Dopo il voto regionale – di Raffaele Minelli

Dopo il voto regionale – di Raffaele Minelli

I risultati elettorali di domenica, in particolare quello dell’Emilia-Romagna, permettono di approfondire l’analisi della situazione politica italiana sulla quale siamo impegnati come Visioneroma.

Peraltro è normale che pur accentrando l’attenzione sulla Capitale per le caratteristiche che qui ha avuto il dato generale (crisi del centrosinistra, vittoria della destra e poi esplosione del Movimento Cinque Stelle) valutare lo scenario politico è essenziale.

Qui individuiamo i capitoli più interessanti che vanno poi approfonditi collegialmente,

I tre dati che estrapoliamo dal voto in Emilia-Romagna sono: la quasi scomparsa del Movimento 5 Stelle,  la tenuta del Partito Democratico, in recupero rispetto al dato delle elezioni europee,  il dominio della Lega nel centrodestra.

La debacle annunciata del movimento di Grillo ci dice che, pur sfruttando abilmente l’antipartitismo, le potenzialità della nuova tecnologia informatica senza una struttura democratica, assegnando quasi al caso la scelta dei gruppi dirigenti in odio alla cosiddetta “elite”, si propongono per la guida dei territori e del Paese, amministratori e governanti improbabili.

Inoltre l’assenza nel territorio di sedi dove il rapporto virtuale si trasformi in reale e dove il confronto avvenga con regole chiare su linee precise elaborate in sedi democratiche, ha accelerato il declino.

Il partito democratico riesce a vincere grazie alla buona amministrazione, alla capacità del presidente uscente di parlare con la cittadinanza, alla spontanea scesa in campo delle Sardine, alla scelta di Bonaccini di non enfatizzare e quindi non richiedere una presenza soffocante del PD nazionale.

Quindi una iniziativa che a partire da quella regione deve costringere a un’attenta analisi tutto il centro sinistra e in particolare il partito più grande il P.D.

Abbozziamo la nostra idea: il populismo, malgrado la forza ( specialmente in periodi di crisi prolungata) del discorso “ prima io e poi gli altri” può essere battuto.

Il dominio della lega di Salvini nella destra è il normale esito che vede in tempi di crisi economica così profonda spostamenti verso chi da sempre è “sovranista” (Lega Nord) e che tale linea ha facilmente esportato in tutto il paese alle prese con l’accentuarsi del fenomeno dell’immigrazione.

Un fenomeno peraltro che in tutti paesi attiva la crescita di chi predica chiusure.

Ma come dimostrano le ultime elezioni europee gli altri paesi hanno anticorpi funzionanti e tali da ridurre al minimo tale infatuazione che ovviamente va battuta perché ha come corollario lo scontro, la guerra e la sottomissione al più forte.

Ci vuole dialogo continuo e dimostrazione dell’improbabilità di tale politica di avere risultati positivi per i paesi europei.

Infatti oggi solo realtà delle dimensioni degli USA, della Russia e della Cina possono permettersi di percorrere questa strada con  il proprio mercato interno, con la politica militare, con le risorse investite in ricerca a partire di quella indotta dalla difesa.

Senza trascurare le nefaste conseguenze sulla sicurezza, l’ambiente e la pace del mondo.

Paesi a dimensioni esigue come quelle prevalenti in Europa possono solo scegliere di divenire colonie dell’una o dell’altra potenza.

Così ha fatto ad esempio l’Inghilterra.

Solo una Europa forte, più democratica e federata può essere in grado di ostacolare il disegno delle attuali potenze planetarie.

 

La forte incidenza sul risultato del fenomeno “sardine” ci dice che c’è un mondo che intende scendere in campo, essere attore che rifiuta la politica delle esclusioni e della crescita delle disuguaglianze, un mondo che non intende ovviamente identificarsi con i tanti soggetti (nati solo per l’Ego esasperato di tanti “capi”) che frastagliano incredibilmente l’area della sinistra ( mi si scusi il termine, ma per semplicità  delinea ancora l’area politica secondo alcuni valori base, divisa essenzialmente in due blocchi , destra e sinistra).

Il Partito Democratico colga la lezione emiliana romagnola per  ritrovare consenso  in tutto il Paese.

 

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