida medioevale di Roma per pellegrini, scritta dall’erudito inglese Mastro Gregorio nel XII secolo, si trova la più bella definizione della Roma turrita: «Si deve ammirare con straordinario entusiasmo il panorama di tutta la città, in cui sono così numerose le torri da sembrare spighe di grano». La costruzione di una torre era un privilegio consentito soltanto all’aristocrazia, in quanto simbolo del diritto feudale; e la casatorre – che in pratica è una torre con funzioni abitative – divenne il modello d’abitazione più diffuso per la nobiltà.

Molte torri furono danneggiate o distrutte a causa di terremoti o incendi, altre inglobate in palazzi rinascimentali o di età successive; la maggior parte di esse, tuttavia, fu abbattuta per volere del senatore Brancaleone degli Andalò (1258) nominato senatore dal Comune con l’incarico di riportare ordine tra le furibonde liti tra i Baroni, e la nuova borghesia che stava emergendo e si voleva sottrarre alle prepotenze violente della classe dominante.

Si comincia con la Torre dei Da Ponte che sorge sul lungotevere degli Altoviti, proprio di fronte a Castel Sant’Angelo ma sulla riva opposta. Oggi è molto modificata, ma possiamo vedere come era grazie  al pittore romano Ettore Roesler Franz, noto ed affermato pittore di acquarelli di fine ottocento, che la ritrasse in un suo acquerello oggi al Museo di Roma quando  si ergeva semi isolata in un punto strategico per il controllo del fiume. Forse la torre potrebbe essere quanto rimane dell’antico Castrum Fajoli, un complesso fortificato attestato nel sec. XIII nei pressi della chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini.

 

Da lì il passo è breve e percorrendo via dei Coronari all’incrocio con via Zanardelli ci troviamo davanti a Tor Sanguigna. Sul lato rivolto verso piazza Navona la torre presenta solo due finestre ai primi due piani. Sotto la merlatura sono visibili gli anelli di pietra che fungevano da appoggio per le travi di legno dalle quali veniva lanciata la pece bollente sugli assalitori. Nel corso del tempo sono andati perduti i graffiti che adornavano la torre, nella quale dovevano essere inclusi anche fregi di preesistenti monumenti romani, come testimonia una piccola testa murata all’altezza del primo piano. Risalente forse alla prima torre edificata dalla famiglia Gemini prima dell’XI secolo, l’attuale torre è quanto resta dell’antica roccaforte della potente famiglia romana dei Sanguigni, di cui fecero parte anche Papa Leone VI e alcuni Conservatori del Campidoglio (magistrati romani che insieme al Priore dei Caporioni formava il Magistrato Romano), e che la abitò almeno fino al XV secolo, la famiglia si estinse nel 1700.

 

Nel medioevo fu teatro di cruenti episodi ed esecuzioni capitali, come quella di Riccardo Sanguigni nel 1406, reo di essersi schierato con i Colonna e fatto perciò decapitare da Paolo Orsini. A seguito di questi cruenti eventi la torre divenne l’emblema della zona, con le storie e le leggende medioevali di violenze, delitti e defenestrazioni. Quindi Sanguigna di nome e di fatto! Nel corso del XIX secolo la torre fu completamente inglobata nel contiguo palazzo passando nel 1860 alla famiglia Sagnotti. Oggi dell’antica torre sono visibili unicamente i due lati esterni.

 

Girando per via di Tor Sanguigna superando largo Febo e prendendo via Santa Maria dell’Anima si incrocia Tor Millina nell’omonima via che porta a via Parione incrocio con via della Pace.

 

E’ un complesso costruito da Pietro Millini nel 1400 e costituito da una torre e due palazzetti. L’antica torre medioevale eretta nel XIII secolo era quasi distrutta fu acquistata dalla nobile famiglia, restaurata e fornita di ulteriori finestre al  I e al II piano (due per lato), perché in origine esistevano solamente le ultime due del III e IV piano.Inoltre il ballatoio, originariamente aperto, provvisto di merli a pinne curvilinee e sostenuto da beccatelli a doppia mensola, fu chiuso con un tetto e sui quattro lati vi fu apposta la scritta “MILLINA”, che è ancora chiaramente visibile. Ai lati della torre furono eretti i due palazzetti a due piani, con le finestre a ballatoio ed un portale bugnato su via Tor Millina, l’ingresso oggi invece è situato invece in via di S.Maria dell’Anima. Dai documenti del tempo risulta che in occasione del matrimonio avvenuto nel 1491 tra il figlio Mario e Ginevra Cybo, nipote di Innocenzo VIII, Pietro Millini fece decorare da Perin del Vaga (Piero di Giovanni Bonaccorsi allievo del Ghirlandaio e collaboratore a Roma del Raffaello) sia la torre sia i palazzetti con graffiti a monocromo riproducenti stemmi, candelabri, girali, cornucopie, bucrani ed anche un grande stemma di Sisto IV a colori: di tutto ciò oggi non rimane quasi più nulla.

In corso Rinascimento ci sarebbe da vedere la Torre dei Crescenzi da non confondersi con la Casa dei Crescenzi di via Petroselli è una sopravvivenza dell’antica fortezza della famiglia Crescenzi, su cui sorse l’attuale Palazzo Madama, sede del Senato Italiano. La torre (detta talvolta della Madama) ben conservata e restaurata più volte, s’innalza a fianco della Biblioteca del Senato e siccome si trova all’interno del Senato si può solo intravvedere dall’esterno di via degli Staderari. i Crescenzi costruirono la loro fortezza sfruttando i resti delle Terme di Alessandro Severo, nell’area compresa tra la chiesa di S. Eustachio (che appartenne alla famiglia) e via delle Coppelle. Le proprietà Crescenzi nel rione S. Eustachio passarono poi , nel sec. XVI, al cardinale De Cupis. Un altro resto (forse anch’esso pertinente a una torre) della fortezza Crescenzi è stato segnalato in un fabbricato nel cortile di Palazzo Giustiniani all’inizio del sec. XX; tuttavia esso oggi risulta totalmente obliterato.

La passeggiata continua verso Campo de’ Fiori per trovare le tracce della sparita Torre dell’Arpacata o Arpacasa, arrivati sulla piazza resti della torre non ce ne sono, ci aiutano le ricerche fatti dagli storici. La torre fu ricostruita dagli Orsini e decorata un tempo con un orologio. I resti della torre dovrebbero essere identificati con l’edificio stretto e quadrato a sinistra sopra il cinema Farnese.

 

 

Sembrerebbe che il Palazzo degli Orsini facesse parte di un grande complesso fortificato, difeso da una vera e propria cinta muraria di cui avrebbero fatto parte la Torre Tofara, la Torre di Monte della Farina e la Torre di vicolo dei Chiodaroli 15, queste ultime inglobate in un edificio moderno.

Per raggiungere la successiva torre il Largo Argentina si incontra la Torre dei Boveschi in via degli Specchi 3. La Torre dei Boveschi presenta un paramento laterizio con rifacimenti posteriori, sintomo di un diverso utilizzo nel corso del tempo; le aperture sono poi inquadrate da materiali di riutilizzo romano ed alto-medioevale. La torre è contraddistinta da due porte, una delle quali, quella di destra, è l’originaria porta di accesso (trasformata in finestra quando venne aperta la seconda porta) ed è costituita da una soglia, uno stipite e da un architrave marmoreo.

 

L’odierna porta di accesso, alta 3 metri, presenta stipiti ad arco ribassato a filari laterizi incisi ed è sovrastata da una finestrella con mostre marmoree e con un rilievo alto-medioevale a treccia sulla destra. In alto è situata una finestra con cornice in peperino modanato, presumibilmente del XV secolo, affiancata da una doppia finestra (di cui una risulta murata) inquadrata da una cornice marmorea: gli archetti di scarico sovrastanti fanno pensare che originariamente fosse una bifora. Ancora sopra si trova una finestrella ed una finestra quattrocentesca a tutto sesto.

I Boveschi, o Boboni, erano mercatores, ovvero banchieri-prestatori di danaro, legati alla Curia papale da una fitta rete di prestiti ed attività finanziarie e per questo motivo molto presenti nelle cariche cittadine e soprattutto in quelle della Curia romana.

Si raggiungerà poi la Torre del Papito al centro di Largo Argentina. La torre sorge, a fianco dei resti della demolita casa medievale “dei Boccamazzi”. La torre era originariamente situata nella demolita via dell’Olmo, oggi rimane isolata e sembra non avere una logica architettonica ma invece faceva parte integrante del palazzo neo medievale anch’esso demolito. Il termine “Papito” sembra risalga ad un altro proprietario della torre, Anacleto II Pierleoni benedettino (1090-1138), eletto antipapa nel 1130 in contrapposizione ad Innocenzo II, il Pierleoni a causa della sua ridotta statura, veniva chiamato “papetto” o “papito”, ma il termine potrebbe risalire alla storpiatura del cognome Papareschi, anch’essi proprietari della torre. Da segnalare che nella zona esisteva la Torre Argentina inglobata nella Casa del Burcardo in via del Sudario 44, essa prende il nome di Argentina per essere stata costruita (o ricostruita) nel 1503 dal vescovo Giovanni Burckardt di Hasslack presso Strasburgo (Argentoratum). Da ricordare che in via delle Botteghe Oscure si trovava il Castrum Aureum, sui resti della Crypta Balbi sorse intorno all’anno Mille una residenza fortificata, ricordata dalle fonti come il Castrum Aureum; a questo vero e proprio castello urbano (compreso tra le attuali via delle Botteghe Oscure, via Caetani, via dei Funari, piazza dell’Enciclopedia) si accedeva tramite due porte e inglobava la chiesa e il monastero di S. Maria Domine Rose (oggi S. Caterina dei Funari).

Attraversando via delle Botteghe Oscure si raggiunge Piazza Margana per vedere la Torre dei Margani o Margana, da non confondere con la torre dei Margani in via di Fagutale presso la basilica di San Pietro in Vincoli. Nel 1305 Giovanni Margani entrò in possesso dell’antica torre e del portico e iniziò ad edificare la propria residenza. Nel cortile a destra della torre sono visibili i resti della grande loggia del XV secolo. L’edificio fu poi ampliato con l’aggiunta di un portale del XVI secolo, affiancato da uno analogo disegnato sulla facciata, sormontati da due terrazzi delimitati da due avancorpi. La costruzione documenta la stratificazione delle successive aggiunte e seppure non accede a un’unità compositiva, presenta ancora gli aspetti del fascino antico di una dimora fortificata del Medioevo. La famiglia dei Margani si estinse nel 1662.

 

Il giro continua per raggiungere il Teatro Marcello e via Petroselli.

Per capire come sia mutata urbanisticamente questa è necessario tornare agli anni del fascismo, in cui intere zone in particolari medievali sparirono per esaltare la romanità voluta da Mussolini. Tutta la zona è stata modificata, rimaneggiata e ricostruita.

Con il Piano Regolatore del 1931, in vista della realizzazione della via del Mare, si decide di sacrificare tutti gli isolati di via di Tor de’ Specchi, della scomparsa Piazza Montanara e di via della Bocca della Verità, prevedendo la salvaguardia solo di alcuni edifici. Per un breve periodo, sull’area spianata rimangono solo la Casa dei Crescenzi, la Casa dei Pierleoni (che poi verrà ‘spostata’ al Velabro) e una casa medievale con torre (Torre dei Pierleoni), restaurata, con bifore e trifore in peperino di varie forme (attuale via del Teatro di Marcello, 5). Questo edificio non solo non fu distrutto ma fu anche restaurato, ricostruendo totalmente la facciata lungo la via del Mare (oggi via del Teatro Marcello). Nella ricostruzione non furono utilizzati soltanto i resti della casa stessa ma ci si avvalse anche di elementi (quali le finestre) provenienti da un edificio immediatamente adiacente che invece fu distrutto.

 

Anche la facciata opposta fu pesantemente restaurata, anche se conserva ancora la trifore e i due archi del piano terreno originali. L’edicola mariana sulla facciata è stata collocata nel 1964 ed è stata dipinta da Mario Melis (pittore romano del secolo scorso).

 

Quindi tutto ciò che vediamo si tratta dunque di un “falso “. Ma il motivo fondamentale della sua ricostruzione in stile è da ricercarsi dall’essere funzionale alla sistemazione urbanistica. Contemporaneamente infatti viene restaurato, senza rispettarne l’originario aspetto, anche il campanile della chiesa di S. Nicola in Carcere, di fatto anch’esso una Torre, sul lato opposto della via: questo e la torre della casa medievale rappresentano due grandi piloni che inquadrano la nuova strada. Tutto molto pittoresco.

Si coglie l’occasione della prossimità e si va alla Torre della Moletta che si trova in fondo al Circo Massimo dalla parte di Viale Aventino, è detta anche Torre in Capite Circi

 

 

Il nome di “Torre della Moletta” deriva dal fatto che si trovava un tempo addossata ad un mulino che si trovava in prossimità del Fosso di San Giovanni, un corso d’acqua che già i romani avevano definito coi nomi di Aqua Iulia perché passava per il Palatino ove sorgevano i palazzi imperiali o  Aqua Circuli  in riferimento al circo, ma divenne un vero corso d’acqua quando Callisto II (1122) deviò l’Aniene, facendolo entrare in Roma attraverso Porta Metronia; da Porta Metronia l’acqua attraversava i giardini di S. Sisto Vecchio, la Valle delle Camene (l’avvallamento tra Celio e Aventino, ove oggi corre l’attuale via delle Terme di Caracalla) e il Circo Massimo per poi gettarsi nel Tevere all’altezza della Cloaca Massima.

Dopo il crollo dell’Impero Romano e per tutta l’epoca medievale, l’area del circo venne utilizzata a vigna ed orti. In questo periodo venne costruito un mulino per la lavorazione dei prodotti agricoli con una torre difensiva atta a proteggere un’area di grande importanza per l’approvvigionamento delle derrate alimentari.

Nel 1145 la torre divenne proprietà della famiglia Frangipane che le diede la forma attuale con la caratteristica pianta quadrangolare e una parte alta caratterizzata da archetti ciechi. I Frangipane ne fecero al tempo stesso il centro di un vero e proprio complesso fortificato. Sappiamo che nel 1213 la torre era abitata da Iacopa dei Normanni, vedova di Graziano Frangipane, la quale si era ritirata qui dopo la morte del marito e che aveva preso i voti facendo il suo ingresso nel Terz’ordine francescano. Proprio in quell’anno venne a Roma Francesco d’Assisi per il suo ultimo soggiorno nella città eterna. Il santo secondo la leggenda fu ospitato da Iacopa nella sua abitazione.

Le costruzioni attorno alla torre, tra cui il mulino e altre case medievali, vennero abbattute definitivamente nel 1943 quando lo stato italiano pensava di scavare il circo, progetto però poi abbandonato a causa degli eventi bellici.

 

La passeggiata continua con la visita anzi la ricerca tra i vicoli del ghetto della Torre dei Grassi al Portico d’Ottavia anche detta Turris Fornicata o Soricara,

È situata tra via Sant’Angelo in Pescheria, via della Tribuna di Campitelli e via del Portico d’Ottavia nel rione Sant’Angelo, attualmente in fase di restauro.

Questa torre fu costruita in diverse fasi a partire dal Medioevo, forse nel XII secolo, addossata al Portico d’Ottavia. Essa è chiamata Fornicata, a causa della sua forma, ma anche dei Grassi, dal nome della famiglia proprietaria che la acquistò dalla famiglia Orsini nel 1369. Nel 1481 fu acquistata dall’Ospedale di Santa Maria della Consolazione.

L’edificio presenta una muratura in cortina di laterizi a vista ed ha una pianta irregolarmente quadrata, essendo il fianco nord-occidentale orientato come la vicina chiesa di Sant’ Angelo in Pescheria, certamente per la presenza di un antico asse stradale. Su via del Portico d’Ottavia si apre il grande ingresso decorato con piedritti e architrave marmorei di riutilizzo, sovrastati da una piattabanda in mattoni. Attualmente è in corso un lavoro di restauro.

Se siete giunti fino qui si consiglia di entrare in un cancello ed arrivare nella chiesa di Sant’Ambrogio alla Massima.

Secondo la tradizione, la chiesa fu eretta sul luogo della casa paterna di sant’Ambrogio, che vi avrebbe abitato fino al suo trasferimento a Milano come console (ricordate sempre che era cittadino romano della gens Aurelia mandato a Milano per dirimere i forti contrasti tra ariani e cattolici). Accanto alla chiesa venne costruito il monasterium Sanctae Mariae de Maxima, fondato nel 353, sempre secondo la tradizione, dalla sorella maggiore del santo, Marcellina. Il nome deriverebbe o da un’altra fondatrice, Massima appunto, o più probabilmente dalla vicinanza allo sbocco della Cloaca Massima nel Tevere.

 

Si ritorna su Lungotevere per raggiungere l’Isola Tiberina per ammirare la Torre Caetani, è detta anche “torre della Pulzella”, per una scultura di volto femminile inserito nella muratura della torre.

 

La torre da documenti del XII secolo sembrerebbe appartenere alla famiglia dei Pierleoni che avevano fatto dell’isola un complesso fortificato. Nel corso delle lotte aristocratiche vi trovarono rifugio papa Vittore III nel 1078 e papa Urbano II nel 1088.

 

Successivamente il complesso subì l’abbattimento durante la seconda metà del XIII secolo ad opera degli Angioini quando apparteneva ai Prefetti di Vico loro avversari, prima di passare alla famiglia dei Caetani, che lo trasformarono in una sontuosa residenza. Trasferitasi la famiglia altrove nel XVI secolo, in seguito ai danni dovuti alle alluvioni del Tevere, dal 1638 il complesso residenziale e la torre furono concessi per intervento del cardinale Francesco Barberini ai Padri Minori Osservanti, che avevano dal 1536 la vicina chiesa di San Bartolomeo all’Isola. Nel 1876 passarono in proprietà comunale il primo e il secondo piano del convento e gran parte della torre, che vennero dati in concessione all’Università israelitica.

Bastono duecento metri per raggiungere la Torre degli Anguillara con il suo Palazzo in Piazza Gioacchino Belli che è un esempio di complesso fortificato benché nella gran parte risalga al sec. XV e abbia subito pesanti rimaneggiamenti alla fine del secolo scorso. Gli Anguillara prendono il nome dal loro feudo presso Bracciano; loro capostipite fu un certo Ramone che, secondo la leggenda, uccise uno spaventoso drago che atterriva Malagrotta; per riconoscenza, il papa gli donò tutta la terra che poté percorrere in un giorno. Del fortilizio medioevale originario rimane in pratica soltanto la torre in muratura laterizia del XIII secolo, anch’essa restaurata. Everso II degli Anguillara infatti, intorno alla metà del sec. XV, trasformò la primitiva fortificazione in un palazzetto rinascimentale. I restauri del 1898-1902 effettuati da Augusto Fallani, hanno innalzato la torre di un metro e mezzo e la hanno dotata di una merlatura ‘in stile’; sono elementi moderni il fianco su via degli Stefaneschi, la cortina frontale, lo stemma di Everso II e le finestre su viale Trastevere. Studi recenti (1986) hanno fatto conoscere l’esistenza di una seconda torre su via della Lungaretta, oggi inglobata e nascosta dall’intonaco.

 

 

Il portale su viale Trastevere è del XV secolo; si noti tuttavia l’archivolto sul portoncino d’ingresso: anche se restaurato, è ben costruito con laterizi stilati. Nel 1913 infine lo statista S. Sonnino, proprietario del palazzo ormai diroccato, lo ripristinò e lo affidò all’Ente Morale Casa di Dante.

Il giro termina qui con l’impegno di un’altra gita per le rimanenti torri di Roma che sono ancora tante ed alcune di esse molto importanti e conosciute, ad esempio: TORRE DEGLI ANNIBALDI, TORRE DEI BORGIA, LE TORRI DEL CAMPIDOGLIO, TORRE DE’ CONTI, TORRE DEL GRILLO , TORRE DELLE MILIZIE.

 

 

 

 

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